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Scomparso

Elisa Claps

Data pubblicazione:05/10/1993

La mattina del 12 settembre '93, domenica, Elisa Claps stava passeggiando in centro come tante altre persone. Verso le 11,30 aveva detto alla sua amica Eliana di doversi allontanare pochi minuti per incontrare Danilo Restivo, un ragazzo poco più grande di lei che le aveva telefonato la sera prima per chiederle un appuntamento. Secondo le dichiarazioni fatte a 'Chi l'ha visto' dallo stesso Restivo, l'incontro sarebbe avvenuto nella chiesa della Santissima Trinità: "...ci stavano pochissime persone perché la messa era finita. Ci mettiamo dietro l'altare per una decina di minuti, dopodiché Elisa mi dice che a mezzogiorno doveva andare in campagna. La seguo con lo sguardo fino all'uscita principale e dopo mi sono soffermato in chiesa a pregare..." Da quel momento nessuno ha più visto Elisa Claps, che sarebbe scomparsa sotto gli occhi della gente che affollava via Pretoria.

Nei mesi e negli anni seguenti ci sono stati avvistamenti e segnalazioni. Sono state avanzate ipotesi di ogni genere. Tra queste si ricorda quella che fece più scalpore, cioè quella che indicava la ragazza scomparsa in Albania. Nel dicembre del 1994 a Tirana un inviato di 'Chi l'ha visto' incontrò una ragazza, in qualche modo somigliante ad Elisa. Poi, seguendo una segnalazione molto precisa, raggiunse un villaggio delle montagne del sud dell'Albania, presso Argirocastro, dove però non fu trovata alcuna traccia della Claps.

Inevitabilmente Danilo Restivo si è trovato al centro delle indagini, non essendo riuscito, per di più, a dimostrare quali sono stati i suoi spostamenti successivi all'incontro con Elisa. Secondo le sue dichiarazioni, una volta uscito dalla chiesa avrebbe girovagato da solo per la città, entrando, senza un motivo preciso, in uno dei cantieri delle scale mobili che all'epoca erano in costruzione. Qui sarebbe caduto da una scalinata di cemento armato, ferendosi alla mano sinistra e facendosi medicare, alle 13,45, al pronto soccorso dell'ospedale di Potenza, come risulta dal referto medico. Nel pomeriggio di quel 12 settembre Danilo Restivo ha preso l'autobus per Napoli, dove doveva sostenere un esame il giorno dopo. Ma gli inquirenti non hanno creduto al suo racconto e, nel settembre del 1994, è stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare nel quale si leggeva: "il lasso di tempo che rimane sguarnito di prova a causa delle sue false dichiarazioni corrisponde sinistramente a quello in cui si sono perse le tracce di Elisa Claps". Anche nella sentenza della Corte d'Appello, che nel gennaio '98 lo ha condannato per false dichiarazioni rese al pubblico ministero, si fa riferimento al buco di un'ora e mezza, dalle ore 12 alle ore 13,30 del 12 settembre 1993, quando Restivo non fu visto da nessuno in grado di confermare i suoi spostamenti.

In ogni caso Restivo non ha mai modificato la sua versione dei fatti. Per circa due anni si è allontanato da Potenza e, in mancanza di fatti nuovi, sembrava che la vicenda fosse destinata ad essere quasi dimenticata. Ma quasi sei anni dopo la scomparsa, nella puntata di 'Chi l'ha visto' dell' 11 maggio '99, il fratello di Elisa Claps ha fatto una rivelazione clamorosa. Un messaggio di posta elettronica, pervenuto al sito Internet dedicato a Elisa dalla famiglia, dice che la ragazza sta bene, che si trova in Brasile, che non vuole tornare in Italia e non vuole rivedere i familiari. La email risulta inviata il 23 aprile '99, alle ore 21,45, non dal Brasile ma dal 'Tatì' club di Potenza, un bar sala giochi dove ci sono due postazioni Internet che si possono affittare. Ma c'è di più. Secondo le verifiche dello stesso fratello di Elisa, il mittente sarebbe proprio Danilo Restivo. Quest'ultimo, tramite il suo legale, ha immediatamente smentito. Ma sembra certo il fatto che lui fosse presente nel locale quel giorno a quell'ora. Per quale motivo però avrebbe compiuto un gesto simile?

  • 14 marzo 2000

    Nel corso delle indagini sulla scomparsa di Elisa Claps, oltre a Danilo Restivo, era stato coinvolto anche Eris Gega, un giovane albanese che viveva a Potenza nel 1993. Anche lui era stato arrestato per false dichiarazioni rese al Pubblico Ministero. Nemmeno Gega, infatti, era riuscito a spiegare in modo convincente i suoi spostamenti di quel 12 settembre del 1993. L'inchiesta è stata trasferita dalla Procura di Potenza a quella di Salerno, e Danilo Restivo ed Eris Gega sono di nuovo al centro delle indagini degli inquirenti. Restivo ora è indagato per violenza sessuale, omicidio volontario e occultamento di cadavere. Gli agenti della DIA hanno perquisito la sua abitazione e anche quella di Gega che, dopo aver abbandonato Potenza, si era trasferito a Cesena.

  • 31 ottobre 2003

    L'11 e il 12 settembre scorso, in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Elisa Claps, si è tenuto a Potenza un incontro dell'associazione Penelope. Presenti molti familiari di persone scomparse, si è anche parlato di una proposta di legge finalizzata ad aiutare e tutelare le famiglie delle persone scomparse. A proposito della vicenda di Elisa Claps, don Marcello Cozzi, uno dei fondatori di Penelope, ha rivolto un appello: "Mi voglio rivolgere a Danilo Restivo, ai suoi familiari, ai suoi amici, ai suoi conoscenti, perché possano dire quello che sanno e che non hanno detto davanti ai giudici. Questo è un appello che noi facciamo dopo dieci anni. Lo rifaremo ogni anno, perché se c'è una sentenza definitiva vuol dire che è stato provato che c'è una falsa testimonianza e vuol dire che Danilo Restivo e altri sanno dov'è Elisa, che fine ha fatto Elisa. Noi non possiamo pensare che, per il quieto vivere, in questa città non si debba mai fare il nome di nessuno". Dopo la sentenza della cassazione Danilo Restivo è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione. Le sue dichiarazioni sono alla base dell'indagine sulla scomparsa di Elisa Claps. Un'indagine nella quale si lamenta la scarsa collaborazione da parte di chi quella domenica 12 settembre 1993 ha sicuramente visto la ragazza. Eliana De Cillis, la ragazza all'epoca minorenne con la quale Elisa Claps si era recata nel centro di Potenza, è ancora oggi imputata per falsa testimonianza. L'avvocato Giuseppe Cristiani, legale della famiglia Claps ha dichiarato: "Per quanto riguarda le indagini specifiche sulla questione della scomparsa di Elisa Claps non ho notizie di ulteriori elementi o di ulteriori temi indagatori a valle di un'archiviazione che vi è stata e che è stata disposta dall'autorità giudiziaria di Salerno. A noi sembra inspiegabile che amici o amiche di Elisa non abbiano sviluppato nessuna ipotesi, nessuna idea su quello che possa essere successo ad Elisa ma nell'immediatezza della sua scomparsa, già dai primi momenti, si sono solamente preoccupati di giustificare e di dare contezza dei loro movimenti. Questo mi sembra quantomeno singolare".

    Gildo Claps, fratello di Elisa, presidente e uno dei fondatori di Penelope ha detto: "Non posso dire che ritengo Danilo Restivo colpevole oltre il reato di false dichiarazioni. Certo, però, che non può bastare alla mia famiglia. Ma credo che non può bastare alla stessa città di Potenza, alla società civile, accontentarsi del fatto che Danilo Restivo viene giudicato colpevole, condannato e che però non dica poi la verità su quello che è successo realmente quella domenica. A noi certo non serve a niente una sentenza di questo tipo".

    L'altro fratello di Elisa, Luciano, ha ricordato così il giorno della scomparsa: "Ho incontrato Restivo due volte quel giorno. La prima volta presumibilmente, dico presumibilmente perché a distanza di dieci anni non sono in grado di ricordare con precisione l'orario, la prima volta intorno alle 15 e la seconda volta a distanza di circa un'ora - tre quarti d'ora. La cosa che mi ha colpito molto sono state le diverse condizioni di Restivo tra il primo e il secondo incontro. La prima volta io ho citofonato, lui è sceso nel portone di casa ed era solo ed era in condizioni particolari, nel senso che era completamente sudato, tremante e aveva difficoltà a articolare i discorsi. La cosa mi ha colpito, perché lui mi disse che in quel momento si trovava a pranzo con i genitori. Nel secondo incontro mi è sembrato di incontrare una persona completamente diversa: è sceso in compagnia della sorella ed era una persona calma tranquilla, perfettamente rilassata. Questa cosa mi ha colpito perché c'è stato un cambiamento totale nell'atteggiamento di Restivo".

  • 13 settembre 2004

    Il 22 giugno scorso Danilo Restivo è stato arrestato e trattenuto tre giorni per essere interrogato. Questa volta non in Italia e non in relazione alla scomparsa di Elisa Claps, ma in Gran Bretagna, dove si trova da più di tre anni, nel corso delle indagini per l'atroce assassinio di una sarta di 48 anni, Heather Barnett, avvenuto il 12 novembre 2002 a Bournemouth, una cittadina balneare nel sud dell'Inghilterra 200 Km a sud ovest di Londra, nella contea di Dorset. Il cadavere della donna, è stato trovato dai figli che tornavano da scuola, ed era orrendamente mutilato. Nelle mani due ciocche di capelli che non appartenevano a lei. Restivo abita nella casa di fronte a quella di Heather Barnett, nel quartiere di Charminster. I due si conoscevano come vicini e perché Restivo una volta era andato a commissionarie delle tende da regalare alla sua padrona di casa. Phil James, capo della squadra anticrimine della Polizia del Dorset, ha riferito che, in seguito a questa visita, Heather Barnett non trovava più le chiavi del suo appartamento e aveva chiamato Restivo, che aveva negato, per sapere se le aveva prese lui. Allora lei aveva fatto cambiare la serratura. Né le chiavi né altri oggetti della donna sono stati trovati a casa di Restivo, che ha fornito come alibi per il giorno dell'omicidio la sua presenza al corso di informatica che segue alla Nacro, un'associazione che si occupa prevalentemente del reinserimento di ex detenuti. Dopo un viaggio in Italia per conoscere i dettagli della vicenda Claps, gli inquirenti hanno ricontrollato questo alibi dichiarandosene "non pienamente soddisfatti". Phil James ha anche richiamato l'attenzione su alcuni elementi oggetto di ricerche. Un modello di scarpa, la "Terra Part" della Nike, misura 9,5 inglese, che avrebbe calzato l'assassino lasciando numerose tracce sulla scena del delitto. L'identikit elettronico (E-Fit) di un uomo, con i vestiti macchiati, visto in una strada poco lontano dalla casa della vittima alle 9,30 della mattina del 12 novembre 2002. E soprattutto i capelli trovati in mano alla Barnett, che non si sa ancora a chi appartengano e quale significato abbiano. Gli investigatori inglesi hanno saputo che in passato, quando era a Potenza, Restivo ha tagliato ciocche di capelli a delle ragazze avvicinate in autobus e in altri luoghi pubblici. Quindi hanno lanciato un appello per sapere se qualcuno avesse subìto la stessa cosa a Bournemouth, ricevendo la testimonianza di cinque donne, due delle quali hanno riconosciuto l'autore dei gesti in Danilo Restivo.

  • 4 ottobre 2004

    La scorsa settimana sono tornati in Italia, nel massimo riserbo, gli investigatori inglesi che si occupano dell'omicidio di Heather Barnett. E' venuto a Potenza anche Andy Martin, direttore del Daily Echo, il principale quotidiano di Bournemouth, che ha raccolto una breve dichiarazione del padre di Danilo Restivo, rilasciata dopo undici anni di silenzio, nella quale dice che non c'è alcuna prova valida a carico del suo figlio. Da parte sua Andy Martin si è detto comunque convinto che la risoluzione di una delle due vicende in cui è coinvolto Danilo Restivo porterà al chiarimento dell'altra. L'1 Dicembre prossimo Restivo dovrà presentarsi alla Polizia inglese per conoscere l'esito delle indagini che lo riguardano.

  • 11 settembre 2006

    La Direzione Investigativa Antimafia di Salerno ha ricevuto la deposizione da parte di un uomo che ha riferito una notizia appresa da una persona successivamente deceduta. Secondo questa testimonianza, la mattina del 12 settembre 1993 Elisa Claps sarebbe entrata in compagnia di un’altra persona a palazzo Loffredo, un antico palazzo nobiliare oggi adibito a museo, situato a poche decine di metri da via Pretoria, il corso principale di Potenza. All’epoca dei fatti il palazzo era inagibile e chiuso al pubblico. Lì Elisa sarebbe stata uccisa dalla persona che era con lei, forse in seguito ad una discussione poi degenerata. L’autore del delitto, a questo punto, avrebbe chiesto tramite un parente l'aiuto di un personaggio eccellente di Potenza, all’epoca in contatto con esponenti della malavita locale e della Ndrangheta calabrese. Questo personaggio si sarebbe rivolto ad un suo uomo di fiducia, noto agli inquirenti come usuraio, ricettatore di denaro sporco e dedito anche ad altre attività illecite, nella cui officina situata nella parte bassa di Potenza, si sarebbero trovati alcuni bidoni di acido, servito a sciogliere il corpo di Elisa Claps.

  • 18 settembre 2006

      

    Il programma inglese della BBC “Crimewatch”  ha mandato in onda un importante servizio sull’assassinio di Heather Barnett. Dopo la ricostruzione dell’omicidio sono stati anche mostrati alcuni fotogrammi ripresi da una telecamera nei pressi della casa della vittima, nei quali si vede un uomo che non è stato identificato e che potrebbe essere l'assassino:

    Frame Camera_1              Camera Frame_2             Camera Frame_3            Camera Frame_4

    Sul sito di Crimewatch viene detto espressamente che la polizia inglese collega l’omicidio della signora Barnett al caso di Elisa Claps. Il punto di contatto tra i due episodi sarebbe rappresentato proprio dalla figura di Danilo Restivo. Questi ha dichiarato che il giorno dell’omicidio di Heather Barnett si trovava alla Nacro per frequentare un corso di informatica. Esaminando il foglio delle presenze è evidente, però, che l’orario di ingresso di Restivo è stato modificato, probabilmente da una mano diversa da quella dell’addetto alle registrazioni.

    Il nuovo questore di Potenza, dott. Vincenzo Mauro, sostiene che non si possa escludere l’eventualità che Elisa Claps sia ancora viva e per questo ha disposto che venga fatto l’aggiornamento dei tratti somatici della ragazza (age progression) per ottenere una immagine di come potrebbe essere oggi. Gildo Claps, fratello della scomparsa, ha chiamato durante la trasmissione mostrandosi scettico e sconcertato da questa ipotesi.

  • 6 novembre 2006

    In Gran Bretagna, in seguito al filmato mandato in onda dal programma inglese Crimewatch sul caso dell’omicidio di Heather Barnett, sono arrivate moltissime telefonate ed e-mail di ragazze alle quali sono stati tagliati furtivamente i capelli. Nelle mani della Barnett, infatti, erano state trovate due ciocche di capelli, una appartenente alla vittima ed una ancora non identificata. Due di queste testimoni durante una nuova puntata di Crimewatch hanno raccontato in studio la loro esperienza. Una di loro era su un autobus e stava andando a scuola. Ad un certo punto si è sentita toccare i capelli ed ha avvertito un strano odore di mentolo. Dietro di lei era seduto un uomo con le mani appoggiate sulla spalliera del sedile davanti. Una volta scesa dall’autobus, la ragazza si è accorta che le era stata tagliata una ciocca di capelli e che quell’odore di mentolo proveniva proprio dai suoi capelli. L’altra ragazza ha visto, sempre su un autobus, un uomo che tagliava i capelli ad una donna. Scoperto, sarebbe sceso velocemente dal mezzo. La testimone ricorda che questo strano individuo indossava una specie di giubotto bomber impermeabile verde. Sostiene inoltre di averlo visto anche altre volte e di aver cercato di allontanarsi da lui, ritrovandoselo però sempre vicino. Quest’uomo potrebbe essere l’assassino di Heather Barnett e potrebbe uccidere ancora, come sostengono gli esperti in Criminal Profiler dell’FBI di Quantico (USA) coinvolti nelle indagini.

    Phil James, capo della Squadra Anticrimine della Polizia del Dorset (Gran Bretagna) che si occupa del caso, in collegamento da Londra ha lanciato un appello a tutte le donne italiane alle quali sia capitato un episodio analogo di taglio di capelli. Un’eventuale collaborazione di queste persone sarebbe importante per stabilire a chi appartengono i capelli trovati nelle mani della signora Barnett. L’indirizzo per contattare la polizia inglese è   mcit@dorset.pnn.police.uk. Dalla città di Potenza molte ragazze negli anni passati avevano raccontato di essere state vittime o avere assistito a episodi del genere aventi per protagonista Danilo Restivo. Quest'ultimo si è trasferito in Inghilterra e all’epoca dell’omicidio Barnett viveva proprio difronte alla casa della vittima.

    Gildo Claps, fratello di Elisa, e il criminologo Massimo Picozzi hanno commentato le coincidenze tra i casi Claps e Barnett. Picozzi ha evidenziato in particolare come l'atto di tagliare capelli di nascosto sia in realtà strettamente collegato al sadismo e possa quindi essere preludio o sintomo di comportamenti più gravi, ipotizzando che potrebbe esserci stata una escalation di episodi non ancora conosciuti dopo la partenza di Restivo da Potenza. Nel corso della trasmissione sono arrivate molte telefonate che riferivano di tagli di capelli sia a Potenza che in altre città italiane. Quale autore di questi “scherzi” molti hanno fatto il nome di Danilo Restivo, che  frequentava l'istituto per odontotecnici.

    In un’intervista rilasciata da Danilo Restivo a “Chi l’ha visto” un mese dopo la scomparsa di Elisa Claps, il giovane aveva ricostruito l’appuntamento che aveva avuto con la ragazza e i suoi spostamenti una volta separatosi da lei. I due si sarebbero dati appuntamento alle 11.30 presso la Chiesa della SS. Trinità di Potenza. Verso le 12 Elisa Claps avrebbe detto di avere un appuntamento in campagna e si sarebbe allontanata lasciando solo Restivoche avrebbe girovagato un po’ per la città, rincasando con una ferita alla mano che si sarebbe procurato, a suo dire, scivolando su delle scale mobili in costruzione intorno alle 13.30. Secondo il suo racconto avrebbe impiegato un’ora e mezza circa per percorrere 1,5 km.

    Il percorso di REstivo

  • 3 luglio 2009

    Nell'informativa conclusiva citata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, consegnata al Pm di Salerno Rosa Volpe, Danilo Restivo è l'unico accusato con nome e cognome dell'omicidio di Elisa Claps dalla Squadra Mobile di Potenza. Un omicidio preterintenzionale, conseguenza di una pulsione sessuale. Nelle pagine firmate dal vicequestore Barbara Strappato sono ipotizzati anche i profili di altre persone "da identificare" coinvolte nell'occultamento del cadavere e nei depistaggi. Tra gli elementi al centro delle nuove indagini, le incongruenze del registro del pronto soccorso dell’ospedale San Carlo di Potenza, già evidenziate da "Chi l'ha visto?", sull'orario della medicazione di una ferita a Restivo quel 12 settembre 1993.

  • 8 luglio 2009

    In una lettera inviata alla Polizia quattordici anni fa, e letta integralmente nel corso della puntata, una ragazza (così sembra potersi desumere dalla grafia) scrisse di aver visto Elisa Claps ''essere spinta in un'automobile'' dopo aver urlato ''voi siete matti, cosa vi siete messi in testa?''. La lettera è scritta su un foglio di quaderno e fa parte dell'informativa conclusiva inviata dalla Squadra mobile di Potenza, diretta dal vicequestore Barbara Strappato, al pm di Salerno, Rosa Volpe, che coordina le indagini. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, la ragazza sarebbe stata uccisa e poi il suo cadavere sarebbe stato occultato. Il responsabile dell'omicidio sarebbe Danilo Restivo, che incontrò Elisa poco prima della sua scomparsa: la Polizia ha ipotizzato un omicidio preterintenzionale scaturito da un impulso sessuale. Lo stesso Restivo è citato nella lettera dell'adolescente, che scrisse di aver visto il giovane in una ''Fiat Uno'' bianca nella disponibilità di Eris Geca (un cittadino albanese che alcuni fa fu prosciolto dall'unica accusa di false dichiarazioni al pm): i due, dopo alcune avance, avrebbero spinto Elisa nell'automobile e poi sarebbero andati via. A quell’incontro, sempre a tenore della lettera, sarebbe stata pure presente Eliana De Cillis l’amica di Elisa. Nello studio di Potenza, ospiti di Federica Sciarelli, la madre, Filomena Iemma, e il fratello di Elisa, Gildo Claps. ''Faccio un appello - ha detto la madre di Elisa - alla ragazza che scrisse quella lettera. Oggi sarà diventata una persona adulta, forse sarà mamma. Non può più avere paura, come scriveva allora: oggi le chiedo di incontrarmi e di raccontare tutto quello che ha visto. Sono passati 16 anni: chi sa - ha concluso - deve parlare''.

     

  • 19 ottobre 2009

    Il 14 ottobre 2009 gli ispettori della polizia inglese del Dorset si sono nuovamente recati in Italia per incontrare le persone che sono state vittime di un taglio di capelli in circostanze sospette. Hanno contestualmente prelevato un campione di DNA da ognuna di queste persone per eseguire i confronti necessari con il DNA della ciocca ritrovata nelle mani di Heather Barnett, uccisa il 12 novembre 2002 a Bournemouth. I risultati saranno disponibili entro qualche mese. Nel frattempo Jez Noyce, il responsabile dell'indagine, chiede collaborazione a quanti siano stati vittime o testimoni di simili tagli di capelli. Per farlo, basterà contattare Chi l'ha visto? allo 06.8262 o per email all'8262@rai.it

  • 17 marzo 2010

    Alcuni operai che stavano effettuando dei lavori nella chiesa della Santissima Trinità avrebbero trovato un corpo pressocché mummificato. Il questore di Potenza Romolo Panico ha dichiarato a "Chi l'ha visto?" che non è stato ancora identificato il corpo: "Non abbiamo alcuna certezza sull'identificazione del corpo perchè non è stato iniziato alcun esame da parte della poliza scientifica". Un orologio, una catenina, un paio di sandali e un paio di occhiali rinvenuti sul corpo corrispondono per i familiari a quelli indossati dalla ragazza il giorno della scomparsa. Gli oggetti sono stati fotografati per essere mostrati ai parenti. La chiesa è l'ultimo posto dove Elisa Claps fu vista la mattina del 12 settembre 1993 da Danilo Restivo, che successivamente si è trasferito in Inghilterra dove è rimasto coinvolto in un'altra inchiesta per la morte di una donna, la sarta Heather Barnett sua vicina.

  • 18 marzo 2010

    Brandelli della maglia che la madre aveva fatto per Elisa Claps e che la ragazza indossava il giorno della scomparsa sono stati ritrovati sul corpo rinvenuto da alcuni operai che, in seguito ad un'infiltrazione, stavano effettuando dei lavori in un sottotetto normalmente non accessibile nella chiesa della Santissima Trinità.
    I familiari avevano già confermato ieri la corrispondenza di alcuni oggetti  (un orologio, una catenina, un paio di sandali e un paio di occhiali) con quelli che aveva Elisa Claps. La chiesa è l'ultimo posto dove la ragazza fu vista la mattina del 12 settembre 1993 da Danilo Restivo, che successivamente si è trasferito in Inghilterra dove è rimasto coinvolto in un'altra inchiesta per la morte di una donna, la sarta Heather Barnett sua vicina. Mario Marinelli, avvovato di Restivo, unico indagato per omicidio e occultamento di cadavere nell’inchiesta per la scomparsa di Elisa Claps, ha dichiarato che il suo assistito ''è tranquillo. E' in Inghilterra e ha saputo del ritrovamento dei resti umani dai mezzi di comunicazione”.
    La Procura della Repubblica di Salerno ha disposto un accertamento medico legale irripetibile sui resti ritrovati.

    Nell'immediatezza della scomparsa “le indagini sono state un disastro su tutta la linea: lo abbiamo detto tante volte. Il ritrovamento non fa altro che confermare quello che abbiamo sempre sostenuto: che c'e' stata leggerezza e superficialità”, ha dichiarato Gildo Claps. “Negli ultimi anni, invece - ha aggiunto - c'è stato un lavoro investigativo notevole. Il ritrovamento sicuramente servirà a inchiodare alle responsabilità le persone. Al di là del principale sospettato, che abbiamo indicato già quel 12 settembre 1993, credo che le circostanze del ritrovamento sollevano tantissimi interrogativi. Elisa era dove tutti sospettavamo che fosse, nell'ultimo posto dove era stata vista".

    Naturalmente lunedì 22 marzo prossimo “Chi l’ha visto?” tornerà sul caso, come annuncia Federica Sciarelli: ''Ricostruiremo la vicenda anche attraverso tutti i materiali del programma, che ha seguito il caso dai tempi di Donatella Raffai, come l'intervista a Danilo Restivo registrata a pochi giorni dalla scomparsa di Elisa. In questi anni abbiamo portato avanti una durissima battaglia accanto alla famiglia Claps, grazie anche all'appoggio di don Marcello Cozzi, soprattutto quando ci siamo convinti che la ragazza era stata uccisa e il corpo era stato occultato. Il caso infatti fu riaperto e fu anche perquisita tutta la chiesa, ma senza successo, anche perché non si andò a guardare nel sottotetto. Ovviamente racconteremo anche tutti i depistaggi di questi anni, a partire dalla finta email scritta da Restivo da un locale di Potenza dove diceva di essere Elisa, di trovarsi in Brasile e di stare bene''.

  • 21 marzo 2010

    "Nessuno potrà più dire che Elisa era scappata di casa", ha detto Filomena Iemma Claps, la madre di Elisa, parlando dal palco della manifestazione organizzata dall’associazione Libera in suo ricordo davanti ad alcune migliaia di persone e allo striscione ''Ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa, parlare è un obbligo'', esposto in piazza don Bosco. La signora ha fatto appello a chi conosce la verità: "Se c'è qualcuno e sicuramente c'è qualcuno che sa la verità, sa dove trovarmi. Sono pronta ad un incontro a quattr'occhi, come vuole, dove vuole. Non ho paura di incontrare né mafiosi né delinquenti, sono disposta a tutto per conoscere la verità". ''E' terribile pensare che per 17 anni abbiamo pregato, chiacchierato e scherzato a soli cento passi da Elisa, soli cento passi'', ha detto il sacerdote don Marcello Cozzi, animatore di Libera in Basilicata. Anche il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, dal corteo antimafia in piazza Duomo a Milano, ha rivolto un pensiero alla famiglia di Elisa Claps: ''Si sentiva nell'aria  che lì c'erano state troppe bugie e che c'era stata troppa superficialità nelle indagini. Abbracciamo quindi quella piazza, dove c'e' oggi anche Libera Potenza, perché è un luogo dove c'è stato troppo dolore''.

