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  • Omicidio di Lidia Macchi: La procura di Milano accusa Piccolomo e scagiona il sacerdote

    Milano, 28/7/2014 - Il sostituto procuratore generale di Milano, Carmen Manfredda ha depositato nei giorni scorsi gli atti di chiusura indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio per Giuseppe Piccolomo. Le accuse nei suoi confronti sono di omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione, dei motivi abbietti e futili, della crudeltà e per aver agito con lo scopo di occultare una violenza sessuale. Giuseppe Piccolomo sta già scontando l'ergastolo per il cosiddetto “delitto delle mani mozzate” ovvero l’omicidio a Cocquio (Varese) della pensionata Carla Molinari, il cui cadavere venne trovato orribilmente seviziato e mutilato nel novembre del 2009. A dare una svolta alle nuove indagini sono state le stesse figlie dell’uomo, riferendo ai magistrati che si sarebbe vantato spesso di aver ucciso lui la studentessa. Sia nell’omicidio di Lidia Macchi che in quello di Carla Molinari vennero inferti fendenti alla gola e numerose coltellate, rispettivamente 29 e 23. Inoltre, secondo gli inquirenti c’è una forte somiglianza tra una fotografia di Piccolomo dell’epoca e l'identikit redatto sulla base delle testimonianze di quattro ragazze che avevano subito tentativi di aggressione in quel periodo nel parcheggio dell'ospedale di Cittiglio (Varese). Il cadavere di Lidia Macchi venne trovato coperto da un cartone da imballaggio con su scritto “elemento anta olmo, maneggiare con cura”. Dagli accertamenti del sostituto pg è risultato che quegli imballaggi venivano usati negli anni '80 da un'azienda di Laveno (Varese) e che il legno di olmo era utilizzato prevalentemente per mobili molto piccoli, adatti soprattutto per le camerette dei bambini. Le due figlie di Piccolomo hanno testimoniato che nel 1986 il padre aveva comprato mobili di quel tipo per la camera del loro fratellino. Da un atto notarile, infine, risulta che il primo gennaio del 1986 Piccolomo con la famiglia si era trasferito in una casa distante poche centinaia di metri da quella della famiglia Macchi.

    Le figlie di Piccolomo sono convinte che non sia stato un incidente quello in cui la loro mamma, Maldera Maldera, morì a 49 anni il 20 febbraio 2003, bruciata viva nell’auto sulla quale il marito trasportava una tanica di benzina. Allora Piccolomo patteggiò una pena per omicidio colposo, ma la procura di Varese nel settembre del 2013 ha riaperto il caso per valutare se sono comunque possibili nuove indagini.

    La procura di Milano ha disposto anche l'archiviazione della posizione del sacerdote don Antonio “per la insussistenza di qualsiasi indizio a suo Carico”, intendendo “rimuovere il permanere dell'ingiusto alone di sospetto e il danno all'immagine che da oltre 27 anni grava su questa persona”. Gli inquirenti hanno scoperto che il religioso, sospettato dalla procura di Varese, non è però mai stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio, malgrado nei suoi confronti siano stati svolti anche atti di indagine. Quindi il sostituto pg Manfredda ha deciso di effettuare nei giorni scorsi l'iscrizione nel registro degli indagati di don Antonio al solo fine di procedere poi alla richiesta di archiviazione.

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    [Video - Il caso nella puntata del 6 maggio 2009]

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  • Florentina Nitescu: Il compagno accusato di omicidio

    Parma, 22/7/2014 - Secondo quanto riportato da un articolo della “Gazzetta di Parma”, Paolo Devincenzi, compagno di Florentina Nitescu, ha ricevuto ieri un avviso di garanzia con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere per la scomparsa della donna il 25 gennaio 2013. “Sono sicuramente sorpreso da quanto successo ma sono tranquillo e sereno perché so di non avere fatto nulla. Se questo è il corso che deve fare la giustizia lo accetto ma essere indagato non è piacevole visto che la mia coscienza è a posto”, ha commentato a Tv Parma Devincenzi, che sarà interrogato il 25 luglio in Procura.

