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  • Denise Pipitone: La lettera della madre a 10 anni dalla scomparsa

    Mazara del Vallo (Trapani), 1/9/2014 - “Ciao tesoro mio, tu forse non ti ricordi di me, io sono la tua mamma, mi chiamo Piera. Sono trascorsi dieci lunghi anni senza poterti vedere senza poterti abbracciare e coccolarti come spesso facevo, mi manchi tantissimo”. Comincia così la lettera che Piera Maggio ha pubblicato oggi sul suo profilo Facebook nel decimo anniversario della scomparsa di Denise. Piera Maggio si rivolge direttamente alla figlia sperando che il messaggio affidato a Internet possa raggiungerla in qualche modo. “Oggi sarai diventata una bellissima signorina di quasi quattordici anni, che sicuramente non conosce la sua vera identità. Ti chiami Denise, questo è il tuo vero nome, ti abbiamo fortemente voluta, sei nata a Mazara del Vallo in Sicilia, poi all’età di quasi quattro anni, delle cattive persone ti hanno portata lontano da noi, strappandoti dal nostro amore”, continua la lettera, che cerca di far affiorare ricordi come giochi, abitudini ed episodi che spingano l’adolescente che si riconosca a mettersi in contatto con la madre.

    [Leggi la lettera integrale]

    [Video - 10 anni senza Denise e senza giustizia!]

  • Eleonora Gizzi: Il Dna conferma, suo il corpo sotto il viadotto

    Vasto (Chieti), 29/8/2014 - Il cadavere rinvenuto il 25 agosto sotto un viadotto dell'A14 è quello di Eleonora Gizzi. La conferma dalla comparazione del Dna tra la saliva dei suoi genitori e il tessuto prelevato dai resti. Gli esami sono stati effettuati all'ospedale di Chieti.

    [Link: Il punto dove è stato trovato il corpo su Google Maps]

    [Video - Il caso nella puntata del 16 aprile 2014]

    [Vai alla pagina di Eleonora Gizzi]

  • Il Tribunale autorizza Mariagnese a conoscere i genitori naturali

    Firenze, 26/8/2014 - Mariagnese, la donna che nella puntata del 13 marzo 2013 ha rivolto al pubblico un appello per ritrovare i genitori naturali, ha ottenuto dal Tribunale dei minori di Firenze un'ordinanza che autorizza le “necessarie ricerche”. Si tratta di un atto giudiziario importantissimo non solo per la sua ricerca, ma anche per quanti si trovano nella sua stessa condizione. Di fatto, dopo una recente sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge 184 del 1983, si abolisce il divieto ai figli non riconosciuti alla nascita di conoscere il nome dei genitori.

    [Vai alla pagina Mariagnese cerca i genitori naturali]

    [Video - L’appello di Mariagnese a “Chi l’ha visto?”]

  • Eleonora Gizzi: Rinvenuto un corpo con capelli e abiti simili ai suoi

    Vasto (Chieti), 26/8/2014 - Un cadavere in avanzato stato di decomposizione è stato rinvenuto tra le sterpaglie nei pressi del viadotto Prascovia dell'A14 a Vasto. Il corpo, che ha capelli castani corti, indossa una giacca e stivali compatibili con l’abbigliamento di Eleonora Gizzi. Era nascosto dietro un pilone, non visibile ai passanti, proprio sotto la strada dove il cugino della donna l’aveva vista camminare il 28 marzo, giorno della sua scomparsa, a circa due chilomeri da casa. La scoperta è stata fatta in tarda mattinata da un tecnico della Società Autostrade che stava effettuando delle verifiche periodiche dei piloni.

    [Link: Il punto dove è stato trovato il corpo su Google Maps]

    [Video - Il caso nella puntata del 16 aprile 2014]

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  • Antonio Loconsole: "Trattato come un atto burocratico", comunicato della famiglia a 8 anni dalla scomparsa

    Bari, 5/8/2014 - Otto lunghi anni avvolgono il mistero della scomparsa dell'ex vigile del fuoco Antonio Loconsole, 71 anni, sparito il 4 agosto 2006. Un giorno come tanti, ma che ha cambiato il corso della sua vita e quella dei suoi cari, che ancora lo cercano. "Il tempo non può cancellare né far rassegnare una famiglia!" scrivono i familiari in comunicato emesso nell'ennesimo anniversario senza sue notizie. "Il nostro congiunto è stato trattato come un atto burocratico", hanno denunciato, citando gli atti che hanno ritirato dai vari Uffici, nei mesi scorsi. Oltre al silenzio dei media, la famiglia lamenta che dalla Procura di Bari non ha ricevuto nessuna risposta alle reiterate richieste nel corso degli anni. Anche le indicazioni fornite alle Forze dell'Ordine non sono state prese in considerazione. "Il nostro caro è vittima della malattia ma ancor di più dell'inerzia, della burocrazia e dell'indifferenza. Non ci stiamo! Siamo stati immersi di parole e promesse ma di concreto il nulla! E possiamo documentarlo! Una persona non può essere solo una locandina per di più distribuita dalla famiglia. Una cosa è certa: su di lui è calato il silenzio e l'oblio", conclude il comunicato.