  • 22 marzo 2010

    Una mossa tecnica ma dal valore sostanziale, per evitare che l'inchiesta naufragasse. Il procuratore generale di Salerno, Lucio Di Pietro, ha avocato l'inchiesta sulla scomparsa di Elisa Claps: l'atto, compiuto d'intesa con il procuratore capo Franco Roberti, permette di svolgere nuove indagini essendo ormai scaduti i termini dell'inchiesta di cui sono titolari da anni i magistrati salernitani. Senza l'avocazione, la procura non avrebbe potuto compiere ulteriori atti investigativi. La notizia è riportata nell'edizione napoletana di Repubblica. In casi del genere, la legge consente al pg di subentrare alla procura e di svolgere altre indagini senza vanificare il lavoro svolto dopo la scadenza dei termini, che da "perentori" diventano ''ordinatori''.

    Filomena Claps nel corso della puntata ha confermato di aver riconosciuto nel corpo ufficialmente rinvenuto nella chiesa della S.S. Trinità il 17 marzo 2010 la maglia e altri effetti personali appartenuti a sua figlia Elisa. C'era chi, il giorno stesso della scomparsa  di Elisa, aveva il potere, e tutte le informazioni, per andare a prendere il corpo della ragazza in quel sottotetto, però non lo ha fatto. Don Mimì Sabia per 50 anni è stato parroco della S.S. Trinità, la Chiesa più prestigiosa di Potenza. E' un personaggio leggendario di Potenza, parroco e amico di persone importanti. Per comprendere meglio in quali circostanze e in quale luogo esatto è stato ritrovato il corpo di Elisa Claps, occorre innanzitutto capire come è strutturata la chiesa della S.S.Trinità, e l'edificio della canonica che è incastonato tra la chiesa ed il campanile. Dunque, alla canonica si accede attraverso due porte. Una è all'interno della Chiesa alla sinistra dell'altare. L'altra è all'esterno, dietro il cancello subito dopo il campanile. Tutto è restato più o meno immutato dall'epoca dell'uccisione di Elisa. Al piano rialzato dell'edificio annesso alla chiesa c'è la sagrestia e un locale col ping pong ed altri giochi per i ragazzi più piccoli. Al primo piano una sala lettura. Al secondo l'alloggio del parroco - all'epoca don Mimì Sabia, che però negli ultimi anni si era trasferito altrove. All'ultimo piano, sotto il terrazzo c'era il “Centro Newman”, dove si riunivano i ragazzi più grandi. Un paio di settimane prima della scoperta del corpo di Elisa, l'imprenditore edile Antonio Lacerenza ed i suoi operai, insieme con il vescovo di Potenza monsignor Superbo e con l'attuale parroco della S.S. Trinità – don Ambrogio - erano già saliti sulla terrazza ma non si erano accorti di nulla. Si accede fin lassù attraverso una porta - attigua a quella del “Centro Newman” - che però era sempre chiusa a chiave. Dietro quella  porta c'è una scala che porta ad un pianerottolo. Da qui, un'altra scaletta di legno, attraverso un abbaino molto basso immette sul terrazzo. Dunque quel giorno nessuno si era accorto di nulla. Ma una settimana dopo Lacerenza era stato chiamato di nuovo, perché questa volta pioveva direttamente in Chiesa. Corneliu Todilca, l’operaio di origine rumena, della ditta Lacerenza ha raccontato nei dettagli il ritrovamento del corpo di Elisa nella parte bassa del sottotetto della chiesa. Di come subito dopo abbia avvertito il titolare dell’impresa. Perplessità e rabbia suscita la constatazione del fatto che Danilo Restivo, ai microfoni di “Chi l’ha visto?”, intervistato da Giuseppe Rinaldi il 12 ottobre 1993, aveva indicato esattamente nella chiesa il luogo dell’incontro di lui con la ragazza. Anche se, secondo quanto aveva raccontato, l’aveva vista andarsene dopo una decina di minuti  mentre lui si era intrattenuto per alcuni minuti. A breve distanza di tempo dalla scomparsa un maresciallo dei Carabinieri segnalò proprio agli inviati di 'Chi l'ha visto?' un personaggio che diceva di avere cose importanti da dire sul caso. Tale personaggio telefonò in trasmissione dicendo che il giorno della scomparsa di Elisa vide la ragazza verso le 13.45 salire su una Uno bianca targata Matera in compagnia di un giovane con capelli di taglio “militare”. Una ex dipendente della Biblioteca di Potenza, all’epoca diretta dal padre di Restivo, ha telefonato in redazione per segnalare il fatto che ricordava di aver visto Danilo nei giorni della scomparsa con il collo graffiato. Sfortunatamente, per paura, non ha lasciato le sue generalità, pertanto nel corso della trasmissione Federica Sciarelli ha invitato altre persone a farsi avanti per dirci se ricordassero il particolare. Don Marcello Cozzi ha raccontato di come a suo tempo gli fosse stato chiesto dalla Questura di chiedere all’Arcivescovo che esercitasse una pressione sul parroco don Mimì perché favorisse l’ingresso della polizia nella chiesa per cercare il corpo di Elisa. Un potentino, il sig. Marcantonio, ha dichiarato nel corso del collegamento, di ricordare che molti anni prima don Sabia si era lamentato del fatto che fossero state sottratte le chiavi della chiesa e di tutti i locali a servizio della stessa. Mons. Appignanesi, arcivescovo emerito di Potenza, ha espresso una critica non troppo velata nei confronti del parroco Don Sabia e di come i laici avessero una libertà eccessiva di movimento all’interno della chiesa. A proposito ancora del parroco si ricorda la circostanza per cui subito dopo la celebrazione della Messa delle 12.30 questi era partito alla volta di Fiuggi per trascorrere un periodo di riposo nella stazione termale; anche Danilo Restivo era partito nel pomeriggio dello stesso giorno. Don Luis Navarro, decano della facoltà di diritto canonico della Pontificia Università della Santa Croce, ha spiegato se in conseguenza della presenza di un  cadavere all’interno di una chiesa questa debbe essere sconsacrata. Il docente ha distinto tra sconsacrazione e profanazione affermando che qualora il vescovo del luogo accerti che un fatto delittuoso sia avvenuto all’interno del luogo sacro e da questo ne sia derivato pubblico scandalo sono integrati gli estremi della “profanazione” e che in conseguenza di ciò e fino alla celebrazione di un atto penitenziale all’interno della chiesa non possano svolgersi i riti e amministrarsi i sacramenti. Il prof. Francesco Introna, incaricato di esaminare i resti della ragazza, ha dichiarato in un’intervista che entro un mese darà i risultati dei suoi rilievi e delle sue analisi. Cercherà delle tracce organiche del suo aggressore. Il giornalista Marco Travaglio ha evidenziato una serie di nodi che rimangono da sciogliere sul caso Claps e che rimandano al contesto politico-giudiziario della regione Basilicata che ebbe modo di evidenziare in un celebre editoriale pubblicato da 'Micromega', dal titolo ironico  “Amaro Lucano”: la repentina partenza del parroco della chiesa, il fatto che non si sia data sufficiente importanza al racconto del segreto della confessione a cui il sacerdote disse di sentirsi legato, il fatto che non si siano tratte le debite conseguenze dai vari procedimenti per falsa testimonianza avviati a carico dei principali protagonisti della vicenda.

  • 23 marzo 2010

    Si è conclusa nell'Istituto di Medicina legale al Policlinico di Bari l'autopsia sui resti di Elisa Claps. Il  consulente della famiglia Claps, Luigi Mastrangelo ha detto che sono stati eseguiti alcuni prelievi di tessuto, ma che "bisognerà attendere i risultati degli esami per sapere se ci sono delle novità''. Ci vorranno 20 giorni per i risultati dell'autopsia. I risultati   saranno depositati sul tavolo del magistrato, il pm Rosa Volpe, della procura di Salerno. Sulle cause della morte di Elisa Claps e l'eventuale presenza di tracce dell'aggressore ''abbiamo fatto un passo aggiuntivo''. E' stato questo il commento finale del prof. Francesco Introna parlando con i giornalisti al termine dell'autopsia. "Procediamo passo passo - ha detto - perchè questa è un'indagine abbastanza complessa in considerazione dello stato di decomposizione estrema della salma''. Introna ha aggiunto che, tra i frammenti recuperati, ci sono anche quelli dell'osso ioide (il collo era invece scheletrizzato), sui quali  verranno eseguiti accertamenti per accertare eventuali tracce di lesioni. Il corpo conserva i capelli ma è privo delle unghie. Oltre all'identificazione del corpo, che avverrà tramite esame del dna, tutti gli esami sono finalizzati a capire come la ragazza sia stata uccisa. Si cerca inoltre il dna dell'assassino e si sperava che le unghie avessero trattenuto del dna o tracce dell'assassino, ipotizzando un tentativo di difesa della vittima. Si è quindi  proceduto ad un tampone unghiale per rilevare eventuali tracce di persone diverse dalla vittima. Anche gli esami sui capelli rientrano negli accertamenti richiesti dalla Dda di Salerno.

  • 25 marzo 2010

    “È con ulteriore strazio che apprendiamo la notizia del ritrovamento del corpo di Elisa già nello scorso gennaio. Se ciò dovesse essere confermato dagli organi investigativi, un altro insulto sarà consumato alla memoria di Elisa e alla sua famiglia: 17 anni di dolore non hanno impedito ancora una volta che il silenzio, l’omertà, la tutela di interessi che nulla hanno a che vedere con i valori cristiani prevalessero sulla pietà che si doveva a un corpo straziato. Arrivati a questo punto nulla più ci sorprenderebbe, nemmeno apprendere domani che il corpo sia stato scoperto ancora prima di gennaio. Ci chiediamo con sdegno: è possibile che il parroco non abbia riferito immediatamente del ritrovamento?  Se invece lo ha fatto, a chi ha riferito: al suo Vescovo o a più alte autorità ecclesiastiche? Questo scempio crediamo metta definitivamente in ginocchio una intera comunità che solo sabato scorso si era stretta intorno alla nostra famiglia chiedendo verità e giustizia. Ribadiamo con ancora maggior forza che a nessuno sarà ancora consentito di occultare la vergogna che già pesa su questa città. Quanto sta accadendo in queste ore non fa che confermare i nostri sospetti all’indomani della scomparsa. Oltre al colpevole o i colpevoli materiali dell’assassinio di Elisa tanti dovranno spiegare il loro ruolo in questa vicenda.” La famiglia di Elisa Claps.

  • 28 marzo 2010

    Il corpo di Elisa è stato trovato, ma la verità deve venire ancora fuori. "Per  17 anni mia figlia condannata a stare in un  sottotetto, ma non era quella la casa di Elisa". Sono le parole di Filomena Claps, la madre di Elisa.

  • 29 marzo 2010

    Sembra che il corpo di Elisa Claps sarebbe stato scoperto almeno due mesi prima del ritrovamento ufficiale del 17 marzo. A scoprirlo nel sottotetto sarebbe stata Margherita Santarsiero, che insieme con la figlia Annalisa Lo Vito, fa le pulizie nella Chiesa della Santissima Trinità. È quanto avrebbe confessato agli inquirenti il sacerdote brasiliano di 33 anni, don Wagno Oliveira e Silva, viceparroco della S.S.Trinità, che ha precisato di averlo appreso dalle donne. Quando sono trapelate queste notizie sono seguite smentite e controsmentite da parte dei protagonisti. Le donne ai microfoni di 'Chi l'ha visto?' hanno negato recisamente di aver fatto la scoperta di cui il viceparroco ha parlato ai magistrati e hanno detto di aver negato anche nel corso del confronto con don Wagno a cui sono state sottoposte dai magistrati salernitani. Dunque,le due donne ed il sacerdote avrebbero portato a passeggio – su e giù per la canonica - un brandello degli abiti e gli occhiali di Elisa Claps. Don  Wagno avrebbe aggiunto al suo racconto un particolare delicato: portato nel sottotetto dalle due donne, tutti e tre si sarebbero raccolti in preghiera davanti ai resti di Elisa. Da sabato 20 marzo, il giorno delle sue clamorose dichiarazioni davanti ai PM di Salerno nessuno ha più visto don Wagno Oliveira in giro per Potenza. Noi lo abbiamo cercato a lungo, ma invano. Finché un informatore ha confidato che don Wagno è sicuramente nel seminario maggiore di Potenza, un grande edificio  alla periferia della città. Il diretto superiore di Don Wagno è Don  Ambrogio (Ambroise Atakpa), come lo chiamano i suoi parrocchiani, parroco della santissima Trinità. Proprio a Don Ambrogio, Don Wagno avrebbe riferito quello che aveva visto nel sottotetto. Giovedì 25 marzo sua eccellenza Agostino Superbo, vescovo di Potenza e vicepresidente della conferenza episcopale italiana,aveva indetto una conferenza stampa da fare insieme con il questore di Potenza Romolo Panico, ma poi la conferenza stampa è stata precipitosamente annullata. Alcuni operai che si erano recati nel luogo in cui più tardi sarebbe stato ritrovato il corpo di Elisa hanno raccontato di aver visto una sorta di tumulo fatto di assi di legno, di tegole e di altro materiale di risulta.
    Mons. Agostino Superbo, arcivescovo metropolita di Superbo, ha concesso un’intervista in esclusiva a “Chi l’ha visto?” in cui ha ribadito la sua assoluta buona fede nella vicenda del ritrovamento di Elisa, negando di avere avuto contezza della presenza dei resti della ragazza prima del 17 marzo e dichiarando che non era stato avvertito dal viceparroco circa un “qualcosa di strano” che aveva notato nei locali del sottotetto. Francesco Introna, il medico legale che si sta occupando delle analisi sul corpo di Elisa Claps, è stato nuovamente intervistato dal nostro programma. Le sue analisi in breve tempo devono rispondere alle domande che ha posto il magistrato: è senza ombra di dubbio il corpo di Elisa quello trovato nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza? Quando è morta? Qual è stata la causa della morte? E quali mezzi sono stati utilizzati per  determinarla? Secondo il professor Introna è molto difficile avere dei risultati da un corpo che dopo 17 anni si è trasformato  in una mummia parzialmente scheletrizzata, dove tutte le strutture interne sono parzialmente collassate. Per avere delle risposte il corpo di Elisa è stato sottoposto ad una Tac e ad una risonanza magnetica. Si stanno inoltre esaminando, con estrema cautela e con apparecchiature idonee, i resti del corpo trovato nel sottotetto della chiesa per capire se effettivamente Elisa abbia subito una violenza sessuale. I risultati finali del lavoro dell’ equipe, che coinvolge tutto lo staff medico del reparto di medicina legale del Policlinico di Bari, saranno comunicati al magistrato entro il 23 aprile, termine massimo per dare una risposta a tutti gli interrogativi, dopodiché il corpo sarà consegnato alla madre Filomena Iemma per il  funerale. Maria, una delle compagne di scuola della quinta elementare di Danilo Restivo, ha raccontato come fin da piccolo Danilo Restivo appariva diverso dagli altri compagni di scuola, andava spesso in bagno e spiava le piccole compagne mentre facevano la pipì. Inoltre, già alle elementari aveva l’abitudine di tagliare i capelli alle compagne di scuola. Incollava le ciocche sui suoi quaderni di scuola e raccontava che tutte le bambine belle o brutte erano le sue fidanzate. Maria ricorda che una sua amica era rimasta scioccata da un gioco che Danilo Restivo faceva con i suoi compagni di scuola: li legava, li bendava e li portava in un posto appartato, disinfettava con l’alcool degli strumenti che i ragazzi bendati non vedevano e poi con un coltellino li feriva.  Tutte le ragazze di Potenza avevano timore di quel ragazzo strano, Maria ha raccontato inoltre che quando lo incontrava temeva le tagliasse una ciocca di capelli.


    Per la terza volta da quando il cadavere di Elisa Claps è stato scoperto "ufficialmente", lo scorso 17 marzo, domani la Polizia scientifica tornerà nel sottotetto della canonica della chiesa della Santissima Trinità di Potenza per continuare rilievi e accertamenti dai quali gli investigatori si attendono molto per chiarire le circostanze della morte della ragazza e identificare il responsabile. Gli agenti della Scientifica, in particolare, esamineranno il terzo piano della struttura, l'ultimo prima del terrazzo, utilizzato anche del centro culturale Newmann e negli ultimi anno adibito a deposito. Sabato, nel sottotetto, ha fatto rilievi anche lo staff guidato dall'anatomopatologo Franco Introna che, nell'Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari sta preparando la relazione sull'autopsia eseguita martedì scorso. Intanto, la Procura di Salerno, che coordina le indagini, e la Questura di Potenza stanno continuando ad esaminare gli interrogatori di persone coinvolte nell'inchiesta che ha come unico indagato Danilo Restivo, accusato di omicidio, violenza sessuale e occultamento di cadavere. Gli investigatori, inoltre, stanno indagando sulle circostanze che, nello scorso mese di gennaio, avrebbero portato al ritrovamento del cadavere di Elisa da parte del viceparroco della Trinità, don Vagno, che - come confermato dall'arcivescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo - non ha lasciato il seminario maggiore.

    I funerali di Elisa Claps non si svolgeranno in una chiesa ma all'aperto: “E' già stata 17 anni in chiesa”. Lo ha detto in diretta la madre, Filomena Iemma, durante la puntata di ''Chi l'ha visto?'' del 29 marzo. Le esequie si svolgeranno dopo la conclusione dell'autopsia che sta eseguendo il prof. Francesco Introna, dell'Istituto di medicina legale di Bari, e che ha come termine il 23 aprile per consegnare le sue conclusioni al pm che coordina l'inchiesta, Rosa Volpe. Il Vescovo di Potenza, Monsignor Agostino Superbo, per rispetto nei confronti di Filomena Claps e perché “Chi l’ha visto?” è sempre stato vicino alla famiglia di Elisa, ha chiesto di poter spiegare attraverso il programma cosa è davvero accaduto. Monsignor Superbo, che si è rivolto alla famiglia Claps e a tutti i cattolici indignati, ha detto che il sacerdote brasiliano don Vagno, il vice parroco della S.S. Trinità, prima del 17 marzo nel sottotetto avrebbe visto ''qualcosa che l'aveva impressionato, ma non ci aveva pensato più di tanto''.

  • 30 marzo 2010

    E' terminato pochi minuti fa il terzo sopralluogo fatto dalla Polizia scientifica nella chiesa della Santissima Trinita' di Potenza. All'uscita, avvicinata dai giornalisti, il pm di Salerno, Rosa Volpe - che coordina le indagini - ha detto: ''Torneremo se necessario''. Il magistrato non ha risposto alla domanda dei giornalisti se fosse pronto un mandato di cattura internazionale per Danilo Restivo, l'unico imputato per omicidio, violenza sessuale e occultamento di cadavere.

  • 31 marzo 2010

    A conclusione di accertamenti durati circa sette ore, gli agenti della Polizia scientifica sono usciti poco fa dalla chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove lo scorso 17 marzo sono stati trovati i resti di Elisa Claps. Secondo  quanto si è appreso, gli agenti hanno fatto nuovi esami nel sottotetto e nel terzo piano della canonica, utilizzati in passato dal centro Newman e ora adibiti a deposito.

  • 1 aprile 2010

    Gli investigatori hanno acquisito il diario di un frequentatore del centro Newman: l'associazione culturale che ha sede nei locali della chiesa della Ss. Trinità di Potenza dove, due settimane fa, sono stati ritrovati i resti di Elisa Claps. E risale proprio a quell'anno l'agenda che gli investigatori hanno sequestrato per verificare date, appuntamenti e avvenimenti annotati in quelle pagine. Il proprietario del diario era già stato sentito alcuni giorni fa mentre dell'acquisizione dell'agenda si è avuto conferma soltanto ieri sera. L'uomo, nel 1993, frequentava l'associazione culturale intitolata al cardinale inglese Henry Jhon Newman e fondata dal parroco storico della Trinità, don Mimì Sabia, titolare della chiesa per 48 anni e morto nel 2008 all'età di 84 anni. L'associazione che ora ha sede al primo piano, in passato si trovava nei locali del terzo piano (ora adibiti a deposito), gli ultimi prima di accedere al terrazzo da cui si arriva nel sottotetto della canonica dove è stato trovato il cadavere di Elisa Claps. Danilo Restivo, ad oggi l'unico sospettato di omicidio, violenza sessuale e occultamento di cadavere, era solito frequentare quel centro così come gli altri locali della chiesa in quanto, ha confermato un testimone "aveva accesso alle chiavi".


    Nuovo sopralluogo della polizia scientifica nella Chiesa della Santissima Trinita' a Potenza. I rilievi della scientifica, che potrebbero concludersi oggi stesso, riguarderanno anche il terzo piano del lato della canonica.  Intanto la Chiesa della Santissima Trinita' e' stata posta completamente sotto sequestro. "Ci sara' necessita' nei giorni a venire - ha spiegato il Questore di Potenza Romolo Panico - anche per i consulenti di parte, di verificare lo stato dei luoghi ed è opportuno che nulla venga spostato o rimosso inavvertitamente".

  • 3 aprile 2010

    Pur in assenza dei riscontri autoptici, gli inquirenti della Procura di Salerno e gli uomini della Squadra mobile di Potenza hanno ormai un quadro che ritengono sufficientemente chiaro di quello che sarebbe avvenuto il 12 settembre 1993 nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza e che sarebbe culminato con l'omicidio di Elisa Claps, per il quale è indagato Danilo Restivo. La ragazza, che all'epoca aveva 16 anni - sempre secondo la ricostruzione investigativa - avrebbe raggiunto il sottotetto in compagnia del suo aggressore. Nella parte centrale della struttura – riferisce l’ANSA - la giovane avrebbe subito l'aggressione, probabilmente a sfondo sessuale, e sarebbe stata colpita ad una spalla, forse anche con un taglierino. Questo particolare è oggetto degli accertamenti medico-legali del professor Francesco Introna che ha sottolineato all'ANSA che, in sede di autopsia, sono stati prelevati resti dell'osso ioide (che si trova alla radice della lingua e non si articola con nessun altro osso), sui quali sono in corso accertamenti per stabilire se ci siano lesioni e se quindi la vittima abbia subito una crisi da asfissia. Il cadavere sarebbe stato poi sollevato o trascinato ed infine deposto nell'angolo destro del sottotetto, rispetto all'ingresso, dove è stato ritrovato lo scorso 17 marzo da alcuni operai che stavano facendo lavori per riparare un'infiltrazione d'acqua.

  • 5 aprile 2010

    “Mia cara figlia Elisa a questo punto non ho la certezza che tu possa leggere questa mia, ma in ogni caso ho la speranza e peraltro ne sento il bisogno di raccontarti, di spiegarti così com’è la vita. Potrei parlarti dell’omertà e non di quella dei film o dei giornali. Quella di parte di una città che tenta in tutti i modi di archiviare quanto prima questa penosa vicenda, per  meglio poter garantire e gestire privilegi, abusi, consorterie, intrallazzi. Potrei descrivertene i dettagli, i colori dei tendaggi delle anticamere delle stanze del potere, le pacche sulle spalle e le pantomime accompagnate anche da un sottile velo di lacrime. Noi, noi gente semplice non abbiamo diritto alla giustizia. Ti chiederai perché Elisa e io che cosa dovrei risponderti? Perché non siamo belli, ricchi e potenti? Perché non facciamo parte di nessun club e di un’associazione che conta? Qualcuno dovrebbe vergognarsi. Mi piace pensare che se c’è un tuo mondo possa essere per te migliore di questo. Con affetto,  mamma. Potenza 12 dicembre 1999”. Questa lettera è stata scritta da Filomena Iemma, la madre di Elisa Claps sei anni dopo la scomparsa della figlia affidandola all’Ansa. Si profila una certezza, che Elisa sia stata colpita alle spalle per sfuggire al suo aggressore. Nel corso della settimana la chiesa della S.S. Trinità è stata sigillata e sono state confermate le  dichiarazioni del parroco don Wagno secondo cui il ritrovamento dei resti della ragazza risalirebbe al gennaio scorso e che lo stesso viceparroco avrebbe preso tra le mani gli occhiali e poi li avrebbe riposti in prossimità del cadavere. A proposito delle scritte sui muri nelle vicinanze della chiesa della S. S. Trinità, molte e-mail giunte alla redazione di 'Chi l'ha visto?' hanno segnalato che non si tratta di segni legati ad un percorso esoterico bensì di tags di writers locali. In una di queste mail un anonimo ci aveva pure detto di aver riconosciuto colui che aveva accreditato ai nostri microfoni la tesi del percorso esoterico come una persona legata in gioventù a Francesco Urciuoli, fidanzato di Eliana De Cillis all’epoca della scomparsa di Elisa. Entrambi avrebbero condiviso una passione per strani riti di ambientazione “celtica”. Una persona che frequenta la chiesa di S. Michele ci ha detto della confidenza ricevuta dal parroco don Vitale. Questi avrebbe raccontato che pochi giorni prima del ritrovamento ufficiale di Elisa Claps sarebbe stato avvicinato da alcuni personaggi che gli chiedevano la planimetria della chiesa della S.S. Trinità senza fornire adeguati chiarimenti sul motivo della richiesta. Durante il processo per false  dichiarazioni al PM Danilo Restivo raccontò l’episodio della sua presunta caduta presso il cantiere delle scale mobili il giorno della scomparsa di Elisa. Disse di come si era reso conto di essersi ferito tra il pollice e l’indice della mano sinistra con un pezzo di lamiera e di essersi poi superficialmente medicato con il giubbotto che indossava. Ma già il medico che visitò Restivo al Pronto Soccorso al processo disse che il tipo di ferita non era compatibile con una caduta, che comporta semmai delle escoriazioni. Quel giubbotto che per ammissione dello stesso indagato, era sporco di sangue ma non fu mai  controllato dagli inquirenti. Il prof. Rocco Galasso, responsabile del Centro Newman della chiesa della S.S. Trinità ha  spiegato le attività del centro che esiste dal 1969 e si prefigge obiettivi culturali, educativi e ricreativi. Galasso fu anche insegnante di religione di Danilo Restivo all’Istituto Odontotecnico di Potenza. Per Galasso le strane abitudini di Danilo, come quella del taglio delle ciocche di capelli, divennero di dominio pubblico soltanto dopo che scoppiò il caso- Claps. Don Mimì Sabia è descritto come una persona molto meticolosa che ad ogni fine-inverno faceva effettuare lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria nella sua chiesa.