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  • “Ladri di vita”: Sgominata una banda di truffatori di anziani, “presto liberi”

    Genova, 22/7/2014 - I carabinieri di Genova hanno eseguito misure di custodia cautelare in carcere per dodici persone tra Novara, la Polonia e la Svizzera, mentre venti sono ancora latitanti, per oltre 250 truffe ad anziani in Liguria e tutto il Nord Italia, ma anche in Austria, Germania, Svizzera. Altre 71 persone sono indagate. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al furto in abitazione con l'aggravante della transnazionalità. E' stato anche disposto il sequestro di beni per oltre un milione di euro tra immobili, terreni, diamanti, oro, orologi, cellulari e polizze di pegno. Da Novara i membri della banda internazionale, composta da sinti di origine polacca, si spostavano per raggiungere le vittime selezionate da un vero e proprio call center operativo dalla Polonia. Gli anziani venivano scelti sugli elenchi in base a nomi indicativi (come Ernestina, Giuseppina o Cesira) e quindi venivano bersagliati di telefonate. Il procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo ha spiegato che l'indagine, scattata nel 2010 a Genova, ha raccolto un migliaio di denunce ma non è escluso che le vittime possano essere molte di più. “Purtroppo le persone arrestate oggi con questa brillante operazione - ha denunciato il procuratore Saluzzo - potranno tornare in libertà molto presto e ricominciare così a delinquere come se nulla fosse. Le pene sono sproporzionate per difetto. Nella nostra attività investigativa ci siamo confrontati con altre realtà europee e abbiamo scoperto che la loro politica è ben diversa. In Germania, per esempio, per un unico episodio di truffa l'autore è stato condannato a nove anni, in Svizzera a sei. In Italia, invece, potrebbero venire condannati al massimo a un anno e mezzo e, se la pena non viene sospesa immediatamente, essere liberati poco dopo”.

    [Video - Ladri di vita]

  • Giuseppe Uva: A processo carabiniere e sei poliziotti

    Varese, 21/7/2014 - Il gup di Varese Stefano Sala ha respinto la richiesta di non luogo a procedere avanzata dal procuratore di Varese facente funzioni Felice Isnardi. Sono stati quindi rinviati a giudizio i sei poliziotti e il carabiniere imputati per omicidio preterintenzionale e altri reati in relazione alla morte di Giuseppe Uva il 14 giugno 2008. Per il 20 ottobre è stata fissata la prima udienza del processo in corte d'Assise. Un altro militare, che aveva scelto la strada del giudizio immediato, potrebbe essere processato in Corte d'Assise insieme agli altri imputati. “Uno scandalo che si arrivi oggi a un rinvio a giudizio, perché si rischia la prescrizione per gran parte delle accuse contestate”, ha dichiarato l'avvocato Fabio Anselmo, legale di Lucia Uva, sorella di Giuseppe, parte civile nel procedimento.

    [Video - Il caso nella puntata del 26 marzo 2014]

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  • Giuseppe Uva: Il Csm archivia l’esposto del sen. Manconi contro il pm Abate

    Roma, 16/7/2014 - Dal momento che è stata attivata l'azione disciplinare da parte del procuratore generale della Cassazione e dal Guardasigilli nei confronti del pm di Varese, Agostino Abate, per la sua condotta nelle indagini sulla morte di Giuseppe Uva, la Prima Commissione del Csm ha deciso di archiviare l'esposto del senatore Luigi Manconi contro il pm Abate. Ad avviso della Prima Commissione possono “emergere profili e condotte suscettibili di valutazione da parte della competente sezione disciplinare” per quanto riguarda “al rilevato atteggiamento inattivo che il dottor Abate avrebbe tenuto nel corso delle indagini”. “Pur tuttavia - conclude la Prima Commissione - ai fini dei provvedimenti di competenza della Prima Commissione, va ritenuto che la condotta” di Abate “pur censurabile anche in questa sede, sia limitata al solo caso in esame: essa quindi non può, pertanto, integrare il presupposto di una situazione di incompatibilità ambientale e/o funzionale, essendo, per contro, totalmente sussumibile nella fattispecie disciplinare”.

