Roma, 11/2/2012 - Gli indizi a carico di Danilo Restivo sono “gravi, precisi e concordanti”, e nessuna c’è “ricostruzione alternativa plausibile, capace di ricondurre l'uccisione di Elisa Claps in direzione diversa da Restivo”: Danilo Restivo è colpevole per la morte di Elisa Claps “al di la' di ogni ragionevole dubbio”. è quanto si legge nella sentenza di condanna depositata dal Gup del Tribunale di Salerno, Elisabetta Boccassini. Una conclusione, scrive il Gup, alla quale si è arrivati nonostante le “false piste” risultate “assolutamente infondate”. “Il complesso delle acquisizioni probatorie - scrive il Gup - “depone in modo gravemente indiziario nell'individuare Restivo quale autore dell'atroce assassinio della giovane Claps Elisa: nessun altro ha incontrato la vittima, nessun altro ha avuto contatti con lei dopo l'incontro con l'imputato; nessun fattore o comportamento esterno si è inserito nella conseguenzialità logica e storica degli avvenimenti”. Ma “fortemente e gravemente indizianti” - aggiunge il giudice - risultano anche: “le condotte tenute dal Restivo, sia quando ha voluto, con forza, essere condotto in ospedale, per la cura di un semplice graffio, evidentemente al solo scopo di precostituirsi la prova di una sua 'non presenza' sui luoghi nelle ore della scomparsa di Claps Elisa; la versione assolutamente inverosimile dallo stesso Restivo fornita circa quanto da lui compiuto dopo l'incontro con Claps Elisa e che è stata causa di una condanna per falsa testimonianza; il suo allontanamento continuo negli anni da Potenza e che lo ha portato a risiedere in diverse città d'Italia fino al suo definitivo inserimento nel Regno Unito; il suo tentativo di far credere alla famiglia Claps che Elisa era viva e voleva vivere lontano da loro; le condotte da lui tenute in epoca antecedente e successiva all'omicidio di altre giovani donne”. In definitiva - sostiene il Gup - “appare chiaro che la colpevolezza del Restivo non solo risulta suffragata da una molteplicita' di indizi, tra cui la stessa prova del Dna, ma anche che la ricostruzione proposta costituisce l'unica realistica e necessitata alternativa, atteso che il Restivo è stata l'ultima persona ad incontrare la vittima e a trovarsi in sua compagnia nel luogo in cui la stessa è stata poi trovata assassinata”, considerato che Elisa Claps “non è mai più uscita dalla chiesa in cui si è incontrata con l'imputato: Inoltre - aggiunge ancora il giudice - è stato troppo breve il lasso di tempo intercorso “tra quando Elisa Claps lasciava la sua amica e quello in cui quest'ultima si recava all'appuntamento per incontrarla e, subito dopo, si poneva alla sua ricerca: è impossibile che Elisa Claps abbia incontrato altre persone dopo Restivo in quella chiesa e a quella data ora”.
Sono numerosissimi gli indizi che il Gup di Salerno Elisabetta Boccassini addebita a Restivo e che pone a fondamento della sentenza di condanna. Ecco i più significativi, cosi' come li descrive il giudice:
- il giorno 12 settembre 1993 Danilo Restivo incontrava, all'incirca alle ore 11,30/11,35 Elisa Claps presso la chiesa della Trinità di Potenza, avendo preso appuntamento con la medesima la sera precedente (fatto certo) e nessun altro dopo Restivo vedeva o incontrava Elisa, ma soprattutto la stessa non si recava all'appuntamento convenuto con l'amica;
- Restivo, quel giorno, dopo l'incontro con Elisa (dallo stesso ammesso) veniva rivisto solo alle ore 13,10/13,15: prima di quell'ora nessuno l'ha visto;
- quando alle ore 13,10/13,15 veniva visto dalla sorella Anna e dal fidanzato di lei, risultava “agitato, si presentava molto sudato ed affaticato, aveva gli abiti in parte bagnati ed impolverati (il sottotetto era luogo molto impolverato) ed aveva una piccola ferita sul dorso della mano sinistra, di minime dimensioni e del tutto irrilevante: ciononostante egli insisteva per essere condotto in ospedale per essere medicato”; nella immediatezza dei fatti si aveva modo di verificare che il racconto reso da Restivo sulla caduta nel cantiere delle scale mobili era assolutamente inattendibile;
- la sera del 13 settembre 1993 i genitori di Restivo negavano alla polizia la consegna degli abiti che il figlio aveva indossato il giorno precedente;
- Restivo conosceva molto bene la chiesa della Trinità di Potenza, dove il 17 marzo 2010 è stato trovato il cadavere di Elisa e conosceva perfettamente le modalità di accesso al sottotetto dove era stato occultato. Restivo sapeva, inoltre, che a quell'ora i locali e gli spazi della chiesa da percorrere per giungere al sottotetto non erano frequentati;