     

    Nuovi rilievi della Polizia scientifica, domani, nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Il tempio, per la prima volta dal 1930, è rimasto chiuso in occasione della Pasqua su ordine della procura di Salerno, che ne aveva interdetto l'utilizzo dei locali subito dopo il ritrovamento del corpo di Elisa Claps.

  • 7 aprile 2010

    Momenti di tensione a Bournemouth nel sud dell'Inghilterra presso l'abitazione di Danilo Restivo, coinvolto nel caso di Elisa Claps. All'arrivo del cronista dell'Ansa e dell'inviato del TG1 un giovane, forse figlio della compagna di Restivo, Fiamma, ha dato in escandescenza e ha assalito il cameraman. Sono volati spintoni e insulti. Il ragazzo è quindi salito in macchina e ha abbandonato la villetta.

  • 9 aprile 2010

    Questo il testo integrale della  lettera scritta simbolicamente da Gildo Claps alla sorella Elisa: ''Mia cara sorellina,  stavolta un rimprovero devo proprio fartelo: ma come ti è venuto in mente di farti ammazzare proprio in chiesa, e in  quella chiesa per giunta; e come se non bastasse te ne sei stata  li' per 17 anni invece di prendere le tue poche cose e  allontanarti con garbo ed in silenzio fino farti inghiottire per sempre dalle nebbie del tempo. Ti rendi conto che cosi' facendo  hai messo in imbarazzo tutti? Capisco che ti hanno toccato il cuore le lacrime di mamma e di papà, posso comprendere che hai  voluto dare a me e Luciano (altro fratello, ndr) un segno tangibile che questi anni non sono trascorsi invano, ma potevi  farlo in modo diverso e soprattutto evitando di mettere tante  persone che contano nelle condizioni di dover spiegare i loro  comportamenti davanti ad un paese intero. Pensa adesso a quel povero magistrato e ai poliziotti che  hanno indagato, pensa poverini a quante cose dovranno spiegare; come faranno a far capire alla gente che non sono mai entrati in  quella chiesa a cercarti se non dopo tanti anni e peraltro senza  trovarti. Hai messo in difficoltà anche noi che dobbiamo chiarire come mai a poche ore dalla  tua scomparsa,  ci  precipitammo in  chiesa ma non riuscimmo a salire fin sopra  perché le chiavi di quella porta le aveva solo il parroco che  in quel momento non era presente. Capisci, adesso dovremo spiegare come mai due ragazzi e pochi amici avevano avuto l'intuizione di andare a guardare lì, e investigatori di  provata esperienza se ne sono semplicemente dimenticati. E poi sorellina mia, dovevi incontrarti proprio con Danilo (Restivo, indagato per la morte di Elisa, ndr) quel giorno? Hai messo di nuovo in difficoltà quel bravo magistrato e ancora una  volta noi stessi. Ti rendi conto che abbiamo dovuto scavare nel  passato di quel povero ragazzo, far venir fuori tutta una serie  di episodi spiacevoli che lo riguardavano? Ci hai costretto ad accusarlo fin dal primo giorno ma con l'intuizione dei grandi  investigatori ci diedero dei pazzi, NOI. E poi era pur sempre il  figlio del direttore della Biblioteca Nazionale, un notabile  amico di notabili, dico io, non potevi incontrarti con il figlio  di un operaio in cassa integrazione? Sarebbe stato tutto più  semplice.     Ti rendi conto sorellina - prosegue la lettera di Gildo Claps  alla sorella - che ora dovranno spiegare il motivo per cui non  andarono ad interrogarlo quel giorno stesso, non sequestrarono i  suoi vestiti, non acquisirono i tabulati telefonici? Quale  imbarazzo per persone che negli anni hanno continuato a fare il  loro 'dovere' mentre noi ci si consumava piano nel vuoto della  tua assenza. E ricordi quando mamma fu messa alla porta dal  questore poco prima di quel Natale del 1993, il primo senza di  te, ricordi le sue parole esatte: 'signora basta, non può  venire ogni giorno qui con i suoi figli a disturbare, sua figlia  è scappata di casa, lo vuole capire o no?' Tornò a casa  piangendo, persa nel suo dolore dove spesso nemmeno noi  riuscivamo a raggiungerla.     E quando gli avvocati di uno degli indagati, attingendo a  fonti confidenziali, ci dissero che eri in Albania? Noi pensammo  subito ad un ennesimo depistaggio, ma da lassù sono certo che  avrai visto per un attimo una scintilla negli occhi di mamma,  era il riflesso sepolto della segreta speranza di saperti ancora  in vita. Pensa adesso se a qualcuno venisse in mente di andare a  chiedere loro quali erano queste fonti confidenziali, capisci  sorellina quale imbarazzo sarebbe per due stimati professionisti  dover dare spiegazioni su questa vicenda? E infine, ripeto, far  ritrovare i tuoi miseri resti in una chiesa, questo proprio dovevi evitarlo. Il vescovo, il parroco, il vice e giù fino all'ultimo anello  della catena sono ora costretti a spiegare come, quando, chi? E  già, sarebbe stato tutto così semplice, lineare, se fosse  stato vero che un'impresa edile, nell'effettuare lavori di  riparazione, avesse casualmente scoperto il tuo corpo. Invece  no, tutto complicato in questa maledetta faccenda e ancora una  volta tutto così imbarazzante. Forse sono state prima le donne  delle pulizie, no scusa, il viceparroco, no lui non ne sapeva  niente, era gennaio, no febbraio, si, ma  di quale anno? Il  vescovo dice di non sapere, non ammette oggi di aver saputo ma  non pensava che fossi tu (come se ciò facesse la differenza),  però il giorno dopo il ritrovamento, con il suo avvocato si  affretta a rassicurare i fedeli che la chiesa riaprira' presto  al culto (era sicuramente questa la cosa che la città sconvolta  voleva sapere per prima); il parroco sfida chiunque a dimostrare  che lui sapesse, il vice sapeva ma se n'era dimenticato. Da ultimo proprio ieri ho saputo sorellina, che qualcuno circa un  anno fa, nei bagni del Gran Caffè aveva scritto più volte con  un pennarello, Elisa Claps è nella Trinità, un altro matto  certamente. Sai sorellina, sembra quasi che nessuno volesse trovarti ma  che tanti sapessero dov'eri, forse devono aver fatto un pensiero  profondamente cristiano, e' stata buttata lì per tanti anni,  anno più anno meno che cosa cambia? Oggi sorellina rischi di  mettere in imbarazzo la parte buona di questa città, quella che  non si è mai arresa, quella che si è stretta intorno a te e ha  pianto con noi, quella che gridava verità e giustizia, quella  che ripudia i compromessi, il quieto vivere, le consorterie e  gli intrallazzi, quella che ha il coraggio di chiedere conto a  tutti, che siano uomini di chiesa o di potere. Ti lascio, ma  solo per il momento, e stai tranquilla, i tuoi cari non mollano,  non temono la verità e se ne fregano di quanti imbarazzi  possano ancora creare, la vergogna è solo la loro, noi siamo  gente perbene''.

  • 11 aprile 2010

    E' cominciata una raccolta firme "per chiedere la sconsacrazione della chiesa della Santissima Trinità", dove lo scorso 17 marzo è stato trovato il cadavere di Elisa Claps. In un documento, in cui vi sono i nomi di oltre 150 persone, gli organizzatori della raccolta firme hanno spiegato che ''l'iniziativa non deve essere interpretata come una sanzione rivolta alla Chiesa in senso istituzionale, ma è un provvedimento rivolto a quel singolo tempio, proprio per evidenziare che la sacralità di un luogo di culto non può essere violata da episodi come quello accaduto''. Tra i firmatari ''di questa richiesta - ha detto Maurizio Tucci, primo firmatario della petizione - la grande maggioranza è  proprio costituita da credenti e da cattolici che, come tali, sono ancora più sensibili all'integrità di una chiesa''. Per sostenere l'iniziativa, sono stati creati anche una pagina di Facebook (“Sconsacrare la chiesa della Trinità: un atto dovuto per Elisa Claps”).

  • 12 aprile 2010

    La perizia del prof. Introna è stata depositata e subito secretata pertanto ancora non è stato ancora possibile fissare una data per i funerali della ragazza. Dietro la canonica della chiesa della S.S. Trinità vi è una strada strettissima, Vicoletto Cairoli, che termina all’altezza di una porta murata sulla destra alla base dell’edificio. Il vicolo è degradato ed è pieno di graffiti osceni. Rocco Galasso, del Centro Newman, ha assicurato che la porta è stata chiusa solo da qualche anno, ma che all’epoca della scomparsa di Elisa era funzionante ed era usata dai giovani dello stesso Centro Newman. Pertanto l’assassino di Elisa potrebbe aver abbandonato la chiesa avvalendosi proprio della suddetta porta senza essere notato. “Don Mimì Sabia non si è mai degnato di farmi vedere l'interno della chiesa, dove io ero convinta che Elisa fosse rimasta: questo ha lasciato in me il dubbio”, sono state le parole di Filomena Iemma. La donna ha ricordato che, alcuni anni dopo la scomparsa di Elisa, in tutte le chiese di Potenza fu posta una cassetta per raccogliere eventuali indicazioni sulla sorte della studentessa, che aveva 16 anni quando scomparve. Ma il parroco della Santissima Trinità, morto circa due anni fa, non diede il permesso di collocare la cassetta nella sua chiesa. La madre di Elisa Claps ha ricordato alcuni fatti e circostanze successivi alla scomparsa della figlia come il parere contrario del magistrato Felicia Genovese all’acquisizione degli abiti di Danilo Restivo e dei tabulati telefonici, nonché dall’arroganza con cui fu trattata da alcuni inquirenti dell’epoca, e ha concluso lanciando di nuovo un appello: “Vi prego - ha detto - chi sa qualcosa parli. Il colpevole deve venire fuori: voglio giustizia”. Un appello identico è stato lanciato anche da monsignor Ennio Appignanesi, arcivescovo di Potenza dal 1993 al 2001. Rispondendo ad una domanda sull’eventuale complicità di don Sabia con l'assassino di Elisa, il presule ha detto: “Non credo, è assurdo, non lo so”. La trasmissione ha ripercorso la vicenda della scomparsa di Elisa Claps, ha spiegato perché l'inchiesta è coordinata dalla Procura di Salerno ed è tornata sull'unico indagato, Danilo Restivo, che vive nel Dorset, in Inghilterra. Danilo Restivo è anche legato all'assassinio di Heather Barnett, il 12 novembre 2002, che abitava proprio di fronte alla sua casa, a Bournemouth. Il fratello di Heather Barnett, Ben, nonostante siano passati otto anni dall'omicidio della sorella ha dichiarato che: "Mi sciocca ancora quando vedo le foto di mia sorella in Tv o sui giornali. Non riesco a  realizzare che sia proprio lei. Per me è incredibile". Danilo Restivo, all'epoca dell'omicidio della sarta inglese, frequentava il Nacro, una scuola di informatica per ex detenuti e persone con problemi d’integrazione. Due insegnanti della scuola ricordano Danilo Restivo come un ragazzo silenzioso, solitario, con una buona conoscenza dell'informatica. Jim, uno degli insegnanti, conosceva bene Restivo e racconta che era molto interessato alle ragazze. Ricorda che alcune di loro si lamantavano del modo in cui Danilo Restivo le guardava. In particolare non apprezzavano il suo modo lascivo e insistente di fissarle. "Così un giorno gli ho detto 'Senti Danilo non fissare così le ragazze, fai piuttosto sguardi rapidi altrimenti si sentono che le guardi come se le spogliassi'", ricorda l'insegnate . Jim racconta che, il giorno della morte di Heather Barnett, Danilo Restivo verso le 10 del mattino era in un'altra stanza dell'edificio scolastico. Jim però venne a conoscenza dai detective di una correzione sul foglio delle presenze in relazione all'orario di ingresso di Danilo Restivo nel foglio delle presenze. L'orario di Danilo Restivo al Nacro, la mattina del 12 novembre, risulta infatti modificato. Come dichiara Jim, solo gli insegnanti possono fare delle correzzioni sul registro, e in tal caso, devono anche mettere le proprie iniziali. Accanto alla correzione sull'orario di ingresso di Danilo Restivo però, non ci sono iniziali e non è possibile quindi risalire all'autore di tale modifica. Il registro inoltre, si trova su un tavolo dell'istituto, in un posto accessibile a tutti. A 200 metri dalla casa di Danilo Restivo, il 12 luglio del 2002 ci fu un altro omicidio. Quello della coreana, Jong Ok Shin: la ragazza si trovava in Inghilterra per migliorare il suo inglese e come molti studenti aveva passato una serata in discoteca con i suoi amici, prima di dirigersi a casa a piedi. Mentre stava camminando venne aggredita e accoltellata. Immediatamente soccorsa, prima di morire riuscì a dire: 'Il mio assassino aveva una maschera'. Per questo omicidio un giovane tossicodipendente britannico, Omar Benguit, di origine marocchina è stato condannato all'ergastolo dalla giustizia inglese. Il prof. Barry Loveday dell’Università di Portsmouth, si dice certo, sulla base dei dati investigativi, dell’innocenza dell’uomo in carcere. "in base agli atti processuali ho constatato che non esistono prove ma solo indizi", ha dichiarato il professore. Emergono punti di contatto con la dinamica dei delitti di Elisa Claps, Jong Ok Shin e Barnett (a cominciare dall’identico giorno del mese: il 12 in tutti e tre i casi). Inoltre per l'omicidio della ragazza coreana era stato sentito anche Danilo Restivo.

  • 13 aprile 2010

    Secondo anticipazioni sull'autopsia di Elisa Claps pubblicate oggi da alcuni quotidiani, Elisa Claps sarebbe morta per dissanguamento dopo essere stata raggiunta da almeno quattro coltellate: a una coscia, al bacino e forse a una spalla. La perizia sulle cause della morte di Elisa Claps è stata secretata dagli inquirenti, e sarà messa a  disposizione delle parti soltanto domani, durante l'incidente probatorio.La procura, guidata da Lucio Di Pietro, ha blindato la consulenza elaborata da Francesco Introna, disponendo ulteriori accertamenti sui numerosissimi reperti ritrovati nel corso delle indagini nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. La difesa di Danilo Restivo, unico indagato dalla procura di Salerno, ha fatto richiesta ieri di ottenere l'estrazione di una copia della consulenza, e ha saputo oggi di non poter prendere visione della consulenza fino a domani. A Salerno, per l'incidente probatorio, saranno presenti anche i periti della procura e delle due parti. Inoltre sono slittati alla prossima settimana i funerali della ragazza. Nuovi accertamenti 'irripetibili' sono stati disposti dalla Procura generale di Salerno dopo il deposito della relazione medico-legale.

  • 14 aprile 2010

    Incidente probatorio oggi su tutti i reperti trovati nella chiesa della S:S. Trinità. Tra questi, tegole, due foglie di colore scuro, fibre di tessuto, due bottiglie di birra Peroni da 33 cc, un cavo elettrico, un pennello da imbianchino, una candela, un laccio di cuoio con una croce di legno scuro e dei capelli. Oltre ai magistrati della procura di Salerno, i difensori dell’indagato Danilo Restivo e i legali della famiglia Claps, presenti anche i periti: Vincenzo Pascale dell’Università Cattolica, Giorgio Porrera, ex ufficiale del Ris dei carabinieri, Eva Sacchi dell’università di Milano e Cristina Cattaneo dell’Istituto di medicina legale di Milano. Ieri c'era un susseguirsi di smentite dei periti di parte sulle indiscrezioni pubblicate da "Repubblica", secondo le quali Elisa Claps sarebbe morta dissanguata dopo una lenta agonia in seguito a quattro coltellate, e di nuove fughe di notizie riportate dal "Quotidiano della Basilicata", che hanno parlato invece di strangolamento. Uno degli elementi trapelati è che il legale della famiglia Claps ha chiesto di acquisire nella perizia disposta dall'incidente probatorio anche un'ascia arrugginita, trovata in una busta nel sottoscala del campanile insieme ad una tuta da operaio. che dovranno eseguire i prossimi esami, nel prosieguo delle indagini. Nell'elenco dei reperti vi sono anche alcune ossa della salma ritrovata il 17 marzo: alcune costole, il femore, una scapola e, secondo il legale di Danilo Restivo, Mario Marinelli, anche l'osso ioide, all' altezza del collo. Gli esami disposti sulle parti del corpo della ragazza servirebbero a rilevare l'eventuale presenza di materiale metallico. Una circostanza che avvalorerebbe l'ipotesi di ferite provocate da un'arma da taglio.
    La richiesta di perizia sui reperti raccolti sinora è stata 'estesa' sia dalla procura che dai legali della difesa. Lo ha detto il legale della famiglia Claps a Salerno, l'avv. Scarpetta, aggiungendo che le operazioni su nuovi reperti da esaminare inizieranno il 26 aprile, a Roma. In merito ai funerali, il legale ha dichiarato che ''la perizia medico legale è stata secretata per 30 giorni. Può darsi anche, però, che gli inquirenti decidano che non è necessario tutto questo tempo e che la salma di Elisa venga restituita prima alla famiglia''. I periti, cui e' stato conferito l'incarico dal gip nell'ambito dell'incidente probatorio, hanno chiesto invece 60 giorni di tempo.

  • 15 aprile 2010

    La polizia è stata ieri a casa di Danilo Restivo, nel Dorset, ''per una questione di tipo amministrativo: niente a che vedere con l'inchiesta sul caso Claps, o con l'omicidio della Barnett''. Lo dice il suo legale, l'avvocato Mario Marinelli. Il penalista risponde anche sulle indiscrezioni filtrate sul reggiseno di Elisa Claps, che sarebbe stato tagliato: ''Questo è assolutamente falso, è stato strappato al centro fra le due coppe. Nessun taglio. Ed è fra i reperti della perizia affidata dal gip per l'esame probatorio''. ''Ho sentito Danilo ieri, nessuna novità. In questi giorni si è rivolto varie volte alla polizia, anche per segnalare i problemi che sta avendo con i giornalisti - ha continuato il legale. Mi ha detto che la polizia è stata da lui, per avvertirlo di rivolgersi all'ufficio molestie, piuttosto che alla sezione omicidi, quando deve denunciare qualcosa. Una comunicazione amministrativa. Non saprei come definirla meglio, mi ha detto la parola in inglese, e non la ricordo''.

  • 16 aprile 2010

    Annalisa Lo Vito e sua madre Maria  Rita Santarsiero, le donne delle pulizie collegate al  ritrovamento dei resti di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa "Santissima Trinità" di Potenza, ieri sono state nuovamente  convocate in Questura perchè "il quadro del ritrovamento non è  ancora chiaro" e per "cercare di spiegare cosa è accaduto tra la metà gennaio (periodo della "prima" scoperta dei resti) e il 17 marzo (giorno del ritrovamento "ufficiale")". E' quanto si legge  oggi sul "Quotidiano della Basilicata"."Alla polizia, in un primo momento - si legge sul Quotidiano - le donne avrebbero detto di aver trovato loro i resti di Elisa. Poi, quando si sono accorte che c'erano tanti aspetti da chiarire, avrebbero cambiato versione". Le signore, nel corso dei precedenti interrogatori, sono anche state messe a confronto con don Vagno, viceparroco della Trinità e, sembra, il primo a vedere il corpo nel sottotetto ma hanno sempre negato il loro coinvolgimento nel ritrovamento nonostante il parroco le accusasse del contrario. Per gli investigatori è ovvio che qualcuno mente. Resta da capire chi e perchè. "La tesi più accreditata - scrive ancora il Quotidiano - è che ci sarebbe stata una "soffiata" in confessione o una rivelazione in punto di morte durante un'estrema unzione". Monsignor Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza, all'indomani del 17 marzo, in una nota inviata ai giornali, chiedeva "perdono al Signore per quanto non è stato fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità".

  • 19 aprile 2010

    I reperti ritrovati nel sottotetto della chiesa della S.S. Trinità sono numerosi e al vaglio degli inquirenti: un foglio di cellophane trasparente posto a copertura di una statua di Gesù, frammenti di vetro di una lampadina, un cavo elettrico, un chiodo in prossimità del cadavere con presunta sostanza ematica sulla punta, occhiali da vista con montatura dorata, frammenti di tegole a ridosso del corpo, lungo pennello con manico di legno, orecchino dorato rinvenuto nell’orecchio sinistro del cadavere, orologio di materiale plastico mancante di metà del cinturino, collana di metallo dorato rinvenuta sul collo, tavola di legno rinvenuta in prossimità del cadavere. Ed ancora due bottiglie di birra vuote da 33 cl marca Peroni rinvenute in un foro della parete poco distante dal cadavere, orecchino di metallo dorato rinvenuto sotto la salma all’altezza della mano sinistra, laccio girocollo con croce di legno di colore scuro, braccialetto di colore dorato con pendente, pantalone tipo jeans rinvenuto aperto e abbassato, maglia di tessuto lavorato di colore chiaro, pezzo di cinghia di orologio in materiale plastico, coppa destra e coppa sinistra di reggiseno di taglia B, maglietta tipo “top” rinvenuta sul cadavere, due foglie secche, frammento di plastica di colore ambra (terminale delle astine degli occhiali), portata via una provetta con due filtri di sigaretta, provetta con materiale plastico, cordoncino di colore bianco, candela bianca, un’ascia e poi ancora tracce di impronte, formazioni pilifere, macchie scure, fibre vegetali, frammenti vari. In tutto quasi cento reperti prelevati sia nel sottotetto della chiesa, sia nel Centro Newman e in locali adiacenti. Mercoledì 14 aprile al Palazzo di giustizia di Salerno è stato effettuato l’incidente probatorio in cui tutti i reperti sono stati affidati a quattro periti che avranno 60 giorni per esaminarli. Il Pm Rosa Volpe ha chiesto ai periti di rintracciare ogni traccia biologica, definire il profilo genetico delle tracce individuate, comparare i profili biologici individuati con quello appartenente ad Elisa Claps o a Danilo Restivo. I periti dovranno dire pure se su due costole, sull’omero e su una scapola di Elisa Claps sono presenti tracce di ferro in piccoli solchi individuati dal prof. Introna sui resti (segno di un aggressione con arma da taglio che potrebbe aver provocato una morte per dissanguamento). Sembra comunque da escludersi una morte per strangolamento (come si desume dal fatto che l’osso ioide risulta intatto). Il reggiseno di Elisa è stato reciso di netto tra le due coppe, come era avvenuto nel caso di Heather Barnett. L’obiettivo è quello di scovare il Dna dell’assassino. Il magistrato Felicia Genovese, durante il processo a Restivo per false dichiarazioni al pubblico ministero, aveva contestato all’imputato di utilizzare l’argomento del “regalo” per attirare le ragazze in luoghi appartati: lui negò il particolare ma una telefonata in diretta di una ragazza che già all’indomani della scomparsa di Elisa raccontò l’episodio alla polizia, ha confermato la circostanza. La stessa ragazza ha telefonato in diretta durante la trasmissione: "Ho reso una dichiarazione spontanea già nel 1995, in cui raccontavo, agli organi inquirenti che per diverso tempo e in maniera insistente e ossessiva ero stata avvicinata da Danilo Restivo che mi chiedeva, appunto con insistenza, di recarmi con lui in un luogo appartato perché doveva darmi un regalo", ha confermato. La donna ha ricordato che "si trattava di un portachiavi. Ad altre mie amiche regalò altri oggettini", aggiungendo che "in realtà questa era una sua tattica. Una strategia che lui ha adottato anche nei confronti di quelle che all'epoca erano le mie compagne di classe e con tante altre ragazze. Io pensai che questa mia testimonianza potesse essere rilevante ai fini del processo e pensai che potesse essere acquisita". A Federica Sciarelli che le chiedeva se riteneva che il suo racconto fosse stato verbalizzato, la donna ha risposto: "Io credo di si. Tant'è che sono stata ricontattata dalla Questura di Potenza, chiedendomi se ero in grado di riconfermare quanto avevo detto nel 95. Chiaramente si, perché io dichiarai solo e soltanto la verità. Però ho anche espresso la mia perplessità, perché quanto affermai all'epoca non venne proprio preso in considerazione". Ma alcuni dei personaggi che si sono a vario titolo intrecciati con la vicenda di Elisa si ritrovano anche in un’altro omicidio che ha avuto come teatro il capoluogo lucano. Si tratta del delitto dei coniugi Giuseppe Gianfredi e Patrizia Santarsiero che avvenne ad opera di due killer. Gli esecutori dell'assassinio aprirono fuoco sull’abitacolo della BMW dei due, freddandoli mentre nel sedile posteriore vi erano i due figli che si salvarono. Gianfredi apparteneva ad un clan malavitoso locale: quello dei Martorano. Le indagini vennero affidate alla dottoressa Felicia Genovese. Bonadies, parente di Gianfredi che era in polizia, aveva dichiarato agli inquirenti che il dott. Michele Cannizzaro, marito della Genovese, era stato a casa di Gianfredi la sera prima del delitto. Le indagini non approdarono a nulla, come nel caso di Elisa Claps. Un paio di anni dopo un pregiudicato di potenza Gennaro Cappiello dichiarò che Cannizzaro era il mandante dell’omicidio: Cannizzaro, secondo il racconto del Cappiello, aveva detto a Gianfredi di non poter più garantirgli la protezione della moglie e Gianfredi avrebbe minacciato di rivelare episodi scottanti in cui sarebbe stato coinvolto lo stesso Cannizzaro. Lo stesso Cappiello raccontò di aver saputo da terzi che il padre di Danilo, Maurizio Restivo, si sarebbe rivolto a Cannizzaro per chiedergli di intercedere presso la moglie a vantaggio di suo figlio. Cappiello era stato poi denunciato per calunnia e con un clamoroso ribaltamento di prospettiva era stato poi accusato nel 2004 di essere lui stesso il mandante dell’assassinio dei coniugi Gianfredi, ma nel 2007 la Corte di Assise di Salerno lo aveva assolto da ogni accusa restituendo una patente di credibilità ai suoi racconti. Col ritrovamento di Elisa Claps sembra che qualcuno abbia deciso di parlare: una persona che avrebbe visto in faccia i due killer dei coniugi Gianfredi avrebbe avvicinato don Marcello Cozzi, rappresentante dell’associazione Libera della Basilicata. La Procura di Salerno ha archiviato successivamente tutte le accuse rivolte da Cappiello a Cannizzaro.

