Roma, 23/6/2026 - Antonella Di Veroli: “Le nuove indagini non consentono di formulare ragionevoli previsioni di condanna", la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione della nuova inchiesta sulla commercialista scomparsa e ritrovata senza vita nel 1994, in un armadio sigillato nella sua casa nel quartiere Talenti. Era stata riaperta un anno fa su istanza del legale della sorella Carla, avvocato Giulio Vasaturo, che non farà opposizione. “È durissima, ma sono serena. Ho fatto quello che era giusto fare per mia sorella”, dice a “Chi l’ha visto?”. “Gli inquirenti, questa volta, hanno lavorato in modo irreprensibile, con grande rigore, andando a recuperare tutti i reperti dell'epoca. Di più non potevano fare. E nemmeno noi. Accettiamo questa archiviazione con il pensiero sempre rivolto ad Antonella". Tra vicini di casa e conoscenti, erano 25 le persone iscritte nel registro degli indagati, tra le quali due centenari. I nuovi accertamenti non hanno individuato DNA sui reperti analizzati, ma sono stati rinvenuti tre frammenti di impronte digitali sull'anta dell'armadio, sulla custodia di un orologio e sul telefono fisso (queste ultime due non rilevate nella precedente indagine). Anche le intercettazioni ambientali hanno dato esito negativo, così come la comparazione delle impronte digitali, eseguita dal RIS di Roma. Per alcuni indagati non è stato possibile rilevarle. Data l’età avanzata erano "illeggibili poiché presentavano l'assottigliamento delle creste papillari e la contestuale formazione di numerose pliche cutanee, rendendo difficoltoso riprodurre il disegno papillare al momento dell'assunzione".