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  • Scomparsa di Nicola Di Paolo: Assolta la moglie perché il fatto non sussiste

    Larino (Campobasso), 20/3/2015 - La Corte d'Assise d'Appello di Salerno ha assolto Anna Vincelli dall’accusa di avere ucciso il marito Nicola Di Paolo e di averne occultato il cadavere, perché il fatto non sussiste. Assolto anche l'infermiere, amico della donna, Domenico Ciarlitto, accusato di favoreggiamento. La Corte di Cassazione il 15 luglio 2014 aveva rinviato al Tribunale di Salerno il processo conclusosi oggi, annullando la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Campobasso che nel 2013 aveva condannato Anna Vincelli a 14 anni di reclusione e Ciarlitto a 1 anno.

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  • Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: Dopo 21 anni ancora nessuna verità né giustizia

    Roma, 20/3/2015 - “Ventuno anni di attesa, ventuno anni senza verità e giustizia per Ilaria Api e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. Eppure la storia dei due nostri colleghi del Tg3 è stata raccontata in inchieste giornalistiche, ricostruita in libri, persino sceneggiata, a teatro ed al cinema. Sono stati scritti e disegnati anche fumetti, trasmesse decine di inchieste televisive e confronti in radio e tv. Eppure la verità giudiziaria, quella che conta, si è arenata più volte e la parola Giustizia, chiesta a voce alta da due genitori, Luciana e Giorgio Alpi, non è stata ancora scritta”. Nell’anniversario dell’omicidio il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Santo Della Volpe, ha denunciato incongruenze e paradossi del caso. “In oltre due decenni - ha continuato Della Volpe - per ricordare Ilaria e fare luce sull'omicidio è stata istituita una Commissione parlamentare d'inchiesta, si è svolto un lungo processo inquinato da incredibili errori ed omissioni, mentre ad Ilaria Alpi sono state dedicate piazze, vie, canzoni. Segno di una frattura tra sensibilità diffusa e desiderio che la memoria resti cosa viva, da un lato e l'incapacità colpevole delle Istituzioni di trovare la verità su quanto successo quel giorno di marzo a Mogadiscio, a pochi passi dall'Ambasciata Italiana. Oggi non c'è un colpevole vero (solo una persona credibilmente innocente finita in prigione per effetto di un processo poco attendibile...); né un mandante, né il nome dei depistatori che hanno fatto passare quell'esecuzione per una rapina finita male, contro ogni evidenza”. “Ora l'inchiesta si riapre - ha detto ancora Della Volpe - con la speranza che questi nuovi elementi possano ricomporre lo scenario del duplice omicidio, ripristinando la verità sinora taciuta. Lo dobbiamo a Ilaria che è stata assassinata perché indagava con coraggio sulla mala cooperazione e sul traffico illecito di armi e di rifiuti tossici. E lo dobbiamo ai genitori di Ilaria che non si sono mai arresi di fronte all'omertà, ai depistaggi, all'occultamento delle prove”. “Verità e giustizia - ha concluso - sono l'unica richiesta credibile che oggi possiamo riaffermare, a ventuno anni da quell'agguato di Mogadiscio. Ed oggi più che mai, non ci sono alibi per non rispondere a questa domanda che arriva dai giornalisti italiani e dall'intera comunità nazionale”.

    Alla vigilia dell’anniversario dell’agguato in cui perse la vita la figlia, la madre Luciana Alpi aveva ha lanciato un appello alla Procura di Roma, riferendosi alle rivelazioni del supertestimone Jelle a “Chi l'ha visto”: “Nessuno ci ha detto se stanno cercando Jelle, il testimone che ha mandato in carcere Hassan che sono 14 anni che sta pagando una pena che non gli spetta proprio, perché é innocente. Noi lo abbiamo sempre detto ma adesso é venuta fuori la prova. Noi chiediamo al procuratore, al pubblico ministero che ha in mano l'inchiesta di Ilaria che faccia sapere qualcosa, perché abbiamo il diritto di sapere. Tutte le forze di sicurezza, Carabinieri, Polizia, Digos, non sono stati all'altezza di farci conoscere la verità su Jelle”.