    [Video - Il caso nella puntata del 26 marzo 2014]

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  • Uomo ucciso dopo un inseguimento sul GRA di Roma: Assolto l’agente

    Roma, 15/7/2014 - E' stato assolto “perché il fatto contestato non costituisce reato” l'agente di pubblica sicurezza che la notte tra il 29 e 30 luglio del 2011, al termine di un inseguimento lungo il GRA sparò il colpo di pistola che uccise Bernardino Budroni di 40 anni. L'accusa contestata era di omicidio colposo aggravato dall'eccesso di uso delle armi, ma il giudice monocratico ha deciso che l'agente ha fatto uso legittimo delle armi. Il pm Giorgio Orano aveva chiesto una condanna a due anni e sei mesi.

  • SOS di Penelope Puglia: 898 minori stranieri scomparsi nella regione

    Bari, 15/7/2014 - Sono 898 i minori stranieri scomparsi in Puglia dal 1974 ad 2012. I dati forniti dalla IX relazione del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse (Ministero degli Interni) mettono in luce un fenomeno inquietante. La Puglia si colloca al quarto posto per il numero di minori stranieri dopo Lazio, Lombardia, Campania. Difficile capire la provenienza e la nazionalità, al vertice dell’indagine i minori stranieri di nazionalità rumena, in Italia sono 1545, poi ancora afgani, marocchini, albanesi. La relazione del 2012 del Commissario Straordinario individua 3.524 minori stranieri non accompagnati che vengono affidati, con provvedimento dell’Autorità Giudiziaria minorile, agli enti che gestiscono i centri di accoglienza. In Puglia 317 casi di scomparsa di minori son dovuti ad allontanamenti da istituti/comunità, 90 casi di scomparsa per allontanamento volontario (resta il dubbio delle ragioni per cui un minore si allontanerebbe per propria scelta), il resto da accertare, non si esclude un numero incerto di minori scomparsi legati a fatti criminosi e delinquenziali. Per far fronte a tale situazione l’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse adotterà specifiche intese istituzionali con il Ministero della Giustizia, con i Tribunali minorili e con l’Associazione dei Comuni d’Italia.

    “E’ proposito dell’Ufficio del Commissario Straordinario interessare la Commissione Europea per proporre l’istituzione di un forum europeo per le persone scomparse che garantisca ai Paesi membri lo scambio informativo sui sistemi nazionali esistenti in materia di ricerca di persone scomparse, in particolare dei soggetti deboli, cioè minori” (dalla relazione del 2012 del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse). La fascia di età maggiormente interessata è sempre quella compresa tra i 15 e i 17 anni, molti minori stranieri sfuggono ad una precisa identificazione in quanto dichiarano false generalità e di conseguenza sono presenti nel sistema informativo interforze più volte e con nomi diversi.

    L’associazione Penelope Puglia invita le istituzioni a vigilare sul fenomeno crescente dell’immigrazione in Puglia per evitare ulteriori scomparse di minori, si chiede un maggiore sforzo collaborativo con le realtà del territorio al fine di giungere a soluzioni più efficaci. A breve l’associazione Penelope Puglia aprirà un tavolo di intesa anche con le Caritas regionali e Italiane ritenendo questi luoghi “punti di raccolta” per tanti scomparsi che si sono allontanati dalle proprie abitazioni o dai luoghi di residenza lasciando nello sconforto le famiglie.