  • 20 aprile 2010

    L'arcivescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, ieri pomeriggio, è stato nuovamente convocato nella Questura del capoluogo lucano. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire le fasi che hanno portato al ritrovamento del corpo di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa "Santissima Trinità" nel centro storico di Potenza. Il cadavere, scoperto  "ufficialmente" lo scorso 17 marzo, in realtà sarebbe stato ritrovato già nel mese di gennaio da parte del viceparroco della chiesa, don Vagno, e dalle donne addette alle pulizie, Annalisa  Lovecchio e Margherita Santarsiero. Durante l'interrogatorio di ieri il vescovo Superbo ha confermato la versione di aver saputo della presenza dei resti umani solo il 17 marzo. Ma per gli  investigatori, che la scorsa settimana hanno ascoltato nuovamente sia i parroci della Trinità che le donne delle pulizie, le  circostanze del ritrovamento del cadavere di Elisa Claps non sono ancora chiare.

  • 23 aprile 2010

    La Procura di Aosta indagherà sull'ipotesi di collegamento tra Danilo Restivo, unico indagatoper la morte a Potenza di Elisa Claps e la scomparsa nel 2003 di Erika Ansermin. Il procuratore capoMarilinda Mineccia ha dichiarato ''Faremo le indagini che ci hanno richiesto i difensori della sorella della scomparsa - ha detto - e saranno fatti dai carabinieri tutti gli approfondimenti necessari''. Gli avvocati torinesi Stefano Castrale e Federico Morbidelli (legali della sorella di Erika, Elisa Ansermin) avevano chiesto nei giorni scorsi al magistrato ulteriori indagini riguardo al ritrovamento nel pc di Restivo di una foto della giovane, di origine coreana, adottata da una famiglia aostana, scomparsa il giorno di Pasqua del 2003 in Valle d'Aosta. ''Dalle informazioni che abbiamo ad oggi - ha aggiunto il procuratore Mineccia - le indagini sul computer di Restivo erano state scaricate da Internet quindi possono non costituire alcun collegamento, allo stato si tratta di un elemento piuttosto vago''. Erika Ansermin scomparve il 20 aprile del 2003. Era attesa per il pranzo di Pasqua dal fidanzato Christian Valentini, avvocato, deceduto nel 2007, a Courmayeur, dove non arrivò mai. La sua auto, una Fiat Panda verde, venne trovata ad Avise, a una ventina di chilometri dalla località del Monte Bianco, parcheggiata ai margini della strada a un centinaio di metri dal ponte sulla Dora Baltea. "Siamo soddisfatti che la Procura di Aosta abbia deciso di effettuare nuovi approfondimenti. In questo modo potranno essere compiuti altri accertamenti sia nei confronti di Danilo Restivo sia su altri fronti di indagine'', ha dichiarato l'avvocato Stefano Castrale, legale di Elisa Ansermin, la sorella di Erika che sette anni fa è scomparsa in Valle d'Aosta. "Abbiamo consegnato alla procura aostana tre memorie - aggiunge l'avvocato - e ora vogliamo confrontarci con gli inquirenti. Per esempio credo che si potrebbe verificare, anche attraverso i tabulati telefonici, se il 20 aprile 2003 Restivo fosse in Valle d'Aosta. Il caso puo' essere risolto, ne siamo convinti''.

  • 26 aprile 2010

    E' ripreso l'incidente probatorio sui reperti recuperati nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. I periti nominati del Gip del tribunale di Salerno Attilio Franco Orio - Giorgio Portera, Vincenzo Pascale, Eva Sacchi, Cristina Cattaneo e Alessandro Travaglini - quelli del pubblico ministero e delle parti (la famiglia di Elisa e Danilo Restivo, l'unico indagato per la morte della ragazza) si sono incontrati nella sede della polizia scientifica a Roma per decidere come procedere nell'esame delle diverse decine di reperti recuperati. Tra questi vi sono gli occhiali di Elisa, i resti di un braccialetto, di un orologio, parte degli indumenti trovati addosso al cadavere mummificato, un'ascia arrugginita e una tuta da lavoro. Per svolgere gli accertamenti i periti del Gip avranno sessanta giorni di tempo. Al centro dell'incidente probatorio vi sono gli esami per trovare eventuali tracce di metallo su alcune ossa di Elisa, che confermerebbero la tesi secondo cui la ragazza fu colpita con un coltello, ma anche la ricerca di eventuali impronte digitali latenti e di tracce di Dna. Secondo quanto trapelato dall'autopsia svolta dall'anatomopatologo Francesco Introna e secretata, Elisa sarebbe presumibilmente morta a causa di un'emorragia provocata da almeno tre coltellate. I cinque periti esperti consegneranno le perizie entro il 15 giugno mentre i risultati dell'autopsia, condotta dal medico legale del Policlinico di Bari, Francesco Introna, potrebbero essere resi noti già dal prossimo 9 maggio.

  • 27 aprile 2010

    Elisa Claps fu colpita piu volte mortalmente al torace con un'arma da taglio - forse un coltello - e fu finita per soffocamento. Secondo quanto si è appreso sarebbe questa la conclusione alla quale è giunto il medico legale Francesco Introna, che ha eseguito l'autopsia sul cadavere della studentessa potentina. Non sono noti altri dettagli dell' autopsia dal momento che la consulenza medico-legale è tuttora secretata per decisione della Procura generale di Salerno. Gli  investigatori ritengono che il delitto sia avvenuto domenica 12 settembre 1993, lo stesso giorno della scomparsa della studentessa potentina, che all'epoca aveva 16 anni. Sempre secondo gli investigatori, l'accoltellamento e il soffocamento di Elisa Claps sarebbero avvenuti durante un tentativo di violenza sessuale. Inoltre, uno dei quesiti cui stanno cercando di  rispondere cinque consulenti è proprio quello della verifica sulle costole dello scheletro della ragazza di eventuali tracce metalliche di un'arma da punta e da taglio. Nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza furono recuperati anche i frammenti dell'osso ioide che sono serviti a Introna per verificare eventuali fratture causate da una forte pressione sul collo.

  • 29 aprile 2010

    I possibili collegamenti tra l'omicidio della studentessa Elisa Claps e quello della sarta Heather Barnett e la posizione di Danilo Restivo (unico sospettato per entrambi i delitti) sono stati esaminati a Salerno in un incontro tra i magistrati che coordinano l'inchiesta italiana e alcuni poliziotti del Dorset . Nel caso Claps, Restivo è indagato per violenza sessuale, omicidio e occultamento di cadavere. Secondo quanto si è appreso, la Procura di Salerno e la Polizia inglese sono al lavoro per trovare punti di collegamento tra i due delitti e sulla possibilità di utilizzare il dna prelevato in Inghilterra a Restivo, nel corso delle indagini sull'omicidio Barnett.

     

    L'animatore di Libera Basilicata, don Marcello Cozzi, ha denunciato che, nello spazio antistante la chiesa della Santissima Trinita' di Potenza "nella notte tra il 27 e il 28 aprile, ignoti hanno rubato tutti gli striscioni che nel tempo si erano accumulati e hanno staccato le foto che ritraevano Elisa e le altre vittime innocenti della nostra regione". Per l'associazione Libera Basilicata, "chiunque l'abbia fatto e per qualsiasi motivo l'abbia fatto, senz'altro non ha il consenso della città. Sputare addosso a quello che è diventato un simbolo è una vergogna per quello che il simbolo rappresenta, ovvero la richiesta di giustizia e la ferma condanna non solo per chi ha strappato la vita a Elisa ma anche per chi ha permesso che la verità non venisse fuori. Lo schiaffo di questo oltraggio, che non è una semplice ragazzata - ha concluso don Cozzi - non è stato dato solo a Elisa ma alla nostra intera comunita': siamo indignati".


    Monsignor Ennio Appignanesi - arcivescovo di Potenza dal 1993 al 2001 - è stato ascoltato a Roma da personale della Squadra mobile del capoluogo lucano. Le "sommarie informazioni" raccolte dalla polizia avrebbero riguardato i fatti a conoscenza dell'arcivescovo legati alla scomparsa di Elisa Claps, le circostanze che gli furono riferite dall'allora parroco della chiesa della Trinità don Domenico Sabia (morto nel 2008) e le eventuali "confidenze" ricevute dal presule.

  • 3 maggio 2010

    Gli inquirenti sono per il momento certi che Elisa Claps sia stata uccisa lì dove è stata trovata 17 anni dopo e non nel Centro Newman. Ma perché la ragazza avrebbe dovuto seguire Danilo? Secondo una telespettatrice che ci ha telefonato in diretta  Restivo utilizzava la tattica del “regalino”. Un’altra ipotesi è che quel giorno in quel luogo potesse esserci l’amica Eliana De Cillis che più tardi confidò alle amiche: “Avevo paura di fare la stessa fine di Elisa”. È possibile che abbia lei convinto Elisa ad andare all’appuntamento con Danilo? Eliana disse a suo tempo che fu Elisa a chiederle di lasciarla sola. Ma perché non ipotizzare che sia accaduto il contrario? che Eliana abbia accompagnato l’amica tranquillizzandola in qualche modo e l’abbia poi lasciata. Sappiamo che il fidanzato di Eliana De Cillis dell’epoca era Francesco Urciuoli la cui madre poco dopo i fatti telefonò in diretta a “Chi l’ha visto?” indirizzando l’attenzione su Danilo Restivo.Quando l’inchiesta viene tolta alla dott.ssa Felicia Genovese e le indagini passano alla procura di Salerno una sorpresa proviene dalla casa di Urciuoli dove viene trovata una videocassetta con immagini del paese abbandonato di Romagnano a Monte e dove si parla di Elisa. Ma della ragazza non vi è traccia nel paese dirottato. Potrebbe ciò essere avvenuto per il timore che il figlio attraverso il suo legame con Eliana potesse in qualche modo finire sotto il mirino degli inquirenti? Su un altro elemento occorre poi riflettere. Tra i reperti ritrovati nel sottotetto della chiesa della S.S. Trinità mancano all’appello le chiavi di casa di Elisa. Ebbene queste chiavi furono restituite dalla De Cillis alla signora Filomena Claps alcuni giorni dopo balbettando che le erano state date da Elisa. Perché non ipotizzare che quelle chiavi fossero cadute in terra nel luogo in cui Elisa è stata aggredita e poi non siano state fatte ricomparire giorni dopo per accreditare la tesi che Elisa avesse deciso di andarsene volontariamente, come pure a lungo si tentò di far credere, non avendo pertanto più bisogno delle sue chiavi.

  • 8 maggio 2010

    Accompagnato dagli inviati di BBC News e di "Chi l'ha visto?", Ben Barnett è arrivato nel pomeriggio per incontrare per la prima volta il fratello di Elisa Claps, Gildo e suoi familiari. L'unico indagato per l'omicidio di Elisa Claps, Danilo Restivo, è stato coinvolto anche nelle indagini per l'omcidio della sarta inglese Heather Barnett, sua vicina di casa a Bournemouth in Gran Bretagna. Gildo e Ben hanno parlato a lungo, poi hanno deciso di incontrare i cronisti in un albergo del centro cittadino, a poche decine di metri dalla Santissima Trinità. Per rispetto della legge inglese, Ben Barnett non ha mai fatto il nome di Restivo, Gildo invece l'ha fatto senza giri di parole. ''Siamo a una svolta - ha detto - noi abbiamo deciso di presentare una memoria difensiva alla Procura di Salerno e di chiedere l'arresto di Restivo''. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Gildo Claps ha detto ''di non sapere nulla sulla data dei funerali di Elisa. Devono essere ancora completati gli accertamenti peritali - ha concluso - quindi penso che possa servire altro tempo, forse anche un mese''.

  • 9 maggio 2010

    Non è stata una domenica mattina normale, oggi a Potenza. Il consueto passeggio in via Pretoria, il corso del capoluogo lucano, ha avuto un ospite straniero: Ben Barnett, fratello di Heather, ripreso dalle telecamere della Bbc e di ''Chi l'ha visto?'' che domani si occuperà di nuovo del caso, ha lasciato un mazzo di fiori sui gradini del portone laterale della S.S. Trinità. Barnett si è fermato per diversi minuti davanti alle scritte e ai disegni che ricordano Elisa Claps. Ieri sera, aveva incontrato per la prima volta i familiari della ragazza potentina. In seguito, parlando con i giornalisti insieme a Gildo, il fratello maggiore di Elisa, ha detto che ''le due famiglie sono unite nel dolore''.
    E' scaduto intanto oggi il termine imposto dalla Procura generale di Salerno per la secretazione degli esiti dell'autopsia sul corpo di Elisa Claps, eseguita dal professor Francesco Introna, dell'istituto di medicina legale di Bari. Da domani le parti, i legali della famiglia Claps (parte offesa) e di Danilo Restivo, unico indagato per l'omicidio, potranno ottenere copia.

  • 10 maggio 2010

    L'avvocato Giuliana Scarpetta, legale della famiglia Claps ha presentato questa mattina in Procura a Salerno istanza per conoscere gli esiti della perizia autoptica condotta dal professor Franco Introna sui resti di Elisa Claps. Scadevano oggi i termini di secretazione dell'atto di 30 giorni imposti dagli inquirenti. "Ho avanzato istanza - ha confermato il legale ai giornalisti - la Procura ha cinque giorni per valutare le istanze difensive e contiamo di avere una risposta entro un paio di giorni". L'avvocato della famiglia di Elisa è anche tornata sulla ipotesi di presentare una memoria difensiva per chiedere l'arresto di Danilo Restivo: "Mi pare di aver detto da sempre che gli indizi convergevano in un'unica direzione. Quindi questa sarebbe la conseguenza. Sto aspettando la consulenza tecnica, poi valuteremo e faremo i nostri passi". In Procura è arrivato anche l'avvocato salernitano Pasquale Borea, delegato dal legale di Danilo Restivo, Mario Marinelli, a Salerno, che ha depositato l'istanza per conoscere gli esiti della perizia autoptica."Sapremo a breve - dice Borea - contiamo in un paio di giorni di conoscere i contenuti della perizia". Circa la rischiesta di arresto dell'uomo avanzata da parte dei familiari di Heather Burnett, sua vicina di casa in  Inghilterra, omicidio per il quale Restivo è stato anche indagato, Borea non ha voluto rilasciare dichiarazioni, e si è allontanato evitando di rispondere ad altre domande.

    “Sono d'accordo sul fermare Danilo Restivo”: così il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, ha risposto a Federica Sciarelli, quando la conduttrice di “Chi l’ha visto?” ha sottolineato la necessità di fermare, “per lo meno per stalking”, l'unico indagato (per omicidio e occultamento di cadavere) nel caso della morte di Elisa Claps. Durante la trasmissione, Santarsiero ha chiesto “giustizia esemplare” per la morte di Claps: “La città - ha aggiunto - è sempre stata sospettosa verso Danilo, un sospetto che si è trasformato in giudizio”. Il sindaco - che ha annunciato iniziative (da definire) per ricordare la ragazza e l'istituzione a Potenza di un centro studi sulla violenza sulle donne - ha anche definito "colpevole il silenzio di chi ha visto il corpo di Elisa e non ha parlato", prima del 17 marzo scorso, ma ha difeso il clero potentino e l'arcivescovo. Ha pure detto che i potentini ormai attendono "verità e non semplificazioni". Nel frattempo Ben Barnett ha visitato Potenza per portare la propria solidarietà alla famiglia Claps e per deporre dei fiori dinanzi alla chiesa della S. S. Trinità, anche se per ipotesi i due delitti non fossero collegati. L’uomo è il fratello di Heather, la donna uccisa in Inghilterra il 12 novembre 2002, a poca distanza da casa di Danilo Restivo. Nel corso dell'interrogatorio di Restivo, quando fu processato a Potenza per false dichiarazioni, emerse la circostanza che il giovane usava la “scusa” di consegnare regali per incontrare ragazze.

     

  • 13 maggio 2010

    Il gip del tribunale di Salerno ha disposto una proroga di venti giorni dei termini di secretazione sulla perizia autoptica effettuata su Elisa Claps. "Penso che gli inquirenti abbiano voluto preservare ulteriormente la genuinità delle indagine - commenta il legale della famiglia Claps, l'avvocato Giuliana Scarpetta - è possibile che i risultati della perizia siano collegati a ulteriori approfondimenti''. "Non saprei - ha concluso il legale della famiglia Claps - se si vuole una coincidenza con i termini richiesti per gli esami disposti in sede di incidente probatorio''. Dunque le parti potranno entrare in possesso di una copia del documento, di cui hanno già inoltrato la richiesta d'ufficio, soltanto nei primi giorni del mese prossimo. Per la metà di giugno, invece, è previsto l'esito degli esami sui reperti prelevati dal luogo del delitto, affidati a cinque periti tra cui   anatomopatologi, biologi e antropologi. Si allungano così i tempi di attesa e slitta ulteriormente la data del funerale.

  • 16 maggio 2010

    Secondo l'avv. Giovanni Di Stefano, per l'omicidio della studentessa coreana Jong Ok-Shin (detta Oki) uccisa il 12 luglio 2002 nei pressi della casa di Danilo Restivo, a Bournemouth, "ci sono molte più prove circostanziali contro Danilo Restivo che contro Omar Benguit basandosi sul modus operandi (There is by far more circumstantial evidence against Danilo Restivo than against Omar Benguit and such is based upon modus operendi)". Così si conclude la richiesta di riapertura preliminare del processo accolta venerdì 14 maggio dalla Criminal Cases Review Commission. Il documento, datato  7 maggio, dopo aver citato la giurisprudenza a favore del diritto a un processo equo da parte del giovane in carcere da otto anni per l'omicidio, si conclude con esplicite accuse a Restivo, che all'epoca del procedimento non venne indicato come possibile colpevole dalla difesa solo perché i documenti inviati dall'Italia che lo menzionavano non le vennero messi a disposozione.

  • 17 maggio 2010

    Elisa Claps sarebbe stata pugnalata più volte con un arma da taglio di piccole dimensioni, probabilmente un coltello a serramanico. Il delitto potrebbe essere avvenuto nei locali del centro Newman dove un anno prima della scomparsa, Danilo Restivo aveva tentato di appartarsi con una ragazza che poi è riuscita a scappare. Qualche anno prima inoltre, Restivo aveva legato due fratelli ad un albero nel parco del seminario di Potenza, punzecchiandoli proprio con un coltello per una notte intera. Filomena Iemma ripete che all'epoca della scomparsa della figlia aveva chiesto l'acquisizione dei tabulati telefonici e sottolinea che su "Danilo non hanno mosso un  dito - ha detto la madre di Elisa - E' stata solo una falsa". Proprio  sull'andamento delle indagini effettuate 17 anni fa ha dichiarato il questore di Potenza: “Se sono stati fatti degli errori di sottovalutazione nel passato – voglio intendere gli abiti di Restivo, le varie indagini portate fuori Italia e vari altri fatti – che io non critico assolutamente, sono stati fatti per un innocente depistaggio. Ripeto: per un innocente depistaggio!” Filomena Iemma si chiede se il questore avesse fatto la stessa cosa se fosse stato un suo familiare, poi si rivolge al vescovo e chiede ancora di sapere la verità. "Nessuno li può assolvere. Di innocente c'è solo il sangue di mia figlia. Elisa era cattolica e avrà un funerale all'aperto. E' stata 17 anni in chiesa e non ha più bisogno di entrarci, né lei né i suoi familiari".

  • 19 maggio 2010

    Il sito della BBC ha annunciato il fermo di Danilo Restivo, effettuato dalla poliza inglese intorno alle 6,30 (ora locale) di questa mattina. Sottoposta a perquisizione la sua casa a Bournemouth, lui è stato portato alla stazione di polizia di Poole per il prelievo del Dna. Il procuratore di Salerno Franco Roberti conferma che la polizia inglese sta lavorando su una rogatoria della procura generale.: "Al momento la polizia inglese ha effettuato il prelievo del Dna in base alla nostra rogatoria. Il fermo è una loro iniziativa, non concordata con la procura di Salerno. D'altronde quella su Heather Barnett è un'indagine che a noi non compete". Il sovrintendente Mark Cooper, titolare dell'inchiesta, non ha mai pronunciato né il nome di Danilo Restivo né quello di Elisa Claps. Ha specificato che l'operazione è avvenuta ''in connessione all'omicidio di Heather Barnett'' e che l'uomo fermato ha 38 anni. ''Le forze di polizia hanno lavorato senza sosta su questa indagine di lungo corso'', ha detto Cooper, specificando che nella casa (di Restivo, Ndr) di Chatsworth Road, a pochi metri dall'abitazione della Barnett, in Capstone Road, sarà condotta un'indagine di polizia scientifica ''molto accurata''. Cooper ha inoltre specificato che la famiglia Barnett ''è stata tenuta informata degli sviluppi dell'inchiesta'' ed ha pregato i giornalisti ''di rispettarne la privacy in questo difficile momento''. La polizia inglese ha 72 ore di tempo per la conferma del provvedimento che può essere prorogato fino a 96 ore con la convalida del magistrato.

  • 20 maggio 2010

    'Dopo attente considerazioni sulle prove consegnatemi dalla polizia del Dorset riguardo le indagini sull'omicidio di Heather Barnett ho deciso che gli elementi sono sufficienti per imputare Danilio Restivo del suo omicidio''. Lo ha dichiarato il procuratore Alastair Nisbet che ha annunciato che: ''Danilo Restivo domani comparirà davanti al tribunale di Bournemouth. Secondo le procedure introdotte nel febbraio di quest'anno Danilo Restivo sarà sottoposto a regime di custodia cautelare presso la Crown Court di Winchester. Lunedì della prossima settimana un giudice stabilirà se Restivo dovrà restare in regime di custodia fino all'inizio del processo''.
    ''Se gli indizi e le prove confermano effettivamente che è responsabile anche dell'omicidio di Heather Barnett, vuole dire che Danilo Restivo è un serial killer''. Il legale della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, commenta con l'Ansa in questi termini la notizia dell'arresto di Danilo Restivo. ''Gli inglesi lo processano per il caso Barnett e noi lo processeremo per il caso Claps - aggiunge l'avvocato - Andremo avanti, naturalmente, per fare giustizia a Elisa''.

  • 24 maggio 2010

    Danilo Restivo è stato arrestato il 19 maggio in Inghilterra dalla polizia del Dorset. Le telecamere lo hanno immortalato mentre cammina tra gli agenti con un cappuccio in testa e un asciugamano che gli copre il volto. Dopodiché gli è stato  formalmente contestato l’omicidio della sua vicina di casa, la sarta Heather Barnett. Anche Fiamma Giannini, la moglie di Danilo, secondo indiscrezioni è stata sentita dalla polizia. A Bournemouth girano voci sulla superficialità della prima fase delle indagini sul caso Barnett, e su un ipotetico ruolo che la potente loggia massonica locale potrebbe aver svolto nel coprire la vicenda. Prosegue nel frattempo il lavoro della polizia scientifica inglese non soltanto all’interno della casa, coperta da ampi teli, ma anche nel giardino. I vicini hanno raccontato di come Restivo fosse molto geloso del suo giardino e pretendeva che nessuno si avvicinasse alla sua siepe di confine, neanche per fare i normali lavori di potatura. L’incriminazione per il caso Barnett è però solo l’inizio di un percorso di chiarimento della posizione di Restivo in varie situazioni.
    Interrogato il giorno dopo la scomparsa di Elisa Claps (il 12 settembre 1993), Danilo Restivo - l'unico indagato per l'omicidio della ragazza - apparve all'allora ispettore della Polizia, Vito Eufemia,  in servizio alla squadra mobile di Potenza, “preparato, freddo, molto scaltro, preciso nelle risposte”. Lo ha raccontato lo stesso Eufemia, oggi in pensione. Nell'occasione Eufemia apprese anche del ferimento di Restivo ad una mano e chiese al padre se fosse disposto a consegnare “spontaneamente”  i vestiti che il figlio indossava il giorno prima e che per ammissione dello stesso giovane si erano sporcati di sangue in conseguenza del ferimento alla mano. Il padre del giovane prima  rispose di sì, ma una volta giunto a casa con l'ispettore e due agenti si oppose pretendendo, anche in seguito a consultazione con il proprio legale l’avvocato Marinelli, l’apposito decreto: “Dissi che non era un problema perché avrei chiamato il mio dirigente, l’avrei messo al corrente di tutta la situazione e questi si sarebbe fatto  autorizzare dal PM (anche verbalmente con successiva formalizzazione). Telefonai al dirigente della squadra mobile dott. Grimaldi - ha raccontato Eufemia - che mi disse di attendere e poi mi richiamò 20 minuti dopo dicendoci di rientrare in questura. Io pensai che c'era qualcosa che non andava. Se una persona non ha nulla da temere gli indumenti li consegna spontaneamente”. L'ispettore - che aveva anche scoperto, nel pomeriggio del 13 settembre 1993, un precedente di Danilo Restivo (a 14 anni aveva ferito una compagna con un coltellino) scrisse al magistrato richiedendo tramite una nota il decreto di sequestro degli indumenti, la perquisizione e l’intercettazione telefonica. Il dirigente della mobile firmò il rapporto ma le proposte contenute nell'atto non furono accolte. L’avvocato di Omar Benguit, attualmente detenuto per la morte, 4 mesi prima della Barnett, della coreana Oki, ha depositato un fascicolo con cui si chiede la riapertura del caso e, contestualmente, secondo una modalità prevista dalla legge inglese, si formula un’ipotesi accusatoria a carico di Restivo. Benguit fu condannato all’ergastolo sulla base di una testimonianza oculare. La testimone è la ex-prostituta Beverley Dawn Brown con problemi di tossicodipendenza. Questa sostenne dapprima di aver visto un uomo di nome Omar Hussain, dal forte accento straniero,  un altro, nero,di nome Mike Bigg e un non meglio identificato “Darius” assalire e poi uccidere la giovane coreana il 12 luglio 2002. Successivamente Darius sparisce dal racconto della donna e la stessa corregge ulteriormente il tiro dicendo che Mike Bigg era in realtà Nick Gbadamosi e Omar Hussain era invece Omar Benguit. Nick Gbadamosi in particolare,nel momento in cui secondo la prima versione della donna, doveva trovarsi a commettere il delitto di Oki, venne ripreso da  una telecamera a circuito chiuso nella sua macchina in compagnia di una persona in un altro luogo. Un team di ricercatori dell’Università di Portsmouth coordinati dalla prof.ssa Marika Henneberg, studiosa di diritto penale, sta riesaminando integralmente il materiale del caso Benguit. La Henneberg si è detta convinta che si tratti di uno dei più clamorosi errori giudiziari. Durante la trasmissione è stata intervistata anche Rocchina Santarsiero, potentina e coetanea di Elisa Claps: dopo la scomparsa, Danilo Restivo tagliò prima a lei e poi ad un'amica una ciocca di capelli su un autobus: “Quando mi resi conto del taglio dei capelli e lo guardai mi accorsi che aveva  un’espressione come se non avesse fatto niente di male. Il suo sguardo ti penetrava - ha raccontato - e cercavo di evitarlo, così come facevano le altre ragazze”.