    Alla vigilia dell’anniversario dell’agguato in cui perse la vita la figlia, Luciana Alpi è stata ricevuta dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha annunciato l'imminente creazione di un archivio digitale che radunerà sul sito della Camera la documentazione sul caso. Nell’occasione la madre di Ilaria Alpi, riferendosi alle rivelazioni del supertestimone Jelle a “Chi l'ha visto”, ha rivolto un appello alla Procura di Roma,: “Nessuno ci ha detto se stanno cercando Jelle, il testimone che ha mandato in carcere Hassan che sono 14 anni che sta pagando una pena che non gli spetta proprio, perché é innocente. Noi lo abbiamo sempre detto ma adesso é venuta fuori la prova. Noi chiediamo al procuratore, al pubblico ministero che ha in mano l'inchiesta di Ilaria che faccia sapere qualcosa, perché abbiamo il diritto di sapere. Tutte le forze di sicurezza, Carabinieri, Polizia, Digos, non sono stati all'altezza di farci conoscere la verità su Jelle”. 

    “Non possiamo dimenticare, ne tanto meno smettere di cercare la verità: lo dobbiamo a questi due coraggiosi giornalisti e alle loro tenaci famiglie, che non hanno smesso di lottare per avere giustizia”, è l’esortazione che il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha affidato oggi al suo profilo Facebook.

    [Video - Il caso nella puntata del 18 febbraio 2015]


    [Video - Il caso nella puntata del 25 febbraio 2015]

    [Video - Il caso nella puntata del 4 marzo 2015]

    [Sfoglia lo Speciale Ilaria Alpi del Radiocorriere TV] [PDF]



  • Fermato a Rovigo l’omicida della ex moglie, una spettatrice riconosce la sua auto

    Trento, 20/3/2015 - “E’ stato determinate avere diffuso la foto del ricercato e della sua auto nel servizio pubblico televisivo. Il senso civico di una cittadina ha fatto il resto”, ha dichiarato il procuratore capo di Trento, Giuseppe Amato. Dopo il suo appello nella puntata di ieri di “Chi l'ha visto?”, una spettatrice ha riconosciuto a Rovigo la Dacia Duster di Marco Quarta, l’agente immobiliare di 40 anni che la sera del 12 marzo ha ucciso a Pergine la moglie Carmela Morlino, da cui era separato. La donna ha avvisato i carabinieri, che hanno fermato Quarta all'esterno di un centro commerciale mentre stava salendo sull’auto. Deve rispondere di omicidio pluriaggravato per la premeditazione, la crudeltà e il vincolo coniugale.

    [Video - Il caso nella puntata del 18 marzo 2015]

    [Video - Nella puntata del 25 marzo 2015]



  • L'Ambasciatore a "Chi l'ha visto?": quattro italiani morti e tredici feriti a Tunisi

    Roma, 18/3/2015 – L'Ambasciatore Raimondo De Cardona ha confermato in diretta a "Chi l'ha visto?" che quattro italiani sono morti e tredici sono rimasti feriti nell’attacco terroristico al museo del Bardo a Tunisi, nel quale sono rimasti coinvolti turisti provenienti anche da Sudafrica, Polonia, Germania, Giappone e Spagna. Dopo un assalto alla sede del parlamento, intorno alle 12:30, tre terroristi si sono spostati al vicino museo, prendendo in ostaggio un gruppo di turisti tra i quali circa cento italiani. Dopo circa tre ore un blitz delle forze speciali nel corso del quale sono morti due dei tre terroristi, che sarebbero tunisini. Secondo le autorità locali il bilancio delle vittime sarebbe di 24 morti e 50 feriti, alcuni dei quali gravi.

    Per avere notizie dei propri familiari è possibile chiamare il numero 0636225 dell’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri.

    [Video - Puntata del 18 marzo 2015]

  • Trento: Ancora non si trova l’omicida della ex moglie, tracciata la sua auto

    Trento, 17/3/2015 – Continuano le ricerche su tutto il territorio nazionale di Marco Quarta, l’agente immobiliare di 40 anni che la sera del 12 marzo ha ucciso a Pergine la moglie Carmela Morlino, da cui era separato. La sua Dacia Duster marrone targata EL927EY è stata fotografata il 15 marzo da un autovelox a Castel Bolognese (Ravenna), mentre viaggiava verso sud. Nell’immagine non è riconoscibile la persona alla guida. Quarta ha i capelli castani, è alto 198 cm ed è di corporatura robusta.