- già prima della scomparsa di Elisa, Danilo aveva, in più occasioni, cercato di appartarsi con altre ragazze nei locali della canonica ed aveva usato il pretesto di “un regalo”, come fece con Elisa;
- Restivo aveva dimestichezza con i coltelli ed amava tagliare ciocche di capelli alle donne;
- le condizioni oggettive del cadavere di Claps Elisa, con particolare riguardo alle condizioni degli indumenti indossati, hanno consentito di ritenere con certezza che chi ha ucciso la vittima aveva cercato di avere un approccio sessuale, compatibile con il corteggiamento da parte di Restivo;
- Elisa veniva uccisa con un attrezzo monotagliente con lama di modeste dimensioni: attrezzo questo del tutto simile ad altro già utilizzato dal Restivo in precedenti occasioni;
- le indagini scientifiche eseguite dopo il rinvenimento del cadavere di Elisa hanno consentito di accertare che la giovane veniva uccisa lo stesso giorno della scomparsa e si è potuto dimostrare che il progressivo disfacimento del cadavere è avvenuto nel sito ove il corpo era stato occultato;
- il giubbotto di jeans che Restivo portava arrotolato attorno alla ferita alla mano nel momento in cui giungeva sotto casa, alle ore 13.10/13.15 del 12 settembre risulta del tutto eccessivo ed incompatibile con le dimensioni e la portata della ferita alla mano;
- i capelli di Elisa presentavano ciocche interessate da tagli netti;
- l'esame del Dna ha evidenziato macchie di sangue di Restivo sulla maglia indossata da Elisa, sangue conseguenza, verosimilmente, di un taglio accidentale procuratosi in occasione dei colpi inferti alla vittima e della reazione difensiva;
- Restivo ha tentato di inquinare le indagini attraverso falsi messaggi di Elisa Claps alla famiglia;
- Restivo deteneva una tale quantità di articoli ed interviste sulla vicenda relativa alla scomparsa di Elisa da apparire decisamente sospetta e soprattutto indicativa della necessità di essere aggiornato costantemente sulle indagini per attuare possibili manovre di tutela personale;
- Restivo, sin dalla pubertà, ha dato prova di un carattere incline alla violenza e incapace di gestire i rapporti con le giovani di cui si innamorava (assillante e molesto), oltre che manifestato chiari profili di devianza sessuale.
Anche i rapporti tra Danilo Restivo e don Mimì Sabia, lo storico parroco (morto nel 2008) della chiesa della Trinità di Potenza, sono descritti, attraverso numerose testimonianze, dal Gup: “Perplessità - scrive la Boccassini - desta la dichiarazione resa da Don Mimì Sabia in data 18.06.1994, laddove lo stesso riferiva di conoscere poco il Restivo Danilo. Si tratta di circostanza smentita da tutti i giovani sentiti in corso di indagini e frequentatori del Centro Newman, i quali, invece, affermavano che il Restivo era molto presente in chiesa e sempre disponibile con don Mimì Sabia, tant'è che quest'ultimo li sollecitava ad essere benevoli ed ospitali nei confronti dello stesso Restivo”.
A proposito del cadavere di Elisa Claps scoperto dopo 17 anni, per il Gup “appare assolutamente impossibile che chi ebbe ad eseguire i suddetti lavori non si sia reso conto della presenza di un cadavere”. Ed ancora è “assolutamente impossibile credere che per tutti questi anni, nessuno si sia accorto della presenza di un cadavere nel sottotetto della chiesa SS Trinita”'. “Ciò che attira l'attenzione è la presenza sul posto ed in prossimità del cadavere di una tavola di legno, di un lungo pennello con manico in legno, tegole e frammenti di tegole e un chiodo passante in una delle perline a cui erano ancorate le tegole dell'apertura praticata sulla falda del tetto in corrispondenza del detto cadavere; chiodo quest'ultimo tipicamente utilizzato dagli operari per appendere loro indumenti personali in occasione di lavori edili - scrive il Gup - Si tratta, in sostanza, di elementi attestanti la presenza di lavori edili all'interno del sottotetto, vuoi anche solo per effettuare la indicata apertura”. “Va detto, ancora - sottolinea - che le anomale circostanze di rinvenimento del cadavere di Claps Elisa, tanto tempo dopo i fatti e nonostante pregressi lavori di ristrutturazione, sono divenute oggetto di specifica indagine anche da parte del P.M., il cui esito, per quanto rilevabile in atti, non ha fatto emergere elementi di prova significativi”. “Tuttavia - aggiunge - risulta acquisita una circostanza di sicuro valore indiziante e idonea a confermare il sospetto di condotte omertose di cui innanzi; la stessa attiene alla possibile scoperta del cadavere di Claps Elisa già prima del 17.03.2010”.