  • 27 maggio 2010

    Il Gip ha firmato la richiesta della Procura di Salerno per l'arresto di Danilo Restivo indagato dell'omicidio di Elisa Claps. Lo si è appreso in ambienti giudiziari. La notifica del provvedimento in Gran Bretagna, dove l'uomo è detenuto per l'omicidio di Heather Barnett. Proprio oggi, aurante l'udienza preliminare di questa mattina, il giudice inglese ha stabilito che questo processo inizierà il 24 settembre. ''La scaletta del suo processo - ha detto il giudice a Restivo, assistito da un interprete - è stata definita tra gli inquirenti e i suoi legali. Inizierà il 24 settembre prossimo. Per quella data lei avrà avuto l'opportunità di discutere la sua strategia di difesa con i suoi legali''. ''Quel giorno - ha proseguito il giudice - di fronte al tribunale ci sarà l'udienza d'incriminazione: sarà presentato il documento che rivela i capi d'imputazione. E le verrà chiesto se dichiararsi colpevole o innocente''. ''Per quanto riguarda la cauzione - ha concluso il giudice - ho aggiornato l'udienza fino a quando ci sarà una richiesta da parte della difesa, se mai ci sarà. Fino a quel momento lei resterà in regime di custodia cautelare''. Tracey Watson, l'avvocato di Restivo, si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni. La moglie Fiamma, accompagnata da uno dei suoi figli, si è presentata in aula pochi minuti prima dell'inizio dell'udienza.

  • 28 maggio 2010

    ''Danilo Restivo uccise Elisa Claps il 12 settembre 1993 colpendola 13 volte al torace con un'arma da punta e taglio, dopo un approccio sessuale rifiutato dalla ragazza'': lo ha detto il Procuratore generale di Salerno, Lucio Di Pietro durante la conferenza convocata per oggi. Il magistrato ha aggiunto che nei confronti di Restivo ''ci sono gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza in ordine all'omicidio di Elisa Claps''. Dopo aver colpito al torace Elisa Claps, provocandone la morte, Restivo - ha spiegato Di Pietro - ''l'ha trascinata in un angolo del sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, coprendo il cadavere con materiale di vario tipo, fra cui tegole e materiale di risulta''. Restivo ''ha commesso il fatto - ha aggiunto il Procuratore generale di Salerno - per motivi abbietti e ha agito con crudeltà. Dall'esame autoptico del professor Introna, di altissimo livello scientifico è emerso che Elisa Claps è stata uccisa proprio la mattina del 12 settembre 1993, esattamente negli stessi luoghi in cui aveva incontrato Danilo Restivo. Il corpo è sempre rimasto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove poi è stato trovato''. Di Pietro non ha risposto alla domanda se Restivo sia stato aiutato ad occultare il cadavere: ''In questo momento non ho elementi per rispondere con esattezza a questa domanda". Il pm Rosa Volpe rispondendo a sua volta a un'altra domanda ha precisato che "i resti del cadavere di Elisa non erano completamente coperti. Verosimilmente parte di quel materiale era stato levato. Stiamo ancora verificando".
    La Procura generale di Salerno ha chiesto l'emissione di un mandato di arresto europeo per Danilo Restivo l'11 maggio scorso. Il gip ha accolto la richiesta il 22 maggio. Sarà possibile una estradizione provvisoria dall'Inghilterra all'Italia per Restivo, che il 24 settembre prossimo sarà giudicato da una corte inglese per l'omicidio della vicina di casa Heather Barnett. I magistrati di Salerno "si siederanno ad un tavolo con l'autorità inglese per stabilire tempi e modi dei due procedimenti a carico di Danilo Restivo. Secondo le leggi in vigore con il mandato di arresto europeo - ha spiegato Di Pietro - non ci dovrebbero essere difficoltà per eseguire l'arresto. Dovremo comunque tener conto delle esigenze dell'autorità inglese''. Il pm Rosa Volpe ha aggiunto che "in questa fase abbiamo un anno per eseguire effettivamente l'arresto. Le procedure sarebbero state identiche" anche nel caso in cui Restivo fosse stato arrestato prima in Italia. Lo stesso pm ha dichiarato che la salma di Elisa Claps sarà restituita alla famiglia "a breve'':''Nel corso dell'incidente probatorio si stanno rendendo necessari ulteriori accertamenti. Sono verifiche che devono essere fatte. Al termine dell'incidente probatorio la salma sarà restituita alla famiglia''.

    A margine della conferenza stampa il questore di Potenza, Romolo Panico ha voluto spiegare le dichiarazioni rilasciate il 15 maggio scorso, e riportate da "Chi l'ha visto?", quando aveva parlato di ''innocenti depistaggi'' nei 17 anni delle indagini sulla scomparsa di Elisa Claps: "È stata fatta una radiografia su due parole. E' stata una esagerazione su un termine forse anche sbagliato grammaticalmente. Io volevo intendere che, dopo 17 anni, i depistaggi erano stati non dolosi, non volontari''. Completamente diverso il parere del consulente tecnico della difesa della famiglia Claps, il detective privato Marco Gallo: ''La regia che ha operato per l'occultamento del cadavere e i depistaggi sul caso Claps funziona in modo standard a Potenza. Del resto uno dei maggiori attori di questa vicenda è crocevia di interessi ben più importanti dell'omicidio della povera Elisa''. Gallo non ha voluto però dare maggiori spiegazioni. Secondo lui, Restivo sarebbe stato aiutato, per occultare il cadavere di Elisa da almeno altre due persone che ''hanno operato dalle 14 alle 16.30, senza di lui, che fu invece mandato a casa. Successivamente, proprio dopo la morte di don Mimì Sabia, qualcuno potrebbe aver tolto il materiale di risulta che copriva la salma, proprio per far scoprire quel corpo''. Secondo l'ipotesi seguita da Gallo ''Elisa non andò da sola nel sottotetto della chiesa, non l'avrebbe mai fatto. Ci andò probabilmente con l'amica Eliana e con altri amici, che poi, però la lasciarono sola con Restivo, il quale voleva tentare un approccio".

    Il Comune di Potenza chiederà di costituirsi parte civile nel processo contro Danilo Restivo, indagato per l'omicidio di Elisa Claps da ieri raggiunto da un ordine di arresto emesso dalla magistratura di Salerno. Lo ha annunciato il sindaco della città, Vito Santarsiero, che ha già dato mandato all'ufficio legale del Comune di seguire il caso per arrivare alla formalizzazione della richiesta. ''Il provvedimento dei giudici campani - ha detto Santarsiero, attraverso l'ufficio stampa - consente alla città di Potenza di tirare un sospiro di sollievo dopo 17 anni trascorsi in attesa di verità e giustizia, su una vicenda che ha non poco sconvolto la nostra comunità. Sappiamo che è solo l'inizio di un percorso non facile che dovrà accertare tutta la verità dei fatti e portare finalmente - ha concluso il sindaco - alla condanna di chi è colpevole'' 

  • 31 maggio 2010

    La perizia del prof. Introna è stata secretata perché all’interno vi era la firma di Danilo Restivo. Ad inchiodare l’uomo sarebbe stata proprio la singolare perversione di tagliare i capelli. Su ciò che resta dei capelli della povera Elisa Claps è stato individuato un taglio fatto con una lama affilata o con una forbice che ha tutte le caratteristiche dei tagli effettuati da Danilo Restivo ai capelli di decine di ragazze. Dunque sui resti di Elisa Claps ci sarebbe la firma dell’assassino: Danilo Restivo. E’ stato il medico legale prof. Introna a conseguire questo risultato nel corso dell’autopsia sui resti di Elisa. Per ora però anche in attesa di ulteriori sviluppi gli inquirenti hanno deciso di non ufficializzare questo risultato che infatti non figura nella richiesta di arresto di Danilo Restivo, emessa la settimana scorsa dal GIP di Salerno. Di questa svolta non ha parlato neppure il procuratore generale Lucio Di Pietro che il 28 maggio nel Palazzo di giustizia di Salerno ha convocato una conferenza stampa per informare l’opinione pubblica sullo stato delle indagini. “Dall’esame autoptico affidato al prof. Introna – ha detto il dott. Lucio Di Pietro – è emerso che Elisa Claps è stata uccisa proprio la mattina del 12 settembre 1993, esattamente negli stessi luoghi in cui aveva incontrato Danilo Restivo, e che il corpo della giovane è sempre rimasto nella chiesa della S.S. Trinità ove poi è stato ritrovato. Restivo Danilo dopo aver dato appuntamento alla giovane Elisa nella chiesa della S.S. Trinità e dopo averla ivi incontrata con un pretesto la induceva a seguirlo nei locali pertinenziali a detta chiesa sino al sottotetto dove dopo aver tentato un approccio sessuale, venendo rifiutato infieriva sulla stessa colpendola ripetutamente almeno tredici volte anche con un’arma da punta e taglio con cui l’attingeva al torace sino a cagionarne la morte. Dopodiché la trascinava in un angolo del sottotetto e qui coprendola di materiale vario tra cui delle tegole ivi riposte e materiale di risulta ne operava l’occultamento del cadavere”. La maggior parte delle 13 coltellate colpì la ragazza alle spalle. Se il lugubre taglio di cui sopra è l’impronta “digitale” di Restivo sul corpo della vittima allora occorre subito verificare tra le ciocche di capelli trovate nella casa inglese dell’uomo. Tra quelle ciocche ce n’è anche una di Elisa? Restivo e il suo avvocato hanno sempre portato avanti come alibi la testimonianza di Giuseppe Carlone. Carlone disse di aver visto Elisa alle 13.45-13.50 circa nei pressi di un cinema al centro della città. Restivo alle 13.50 secondo il registro dell’ospedale si trovava a farsi medicare. Secondo la perizia Elisa dovrebbe essere morta tra le 11.30 e le 13.10. Intanto i familiari della ragazza coreana Oki, per la cui uccisione è in carcere Omar Benguit, probabilmente non sanno che ora per il fatto è sospettato Danilo Restivo. Gli avvocati inglesi di Omar Benguit hanno presentato un “indictement”, un’ipotesi di responsabilità penale a carico di Danilo Restivo per la morte della ragazza coreana. Oki poco prima di morire disse ad un soccorritore che il suo assassino aveva una maschera. La polizia ha sempre pensato che Oki si fosse espressa male, che volesse dire altro. Ma dalla deposizione di Taylor Fiona Kathreen emerge che un’insegnante un paio di settimane dopo l’omicidio di Oki ha trovato un paio di pantaloni ed un passamontagna abbandonati in un cespuglio a poche centinaia di metri dal luogo del delitto. Li consegna alla polizia ma di quei reperti nei giorni successivi non si sa più niente. Le autorità coreane nel frattempo continuarono a fare pressione e la polizia inglese non poté che dirsi certa: Omar e Nick erano i responsabili della morte di Oki sulla base della testimonianza – approssimata e fantasiosa – della ex prostituta Beverley Brown. Il modo più comune per inchiodare una persona, come Omar Benguit, è quello di servirsi di una testimonianza oculare: ma poi non c’è un minimo di prova a suffragio – dice la penalista Marika Henneberg che sta riesaminando con i suoi collaboratori il materiale del processo Benguit. Nick fortunatamente riuscì a trarsi fuori dall’affare-Oki perché il suo avvocato scovò ben due documenti fotografici, di cui la polizia non aveva parlato, che dimostravano inequivocabilmente che nell’ora dell’omicidio lui si trovava da un’altra parte. L’uscita di scena di Nick Gbadamosi avrebbe dovuto far vacillare l’intera testimonianza di Beverley Brown ma così non è stato e Omar Benguit è stato condannato in via definitiva.

  • 1 giugno 2010

    I colpi furono inferti quando Elisa era ancora viva. Elisa è mota a causa di lesioni da punta e da taglio, almeno 13. Le lesività sono state cagionate da uno strumento monotagliente dotato di lama piccola, appuntita, resistente. Alcune ciocche di capelli sono state tagliate di netto con taglio irregolare a 4 cm dalla punta. La vittima era di spalle, l'aggressore ha impugnato il coltello con la mano destra. I primi colpi sono arrivati al collo e al torace, con inclinazione da destra a sinistra. La vittima è caduta per terra. Poi l'aggressore ha colpito ripetutamente la ragazza ancora sulla schiena. Lo strumento utilizzato per uccidere Elisa Claps era dotato di una lama con le seguenti caratteristiche: altezza della lama almeno 1 centimetro e mezzo, lunghezza della lama almeno 5 - 5,5 cm, spessore del dorso della lama di almeno un centrimetro e mezzo. Le indicazioni tecniche lasciano fondatamente ritenere che possa essersi trattato di un tagliente con lama appuntita, resistente, stretta e affilata con lunghezza e altezza contenute e con dorso della lama piccolo e stretto. Le analisi hanno rilevato lesioni traumatiche ai seni.
    Sono questi alcuni degli elementi principali dell'autopsia eseguita dal medico legale prof. Francesco Introna, la cui relazione è stata consegnata oggi ai legali delle parti.

  • 3 giugno 2010

    Danilo Restivo non potrà essere sottoposto a estradizione in Italia fino a che non si sarà del tutto concluso il procedimento giudiziario attivato a suo carico in Gran Bretagna. Lo ha detto all'ANSA un portavoce del Crown Prosecution Service (CPS), ovvero la Procura della Corona britannica. L'imputato, attraverso un collegamento video, apparirà  il prossimo 30 settembre in aula a Londra e il mandato verrà aggiornato. Questo avverrà ogni 28 giorni''. La Procura britannica ha però escluso categoricamente l'ipotesi di estradizione temporanea. ''L'imputato - ha spiegato il portavoce - resterà in Gran Bretagna per tutta la durata del procedimento giudiziario attivato a suo carico''. Questo significa non solo il processo di primo grado, ma anche un eventuale appello, sempre che il tribunale commini una sentenza di condanna e sempre che, in quel caso, il procedimento dovesse imboccare la strada del secondo grado. La CPS non ha voluto dare nessuna indicazione sui tempi. Una volta terminato il procedimento, ha concluso il portavoce, Restivo potrà essere estradato in Italia per affrontare l'eventuale processo ma dovrà comunque tornare in Gran Bretagna ''a scontare l'eventuale pena''. Danilio Restivo, è stato tradotto ieri dalla prigione di Whinchester alla City of Westminster Court di Londra dove un giudice della Corona gli ha notificato il mandato di arresto europeo con il quale viene formalmente incriminato per l'omicidio di Elisa Claps. A gestire le operazioni di notifica degli atti è stata la Serious Organised Crime Agency britannica (SOCA), ente che, tra i vari compiti, ha anche quello di sovrintendere l'esecuzione dei mandati internazionali d'arresto.
    L'esame autoptico, eseguito dal medico legale prof. Francesco Introna, ha stabilito che Elisa Claps è stata uccisa lo stesso giorno della scomparsa, con almeno 13 colpi di una piccola arma da taglio, probabilmente nel corso di un'aggressione con movente sessuale. L'assassino ha poi reciso alcune ciocche di capelli. Le analisi hanno rilevato lesioni traumatiche ai seni.

  • 7 giugno 2010

    L'ipotesi contenuta nelle 250 pagine della perizia medico legale del prof. Francesco Introna è che Elisa abbia subìto pesanti approcci sessuali, si sarebbe ribellata e difesa, come dimostrano le ecchimosi rilevate sul seno e all'interno della coscia destra di Elisa. L'assassino avrebbe agito alle sue spalle. Nel tentativo di violentarla le tirò giù i jeans e gli slip e le strappò il reggiseno. Di fronte alla difesa della ragazza perse la testa. A quel punto sarebbero partiti i primi colpi, con un coltello dalla lama lunga cinque o sei centimetri. Il primo alla gola, poi al torace. Lei si accasciò e l’assassino le saltò addosso, infierendo su di lei. Almeno tredici le coltellate documentate. Poi il corpo è stato trascinato e fatto rotolare fino all’angolo del sottotetto, coprendolo con delle tegole e del materiale di risulta. Il prof. Introna ha stabilito che alcune ciocche dei capelli furono asportate venti, trenta minuti dopo l'accoltellamento. L’ipotesi si basa su una verifica sperimentale fatta con ciocche di capelli simili: immerse nel sangue, hanno impiegato tra i 20 e i 30 minuti per essiccarsi. I tagli effettuati su queste ciocche sono risultati simili a quelli sulle rilevati sulle ciocche rinvenute sulla scena del delitto.

    Filomena Claps non crede che sua figlia sia potuta andare fino al sottotetto con Danilo Restivo, perché lui non le piaceva e la infastidiva. Il prof. Introna non esclude che l'omicidio possa essere stato compiuto in altri locali della canonica, per esempio nel Centro Newman, e che solo in un secondo tempo il corpo possa essere stato spostato. In corrispondenza del corpo sono state tolte le doghe di legno che sostengono le tegole del tetto, creando un’apertura per favorire l’areazione e la dispersione degli effluvi della decomposizione. Per Gildo Claps è la prova di complicità nell’occultamento del cadavere. Il fratello di Elisa ha lanciato un appello, anche al Ministro degli Esteri, affinché Danilo Restivo sia estradato temporaneamente in Italia per essere interrogato, prima dell’udienza in Gran Bretagna prevista per il 24 settembre.

    Un documento del 13 settembre 1993, reso noto dall’Ansa, rivela che mentre l’ispettore Eufemia si trovava a casa Restivo, lui si recò alle scale mobili in costruzione con il sostituto commissario Donato Pace e altri agenti: “Il Restivo ci ha condotti sul luogo dove, secondo lui, era caduto indicandoci anche come era rovinato nella scala ivi esistente. È opportuno far presente che la versione dei fatti inerente alla caduta illustrata sul posto da Restivo Danilo è apparsa a tutti noi sottoscritti intervenuti oltremodo inverosimile perché se effettivamente il citato teste fosse rovinato lungo la scala indicata, così come da lui raccontato, i danni fisici che avrebbe subìto in tutto il corpo, sarebbero stati obiettivamente molto più gravi della semplice ferita riportata alla mano sinistra rilevata. È inimmaginabile a codesto avviso di noi operanti, che se i fatti si fossero verificati così come narrati dal Restivo quest’ultimo non abbia riportato, oltre alla semplice ferita, escoriazioni, tumefazioni, o altri più evidenti danni. Dall’analisi della ricostruzione dell’episodio della caduta, esposta da Restivo Danilo sul luogo dove ha dichiarato che si è verificato il fatto, in sostanza emerge chiaramente che il teste non è da ritenersi credibile. Lo stesso potrebbe celare fatti ben più gravi che lo vedrebbero direttamente coinvolto in danno della scomparsa di Claps Elisa”.

     

    Il capo della Squadra Mobile dell’epoca, dr. Grimaldi, ha recentemente dichiarato di non voler rilasciare interviste. Ha spiegato che diciassette anni fa lui aveva proceduto secondo le regole, chiedendo al magistrato di turno alla procura il permesso di sequestrare i vestiti che Danilo Restivo indossava durante l'incontro con Elisa Claps, Circa tre anni fa Grimaldi, dopo aver lasciato la polizia, è stato assunto come funzionario alle dipendenze del direttore della Asl Michele Cannizzaro, marito della dottoressa Felicia Genovese, il magistrato che aveva diretto le indagini sulla scomparsa di Elisa Claps. 

  • 10 giugno 2010

    Sul sito http://www.ansa.it sono disponibili, in versione integrale, le conclusioni della consulenza tecnica d'ufficio sulla salma di Elisa Claps, svolta dal professor Francesco Introna, ordinario di medicina legale all'Universita' di Bari. La perizia, di oltre 250 pagine, con ricco corredo fotografico, è stata depositata il 10 aprile scorso e da oltre una settimana è nella disponibilità delle parti. Nella prima parte del documento il medico legale descrive il primo sopralluogo nel sottotetto: il piano di calpestio era in cemento, con brecciame, polvere di cemento, terriccio ed escrementi di colombo. Vi erano una rete metallica di un letto pieghevole, chiusa, con all'interno un materasso, una statua sacra coperta da cellophane, una fatiscente struttura in legno dorato. In un angolo, sulla destra entrando nel locale, nel punto preciso indicato dalle coordinate geografiche, era distesa la salma, in posizione supina, con leggero appoggio sul fianco laterale destro; era distesa parallelamente al muro corrispondente alla facciata della chiesa, con i piedi rivolti al muro corrispondente alla parte laterale. Sono anche proposte numerose fotografie, tratte dalla consulenza, che ritraggono Elisa Claps in vita e dopo il decesso, con alcuni suoi oggetti - occhiali, sandali, orologio - serviti per l'identificazione della salma. Altre immagini si riferiscono al sito di rinvenimento della salma. L'Ansa ha scelto di non pubblicare quelle piu' cruente. Alle pagine 29, 30 e 31 tre immagini della ragazza con dettagli che trovano riscontro sulla salma Nella prima foto (nella parte alta della pagina), si vede Elisa sorridente con al polso sinistro un orologio marca ''Swatch''. L'orologio e' visibile in un'altra foto (nella parte bassa della stessa pagina) che mostra un particolare della mano sinistra della salma. Nella seconda foto si vede Elisa in compagnia di altre due donne, seduta sulla recinzione di un'aiuola; la ragazza calza sandali blu ''occhi di bue'', gli stessi che appaiono in un dettaglio degli arti inferiori del cadavere. Nella terza foto, vi e' un primo piano di Elisa con la testa poggiata su un cuscino: indossa occhiali del tutto analoghi a quelli fotografati vicino al piede destro del cadavere.

    Sul cadavere di Elisa Claps, al momento del ritrovamento, ''erano disposte, a parziale copertura, tre tegole; altre se ne trovavano appoggiate ed impilate in verticale alla struttura muraria, in tutta prossimita' dei piedi della salma''. E' quanto scrive il medico legale Francesco Introna, nella perizia - di cui l'ANSA è entrata in possesso - eseguita su incarico dei magistrati di Salerno. ''Sulla salma - aggiunge il perito - non era presente altro materiale di risulta, né erano presenti segni di apposizione di altre tegole eventualmente rimosse''. La prima tegola, non integra - spiega il perito - era tra il cranio e l'avambraccio destro della salma, a parziale copertura di una mano. La seconda tegola ''era prospiciente alle regioni toraco addominali di destra della salma e prendeva contatto inferiormente con l'arto inferiore di destra''. La terza tegola, infine, era sull'arto inferiore di sinistra, ''con concavità posta a copertura della curvatura propria della coscia''. La salma giaceva in un punto con coordinate 40ø38'05.17'' di latitudine nord e 15ø49'19.38'' di longitudine est.

    Elisa Claps fu aggredita e mortalmente ferita, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinita' di Potenza, la mattina del 12 settembre 1993, in due momenti diversi ma in rapida successione fra loro, verosimilmente da una sola persona. Più elementi portano gli investigatori a ritenere che l'aggressore fosse Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra e che ha ricevuto nei giorni scorsi la notifica di un mandato di arresto europeo per l'omicidio della studentessa potentina. L'assassino, forse durante un tentativo di violenza sessuale, colpì Elisa Claps prima avendola davanti e poi mentre la vittima si accasciava. Secondo il medico legale, l'assassino stringeva nella mano destra un'arma da taglio, forse un coltello, dotato di una lama lunga circa cinque centimetri. Con il coltello colpì Elisa - che era davanti a lui e gli dava le spalle - prima al collo, poi alla parte anteriore destra del torace. I colpi furono inferti con un andamento dall'avanti all'indietro e da destra a sinistra. Immediatamente dopo vi fu il secondo momento dell'aggressione: mentre Elisa si accasciava in avanti, l'assassino infierì su di lei colpendola più volte alle spalle, sia nella parte destra sia in quella sinistra. In tutto, nei due momenti dell'aggressione, non meno di 13 coltellate. ''E' questa - precisa il medico legale - una delle ricostruzioni dinamiche possibili. Altre possono ugualmente essere prospettate''.

    La perizia conferma che "nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, al momento del ritrovamento della salma di Elisa Claps, risultavano mancanti alcuni assi in legno della copertura della struttura, proprio al di sopra del cadavere. ''Gli arcarecci, posti in corrispondenza ed al di sopra del sito di giacitura della salma, apparivano parzialmente divelti'', scrive Introna a pagina 8 della perizia, riferendo del sopralluogo effettuato nel sottotetto il 18 marzo scorso, giorno successivo a quello del ritrovamento del cadavere. Il dettaglio degli assi di legno mancanti nella copertura del sottotetto - che facevano vedere direttamente le tegole - è poi proposto in una fotografia a pagina 23 della stessa perizia. Il particolare era stato anticipato da "Chi l'ha visto?" nella puntata del 7 giugno, presente Gildo Claps che, commentandolo, ha sostenuto che altre persone si sono recate nella struttura subito dopo, o alcune ore dopo, il delitto per occultare il cadavere. Quelle travi di legno mancanti proprio al di sopra della salma di Elisa - secondo la famiglia Claps - sarebbero la prova e sarebbero state rimosse per attenuare i miasmi legati alla decomposizione cadaverica. L'assassino, stravolto per il delitto appena compiuto - ha detto Gildo Claps - non può aver avuto la lucidità di pensare all'aerazione del locale per evitare che fosse scoperto il cadavere, rinnovando la richiesta di "verita' sui depistaggi e le coperture di questi lunghi 17 anni''.

    Il ''taglio netto'' riscontrato su alcune ciocche di capelli di Elisa Claps, ''con ogni attendibilità '', fu eseguito ''volontariamente mediante tagliente, dopo il posizionamento della salma nel luogo di rinvenimento'' e dopo almeno 20-30 minuti dal decesso''. In base a deduzioni di carattere scientifico ''ed in considerazione dei tempi di essiccamento del sangue fresco - scrive Introna - riteniamo possibile prospettare che il lasso di tempo tra exitus e taglio della punta di alcune ciocche possa essere stato anche relativamente breve: 20-30 minuti; e' questo - aggiunge il medico legale - il tempo minimo necessario per osservare un minimo, non completo, essiccamento del sangue fresco che avviluppa piccole ciocche di capelli''.

    A fugare ogni dubbio sull'identificazione del cadavere di Elisa Claps è stato il test del Dna. L'esame è stato eseguito prelevando il Dna da un frammento osseo del femore sinistro della vittima e confrontandolo con quello di Filomena Iemma, madre di Elisa Claps. Le caratteristiche genetiche sono risultate del tutto compatibili per cui il perito ha concluso ''con certezza che la salma appartenne in vita ad Elisa Claps''. Nel dettaglio, il test ''ha fornito un risultato di probabilità di maternita' tra Iemma Filomena e il cadavere da identificare pari al 99,9992%''.

