CLV

  • Scomparsi in Messico: Le due auto trovate in un altro Stato, a 170 km da Tecalitlan

    Napoli, 10/8/2018 - L’Ambasciata italiana a Città del Messico ha ricevuto dalla procura specializzata in indagini sul crimine organizzato (SEIDO) le immagini di due suv Honda CRV bianchi. “Si rende noto che i due veicoli che trasportavano le persone scomparse sono stati recuperati e messi a disposizione della SEIDO", si legge nella didascalia che accompagna le foto. "Il primo veicolo (quello di Raffaele Russo, ndr) é stato ritrovato il 10 luglio, con targa E03APK in una rimessa a Apatzigan, nello Stato di Michoacán, in cattive condizioni. Il secondo è stato trovato il 26 luglio, in condizioni normali, nella stessa rimessa", precisa la procura messicana. La località si trova a più di 170 km da Tecalitlán, nello Stato di Jalisco, dove i tre italiani sono stati visti l’ultima volta il 31 gennaio. “Con l'arresto di “El Quince” (Josè Guadalupe Rodriguez Castillo ritenuto a capo del cartello criminale Jalisco Nuova Generazione, ndr) e il successivo ritrovamento delle auto, la vicenda dei nostri connazionali Inizia ad essere più chiara, in quanto le prove ora sono oggettive e tangibili. Ho ricevuto tramite la nostra ambasciata in Messico le fotografie relative al ritrovamento dei due veicoli, anche se resta in me qualche dubbio, dal momento che la prima auto risulta munita di targa mentre nella seconda la targa è stata asportata. Restiamo comunque positivamente in attesa gli ulteriori sviluppi nella speranza di arrivare alla verità il prima possibile”, ha dichiarato a "Chi l'ha visto?" l'avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie di Raffaele e Antonio Russo e di Vincenzo Cimmino

  • Rossella Corazzin: La procura di Perugia chiede di archiviare le dichiarazioni di Izzo

    Tai di Cadore (Belluno), 2/8/2018 - La procura di Perugia ha notificato ieri alla zia di Rossella Corazzin la richiesta archiviazione delle indagini sulle dichiarazioni di Angelo Izzo, che aveva parlato di un rapimento e dell'uccisione della ragazza in una villa in Umbria dopo violenze di gruppo. "La signora Giuseppina Trevisan è fortemente scossa dalle parole di Izzo sulla nipote. Dopo aver analizzato le 1580 pagine degli atti, finalmente ottenuti superando tanti ostacoli burocratici, fornirò ai familiari la mia valutazione", ha detto il legale avvocato Antonio La Scala, presidente dell'Associazione Penelope, che assiste anche le cugine di Rossella Corazzin. Solo la zia, però, è ritenuta dalla procura di Perugia il congiunto più prossimo avente diritto a opporsi all'archiviazione.

    [Vai alla pagina del caso]

     

  • Emanuele Scieri: Un commilitone arrestato, due indagati per la morte del parà a Pisa nel 1999

    Pisa, 2/8/2018 – E’ ai domiciliari con l’accusa di omicidio volontario in concorso Alessandro Panella, 39 anni, l’uomo arrestato nella nuova indagine sulla morte di Emanuele Scieri, il parà di leva trovato senza vita nella caserma "Gamerra" il 16 agosto 1999. Oltre a lui ci sono altri due indagati con stessa accusa. All’epoca Panella prestava servizio in ferma prolungata nella brigata “Folgore” con il grado di caporale. Originario della provincia di Roma, vive e lavora negli Usa da anni, ma si trovava in Italia in visita alla famiglia. "La vicenda ha avuto un'accelerazione nella giornata di ieri perché una delle tre persone da tempo indagate stava per lasciare il territorio nazionale e sarebbe stato complicato riportarcelo", ha detto il procuratore della Repubblica Alessandro Crini, in una conferenza stampa con gli investigatori della squadra mobile di Firenze e della sezione di polizia giudiziaria di Pisa che hanno condotto le indagini. "Siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele e per questo contestiamo l'omicidio volontario, proprio perché il giovane è stato lasciato agonizzante a terra", ha spiegato Crini. L'indagine - ha continuato il magistrato - ha consentito di perfezionare la conoscenza relativa al nonnismo: questo dato emerge anche con modalità tali da ritenere che contro Scieri ci sia stata un'aggressione da parte dei 'nonni' anche mentre era a terra. Si tratta di ipotesi indiziarie che sono suffragate anche dalle consulenze tecniche allegate alle conclusioni della commissione parlamentare d'indagine". La commissione, presieduta dall’on. Sofia Amoddio, aveva fatto emergere "le falle e le distorsioni di un sistema disciplinare fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità" che sono stati consegnati lo scorso anno alla procura di Pisa che ha riaperto le indagini, che dopo gli sviluppi di oggi si avviano alla conclusione dopo la proroga di 6 mesi chiesta e ottenuta in primavera.