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  • Omicidio di Lidia Macchi: La procura di Milano accusa Piccolomo e scagiona il sacerdote

    Milano, 28/7/2014 - Il sostituto procuratore generale di Milano, Carmen Manfredda ha depositato nei giorni scorsi gli atti di chiusura indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio per Giuseppe Piccolomo. Le accuse nei suoi confronti sono di omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione, dei motivi abbietti e futili, della crudeltà e per aver agito con lo scopo di occultare una violenza sessuale. Giuseppe Piccolomo sta già scontando l'ergastolo per il cosiddetto “delitto delle mani mozzate” ovvero l’omicidio a Cocquio (Varese) della pensionata Carla Molinari, il cui cadavere venne trovato orribilmente seviziato e mutilato nel novembre del 2009. A dare una svolta alle nuove indagini sono state le stesse figlie dell’uomo, riferendo ai magistrati che si sarebbe vantato spesso di aver ucciso lui la studentessa. Sia nell’omicidio di Lidia Macchi che in quello di Carla Molinari vennero inferti fendenti alla gola e numerose coltellate, rispettivamente 29 e 23. Inoltre, secondo gli inquirenti c’è una forte somiglianza tra una fotografia di Piccolomo dell’epoca e l'identikit redatto sulla base delle testimonianze di quattro ragazze che avevano subito tentativi di aggressione in quel periodo nel parcheggio dell'ospedale di Cittiglio (Varese). Il cadavere di Lidia Macchi venne trovato coperto da un cartone da imballaggio con su scritto “elemento anta olmo, maneggiare con cura”. Dagli accertamenti del sostituto pg è risultato che quegli imballaggi venivano usati negli anni '80 da un'azienda di Laveno (Varese) e che il legno di olmo era utilizzato prevalentemente per mobili molto piccoli, adatti soprattutto per le camerette dei bambini. Le due figlie di Piccolomo hanno testimoniato che nel 1986 il padre aveva comprato mobili di quel tipo per la camera del loro fratellino. Da un atto notarile, infine, risulta che il primo gennaio del 1986 Piccolomo con la famiglia si era trasferito in una casa distante poche centinaia di metri da quella della famiglia Macchi.

    Le figlie di Piccolomo sono convinte che non sia stato un incidente quello in cui la loro mamma, Maldera Maldera, morì a 49 anni il 20 febbraio 2003, bruciata viva nell’auto sulla quale il marito trasportava una tanica di benzina. Allora Piccolomo patteggiò una pena per omicidio colposo, ma la procura di Varese nel settembre del 2013 ha riaperto il caso per valutare se sono comunque possibili nuove indagini.

    La procura di Milano ha disposto anche l'archiviazione della posizione del sacerdote don Antonio “per la insussistenza di qualsiasi indizio a suo Carico”, intendendo “rimuovere il permanere dell'ingiusto alone di sospetto e il danno all'immagine che da oltre 27 anni grava su questa persona”. Gli inquirenti hanno scoperto che il religioso, sospettato dalla procura di Varese, non è però mai stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio, malgrado nei suoi confronti siano stati svolti anche atti di indagine. Quindi il sostituto pg Manfredda ha deciso di effettuare nei giorni scorsi l'iscrizione nel registro degli indagati di don Antonio al solo fine di procedere poi alla richiesta di archiviazione.

    [Vai alla pagina di Lidia Macchi]

    [Video - Il caso nella puntata del 6 maggio 2009]

    [Vai alla pagina di Carla Molinari: il delitto delle mani mozzate]

  • Florentina Nitescu: Il compagno accusato di omicidio

    Parma, 22/7/2014 - Secondo quanto riportato da un articolo della “Gazzetta di Parma”, Paolo Devincenzi, compagno di Florentina Nitescu, ha ricevuto ieri un avviso di garanzia con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere per la scomparsa della donna il 25 gennaio 2013. “Sono sicuramente sorpreso da quanto successo ma sono tranquillo e sereno perché so di non avere fatto nulla. Se questo è il corso che deve fare la giustizia lo accetto ma essere indagato non è piacevole visto che la mia coscienza è a posto”, ha commentato a Tv Parma Devincenzi, che sarà interrogato il 25 luglio in Procura.