    L'Ansa ha diffuso anche le immagini e il contenuto del mandato di arresto europeo emesso dalla magistratura di Salerno nei riguardi di Danilo Restivo. Si compone di sette pagine, ed +stato redatto anche in lingua inglese (''European Arrest Warrant''), La prima pagina reca l'intestazione (mandato di arresto europeo) del provvedimento; la seconda le generalitàdi Restivo, il tipo di misura cautelare adottata nei suoi confronti (custodia in carcere), i reati contestati e la pena prevista per quei reati (ergastolo). La terza e la quarta pagina propongono l'imputazione e una sommaria ricostruzione della vicenda; le altre pagine riportano una serie di dettagli di carattere tecnico. Tutte le pagine del provvedimento hanno la firma del giudice per le indagini preliminari Attilio Franco Orio, che ha emesso il mandato di arresto. L'ipotesi di reato contestata è omicidio volontario, aggravato perché compiuto nell'atto di commettere violenza sessuale, per motivi abietti e con crudeltà, punito, in considerazione delle aggravanti contestate, con la pena dell'ergastolo: ''perché dopo aver dato appuntamento alla giovane Elisa Claps nella chiesa della Santissima Trinita' di Potenza e dopo averla ivi incontrata, con un pretesto la induceva a seguirlo nei locali pertinenziali a detta chiesa, fino al sottotetto, dove dopo aver tentato un approccio sessuale con la giovane, venendo rifiutato, infieriva sulla stessa colpendola ripetutamente (almeno 13 volte) anche con un'arma da punta e da taglio con cui l'attingeva al torace fino a cagionarne la morte, dopo di che la trascinava in un angolo del sottotetto e qui, coprendola di materiale vario, tra cui delle tegole ivi riposte e materiale di risulta, ne operava l'occultamento del cadavere. Con le aggravanti di aver commesso il fatto per motivi abietti e per aver agito con crudelta' nei confronti della vittima. In Potenza, tra le 11.30 e 13.10 del 12 settembre 1993''.

  • 21 giugno 2010

    Non ha niente a che fare con il delitto Claps ma, dopo il ritrovamento nel sottotetto di un bottone ricoperto di  alcune fibre rosse sotto il corpo di Elisa, era un dettaglio che non poteva passare inosservato. Tra le tante foto ufficiali di don Domenico Sabia riemerse dagli archivi negli ultimi mesi, si nota la mancanza talvolta di un bottone rosso dall'abito del parroco della S.S. Trinità di Potenza. Come si vede nell'immagine nella fila di bottoni rossi c'è un'asola vuota, forse semplicemente non abbottonata. La foto, scattata nel 1999, è contenuta nel volume pubblicato dal Centro Newman in memoria di don Domenico Sabia dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2008  ("Don Mimì, diario di un curato di città"). Come reso noto nella puntata di questa sera, dopo che è stata anticipata da "Chi l'ha visto?" alla Gazzetta del Mezzogiorno, che l'ha pubblicata oggi, la foto è stata acquisita dalla Procura della Repubblica di Salerno. Nel pomeriggio di oggi personale della Squadra Mobile di Potenza ha tolto i sigilli ed è entrato nella chiesa della S.S. Trinità. Poiché sembra che il parroco abbia lasciato  l'abito talare in eredità al primo suo successore che sarebbe diventato monsignore dopo di lui, è probabile che gli agenti, accompagnati da un fotografo della polizia scientifica, siano andati  verificarne la presenza nella S.S. Trinità. Il bottone sotto il corpo di della ragazza è stato consumato dagli acidi della putrefazione del corpo della ragazza, quindi è sempre stato lì sotto. Nelle pagine del libro viene riportato anche un documento che riguarda dei lavori di manutenzione del tetto che vennero eseguiti nel 1996 è stato fatto il rifacimento totale del tetto. L'incidente probatorio proseguirà perché i periti hanno bisogno di ulteriore tempo, oltre i 60 giorni concessi dalla Procura  generale di Salerno, ormai scaduti.
    Danilo Restivo nel processo che lo vide condannato per false dichiarazioni al PM disse di aver visto uscire Elisa dalla chiesa mentre lui si tratteneva all’interno. "Elisa mi disse che un ragazzo l'aveva importunata quella mattina prima di incontrare me. Dopodiché lei, verso mezzogiorno meno dieci è uscita per andare in campagna, io mi sono alzato e l'ho seguita con lo sguardo fino all'uscita che da da una parte a via Pretoria e dall'altra a via Cairoli. Fino alle 12, quando ho sentito le campane, mi sono intrattenuto". Vi furono due testimonianze di due ragazzi, Carlucci e Carlone, che risultarono inattendibili fin dall’inizio. I due
    dissero di aver visto Elisa più tardi rispetto all’ora in cui lo stesso Restivo aveva detto di essersi congedato da lei. Il primo, Carlucci, dichiarò di averla vista vicino alla chiesa. Ma Eliana De Cillis, l'amica di Elisa che si trovava con la ragazza la mattina che scomparve, disse che quando aveva incotrato Carlucci, vicino alla chiesa della Trinità, lui disse di non averla visto. Anche in seguito, quando di nuovo Eliana De Cillis incontrò Carlucci, le chiese una seconda volta se aveva visto Elisa, lui ripetè che non l'aveva vista. Durante il processo per falsa testimonianza a Danilo Restivo ci fu un confronto fa Eliana De Cillis e Carlucci: lui afferma che quando incontrò Eliana De Cillis si trovava vicino a via Pretoria e alla sua domanda aveva risposto di aver visto Elisa. Eliana De Cillis è certa del contrario: in tal caso  sarebbe subito andata a cercarla nel luogo da lui indicato. Il secondo, Carlone, al processo disse di conoscere Elisa e che il 12 settembre la incontrò intorno alle 13.40 13.45 vicino al cinema Ariston, sopra via Mazzini.

  • 22 giugno 2010

    La Procura della Repubblica di Salerno, che indaga sull'omicidio di Elisa Claps, ha disposto una verifica sulla tonaca dell'ex parroco della Santissima Trinità Don Domenico Sabia, morto due anni fa. La notizia trapela da ambienti giudiziari di Salerno. In una fotografia del 1999, diffusa nell'ultima puntata di "Chi l'ha visto?", risultava infatti che alla tonaca mancava un bottone. Circostanza che, solo in via ipotetica, viene collegata al ritrovamento di un bottone rosso nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove il corpo di Elisa è stato ritrovato il 17 marzo scorso. La tonaca di Don Domenico Sabia (noto in città come Don Mimì) era stata lasciata dal parroco in sagrestia: destinata, secondo la volontà espressa nel testamento, al primo parroco della SS. Trinità che diventerà monsignore. Gli inquirenti, peraltro, non danno particolare rilievo a questo accertamento, che - secondo quanto è trapelato - viene svolto solo per completezza di indagini e per non lasciare nulla di inesplorato. Non cambia, infatti, secondo quanto si apprende, lo scenario delineato per il delitto di Elisa, per il quale è stato emesso un mandato di arresto europeo notificato a Danilo Restivo in Inghilterra.

  • 29 giugno 2010

    L'altro orecchino pendente di Elisa Claps è stato ritrovato dal medico legale Francesco Introna durante lo svolgimento dell'autopsia, dopo essere apparso alla TAC. La notizia, rimasta finora riservata, è stata confermata all'Ansa da fonti vicine all'inchiesta. La ricerca del secondo orecchino della ragazza era di rilevante interesse investigativo perché, se trovato in un luogo diverso rispetto a quello della salma, avrebbe potuto dare indicazioni precise sul luogo in cui l'assassino aggredì la vittima e da dove poi la trasportò fino all'angolo del sottotetto, dove è stata ritrovata. Tra gli accessori che Elisa indossava quel giorno, il secondo orecchino era l'unico oggetto apparentemente mancante al momento del ritrovamento del cadavere: l'altro fu trovato dal medico legale durante il primo esame della salma, fatto nel sottotetto il 18 marzo scorso, e fu consegnato alla polizia. Al ritrovamento dell'orecchino mancante si è arrivati attraverso i risultati della TAC eseguita sulla salma, chiusa e immobilizzata in un sacco per il trasporto dei cadaveri, nell'ospedale di Matera dai medici Michele Nardella e Claudia Lopez. Tra tanti particolari, l'esame radiografico ha evidenziato la presenza di un oggetto metallico vicino alla mano sinistra del cadavere e di un piccolissimo oggetto circolare tra l'omero e la clavicola destri.  In base a tali indicazioni, il 23 marzo - sei giorni dopo il ritrovamento del cadavere - durante lo svolgimento dell'autopsia, il professor Introna ha aperto il sacco per il trasporto della salma e cercato quei due oggetti metallici evidenziati dalla TAC: sotto la salma, poco lontano dalla mano sinistra, è spuntato l'orecchino destro di Elisa. Quanto all'altro oggetto, il medico legale ha esaminato con attenzione il collo del cadavere e ha rilevato la presenza di un laccetto al quale era appesa, proprio attraverso un occhiello circolare, una piccola croce in legno del tipo ''Tau''. Sono stati, dunque, recuperati tutti e ora sono nelle mani della polizia scientica gli oggetti personali che Elisa Claps indossava quel 12 settembre, giorno in cui fu uccisa, secondo l'accusa, da Danilo Restivo, ora detenuto in Inghilterra anche per il delitto di una sarta inglese. Oltre agli orecchini pendenti, Elisa aveva gli occhiali, ritrovati in prossimità del piede destro del cadavere, con le aste ripiegate (dettaglio, questo, alla particolare attenzione della polizia) e imbrigliati in un sottile filo metallico. Al collo portava una collana a maglie strette di materiale giallo, che è stata sfilata dal medico legale e consegnata alla polizia scientifica, ed il laccio con la croce in legno recuperati durante l'autopsia. Al polso destro la ragazza aveva un bracciale di colore giallo a fine maglia antica, con medaglietta, sempre di colore giallo, raffigurante una lettera "E" inscritta in una sottile cornice rettangolare, che non è stato possibile al medico legale rimuovere nel sottotetto e che è stato ''tagliato'' durante l'autopsia; al polso sinistro un orologio di plastica, con quadrante di colore verde, pure recuperato e consegnato alla scientifica.
     
    Intanto la squadra mobile della questura di Potenza e la polizia scientifica, su incarico della magistratura di Salerno, stanno continuando accertamenti sui lavori che sono stati eseguiti, a più riprese, nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità del capoluogo lucano a partire dal 1993, successivamente all'omicidio della studentessa Elisa Claps. Nella puntata del 21 giugno “Chi l’ha visto?” aveva mostrato annotazione relative a lavori di rifacimento del sottotetto riportate nel libro dedicato a don Mimì Sabia dal centro Newman dopo la sua morte. La polizia ha già identificato ed interrogato i titolari di alcune imprese e alcuni operai che fecero gli interventi: nessuno di loro - da quanto si è appreso - ha riferito di aver notato la salma, che era nel sottotetto in un angolo tra la facciata e la parete laterale sinistra della chiesa. Altre verifiche sono in corso anche su un pennello di carpenteria, ritrovato vicino alla testa del cadavere, e repertato dalla polizia scientifica, come risulta dalla perizia medico legale fatta dal prof. Francesco Introna, secondo gli investigatori potrebbe essere stato lasciato nel sottotetto proprio da uno degli operai che furono impegnati nei lavori.
    Per quanto riguarda Danilo Restivo, è previsto che compaia davanti alla Corte dei magistrati di Westminster a Londra, dove gli saranno contestate leaccuse allegate al mandato di arresto europeo. Fino ad ora a Restivo è stato notificato solo il mandato stesso che contiene sinteticamente i motivi delle accuse.

  • 30 giugno 2010

    Danilo Restivo, arrestato in Gran Bretagna per l'omicidio della sua dirimpettaia, la sarta 48enne Heather Barnett, e accusato in Italia per la morte della studentessa Elisa Claps, è comparso brevemente questa  mattina - mediante videoconferenza - presso la Westminster Court di Londra. Oggetto dell'udienza, durata poco più di 10 minuti, il mandato di arresto europeo spiccato ai danni di Restivo su richiesta dei magistrati di Salerno. Che, stando a quanto riferito dai funzionari della Westminster Court, il tribunale responsabile per i casi di estradizione, crimini gravi e terrorismo, è stato ''aggiornato''. Procedura che verrà ripetuta ogni 28 giorni. Il processo che lo vede coinvolto, con l'accusa di omicidio, inizierà il 24 settembre prossimo, con l'udienza preliminare 'dichiarativa' - durante la quale Restivo si proclamerà davanti al giudice ''colpevole'' o ''innocente''.


    Il gip di Salerno Attilio Iorio ha rigettato la richiesta presentata da Mario Marinelli, legale di Danilo Restivo, sull'inammissibilità del Dna prelevato dagli inquirenti inglesi all'unico indagato per l'omicidio di Elisa Claps. Nell'istanza l'avvocato aveva contestato le procedure di acquisizione del campione: si tratta di diversi aspetti tecnici - secondo quanto si  apprende a Salerno - tra i quali la circostanza che il legale non fosse stato avvertito della perquisizione nell'abitazione di  Restivo a Bournemouth, il 19 maggio. Quello stesso giorno Restivo è stato fermato per l'omicidio di Heather Barnett.

  • 6 luglio 2010

    Tra i numerosissimi reperti sequestrati nel sottotetto e nei locali attigui della Chiesa della Trinità di Potenza, dove il 17 marzo scorso è stato ritrovato il cadavere di Elisa Claps, è stato isolato dai periti nominati dal gip di Salerno il Dna di due diverse persone di sesso maschile. Lo ha riferito oggi ai consulenti delle parti, nel corso di un incontro che si e' svolto a Roma - secondo quanto apprende l'ANSA - il professor Vincenzo Pascali, Direttore dell'Istituto di medicina legale dell'Università cattolica di Roma, che coordina un gruppo di periti. Due diversi Dna sono stati estratti da residui di sperma isolati su un materasso che era nel sottotetto, un terzo Dna da residui di sperma trovati in uno strofinaccio sequestrato nei locali del centro culturale Newman, che ha sede nei locali della canonica sottostanti al sottotetto. Due dei Dna - uno proveniente dai residui isolati dal materasso, l'altro da quelli dello strofinaccio - sono risultati sovrapponibili e, dunque, di una stessa persona. Il terzo Dna è risultato diverso dai primi due, e, dunque, di un'altra persona. I due Dna saranno confrontati nei prossimi giorni con quello di Danilo Restivo, unico indagato per il delitto di Elisa Claps e detenuto nel Regno Unito per l'omicidio di una sarta inglese. Il materiale genetico di Restivo sarà estratto da oggetti personali  sequestrati dalla polizia inglese, rimasti finora sigillati e aperto oggi in presenza dell'avvocato Mario Marinelli, legale del'indagato. Restivo, infatti, in assenza del suo legale, non aveva voluto sottoporsi a prelievo di sangue o saliva al momento dell'arresto.

  • 7 luglio 2010

    Due diversi Dna sono stati estratti da residui di sperma isolati su un materasso che era nel sottotetto, un terzo Dna da residui di sperma trovati in uno strofinaccio sequestrato nei locali del centro culturale Newman, che ha sede nei locali della canonica sottostanti al sottotetto. Due dei Dna - uno proveniente dai residui isolati dal materasso, l'altro da quelli dello strofinaccio - sono risultati sovrapponibili e, dunque, di una stessa persona. Il terzo Dna è risultato diverso dai primi due, e, dunque, di un'altra persona. I due Dna saranno confrontati nei prossimi giorni con quello di Danilo Restivo, unico indagato per il delitto di Elisa Claps. L'ANSA ha reso noto ieri che il ritrovamento è stato riferito ai consulenti delle parti, nel corso di un incontro che si è svolto a Roma, dal professor Vincenzo Pascali, direttore dell'Istituto di medicina legale dell'Università cattolica di Roma, che coordina un gruppo di periti nominati dal gip di Salerno. Il materiale genetico di Restivo dovrà essere estratto da oggetti personali  sequestrati dalla polizia inglese, rimasti finora sigillati e aperti ieri in presenza dell'avvocato Mario Marinelli. Infatti, in assenza del suo legale, Restivo non aveva voluto sottoporsi al prelievo di sangue o saliva al momento dell'arresto in Gran Bretagna.

    In merito la famiglia Claps ha emesso il seguente comunicato: "Dopo le ultime indiscrezioni di stampa ci chiediamo sgomenti a quanta vergogna e ipocrisia siamo costretti ancora ad assistere e quante volte la memoria di Elisa debba essere offesa ed insudiciata.
    Nei locali della chiesa evidentemente tutto poteva accadere senza che nessuno ne facesse parola. Dal barbaro omicidio  agli atti sessuali consumati a pochi metri dai poveri resti di Elisa.
    Ma quello che ci indigna sopra ogni altra cosa è la costante ed ipocrita difesa della propria immagine, da quella della Chiesa a quella del centro Newman.
    Il sig Galasso farebbe bene a tacere invece di affrettarsi a precisare che quei locali erano in uso anche all'azione cattolica ed ad altre associazioni parrocchiali, come se ciò sollevasse tutti da ogni responsabilità per ciò che accadeva in quella Chiesa; certo ha aggiunto, "è imbarazzante sapere che accadevano certe cose"; sarebbe più esatto dire raccapricciante per nostra madre scoprire che  quel sottotetto era diventato poco più di una squallida alcova, mentre Elisa giaceva buttata come uno straccio nell'angolo più oscuro, abbandonata da tutti meno da chi le voleva bene e disperatamente la cercava.
    Il vescovo Superbo, anziché precipitarsi a rassicurare i fedeli, il giorno dopo la farsa del ritrovamento del 17 marzo, che la chiesa sarebbe stata riaperta al culto, bene farebbe ad invitare don Wagno e quanti altri sono a conoscenza della verità a compiere un atto di carità cristiana e a squarciare questo sordido velo che ancora ricopre le circostanze della scoperta del corpo.
    I fedeli e tutta la città di Potenza credo che abbiano bisogno di ben altre rassicurazioni che non quella della riapertura al culto della Trinità. Don Wagno ha mentito sul particolare degli occhiali, la perizia lo dimostra inequivocabilmente, riteniamo offensivo per noi e per la memoria di Elisa l'equivoco tra cranio ed Ucraino che è stato causa, a dire del vescovo, dell'incomprensione rispetto ai tempi del ritrovamento. E ancora noi genitori abbiamo bisogno di essere rassicurati su quello che accade nelle parrocchie per non ritrovarci un giorno a scoprire quello che stiamo apprendendo  dopo il ritrovamento del corpo di Elisa
    La famiglia fa appello alla città intera, oggi più che mai, affinchè ci stiano accanto per raggiungere la verità e  spazzare via l'ipocrisia e l'omertà che avvolgono questa vicenda. Lo dobbiamo ad Elisa e a ciascuno di noi per non vergognarci di appartenere a questa comunità"

  • 14 luglio 2010

    Ha chiesto ancora una proroga di 15 giorni il perito nominato dalla Procura dela Repubblica di Salerno  nell'ambito dell'incidente probatorio disposto dagli inquirenti sull'omicidio di Elisa Claps. Nei giorni scorsi era già emerso che, nel corso degli esami affidati a Vincenzo Pascali, Direttore dell'Istituto di medicina legale dell'Università Cattolica del Sacro  Cuore, è stata rilevata la presenza di tracce di dna di due uomini, estratti da residui di sperma trovati su alcuni reperti sequestrati nel sottotetto della Chiesa della SS.Trinità di Potenza.

  • 23 luglio 2010

    Nuovo sopralluogo degli agenti della polizia nei locali della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Si tratta - secondo quanto si è appreso - di un sopralluogo di polizia giudiziaria, che dovrebbe essere molto più breve di quelli effettuati dalla polizia scientifica due settimane fa nel sottotetto e nei locali della canonica (che durarono due giorni) su richiesta di Eva Sacchi, uno dei periti nominati dal gip di Salerno.

  • 27 luglio 2010

    La polizia ha perquisito a Casa Santa Erice (Trapani), su disposizione della magistratura di Salerno, l'abitazione dei genitori di Danilo Restivo. La perquisizione, cominciata questa mattina, si è protratta fino alle 17. Durante la perquisizione, svolta da personale della squadra Mobile di Potenza, sono stati acquisiti alcuni documenti e anche un computer. Al termine degli accertamenti i genitori di Danilo Restivo, assistiti da un legale, sono stati accompagnati negli uffici della Dia di Trapani per firmare i verbali di sequestro. I coniugi Restivo abitano da circa tre anni in un appartamento nel quartiere periferico di Casa Santa, al confine tra i comune di Trapani ed Erice.

  • 30 luglio 2010

    Non è di Danilo Restivo, indagato per omicidio, né il primo né il secondo Dna, appartenenti a due uomini, isolati tra i numerosissimi reperti sequestrati nel sottotetto e nei locali attigui della Chiesa della Trinità di Potenza, dove il 17 marzo scorso è stato ritrovato il cadavere di Elisa Claps. Lo ha stabilito - secondo quanto apprende l'ANSA - il gruppo di periti coordinato dal professor Vincenzo Pascali, Direttore dell'Istituto di medicina legale dell'Università cattolica di Roma. Gli esiti degli accertamenti genetici sono stati già trasmessi al gup di Salerno, che aveva disposto la consulenza. I periti hanno isolato il Dna di Restivo da una tazza e un bicchiere dell'uomo, sequestrati, insieme ad altri oggetti personali, dalla polizia inglese e inviati in Italia per l'estrazione del Dna, su richiesta della magistratura di Salerno. Il profilo genetico dell'indagato è stato poi confrontato, con esito negativo, con i Dna di due uomini, estratti dai periti genetisti da residui di liquido seminale ritrovati tra i reperti sequestrati nel sottotetto della Chiesa della Trinità e nel sottostante circolo culturale Newman di Potenza.

  • 3 agosto 2010

    Sospettato dell'omicidio della studentessa potentina Elisa Claps, Danilo Restivo ha potuto a lungo farla franca ''anche in virtù di ferree coperture che in ambito familiare gli sono sempre state assicurate''. E' quanto scrivono i pubblici ministeri di Salerno Rosa Volpe e Luigi D'Alessio - secondo quanto apprende l'Ansa - nel decreto con il quale hanno disposto la perquisizione dell'abitazione dei genitori di Restivo, Maurizio e Maria Rosa Fontana, eseguita a Casa Santa di Erice (Trapani) il 27 luglio scorso dalla polizia. Nel provvedimento, di tre pagine, sono indicati ''i gravi indizi di reità '' in base ai quali la Procura di Salerno sospetta che Danilo Restivo sia il responsabile dell'omicidio di Elisa Claps. Gli inquirenti scrivono che la studentessa potentina ''il giorno 12 settembre 1993, in cui scomparve, ha da ultimo incontrato  proprio l'indagato nei locali della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza. La giovane Elisa - aggiungono i magistrati - ''da quel giorno non è stata più vista sino al 17 marzo 2010, allorquando i suoi resti mortali sono stati rinvenuti occultati nei locali del sottotetto della Chiesa dove da ultimo Danilo Restivo ebbe ad incontrala''. Gli inquirenti, dunque, ritengono di aver raccolto elementi per non dare ulteriore rilievo, e dunque per considerare superate, le testimonianze di almeno tre persone che hanno sostenuto nel corso delle indagini di aver visto Elisa Claps in un orario successivo a quello dell'incontro con Restivo. Sul punto è fin d'ora prevedibile uno scontro processuale tra accusa e difesa: Mario e Stefania Marinelli, difensori di Restivo, hanno, infatti, sempre indicato quelle testimonianze come prova evidente dell'innocenza di Restivo. Inoltre -  scrivono i pm - '' i primi  accertamenti sui resti del cadavere di Elisa consentono di ricondurre ulteriormente il fatto delittuoso all'indagato avuto riguardo alle condizioni del cadavere e, in particolare, essendosi accertato che la vittima subì il taglio di ciocche di capelli, pratica cui era aduso il Restivo'', sulle cui abitudini  e ''sull'interesse che il medesimo nutriva per la giovane vittima'' sono state acquisite ''numerose testimonianze''. Infine il riferimento alle ''coperture familiari'' ricevute da Restivo: ''Risulta acquisito agli atti - scrivono i pm Volpe e D'Alessio - che l'indagato è riuscito a sottrarsi nel corso degli anni alle indagini anche in virtù delle ferree coperture che in ambito familiare gli sono state sempre assicurate, sia mediante l'allontanamento da Potenza, prima per varie località italiane e poi per l'Inghilterra, sia mediante l'utilizzo di sistemi di comunicazione estremamente riservati''. I genitori di Restivo - a lungo residenti a Potenza e poi trasferitisi in Sicilia, loro terra d'origine - hanno mantenuto un atteggiamento schivo e non hanno mai trovato riscontro le accuse a Maurizio Restivo, ex direttore della Biblioteca nazionale di Potenza, di essersi adoperato per far guadagnare l'impunità al figlio. Gli inquirenti danno rilievo a almeno due particolari: un colloquio a quattr'occhi avvenuto tra padre e figlio, in casa Restivo, nelle ore immediatamente successive alla scomparsa di Elisa Claps; ed il rifiuto della famiglia, il giorno successivo, di consegnare alla polizia gli abiti (mai sequestrati) che Restivo indossava quel 12 settembre 1993 e che erano macchiati di sangue perché - disse Danilo Restivo - egli si era ferito ad una mano cadendo in un cantiere di scale mobili in costruzione. Nel corso della perquisizione, eseguita dalla Squadra Mobile di Potenza, dalla Dia di Salerno e dalla Polizia postale, sono stati sequestrati ai coniugi Restivo numerosi supporti informatici - che già in questi giorni sono oggetto di esame - ed anche lettere scritte da Danilo ai genitori e alla sorella. Sono stati anche acquisiti appunti legati all'interesse dei genitori per la vicenda processuale del figlio, compresa una piantina della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza.