  • Roberta Ragusa, la sentenza d'appello: "Movente del marito interessi finanziari e amante"


    Pisa, 1/8/2018 - Antonio Logli ha ucciso la moglie Roberta Ragusa per motivi economici. Lo scrivono i giudici della corte d'appello di Firenze nelle motivazioni della sentenza che ha confermato anche in secondo grado la condanna a vent'anni di carcere per omicidio e distruzione di cadavere. Per i magistrati la coppia "versava da tempo in irreversibile stato di crisi matrimoniale a causa della protratta relazione del marito" con Sara Calzolaio e "gli interessi economici dei coniugi erano strettamente intrecciati e non facilmente districabili vista la partecipazione in forma societaria all'attività di famiglia alla cui conduzione la Ragusa era principalmente dedita". Dalle testimonianze raccolte, Roberta Ragusa "aveva preso in considerazione l'ipotesi della separazione" che, scrivono i giudici, invece "era avversata dal Logli che ne temeva i contraccolpi economici, nonostante fosse pressato anche dall'amante". Secondo la corte d'appello il mancato ritrovamento del corpo, "impedisce di verificare con quale mezzo sia stato cagionato l'evento morte ma non esclude certo che l'omicidio si sia realizzato e a opera dell'imputato, anzi rafforza per quanto possibile il quadro indiziario". L'assenza di un cadavere indebolisce e non rafforza per i giudici d'appello la tesi di un allontanamento volontario di Roberta Ragusa, pensarlo è "del tutto fantasioso e illogico", "che sarebbe improvvisato, non programmato o preparato in alcun modo neppure per garantirsi nell'immediato i mezzi e le risorse più strettamente necessari per la sopravvivenza e tanto meno per porre le basi di una, per quanto improbabile, parallela esistenza lontana dall'ambiente di provenienza". Quindi su Logli graverebbero "una lunga serie di indizi convergenti e rilevanti in ordine all'omicidio della moglie" e lo stesso fatto che la sua difesa non ha formulato "alcuna alternativa ricostruzione globale della vicenda che ne escluda la responsabilità". Nonostante "talune inesattezze" delle diverse testimonianze, per la Corte "il compendio probatorio non risulta significativamente sminuito, data la assoluta complementarietà e convergenza degli elementi indiziari e logici che nella doverosa osservazione globale del dato probatorio conducono a risultati di confortante certezza".

    [Vai alla pagina del caso]

  • Marco Vannini: PM ricorre in appello, chiesto omicidio volontario per i familiari di Ciontoli

    Roma,31/7/2017 - Il pm Alessandra D'Amore si è appellata contro la sentenza che ha condannato la moglie e i due figli di Antonio Ciontoli a tre anni per omicidio colposo e assolto la fidanzata del figlio. Chiesto l'accoglimento di tutte le richieste fatte al processo di primo grado: la condanna per omicidio volontario sotto il profilo del dolo eventuale nei confronti di Maria Pezzillo, Federico e Martina Ciontoli e quella per omissione di soccorso per Viola Giorgini. Il ricorso non riguarda il capofamiglia, condannato a 14 anni per omicidio volontario. "Non è stato proposto appello sulla posizione di Antonio Ciontoli solo perché una riforma del codice di procedura penale, risalente a pochi mesi fa, lo impedisce qualora l'oggetto sia esclusivamente la concessione delle attenuanti generiche", ha dichiarato a "Chi l'ha visto?" l'avvocato Celestino Gnazi. "Attenuanti" - ha aggiunto Gnazi - "che nel caso del signor Ciontoli sono assolutamente immeritate".