C'è inoltre un ruolo, centrale, che la famiglia di Danilo Restivo ha avuto. Il Gup parla di “condotte di inquinamento probatorio imputabili a famigliari e terzi”. Tantissimi gli esempi riportati nella sentenza. “Nella immediatezza dei fatti i genitori, ed in particolare il padre, del Restivo, su consiglio del loro legale di fiducia, si rifiutavano di consegnare gli abiti indossati dal Restivo il giorno in cui era scomparsa Claps Elisa e gli stessi, peraltro, venivano immediatamente lavati dalla madre del Restivo, non appena il predetto faceva ritorno dall'ospedale”. In occasione della perquisizione condotta presso l'abitazione della famiglia Restivo, dopo la scomparsa di Elisa, “l'imputato, su consiglio della madre ed incurante di tutto quanto stava avvenendo, si recava in cucina e pranzava; nei giorni seguenti, poi, i predetti genitori imponevano al figlio di uscire di casa solo per andare a lavoro e dopo due mesi lo facevano trasferire, come detto, in Gran Bretagna”. La famiglia “lo faceva trasferire a Torino, a Rimini, a Trapani, poi di nuovo a Potenza per un breve periodo, ed, infine, in Gran Bretagna”. Ed ancora, “nel periodo in cui Restivo era detenuto in carcere nella stessa cella di Gega Eris, all'epoca pure sospettato di intralciare le indagini, i famigliari gli consigliavano di non parlare con il predetto compagno di cella poiché era possibile che le loro conversazioni venissero intercettate dagli inquirenti (intercettazioni effettivamente in corso)”. “Allo stesso modo i predetti famigliari - scrive il Gup - nel periodo in cui le loro utenze telefoniche venivano sottoposte a controllo, mantenevano sempre il massimo riserbo nelle loro 100 conversazioni, risultate tutte estremamente concise; oltre ad aver fatto ricorso, per diverso tempo, abuso di cabine telefoniche”. “Particolarmente significativa nei sensi indicati risulta la conversazione intercorsa tra Restivo Danilo ed il padre il giorno 15.09.1993, ovvero due giorni dopo l'audizione dello stesso Restivo Danilo e dei suoi famigliari presso la Questura di Potenza e tre giorni dopo la scomparsa di Claps Elisa”, sottolinea il Gup. “In detta conversazione Restivo Danilo contattava il padre che si trovava a lavoro presso la biblioteca nazionale - si legge nella sentenza - per chiedergli se poteva indossare la camicia di jeans (si ricorda che il giorno della scomparsa di Elisa Restivo indossava una camicia di jeans) ed Il padre gli chiedeva a “quale” camicia si riferisse; l'imputato rispondeva dicendo testualmente “quella la”; il genitore insisteva ancora dicendo “quale quella là?”. Solo a quel punto il Restivo Danilo, insospettito dalle risposte del padre, chiedeva se poteva parlare ed il Restivo Maurizio rispondeva di no, poi lo invitava ad indossare la camicia che trovava; indi, la conversazione veniva portata su altri argomenti”. “Analoga condotta del Restivo Maurizio, emerge nel corso della conversazione da lui tenuta con la figlia Anna prima che la stessa si recasse in Questura per rendere dichiarazioni testimoniali in data 11.10.1993 - scrive ancora la Boccassini - In tale circostanza, infatti, il Restivo Maurizio, invitava la figlia a riflettere bene prima di rispondere (“conta fino a dieci”), a non agitarsi ad essere precisa e puntuale, a non arrabbiarsi e a dare risposte concise (“si e no”), senza andare al di là di quanto richiestole”.
Il legale della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, anche in risposta a quanto detto dal nuovo legale di Danilo Restivo, Alfredo Bargi, secondo il quale la vicenda “non è ancora chiusa”, ha dichiarato: “Certo che la vicenda di Elisa Claps, nonostante la condanna di Danilo Restivo, non è affatto chiusa. Non lo è perché ancora non sono noti i nomi di chi ha aiutato Danilo e chi gli ha concesso di rimanere impunito per 17 anni. Noi ai sodali di Restivo ci stiamo arrivando e ci stiamo arrivando da soli - ha aggiunto l’avv. Scarpetta - sarebbe il caso che Restivo confessasse su chi sono e sono stati i suoi sodali".
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