  • 6 agosto 2010

    Tra i numerosissimi reperti sequestrati nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza - dove il 17 marzo scorso è stato trovato il cadavere della studentessa Elisa Claps, non c'è traccia del profilo genetico di Danilo Restivo. La circostanza, emersa da indiscrezioni nei giorni scorsi, trova conferma nella perizia - di cui l'ANSA ha potuto conoscere le conclusioni - del professor Vincenzo Pascali, ordinario di medicina legale all' Università Cattolica del Sacro Cuore, che, su incarico del gip di Salerno Attilio Franco Orio, ha svolto accertamenti di natura genetico-forense sui reperti sequestrati. Tutti i campioni utili - scrive il prof. Pascali nella perizia - "sono stati analizzati esaurientemente": dai più incoraggianti è stato possibile estrarre il profilo d'identità genetica di due uomini, che è risultato non coincidente con quello di Danilo Restivo. In altri campioni sono state rilevate tracce di Dna completamente degradato e non analizzabile, "esito, senza dubbio, del tempo trascorso e dell'incedere dei fenomeni biologici e fisici della  decomposizione tissutale''.  Nel delineare l'esito dei suoi accertamenti, il prof. Pascali evidenzia che alla fine del lungo processo di analisi, solo quattro campioni hanno consentito di descrivere "profili umani sufficientemente  lunghi e dettagliati": un Dna, in altre parole, "sul quale si possa eseguire un confronto probatorio", ad esempio con il profilo della vittima, dell'indagato o di un'altra persona. Tre dei quattro profili sono stati rilevati dal tessuto di rivestimento del materasso di una brandina che era nel sottotetto, il quarto profilo da uno strofinaccio di colore bianco con righe multicolori (reperto numero S3), che era in uno dei locali del centro culturale Newman, all'ultimo piano della canonica della Santissima Trinità, un piano più in basso del sottotetto. Gli esiti delle analisi genetiche sono cosi' riassunte dal perito: sul rivestimento del materasso sono state rilevato tre macchie biologiche, due di sperma (hanno reagito positivamente al relativo test) e la terza sicuramente umana ma di un tessuto incerto (nessuna reazione al test per il sangue e per lo sperma); due delle tre macchie (una di sperma e l'altra di tessuto incerto) hanno evidenziato profilo identico e sono state, dunque, deposte dalla  stessa persona, di sesso maschile; la terza macchia, di sperma, è risultata di una seconda persona. Sullo strofinaccio è stata rilevata un'unica macchia "di natura tissutale ignota" con profilo genetico identico a quello del primo individuo. Il   profilo del cromosoma Y (maschile) è risultato identico per le quattro macchie, per cui - annota il perito - vi è una non   remota probabilità "che l'individuo primo sia consanguineo per la linea maschile rispetto all'individuo secondo''. Poiché i  profili ricavati sono "indubbiamente" di due uomini - rileva il prof. Pascali - essi non possono appartenere alla vittima e,  dunque, non sono stati neppure confrontati con il Dna di Elisa Claps. Il Dna di Danilo Restivo è stato, invece, ricavato da una tazza grande da caffè e da un bicchiere, che la polizia inglese ha sequestrato nella casa dell'uomo. Dopo averli visti usare all'indagato e ai quali sono stati tolti i sigilli in Italia il 6 luglio scorso alla presenza dei difensori di Restivo, gli   avvocati Mario e Stefania Marinelli, dei consulenti dei pubblici ministeri e della famiglia Claps. Dai due oggetti è stato rilevato un identico profilo di Dna - e, dunque, con larghissimo margine di probabilità si tratta proprio del profilo genetico di Restivo - mentre un Dna diverso è stato estratto dallo spazzolino da denti dell'indagato, pure sequestrato dalla polizia  inglese. In ogni caso - scrive il prof. Pascali - "nessuno dei due profili che possono essere attribuiti all'imputato è identico a quelli accertati sui reperti'' e, dunque - è questa la conclusione del perito - le macchie rilevate sul rivestimento del materasso e sullo strofinaccio non sono riconducibili a Danilo Restivo.

  • 17 agosto 2010

    Don Mimì Sabia, durante gli interrogatori del processo per le false dichiarazioni di Danilo Restivo, alla domanda del pubblico ministero se conoscesse quest'ultimo, rispose solo con un timido "Sì". Ma una foto pubblicata sulla 'Gazzetta del Mezzogiorno' e risalente all'aprile 1990, mostra che il parroco della chiesa della Santissima Trinità conosceva bene Restivo tanto che presenziò alla festa di compleanno per i 18 anni del giovane.

  • 4 ottobre 2010

    I pubblici ministeri di Salerno titolari dell'inchiesta sull'omicidio della studentessa potentina Elisa Claps hanno chiesto al gip un nuovo incidente probatorio, dopo quello della scorsa primavera che ha già determinato lo svolgimento di numerose perizie. La circostanza è trapelata in serata da fonti vicine all'inchiesta riportate dall'agenzia Ansa. Non si conoscono, al momento, i motivi della richiesta fatta dai pubblici ministeri al gip: sempre secondo quanto trapelato, sarebbero stati nuovi elementi raccolti dagli investigatori e le conclusioni dei periti - apparse, in alcuni casi, agli inquirenti meritevoli di ulteriori approfondimenti - a determinare l'inattesa mossa dell'accusa.

  • 5 ottobre 2010

    E' scontro tra periti sugli esami genetici disposti nell'inchiesta sull'omicidio di Elisa Claps. L'accertamento peritale svolto dal prof. Pacali - scrivono i pm nella richiesta inviata al gip - ''deve ritenersi incompleto e insufficiente''. Il dato ''che sorprende di tale perizia'' è ''la mancata estrazione da taluni reperti e campionature del profilo genetico utile a fini identificativi'' per la scarsa quantità di Dna rilevata. Inoltre, viene sottolineato ''l' elevato numero di reperti non ritenuti utili a fini del campionamento di presunte tracce biologiche e, pertanto, esclusi da ogni accertamento''. Su queste osservazioni del prof. Pascali, ha espresso ''forti riserve'' il consulente del pm Patrizia Stefanoni, per via - scrivono i magistrati - della ''metodica (oramai superata) utilizzata dal perito''. In definitiva '' a parere del consulente Stefanoni, il perito Pascali nell'esaminare alcuni reperti, pervenendo a giudizio negativo circa la possibilità di estrapolare profili genetici utili a fini identificativi, ha utilizzato kit poco sensibili e ampiamente superati dalle nuove tecnologie e, pertanto, i risultati analitici ottenuti e riferiti in perizia sono stati limitati da questa scelta tecnica''. Altri reperti (alcuni dei quali  sequestrati a Restivo) ''non risultano esaminati dal perito 'per ragioni di economia analitica'; è evidente - scrivono i periti che trattasi di scelta arbitraria in ordine alla quale è superfluo ogni commento''.  Una seconda richiesta dei pm al gip si riferisce alla necessità di affiancare un entomologo (esperto nello studio di insetti) alla professoressa Cristina Cattaneo che sta tuttora svolgendo indagini tricologiche sui capelli di Elisa Claps, alcuni dei quali - secondo l'accusa - recisi di netto dall'assassino nelle fasi immediatamente successive all'aggressione mortale. Questo spiegano i pm - ''al fine di meglio differenziare le lesioni dovute a strumento tagliente da quelle potenzialmente attribuibili ad insetti''. Nell'ultima parte della loro richiesta, i pubblici ministeri hanno chiesto di prorogare i termini per le indagini preliminari ''per tutto il tempo che verrà richiesto'' dai periti per lo svolgimento dei nuovi accertamenti.

  • 7 ottobre 2010

    "Stiamo sopportando tutto questo da 17 anni, dopo tutto quello che è accaduto continuano ad  esserci questi fatti. Credo che ci sia una regia occulta che ha imposto il silenzio per tutti questi anni e sta continuando a farlo". E' quanto ha detto il fratello di Elisa Claps, Gildo, intervenendo a 'Chi l'ha visto?' nella puntata del 6 ottobre, a commento degli ultimi sviluppi  dell'inchiesta sulla morte della ragazza e sullo scontro tra periti in merito agli accertamenti genetici e forensi. Tracce biologiche presenti sul corpo e sui vestiti della ragazza non sono stati analizzati mentre altre tracce hanno restituito i profili genetici di due individui di sesso maschile ma non coincidono con quello di Danilo Restivo, ritenuto dalla Procura di Salerno il presunto assassino.

  • 8 ottobre 2010

    Nuova perizia genetica sui reperti sequestrati nel sottotetto della Chiesa di Potenza, dove è stato trovato il cadavere di Elisa Claps. Lo ha stabilito il gip di Salerno Attilio Franco Orio il quale, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri, ha fissato per il 18 ottobre un secondo incidente probatorio, dopo quello della scorsa primavera, per il conferimento dell'incarico. La nuova perizia sarà affidata al comandate del Ris di Parma, tenente colonnello Giampietro Lago.

  • 18 ottobre 2010

    "Ho fatto richiesta del prelievo coatto del dna di Danilo Restivo": lo ha detto l'avvocato dei Claps, Giuliana Scarpetta, al termine del nuovo incidente probatorio che si è aperto alla procura di Salerno. "Il giudice per la verità -  ha continuato la Scarpetta - si è riservato di decidere con ordinanza resa fuori udienza. "E' stato fissato per il 25 ottobre l'inizio delle operazioni peritali presso il Ris di Roma nell'ambito del nuovo incidente probatorio sull'omicidio di Elisa Claps, ha aggiunto il legale dei Claps, lasciando la procura di Salerno. "Il gip - ha concluso - ha dato ai periti 60 giorni, ma io credo che questo tempo non sarà sufficiente". "L'incompletezza" della perizia di Vincenzo Pascali sul Dna, contestata dalla procura di Salerno, si traduce in un lungo elenco nell'ordinanza di incidente probatorio del gip. Mancano gli accertamenti, ad esempio, sugli abiti di Restivo prelevati in   Inghilterra, mancano indicazioni sulla quantità di alcune tracce genetiche non esaminate, mancano perfino le informazioni per definire scientificamente il kit utilizzato dal perito nelle sue analisi. "Va osservato che ad una prima lettura dei risultati peritali raggiunti e già depositati dal perito genetico-forense - scrive il gip Attilio Franco Orio -, mancano alcuni esiti  informativi su dati e circostanze incidenti sulle problematiche sollevate dal pm, e che influiscono direttamente almeno sulla  questione di completezza degli accertamenti in corso, questione che indirettamente si riverbera sulla esaustività anche di  altri quesiti". L'elenco è consistente: "manca un accertamento sulle tracce biologiche, sulle caratteristiche e profilo genetico  dei reperti appartenuti al cadavere (almeno il femore e le mani) che rientravano almeno tra i primi 95 reperti affidati;  mancano informazioni sul quesito del 14 aprile scorso concernente il bottore rosso; mancano accertamenti su alcuni indumenti prelevati a Bournemouth (mutande e vestaglia, ma anche federe di cuscino e sandalo), non più sottoposti ad indagine di profilo genetico per ragioni di economia analitica - elenca il gip - manca l'indicazione causale e modale per la  quale alcuni reperti "non recavano tracce - macchie o altro materiale di cui si potesse supporre la natura biologicà; pertanto fra i reperti di interesse probatorio astrattamente rilevante ne sono stati annoverati 34 "dai quali non è stato possibile ricavare campionì (tra questi, per citare solo quelli ipoteticamente di maggior rilievo, si annoverano varie formazioni pilifere, maglia del cadavere, osso femorale, peli slip, indumenti prelevati in casa dell'indagato); manca l'indicazione della quantità di campioni prelevati per ciascun reperto o comunque la loro posizione rispetto al reperto, e quindi potrebbe non essere preclusa un'ulteriore campionatura dai medesimi reperti già analizzati; mancano informazioni sulla quantità delle formazioni pilifere non esaminati o non foriere di risultati 'utilì per l'estrazione di un profilo Dna, come del pari e specularmente, mancano informazioni su possibilità alternative, o meno, di estrazioni di profili Dna su capelli, loro resti e formazioni pilifere di diversa provenienza, e su ogni altro materiale biologico che sia all'apparenza molto degradato". Mancano indicazioni su alcuni aspetti consequenziali ma di sicuro interesse anche per gli esiti delle altre perizie - prosegue il gip -, ad esempio: i prelievi sulle zone ungueali hanno dato risultati non omogenei...; non è specificato se la 'presunta sostanza ematica presente su un chiodo nella zona di ancoraggio delle tegolè sia poi risultata effettivamente di provenienza ematica o meno, oppure se vi fossero tracce biologiche-ematiche sui resti di indumenti indossati dalla vittima (per comprende appieno la dinamica dell'omicidio), oppure se le formazioni pilifere ritrovate dagli altri periti (merceologo e biologo) su tegole, reggiseno, mani e slip, fossero o meno di natura umana e, in caso positivo, se di essi fosse possibile un esame di tipo mitocondriale...; il tutto, come per altri reperti, anche affini comparativi con il Dna della vittima o in caso negativo con il Dna dell'indagato". Il gip contesta inoltre la mancata descrizione scientifica degli strumenti utilizzati per i rilievi sul Dna: «mancano informazioni sul concetto di 'kit normalmente in usò, locuzione non definitoria di eventuali altri kit 'non normalmente in uso e sulla quale si innesta l'ulteriore accertamento, anche preliminarmente come metodologia di indagine, se vi fosse la possibilità di ulteriori, più evoluti ed aggiornati (se esistenti) strumenti di rilevazione di Dna antichi e degradati eventualmente impiegabili per il caso in esame, così superando la relatività di una dizione di 'normalità ' di cui allo stato non è precisato il riferimento temporale-logisticio-modale-scientifico". Non basta: il gip contesta anche il criterio di numerazione dei reperti. "Manca, infine, - conclude - un criterio di numerazione assoluto ed oggettivo dei reperti analizzati, sovrapponibile ed aderente alla numerazione dei reperti affidati".

  • 21 ottobre 2010

    Il corpo di Elisa Claps potrebbe essere stato trovato da qualcuno d'estate: ad aprire questa pista agli inquirenti sono due foglie, trovate nel grembo della ragazza. Foglie di età diverse, la cui compresenza in un luogo chiuso è difficile giustificare, stando a quello che si sa fino a oggi: e cioè che il corpo sia rimasto sepolto sotto un cumulo di tegole almeno fino al gennaio 2010. Proprio la perizia botanica fa luce adesso sul controverso ritrovamento del cadavere della ragazza di Potenza, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, confermando il sospetto che la salma potrebbe essere stata scoperta molto prima del ritrovamento ufficiale del 17 marzo scorso. Secondo l'accusa anche ben prima, quindi, del mese di gennaio: quando cioè qualcuno della parrocchia avvertì il viceparroco, che poi avrebbe taciuto la notizia per di paio di mesi, come trapelò la scorsa primavera. Il primo ritrovamento - è questa l'ipotesi su cui si indaga secondo quanto trapela da fonti giudiziarie - potrebbe risalire addirittura all'estate 2008. Proprio l'estate è la stagione di fioritura delle piante oggetto della analisi. La consulenza di Alessandro Travaglini, il botanico cui è stato conferito l'incarico nell'ambito dell'incidente probatorio aperto la scorsa primavera, è stata depositata nei giorni scorsi in Procura. Il gip di Salerno Attilio Franco Orio chiedeva di eseguire in particolare l'analisi di "due foglie di colore scuro rinvenite addosso al cadavere". Erano complessivamente 12 i reperti vegetali  da analizzare: due foglie, e 10 semi alati. "Lo stato di conservazione dei reperti non è omogeneo - scrive Travaglini - alcuni sono molto danneggiati, facendo pensare a un periodo abbastanza lungo di permanenza sul sito di rinvenimento. Per altri lo stato di conservazione è decisamente migliore, il che fa pensare a un arrivo successivo". "Qualora il sito di rinvenimento presentasse aperture - aggiunge - apparirebbe plausibile che i vari frutti alati siano potuti arrivare (trasportati dal vento o da uccelli) in tempi diversi nel sito di rinvenimento". L'accertamento tecnico è stato svolto presso il laboratorio del dipartimenti di Biologia dell'Università degli di Roma 'Tor Vergata'. "I reperti vegetali consegnati sono 'samare' - spiega ancora il perito - frutti secchi monospermi e indeiscenti prodotti da diverse specie arboree come aceri, olmi, frassini e ailanti''. Le prima foglia individuata proverrebbe rispettivamente da un Ailanthus altissima Mill. Swingle; la seconda potrebbe essere attribuibile all'Acer Opalus Mill.

  • 25 ottobre 2010

    Chi uccise Elisa Claps si accanì sul suo corpo dopo la morte: lo sostiene la paleontologa Eva Sacchi, nella perizia depositata alla Procura di Salerno, nell'ambito del primo incidente probatorio - di cui l'Ansa ha potuto prendere visione. La perizia rivela che tutti gli indumenti di Elisa Claps, ad eccezione delle spalline, furono tagliati con delle forbici: "tali soluzioni di continuità sono state verosimilmente realizzate con l'intento di accedere al corpo della vittima dopo la morte", spiega il perito. 'Il taglio di tutti i vestiti e lo spostamento, operazioni svolte anche rivoltando il corpo fanno presumere che l'aggressore abbia continuato ad agire sul corpo per un tempo relativamente lungo dopo la morte, o comunque dopo che la vittima non era più in grado di opporre resistenza". Il perito rileva che l'assassino agì con almeno due armi: delle forbici ed una lama. "Sulla scena del crimine erano presenti almeno due tipologie differenti di armi. L'insieme dei dati ottenuti dall'analisi dei danneggiamenti fanno supporre verosimilmente che le forbici fossero di medie dimensioni e la lama molto tagliente". La Sacchi fornisce anche una dettagliata descrizione dei diversi tagli riscontrati sugli abiti di Elisa: "Il reggiseno è stato tagliato lungo la porzione mediana che divide le due coppe, dal basso verso l'alto. Lo slip è stato tagliato verticalmente lungo il fianco destro. Il top è stato tagliato verticalmente dal fianco sinistro fino alla zona del decoltè, o viceversa. Il pantalone è stato tagliato dal bordo inferiore della gamba destra, fino all'interno della tasca destra, arrivando quasi all'altezza dei passanti. Il pantalone è stato poi tagliato dall'alto verso il basso, posteriormente, a partire dal margine superiore fino a dietro la coscia destra. Verosimilmente quest'ultimo taglio è avvenuto per secondo. Sulla coppa sinistra del reggiseno è riconoscibile una soluzione di continuità attribuibile a una lama monotagliente. Sulla porzione posteriore del top sono riconoscibili da 4 a 8 soluzioni di continuità attribuibili all'azione di una lama. Sulla porzione anteriore della maglia sono presenti da due a sette soluzioni di continuità attribuibili alla azione di un mezzo tagliente, mentre nella porzione posteriore il numero di danneggiamenti non è definibile. La trama a maglia larga, la possibile coalescenza dei danneggiamenti e la possibilità di danneggiamenti secondari generati dalla lama non consentono di determinarne il numero esatto''.

    Anche i clasti (sassolini) inseriti nel solco del tacco di Elisa Claps sono stati analizzati da Eva Sacchi nella perizia merceologica: ''la posizione dei clasti profondamente inseriti nei solchi del tacco fanno presumere che tale collocazione possa essere stata raggiunta durante la normale locomozione, e fanno ritenere che essi avrebbero causato un sensibile fastidio nella normale deambulazione. Si ritiene quindi altrettanto probabile che l'inserimento del clasto nel tacco sia avvenuto nel sottotetto durante l'ultimo intervallo di vita della vittima''. Al perito il gip aveva chiesto di procedere ad accertamenti tecnici anche sulle travi segate proprio sopra il `giaciglio' in cui è stato riposto il cadavere: quella feritoia ricavata nel sottotetto, servita a far disperdere i miasmi. La Sacchi scrive in proposito che la apertura sarebbe stata praticata con un "cacciavite spaccato di piccole dimensioni". ''Il numero elevato delle tracce, la presenza anche in corrispondenza delle tavole su cui poggiano le tegole fanno pensare a operazioni condotte frettolosamente e senza metodo''.

    Per quanto riguarda il bottone rosso trovato nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza ''in prossimità del cadavere'' di Elisa Claps, per la perizia merceologica di Eva Sacchi può essere appartenuto all'abito di un cardinale. Il bottone non è compatibile con quelli dell'abito talare di Don Mimì Sabia. Però proprio quell'abito fa supporre, infatti, a chi lo ha analizzato, che i bottoni siano stati sostituiti. ''Ammettendo l'appartenenza del bottone a un abito talare, dato il particolare tipo di rosso, rosso ponso' - scrive il perito -, ammettendo che il colore , (cosa verosimile data la composizione della fibra), non abbia subito una variazione, il bottone potrebbe essere appartenuto ad un abito cardinalizio''. ''I bottoni dell'abito talare cardinalizio trovati in un armadio dei locali della chiesa della Santissima Trinità non sono compatibili da un punto di vista strutturale con il bottone trovato nel sottotetto'', sottolinea poi il perito, che aveva appunto il compito di analizzare l'abito del parroco. Tuttavia, conclude la Sacchi, ''le condizioni dell'abito, usurato e più volte riparato, e l'ottima condizione dei bottoni fanno ritenere possibile che i bottoni siano stati sostituiti''.

    Nell'ambito del secondo incidente probatorio sono stati consegnati ai nuovi periti, nella sede del Racis di Roma i reperti per le operazioni peritali sul Dna. Erano presenti il comandante del Ris Di Parma Giampietro Lago e il maggiore Andrea Berti del Ris di Roma, ai quali l'incarico è stato conferito dal gip di Salerno Attilio Franco Orio, e la dottoressa Patrizia Stefanoni, la consulente della Procura che aveva attaccato la perizia precedentemente affidata a Vincenzo Pascali. Per le parti c'erano l'avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, e il genetista di Danilo Restivo Adriano Tagliabracci.  

  • 29 ottobre 2010

    I periti coordinati dal professor Vincenzo Pascali, direttore dell’istituto di medicina legale dell’università cattolica del sacro Cuore di Roma, stabilirono che non apparterebbe a Danilo Restivo nessuno dei due diversi dna maschili ritrovati nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Due mesi dopo questo risultato, il professor Pascali è stato sfiduciato dalla magistratura che ha in consegna il caso Claps: bisogna analizzare nuovamente i reperti perché l’esperto non ha la certezza di aver lavorato con il Dna di Danilo Restivo. L’indagato si è rifiutato di fornire il suo profilo genetico e la polizia inglese ha sequestrato nell’abitazione di Restivo alcuni oggetti: uno spazzolino, uno slip, due federe, un bicchiere, una tazza da té, una vestaglia da casa, un paio di sandali. Il professor Pascali, per le sue analisi, ha utilizzato solo una parte di questi oggetti: alcuni di essi, secondo il perito, erano inutilizzabili. Dopo mesi di lavoro sui profili genetici estratti dal liquido seminale trovato su un materasso nel sottotetto e dopo la comparazione fatta con i dna trovati negli oggetti arrivati dall’Inghilterra, non è stato possibile arrivare a nessuna conclusione: infatti, il perito non era convinto di aver lavorato sul Dna di Restivo. Secondo la dottoressa Stefanoni, consulente della Procura, con le tecniche attuali si può trovare un profilo genetico anche da reperti minimi. La perizia dunque, è da rifare.

     

     

  • 8 novembre 2010

    Danilo Restivo si è dichiarato innocente all'udienza di incriminazione del processo che lo vede imputato davanti alla Crown Court di Whinchester per l'assassinio della sarta britannica Heather Barnett. La prossima udienza è stata fissata per il 4 maggio 2011. I magistrati britannici hanno accusato nuovamente Restivo, comparso per la seconda volta davanti ai giudici, di essere il responsabile dell'omicidio della vicina di casa Heather Barnett. Presente insieme alla madre Filomena, Gildo Claps, fratello di Elisa, ha dichiarato: ''Non ci fa certo piacere che la data di inizio del processo a carico di Restivo sia stata fissata a maggio, ora si allungano i tempi. Almeno la durata del processo dovrebbe aggirarsi fra le sei e le otto settimane. Ora ci aspettiamo che ci sia un intervento della Diplomazia italiana per poterlo interrogare in Italia. ''Noi siamo convinti che in Italia ci siano state delle complicità a suo vantaggio e noi vorremmo ora anche chiedergli quali. Ci auguriamo che le autorità italiane accelerino le procedure. Che Restivo sconti una eventuale pena in Italia o in Gran Bretagna per noi è lo stesso: l'importante è che venga processo in Italia per l'omicidio di Elisa''.