  • Pamela: Oserghale confessa di averla fatta a pezzi ma non di averla uccisa

    Ascoli Piceno, 31/7/2018 - Innocent Oseghale ha ammesso oggi di avere fatto a pezzi il corpo di Pamela Mastropietro a Macerata il 30 gennaio. Il 29enne nigeriano, accusato di omicidio, vilipendio edistruzione di cadavere, lo ha detto ai magistrati della procura di Macerata, che lo hanno interrogato nuovamente nel carcere di Marino del Tronto. Secondo Oseghale, assistito dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, Pamela sarebbe morta per un malore dopo avere assunto droga in casa del nigeriano.

    [VAI ALLA PAGINA]

  • Un uomo arrestato per i tre italiani scomparsi in Messico: E' don Angel?

    Napoli, 30/7/2018 - "Le forze dell'ordine hanno arrestato Josè Guadalupe Rodriguez Castillo ritenuto a capo del cartello criminale Jalisco Nuova Generazione". Lo ha riferito all'Ansa l'avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie di Raffaele e Antonio Russo, e di Vincenzo Cimmino, rapiti a Tecalitlan (Messico) il 31 gennaio. "Un arresto eccellente, di colui che potrebbe essere il mandante del sequestro dei tre italiani in Messico, potrebbe presto rivelare informazioni sensibili sulla sorte dei tre nostri connazionali". L'arresto di "el Quince", o "don Lupe" , come l'uomo è soprannominato, secondo Falleti sarebbe opera di uno speciale gruppo investigativo e di indagini "coordinate dalla Procura generale della Repubblica del Messico, estese anche negli stati confinanti con Jalisco". Durante l'interrogatorio degli agenti arrestati in quanto ritenuti coinvolti nella scomparsa dei tre italiani, è emerso che furono consegnati a un certo "don Angel". "'Don Lupe' o 'el Quince' e "don Angel" potrebbero, verosimilmente, essere la stessa persona", ha aggiunto il lelgale. "Nel blitz - ha riferito sempre Falleti - è stato arrestato anche Josè Guadalupe Rodriguez Doroteo, detto "el junior", ritenuto elemento di vertice dello stesso cartello criminale messicano".

  • Piazza San Carlo: Preso il ricercato della gang che scatenò il panico a Torino

    Torino, 27/7/2018 - Arrestato dalla Squadra Mobile della Polizia di #Torino il quinto ricercato per le rapine con lo spray al peperoncino che scatenarono il panico in piazza San Carlo il 3 giugno 2017, durante la proiezione di Juventus-Real Madrid. Una donna perse la vita e più di 1500 persone rimasero ferite, alcune in modo grave. Il 18enne marocchino residente in città, all'epoca minorenne, è accusato di rapina in concorso, omicidio preterintenzionale, lesioni aggravate e lesioni come conseguenza di altro reato. E' stato trovato nella sua abitazione. La gang colpiva in Italia e all'estero, spruzzando gas urticante per rubare cellulari, oggetti preziosi e portafogli nel parapiglia.


  • Cadavere in valigia nel Vercellese, un indagato per occultamento

    Vercelli, 26/7/2018 - E' indagato per occultamento di cadavere un uomo residente in provincia che frequentava Franca Musso, la donna di 54 anni di Tronzano trovata morta a novembre in una valigia nelle campagne di Alice Castello. All'identificazione si era arrivati grazie al codice di una protesi. In corso analisi tecnico - autoptiche e indagini dei Carabinieri per stabilire se la donna, scomparsa all'inizio di ottobre 2016, sia stata uccisa. Gli esami finora non hanno rilevato segni di violenza.

  • "Matteo si voltò prima dell'impatto": E' stato un incidente o qualcuno lo inseguiva? Sparito il cellulare

    Roma, 25/7/2018 - Dubbi sulla dinamica dell'incidente emergono dall'autopsia e dai rilievi sul luogo dove è stato trovato senza vita con la sua moto il diciottenne Matteo Barbieri, sulla cui scomparsa la notte del 12 luglio indaga la procura di Roma. Come spiega a "Chi l'ha visto?" il legale della famiglia, uscendo di strada sulla provinciale Braccianese il ragazzo ha battuto la testa, protetta dal casco, contro un albero che si trova in un fosso laterale a destra della carreggiata. Tra le ipotesi per spiegare la mancanza di segni di frenata, quella che si sia voltato per guardare qualcuno che lo seguiva o per altre ragioni. Sul luogo del rinvenimento del corpo non è stata trovata parte del suo smartwatch e il cellulare, la cui ultima traccia gps è stata registrata un chilometro e mezzo prima.