  • Omicidio stradale: “Spero sia reato entro l’anno”, Renzi scrive alla moglie di una vittima

    Roma, 13/3/2015 - “Cara Marina, ti sono profondamente vicino nel tuo dolore. Perdere il proprio caro per l'atto irresponsabile di qualcuno è una delle disgrazie peggiori che possano capitare nella vita di una persona. È del tutto legittimo il tuo chiedere giustizia, ed è dovere della politica darti risposte; proprio per questo mi sono speso e continuerò a farlo affinché venga istituito anche in Italia il reato di omicidio stradale. Spero di riuscirci entro il 2015. Un abbraccio forte, MatteoRenzi”. Il Presidente del Consiglio ha risposto così a Marina Fontana, la vedova di Roberto Cona, che ieri aveva espresso lo stato d’animo dei familiari delle vittime di pirati della strada strada dopo la sentenza della Cassazione sul caso dei quattro giovani francesi uccisi sull’A26 da un uomo che guidava contromano.


    [“In piazza per chiedere il reato di omicidio stradale”,
    appello della moglie di una vittima]
    [Video - Il suv contromano sulla A26 dalla puntata del 20 febbraio 2013]
    [Vai alla pagina “Omicidi Stradali]
    [Video - Nella prossima puntata]






  • Yara: Ancora un no alla scarcerazione di Bossetti

    Brescia, 13/3/2015 - Il Tribunale del Riesame di Brescia ha nuovamente respinto un'istanza di scarcerazione presentata dalla difesa Massimo Bossetti. Il suo legale, Claudio Salvagni, aveva motivato la richiesta sulla base di presunte discrepanze tra l'esito degli accertamenti sul Dna mitocondriale e quello sul Dna nucleare trovati sul corpo di Yara Gambirasio. Si tratta della quinta volta che a Bossetti viene negata la scarcerazione.

    [Video - Il caso nela puntata dell'11 marzo 2015]

     

  • Ivan Regoli: Arrestato l’assassino, reo confesso

    Lecce, 13/3/2015 - Ha confessato il 35enne Cosimo Mele arrestato dai carabinieri, su ordine del gip del tribunale di Lecce, per l’omicidio volontario di Ivan Giorgio Regoli, suo cugino di secondo grado, e per l’occultamento del cadavere. Regoli è scomparso nel settembre 2011 i suoi resti sono stati trovati in un pozzo nelle campagne di Matino (Lecce) l'1 agosto scorso. Nella sua confessione, che risalirebbe al 21 febbraio, Mele ha detto che il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite e che lui non aveva intenzione di uccidere. Motivo del contrasto sarebbe stata la convinzione che Regoli avesse commesso alcuni piccoli furti o danneggiamenti di beni di proprietà di Mele, insieme a richieste di denaro. Resosi conto che era morto, avrebbe poi gettato il corpo nel pozzo nel terreno agricolo un tempo di proprietà della madre, in contrada Santa Anastasia. Gli inquirenti sono risaliti all’assassino dopo il ritrovamento di una rete utilizzata abitualmente nei cantieri, rinvenuta in fondo al pozzo insieme ai resti di Regoli, che ha portato al padre di Mele, un costruttore edile estraneo ai fatti. Soltanto Mele aveva accesso al deposito delle reti.

  • Caccia all'uomo che ha ucciso la ex moglie in Trentino

    Trento, 13/3/2015 - I carabinieri di Trento hanno diffuso la foto di Marco Quarta, 40 anni, ricercato per l'omicidio della ex moglie a Pergine Valsugana. Resi noti anche i dati fisici: statura 198 centimetri, corporatura robusta, capelli castani. E' sparita anche la sua auto una Dacia Duster marrone targata EL 927 EY.

     

  • Ritrovata grazie a una spettatrice la donna scomparsa dal Napoletano

    Napoli, 13/3/2015 -La donna di 38 anni che sabato 7 marzo si era allontanata in circostanze preoccupanti da un centro della provincia è stata riconoscluta da spettatrice a una mensa per bisognosi di Avellino. Grazie alla segnalazione è stato possibile rintracciarla. I familiari avevano lanciato per lei un appello nell'ultima puntata di "Chi l'ha visto?".