  • Francesca Benetti, indagini concluse: da Bilella quasi 400 telefonate

    Grosseto, 15/7/2014 - “Antonino Bilella molestava Francesca Benetti in modo da procurargli un grave stato d'ansia e paura”. Lo si legge nell'avviso di chiusura indagine dei magistrati Salvatore Ferraro e Marco Nassi sul custode di Villa Adua di Potassa a Gavorrano, in carcere con l'accusa di aver ucciso e poi distrutto o nascosto il cadavere dell'insegnante in pensione, sparita dal 4 novembre 2013. “Francesca Benetti - continua l’avviso - aveva cambiato anche le sue abitudini per Bilella che la seguiva negli spostamenti. In un'occasione l'aspettò alla fermata dell'autobus quando la Benetti stava ritornando da Siena, la seguiva sulla spiaggia e la chiamava ripetutamente al telefono cellulare”. Secondo la ricostruzione della Procura, Bilella avrebbe chiamato la donna “anche 6 - 7 volte al giorno, contattandola a qualsiasi ora del giorno e della sera e arrivando a eseguire, da giugno ai primi dinovembre, 357 telefonate alla Benetti”.

    [Video - Il caso nella puntata del 13 novembre 2013]

  • Donna strangolata nel Lodigiano: Pizzocolo rinviato a giudizio

    Busto Arsizio (Varese), 15/7/2014 - Il gup di Busto Arsizio (Varese) ha rinviato a giudizio Andrea Pizzocolo, il ragioniere 41enne di Arese arrestato dalla polizia il 7 settembre 2013 con l'accusa di aver strangolato poche ore prima in un hotel a Olgiate Olona la romena di 18 anni Lavinia Simona Aiolaiei, abbandonando il cadavere in un campo di San Martino in Strada (Lodi). Il giudice, che ha accolto le richieste del pm Raffaella Zappatini, ha fissato per il 7 ottobre la prima udienza del processo in Corte d'Assise. L'uomo è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili e dalle sevizie, di vilipendio e oscenità su cadavere e anche di sequestro di persona ai danni di un'altra donna.

    [Video - Il caso nella puntata del 16 ottobre 2013]

    [Video - Il caso nella puntata del 9 ottobre 2013]

  • Maddalena Semeraro e Velia Carmazzi: Remorini condannato a 38 anni

    Viareggio (Lucca), 15/7/2014 - La Corte d'Assise di Lucca ha condannato a complessivi 38 anni di reclusione Massimo Remorini, 57 anni, il principale imputato dell'inchiesta sulla scomparsa di Maddalena Semeraro, 80 anni, e di sua figlia Claudia Velia Carmazzi, 59 anni, nell'agosto 2010 da Torre del Lago. E' stato giudicato responsabile della morte della più anziana oltre che dei reati di soppressione di cadavere, sequestro, truffa e circonvenzione di incapace. Per i giudici Remorini è responsabile di omicidio solo per la morte di Maddalena Semeraro, mentre la figlia sarebbe deceduta per cause naturali. L’ex badante Maria Casentini è stata condannata a 16 anni per concorso in omicidio e soppressione di cadavere. Assolti dall'accusa di favoreggiamento Francesco Tureddi, il testimone chiave per l'accusa che rivelò a “Chi l’ha visto?” di avere visto il corpo senza vita di Maddalena Semeraro mentre sarebbe stato bruciato da Remorini, e Maurizio Pasquinucci, figlio della Casentini. Il pm Sara Polino aveva invece chiesto l'ergastolo per Remorini, 21 anni per Maria Casentini, 9 mesi per il figlio e 20 mesi per Tureddi. Remorini è stato anche condannato al risarcimento di complessivi 250.000 euro in favore dei due figli di Claudia Velia Carmazzi.


    [Video - La lettura della sentenza e l'intervista a Remorini prima della condanna nella puntata di "Chi l'ha visto?" Storie del 16 luglio 2014]
     

    [Vai alla pagina del caso di Maddalena Semeraro]

    [Vai alla pagina del caso di Velia Claudia Carmazzi]