    [Vai alla pagina di Florentina Nitescu]

  • “Ladri di vita”: Sgominata una banda di truffatori di anziani, “presto liberi”

    Genova, 22/7/2014 - I carabinieri di Genova hanno eseguito misure di custodia cautelare in carcere per dodici persone tra Novara, la Polonia e la Svizzera, mentre venti sono ancora latitanti, per oltre 250 truffe ad anziani in Liguria e tutto il Nord Italia, ma anche in Austria, Germania, Svizzera. Altre 71 persone sono indagate. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al furto in abitazione con l'aggravante della transnazionalità. E' stato anche disposto il sequestro di beni per oltre un milione di euro tra immobili, terreni, diamanti, oro, orologi, cellulari e polizze di pegno. Da Novara i membri della banda internazionale, composta da sinti di origine polacca, si spostavano per raggiungere le vittime selezionate da un vero e proprio call center operativo dalla Polonia. Gli anziani venivano scelti sugli elenchi in base a nomi indicativi (come Ernestina, Giuseppina o Cesira) e quindi venivano bersagliati di telefonate. Il procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo ha spiegato che l'indagine, scattata nel 2010 a Genova, ha raccolto un migliaio di denunce ma non è escluso che le vittime possano essere molte di più. “Purtroppo le persone arrestate oggi con questa brillante operazione - ha denunciato il procuratore Saluzzo - potranno tornare in libertà molto presto e ricominciare così a delinquere come se nulla fosse. Le pene sono sproporzionate per difetto. Nella nostra attività investigativa ci siamo confrontati con altre realtà europee e abbiamo scoperto che la loro politica è ben diversa. In Germania, per esempio, per un unico episodio di truffa l'autore è stato condannato a nove anni, in Svizzera a sei. In Italia, invece, potrebbero venire condannati al massimo a un anno e mezzo e, se la pena non viene sospesa immediatamente, essere liberati poco dopo”.

    [Video - Ladri di vita]

  • Giuseppe Uva: A processo carabiniere e sei poliziotti

    Varese, 21/7/2014 - Il gup di Varese Stefano Sala ha respinto la richiesta di non luogo a procedere avanzata dal procuratore di Varese facente funzioni Felice Isnardi. Sono stati quindi rinviati a giudizio i sei poliziotti e il carabiniere imputati per omicidio preterintenzionale e altri reati in relazione alla morte di Giuseppe Uva il 14 giugno 2008. Per il 20 ottobre è stata fissata la prima udienza del processo in corte d'Assise. Un altro militare, che aveva scelto la strada del giudizio immediato, potrebbe essere processato in Corte d'Assise insieme agli altri imputati. “Uno scandalo che si arrivi oggi a un rinvio a giudizio, perché si rischia la prescrizione per gran parte delle accuse contestate”, ha dichiarato l'avvocato Fabio Anselmo, legale di Lucia Uva, sorella di Giuseppe, parte civile nel procedimento.

    [Video - Il caso nella puntata del 26 marzo 2014]

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  • Giuseppe Uva: Il Csm archivia l’esposto del sen. Manconi contro il pm Abate

    Roma, 16/7/2014 - Dal momento che è stata attivata l'azione disciplinare da parte del procuratore generale della Cassazione e dal Guardasigilli nei confronti del pm di Varese, Agostino Abate, per la sua condotta nelle indagini sulla morte di Giuseppe Uva, la Prima Commissione del Csm ha deciso di archiviare l'esposto del senatore Luigi Manconi contro il pm Abate. Ad avviso della Prima Commissione possono “emergere profili e condotte suscettibili di valutazione da parte della competente sezione disciplinare” per quanto riguarda “al rilevato atteggiamento inattivo che il dottor Abate avrebbe tenuto nel corso delle indagini”. “Pur tuttavia - conclude la Prima Commissione - ai fini dei provvedimenti di competenza della Prima Commissione, va ritenuto che la condotta” di Abate “pur censurabile anche in questa sede, sia limitata al solo caso in esame: essa quindi non può, pertanto, integrare il presupposto di una situazione di incompatibilità ambientale e/o funzionale, essendo, per contro, totalmente sussumibile nella fattispecie disciplinare”.

    [Video - Il caso nella puntata del 26 marzo 2014]

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