  • 20 novembre 2010

    Nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità di Potenza sono state trovate impronte parziali  "impresse, conservativamente, da almeno sei differenti tipi di calzature". Lo scrive - secondo quanto apprende l'Ansa - il  perito Eva Sacchi, incaricata di svolgere una consulenza  merceologica nell'inchiesta che vede Danilo Restivo, di 38 anni, accusato dell'omicidio della studentessa. Le impronte sono state confrontate con quelle delle scarpe  dei tre operai che trovarono in cadavere, con quelle di un paio  di scarpe trovare abbandonate lungo una scala che conduce al  sottotetto e con le scarpe della vittima stessa. "Nessuna delle impronte trovate nel sottotetto - scrive il  perito - è stata impressa dalle calzature di confronto". Inoltre, "le impronte dei tre operai, che pur risultano saliti  nel sottotetto, non sono state individuate". Il perito, confermando una indiscrezione trapelata nei giorni scorsi - evidenzia che la presenza di un sassolino nel tacco della scarpa di Elisa, compatibile con altri analoghi trovati  nel sottotetto, fa ritenere verosimile al perito che la vittima  sia arrivata viva nel locale e che vi abbia camminato. Il bottone di colore "rosso ponsò"  rinvenuto dal medico legale nel sottotetto della Chiesa, vicino al cadavere della studentessa Elisa Claps, è stato confrontato con alcuni bottoni acquistati in mercerie comuni e in sartorie per abiti ecclesiastici; e con i bottoni di due abiti talari - e non di uno, come era finora trapelato - ritrovati in un armadio nei locali della stessa  Chiesa, della quale è stato parroco per oltre 30 anni  l'arciprete don Domenico Sabia, morto nel 2008. I bottini dei due abiti talari non sono risultati compatibili con il bottone trovato nel sottotetto. Il primo abito talare di confronto è di colore paonazzo, con bottoni e filettature paonazzo, verosimilmente confezionato nella sartoria ecclesiastica Barbiconi di Roma e probabilmente acquistato prima del 1959. I  26 bottoni - per struttura, colore delle parti metalliche e soprattutto colore della stoffa - sono risultati diversi da quello rinvenuto vicino al cadavere di Elisa Claps. Il secondo abito talare esaminato, cardinalizio, nero con filettatura e bottoni rosso ponsò, è stato confezionato nella sartoria ecclesiastica Euroclero di Roma ed è stato probabilmente acquistato prima del 1989. I bottoni  sono  risultati differenti da quello rinvenuto nel sottotetto sia per la struttura della porzione metallica, sia per il tipo di tessitura della stoffa, mentre sono risultati compatibili per la tipologia del colore. In definitiva - ha concluso il perito Sacchi - il bottone trovato nel sottotetto "potrebbe essere appartenuto sia a un abito talare, sia a un abito comune"; inoltre, "ammettendo  l'appartenenza del bottone ad un abito talare, dato il particolare tipo di rosso (rosso ponso'), il bottone potrebbe  essere appartenuto ad un abito cardinalizio". "Per completezza - scrive il perito - sarebbe inoltre utile  confrontare il bottone trovato nel sottotetto con i bottoni dell'abito di don Domenico Sabia che però, in quanto Cappellano  di Sua Santità, dovrebbe aver indossato un abito talare nero con filettatura e bottoni color rosso paonazzo e non rosso  ponsò". Tra gli atti a disposizione dei magistrati di Salerno emerge una discordanza tra quanto scrivono i periti Francesco Introna ed Eva Sacchi nelle loro rispettive relazioni - la prima medico-legale, la seconda merceologica - a proposito dei tagli sullo slip della vittima. Il medico legale Francesco Introna, dando conto delle prime operazione eseguite sul cadavere nel sottotetto della Chiesadella Trinita', a pagina 51 della sua relazione, scrive: "Tagliate verticalmente in corrispondenza del fianco destro, lemutandine furono rimosse e consegnate alla Polizia scientifica". Il perito Eva Sacchi,a pagina 81 della sua consulenza, riporta, a proposito dello slip: "Durante l'autopsia l'indumento e' stato asportato dal cadavere con un taglio sul margine esterno sinistro"; e ribadisce tale particolare anche a pagina 376 della relazione, con corredo fotografico tratto dal videodell'autopsia che mostra lo slip, prima del taglio praticato dal prof. Introna, integro sul lato sinistro e gia' lacerato sul lato destro (particolari dei quali da' conto anche il medico  legale nella sua relazione).  Quel taglio del medico legale, dunque, fu a destra, come scrive Introna, o a sinistra, come scrive Sacchi? Probabilmente a sinistra, a guardare le foto disponibili - e. dunque, Introna potrebbe essere incorso semplicemente in un errore materiale di scrittura - ma la  circostanza potrà essere chiarita quando i consulenti saranno ascoltati dai magistrati e dalle parti e, in via definitiva,attraverso la visione del filmato delle operazioni eseguite dal medico legale nel luogo di rinvenimento della salma. Il fatto, tuttavia, non è di poco conto, dal momento che lo stesso perito Eva Sacchi descrive piu' avanti, a pagina 530 della sua consulenza, i tagli praticati dall'assassino, con una forbice ed una lama, sugli indumenti di Elisa Claps "con l'intento di accedere al corpo della vittima dopo la morte", annotando che "lo slip è stato tagliato verticalmente lungo il fianco destro". Come è già noto, altri tagli - ha accertato il perito Sacchi - furono praticati dall'assassino, con una forbice "di medie dimensioni" e una lama "monotagliente", su tutti gli indumenti di Elisa Claps: il reggiseno, il top, la maglia ed il pantalone. "Il taglio di tutti i vestiti - scrive Eva Sacchi nella sua consulenza - e  lo spostamento di alcuni di questi (operazioni svolte probabilmente anche rivoltando il corpo), necessitano che l'aggressore abbia continuato ad agire sul corpo stesso per un tempo relativamente lungo dopo la morte, o comunque dopo che la vittima non era più in grado di opporre una qualsiasi resistenza".

  • 24 febbraio 2011

    La magistratura di Salerno ha acquisito in Gran Bretagna, tramite rogatoria internazionale, il Dna di Danilo Restivo. L'avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, ha spiegato che si tratta del ''profilo del Dna di Danilo Restivo, estratto da database'' in possesso degli inglesi: fu cioè prelevato dagli inquirenti britannici al momento dell'arresto del potentino, lo scorso 20 maggio 2010, nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Heather Burnett.  Restivo, quindi, non avrebbe dato il consenso al prelievo: "In occasione dell'arresto per l'omicidio della sarta inglese, ha precisato il legale, fu prelevata una traccia di saliva. In Gran Bretagna, infatti, non è previsto che per ottenere il Dna si debba avere prima il consenso della persona che si sottopone all'esame". Il Dna di Restivo sarà incrociato con quelli già isolati tra i reperti del sottotetto della Chiesa, nel corso della perizia sui profili genetici affidata l'8 ottobre 2010 dal gip di Salerno Attilio Franco Orio a due ufficiali dei carabinieri, il tenente colonnello Giampietro Lago, comandante del Ris di Parma, e il maggiore Andrea Berti, comandante della sezione biologica del Ris di Roma.

  • 9 marzo 2011

    Roma, 9/3/2011 - Nel corso della trasmissione Linea Notte del Tg3 l'inviato e autore di "Chi l'ha visto?" Giuseppe Rinaldi ha reso noto che tracce del Dna di Danilo Restivo sono state rilevate sulla maglia che Elisa Claps indossava quando il suo corpo è stato trovato nel sottotetto della chiesa della S.S. Trinità di Potenza. Il Ris dei carabinieri di Roma ha analizzato 20 reperti, che erano già stati esaminati nel corso della prima perizia genetica, trovando tracce di sangue misto dal quale è stato estratto il Dna di Elisa Claps e Danilo Restivo.

    Dopo la prima perizia genetica affidata al professor Vincenzo Pascali, l'8 ottobre 2010 il gip Attilio Franco Orio ne aveva disposto una nuova, accogliendo la richiesta dei pubblici ministeri di Salerno Luigi D'Alessio e Rosa Volpe, conferendo l'incarico al Ris dei carabinieri.

    "Dentro di me l'ho sempre saputo, Elisa me l'ha sempre fatto capire. Quando sono usciti i primi risultati del professor Pascali, avevo tanta rabbia. Elisa mi aveva detto che su quella maglia bianca c'era la firma dell'assassino, di quel bruto che ha ucciso Elisa. Lo sapevo, l'ho sempre saputo e lo avevo detto anche agli inquirenti", ha dichiarato Filomena Iemma, madre di Elisa Claps, in apertura della trasmissione di questa sera. "Avevo chiesto - ha aggiunto la signora Iemma - due grazie: la prima era quella di riavere indietro i resti di Elisa, la seconda era avere la prova che Danilo fosse l'assassino. Avrei preferito che Elisa fosse ritrovata in un deserto o in un bosco e non in una chiesa: questo è il mio unico cruccio perché tutti sanno, ma nessuno vuole dire la verità, anche i preti non vogliono dire la verità".

  • 18 aprile 2011

    Si è svolta a porte chiuse nel palazzo di giustizia di Salerno la prima udienza dell'incidente probatorio deciso per esaminare le perizie sulle tracce trovate sul cadavere di Elisa Claps. Danilo Restivo ha rinunciato a parteciparvi in videoconferenza dalla Gran Bretagna. “Già lo sapevo, l'ho pensato dentro di me che non avrebbe avuto il coraggio di farsi vedere. Era previsto”, ha detto Filomena Iemma, la madre di Elisa, che invece era presente con il figlio  Luciano e il legale Giuliana Scarpetta che dichiarato: “Sono molto soddisfatta, le perizie erano esaustive. Tutte, tranne, ovviamente, quelle che abbiamo dovuto far rifare”. In merito al quesito posto dal gip sulla adeguatezza del lavoro svolto dal genetista Vincenzo Pascali, il tenente colonnello Giampietro Lago del Ris di Parma, e il maggiore Andrea Berti del Ris di Roma hanno risposto che esso “non rispetta criteri di adeguatezza rispetto a situazioni complesse”. “Il lavoro di perizia in parola - scrive il Ris nei brani della sua perizia resi noti dall'ANSA -, pur esprimendo, nella valutazione degli scriventi,  etodo, prassi di laboratorio ed esperienza tecnica sufficienti, rispetto a uno standard mediamente accettato nel contesto dei laboratori di biologia forense, non soddisfa, diversamente, criteri di adeguatezza, rispetto a situazioni complesse da ritenere subordinanti il raggiungimento di obiettivi di particolare difficoltà tecnica quali quelli posti dalle tracce biologiche oggetto dell'incarico conferito”. Il legale della famiglia Claha spiegato anche di aver rivolto qualche domanda al perito Cristina Cattaneo, che nella sua perizia ha esaminato le numerose ferite che l'assassino ha inferto alle costole e sulla schiena, tagliando i vestiti e otto ciocche di capelli: “E' stato chiarito che sulla parte posteriore della salma l'accoltellamento è stato così violento da aver asportato parte dell'osso”.  “Oggi hanno parlato due consulenti - ha spiegato al termine dell'udienza il medico legale Francesco Introna - uno ha parlato in merito alla ricerca delle impronte digitali latenti e non si sono evidenziati grandi risultati - dopodiché ha parlato la professoressa Cattaneo confermando tutta la teoria che noi avevamo già espresso in sede di consulenza per il pm, rilevando che ci sono state delle ciocche che sono state tagliate di netto ipotizzando che queste possano essere state tagliate con forbici. Sono state confermate delle lesioni da punta e taglio al livello toracico, posteriori e anteriori. Praticamente quello che noi avevamo descritto e visto in sede di autopsia oggi è stato confermato”.

  • 19 aprile 2011

    La maglia bianca di Elisa Claps è il reperto numero 44. Vincenzo Pascali, la cui perizia è stata bocciata dalla procura di Salerno, non l'aveva inserita tra quelli da analizzare. Ma è proprio qui che il Ris di Parma e di Roma hanno scoperto tracce del Dna di Danilo Restivo. La perizia di cui l'ANSA ha diffuso ampi brani, spiega come è stato rilevato il Dna della ragazza, nel suo sangue, frammisto al Dna di Danilo Restivo, contenuto nella saliva dell'uomo. “In particolare sulla maglia in numerosissimi punti si è diagnosticata la presenza di sangue umano. In alcuni punti, si è verificata presenza di sostanza salivare; in nessun caso è stata rilevata presenza di liquido seminale”. Secondo i due ufficiali del Ris, “un'area della maglia, corrispondente alla regione scapolare sinistra”, si è rivelata “di particolare interesse analitico”. Il Ris sottolinea di aver comparato le tracce di saliva con quelle ottenute dall'analisi degli oggetti consegnati da Danilo Restivo, a sua volta confrontate con il Dna in possesso nei database degli inquirenti inglesi, recentemente arrivato a Salerno per le indagini sul caso Claps. “I reperti utilizzati per estrapolare, a fini comparativi, il profilo genetico di Danilo Restivo  (bicchiere, spazzolino e federe),  hanno evidenziato materiale biologico umano utile alle analisi genetiche”, scrive il Ris. Per arrivare alla certezza che il profilo genetico rinvenuto sul bicchiere - spazzolino e federe, infatti, hanno dato Dna di un uomo e di una donna estranei alle indagini - fosse proprio quello di Restivo, i periti hanno proceduto al confronto con il profilo genetico ottenuto dalle autorità inglesi. Si specifica, infatti, successivamente, nelle conclusioni, che “i periti, in data 28 - 2 - 2011, contestualmente alle parti aventi diritto, prendevano visione del materiale documentale trasmesso in esisto a rogatoria internazionale, dalle autorità del Regno Unito” . Si tratta del “profilo genetico, presente nella banca dati nazionale britannica, relativo all'indagato Restivo”. “L'esame di tale profilo - spiegano i periti - consente di: superare la riserva, alla luce delle evidenze allo stato disponibili, che aveva indotto il perito Pascali ad esprimersi in modo inconcludente sul punto, non sussistendo, in quel momento oggettivamente, elementi di certa riferibilità biologica al Restivo; e di determinare che le caratteristiche tecniche del dato estrapolato dal database britannico sono quantitativamente non soddisfacenti (alcuni STR mancanti, Dna miticondriale mancante) alla migliore effettuazione delle comparazioni richieste”.

    Gli ufficiali Giampietro Lago (Ris Parma) e Andrea Berti (Ris Roma), hanno spiegato anche perché il lavoro di Pascali sia stato ritenuto insufficiente. Per il Ris nella perizia di Pascali è “mancata applicazione all'analisi stessa di sistemi di ultima generazione (kit commerciali Powerplex ESX 17 System, Powerplex ESI 17 System, AmpfFistr Ngm). Tali sistemi garantiscono soglie di sensibilità quantitativa e soprattutto qualitativa (capacità di fornire positivi esiti, nonostante livelli elevati di degradazione del Dna) che si discostano anche sensibilmente rispetto a sistemi usati, ancor oggi, nella routine del laboratorio di genetica forense (kit commerciali, AmFistrIdentifiler, AmpFistrminifiler, AmpFistryfiler) nella gran parte laboratori di genetica forense a livello non solo nazionale”. “Si osservi - sottolineano a riguardo - che i nominati sistemi di ultima generazione erano, al tempo di effettuazione del lavoro di perizia, già disponibili e nonostante la recente introduzione (Powerplex ESX 17 System, Powerplex ESI 17 System, AmpFistr NGM nel mercato europeo nell'autunno 2009), è già consistente la letteratura scientifica a riguardo”. Per i periti inoltre rilevano“mancata pianificazione ed effettuazione dello studio dei polimorfismi del Dna mitocondriale (mtDNA); tale tipologia di analisi - sostengono - rappresenta certamente una tecnologia di particolare difficoltà tecnica ed interpretativa, per cui la sua applicazione avviene raramente e per situazioni estremamente compromesse dal punto di vista delle caratteristiche oggettive o della qualità/conservazione delle tracce biologiche (reperti fortemente degradati)”. “Ciò posto - argomentano il Ris - il sequenziamento del MtDNA rimane pur sempre un ausilio pressocché insostituibile in circostanze che non consentono l'approccio con il Dna nucleare (STR) anche utilizzando i sistemi di ultima generazione. L'utilizzo di tale tecnologia è pertanto sporadico e riservato a casi limite - dicono - Ciò premesso, la presenza fra i reperti di numerosissime formazioni pilifere prive di porzione bulbare e di tessuti biologici particolarmente degradati, avrebbe dovuto indurre a ritenere utile ed opportuno esperire perlomeno il tentativo di studiare la sequenza dei frammenti ipervariabili del Dna mitocondriale, ovvero, perlomeno, se non altro, paventarne la possibilità”. “Da osservare altresi' - concludono - la mancata pianificazione ed effettuazione dello studio morfo-strutturale delle formazioni pilifere stesse. Tale tipologia di esame, pur con ben noti e consistenti limiti intrinseci dal punto di vista identificativo, è in grado di orientare selettivamente sulla presenza per esempio di capelli diversi dalla vittima, come peraltro successivamente dimostrato, ed orientare in modo ragionevole i successivi accertamenti”.

  • 20 aprile 2011

    Dopo circa 7 ore si è conclusa, al Tribunale di Salerno, la seconda udienza dell'incidente probatorio sul caso Claps. ''Abbiamo aggiunto un altro importante tassello sulla dinamica dell'omicidio - ha spiegato l'avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta -. E' stata fatta un'analisi completa dei reperti, dei vestiti tagliati e di come sono stati tagliati. Abbiamo messo un altro pesante macigno sull'omicidio''. Le deposizioni dei periti Alessandro Travaglini ed Eva Sacchi. In particolare il primo ha risposto ai quesiti sulla datazione di fogliame e semi vegetali rinvenuti nel sottotetto della chiesa potentina dove era nascosto il corpo della studentessa uccisa 18 anni fa. “Travaglini ha chiarito -spiega L’avv. Scarpetta- che quei semi appartengono a diverse fioriture, risalenti ad almeno 2 anni fa". Dalla periza Sacchi sono emersi altri particolari sulle frequentazioni del sottotetto. Qualcuno ha lasciato in quei locali un biglietto elettorale, dove sono riportati nome e cognome di un candidato e che consente di collocare nel tempo un'altra presenza. "Il biglietto è all'esame della polizia scientifica di Bari - ha aggiunto l'avv. Scarpetta- e la dottoressa Sacchi non ha saputo dire se possa essere stato lasciato lì dalla persona che è indicata". Con la perizia Sacchi sono stati classificati anche gli indumenti di Elisa, indossati da un manichino usato in udienza per mimare le fasi del delitto e dell'occultamento di cadavere. "Ha assistito anche la madre - dice il legale di Filomena Iemma - e con grande sofferenza. L'esame ha confermato l'iniziale ricostruzione". Per spiegare come la presenza di un cadavere all'interno della chiesa non sia stato mai notato, è stata analizzata l'apertura in una parete esterna che ha consentito la ventilazione del locale. "E' stata ricavata in modo frettoloso da persona inesperta", ha detto Giuliana Scarpetta. Il legale di Danilo Restivo, l'avvocato Mario Marinelli, lasciando il tribunale di Salerno ha dichiarato: "Abbiamo lavorato molto. Vedremo se nei prossimi giorni presentare osservazioni. Aspettiamo le conclusioni". Intanto personale della Polizia è stato oggi all'interno della chiesa della S.S. Trinità di Potenza per effettuare controlli nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Elisa Claps. I controlli sarebbero durati circa due ore. Nella Questura di Potenza vi è massimo riserbo sul motivo e sull'esito dei controlli.

  • 26 aprile 2011

    Nell’udienza  a porte chiuse al Tribunale di Salerno il confronto tra i periti sulla 'prova regina': la presenza del Dna di Danilo Restivo sul corpo di Elisa Claps. Davanti al Gip Attilio Franco Orio, ha presentato il suo lavoro il prof Vincenzo Pascali, ordinario di medicina legale all'Università Cattolica del Sacro Cuore, la cui perizia, che escludeva la presenza di Dna di Restivo, fu bocciata dai pm che indagano sull'omicidio, Rosa Volpe e Luigi D'Alessio. A presentare i loro risultati anche il comandante Giampietro Lago, del Ris di Parma, e il maggiore Andrea Berti del Ris di Roma ai quali fu chiesta una nuova perizia sul Dna che invece ha invece accertato la presenza del Dna di Restivo sul corpo della vittima. “Io sono un perito nominato dal gip, e a me non è dato ascoltare le relazioni degli altri periti. Sono stato convocato e licenziato”, ha detto Vincenzo Pascali, lasciando gli uffici del Tribunale di Salerno, dopo aver riferito della sua perizia.

  • 28 aprile 2011

    Vertice in Procura, a Salerno, tra un pool di magistrati inglesi che indagano sull'omicidio della sarta Heather Barnett, e i pm italiani che indagano sull'omicidio di Elisa Claps. Al centro del vertice atti e accuse relativi a Danilo Restivo: unico indagato per la morte di Elisa Claps, in carcere, in Gran Bretagna, per l'omicidio della Barnett, alla luce delle relazioni e degli atti dell'incidente probatorio sul caso Claps che si è svolto nei giorni scorsi in procura a Salerno. Tre udienze, nel corso delle quali, si sono confrontati sette periti; relazioni quelle presentate botaniche, merceologiche, nonché sulla presenza del Dna di Restivo sul corpo di Elisa. Dna, che secondo quanto reso noto proprio in occasione dell'ultima udienza dell'incidente probatorio, quella del 26 aprile, è stato trovato in due punti della maglia di Elisa: in un caso si tratta di presenza di saliva di Restivo frammista a sangue di Elisa, in un altro si tratta di una macchia di sangue di Restivo.

  • 3 maggio 2011

    Il processo a carico di Danilo Restivo, il 39enne potentino accusato in Italia dell'omicidio di Elisa Claps e imputato in Gran Bretagna per quello di Heather Barnett, avrà inizio l'11 maggio. Lo ha confermato oggi il tribunale di Winchester. Il processo, in origine fissato per il 4 maggio, è stato aggiornato su richiesta degli inquirenti britannici e durerà in tutto circa otto settimane. Restivo, che si è dichiarato innocente all'udienza preliminare, si trova in regime di custodia cautelare presso il carcere di Winchester sin dal maggio 2010.

  • 13 maggio 2011

    La Procura di Salerno ha chiuso le indagini sull'omicidio di Elisa Claps. L’unico indagato è Danilo Restivo, accusato di omicidio volontario pluriaggravato. I 76 faldoni che raccolgono le tesi dell’accusa sono stati messi a disposizione dei legali di Restivo, Mario e Stefania Marinelli, e dell'avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta. Potrebbero anche essere in gran parte inviati in Gran Bretagna, dove Restivo è a giudizio per l'omicidio della sarta Heather Barnett.

  • 16 maggio 2011

    -"Le circostanze in cui Elisa Claps è stata uccisa sono talmente simili a quelle di Heather Barnett che non ci sono dubbi che il killer sia lo stesso, ovvero Danilo Restivo". Lo ha detto il pm britannico Michael Bowes in apertura del processo. "Il reggiseno di Barnett - ha proseguito - è stato tagliato sul lato anteriore, come quello di Elisa; i suoi pantaloni e le sue mutande sono state abbassati sino a mostrare i peli pubici, così come quelli di Elisa". "Intorno al corpo di Elisa sono stati trovati molti capelli; nella mano di Barnett sono state trovate due ciocche di capelli. Non vi chiediamo di emettere un verdetto sulla morte di Elisa Claps", ha concluso il pm. "Non abbiamo la giurisdizione. Ma le similarità sono tali che vedrete in aula alcuni elementi emersi dalle indagini effettuate in Italia". E' entrato così nel vivo a Winchester, (Gran Bretagna) il processo per omicidio a carico Danilo Restivo. I pm Michael Bowes e Roger Climie, hanno presentato i capi d'accusa ed effettuato le dichiarazioni d'apertura. Restivo è comparso in aula nell'area riservata agli imputati. A seguire il processo, oltre ai familiari di Heather Barnett, anche la mamma di Elisa, Filomena, riuscita ad entrare in aula e a sedersi giusto davanti al banco degli imputati. Quando Restivo e' entrato gli ha lanciato un lungo intensissimo sguardo. "Almeno la soddisfazione di guardarlo fisso negli occhi me la sono tolta. E lui ha ricambiato. Ora deve marcire in galera", ha detto Filomena Iemma". Lui lo deve sapere che sono qui", ha continuato. ''Io l'inglese lo capisco appena, ma mi aiutano, e quello che ho sentito, anche il nome di Elisa, sono stati sufficienti per farmi accapponare la pelle. Mi consola il fatto che sui banchi della giuria siedono tanti giovani, e io ho fiducia nei giovani. Spero gli spieghino bene che Elisa è stata la prima''.

    Sangue nelle scarpe che Restivo lavò
    Anche se le scarpe Nike trovate quattro giorni dopo l'omicidio a casa di Restivo furono lavate con la candeggina, tracce di sangue furono trovate dagli inquirenti inglesi al loro interno. Per l'accusa, che ha rivelato che la casa di Restivo era controllata con intecettazioni ambientali, l'assasino aveva portato con sé un altro paio di scarpe, sporcandosi i piedi nel cambio. Le analisi condotte con il Leuco-Crystal Violet (LCV), sostanza chimica che reagisce ai globuli rossi, hanno rivelato che all'interno di quelle Nike c'era del sangue. Ma estrarre il dna era ormai impossibile, la candeggina l'aveva distrutto. "Restivo sapeva che la polizia si era insospettiva e ha deciso di rimuovere le prove", accusa Bowes. Nelle intercettazioni del 17 ottobre del 2009 Restivo ha detto alla moglie Fiamma Marsango: "Mettere le scarpe a bagno nella candeggina non ha certo aiutato no? Posso sempre dire che credevo fosse sapone, che non conoscevo la parola in inglese», risponde lui. "Ma va, e l'odore?", rispose lei.


    Il Dna sull'asciugamano
    Per l'accusa le probabilità che il Dna trovato sull'asciugamano verde usato dall'assassino sia di qualcun'altro o di un parente di Restivo sono 1 su 57.000. Per il pm Bowel Restivo avrebbe dimenticato l'asciugamano sulla scena del delitto dopo averlo usato per ripulirisi del sangue della vittima. Di questo asciugamano Restivo, nei vari interrogatori effettuati prima dell'arresto non aveva parlato. Quando gliel'hanno contestato, ha detto di averlo dato lui alla Barnett, come riferimento sul colore delle tende, di non averne mai fatto menzione perché ormai non si fidava più della polizia
    britannica. «E' una menzogna», ha concluso il pm, per il quale la visita in casa Barnett servì a preparare il delitto. 

    Restivo tagliava i capelli anche sui bus inglesi
    Bowes ha dichiarato che Restivo, usando delle forbici, ha tagliato i capelli di 15 donne o ragazze sugli autobus della zona di Bournemouth, la maggior parte a Winton.. Nel 2004 una studentessa ha riconosciuto Restivo in un confronto all'americana come colui che le aveva tagliato i capelli su un autobus. Bowes ha ampiamente citato anche 9 casi analoghi in Italia. In una conversazione con la moglie intercettata, Restivo ha ammesso "problemi psicologici" in relazione alla mania di tagliare i capelli. Alla polizia Restivo aveva fermamente negato di aver mai tagliato capelli alle donne, accusando membri della famiglia Clpas di aver messo in casa sua le ciocche ritrovate durante una perquisizione.

    Restivo spiava le donne
    L'accusa ha ricordato che la polizia nel 2004 sorvegliava Restivo pedinandolo, scoprendo che aveva singolari comportamenti, e che veniva visto fermarsi dietro cespugli a guardare le donne. Ad un controllo fu trovato nella zona di Throop Mill con un lungo coltello, non correlato all'omicidio Barnett, nonché un cambio di abiti, due paia di forbici, un passamontagna e guanti neri.

  • 17 maggio 2011

    Alla nuova udienza per l’omicidio della sarta inglese, il pm accusa Restivo di aver conservato il biglietto dell’autobus comprato la mattina del delitto proprio per costituirsi un alibi. Ma per Michael Bowes, dopo averlo timbrato, Restivo sarebbe potuto scendere alla prima fermata ed arrivare a casa della Barnett alle 8:55, in tempo per commettere il delitto e trovarsi su Charminster Road alle 9:24 dove una telecamera di sorveglianza ha ripreso una uomo non identificato (i fotogrammi furono trasmessi dal programma dell BBC “Crimewatch” e da “Chi l’ha visto?” nel 2006).

    In apertura dell’udienza la giuria è stata informata sulla presenza in aula di familiari di Elisa Claps ed è continuata la descrizione delle coincidenze tra i due delitti, citando anche il medico legale prof. Francesco Introna.

    Il computer della Nacro smetisce l'alibi di Restivo Per l’accusa è falso che Restivo cominciò ad usare il suo computer alla Nacro dall 9 del giorno dell’omicidio. L’analisi dell’hard disk, infatti dimostra il pc non è stato utilizzato dalle 9:09 alle 10:10. Dopo quest’ora è registrato l’accesso a siti web italiani. L’accusa ha fatto riferimento anche a una falsificazione del registro d'ingresso del centro di addestramento: l'orario originale delle 10.30 è corretto in 09.00, come mostrano le immagini esclusive diffuse da “Ch il’ha visto?”. “La ricostruzione mostra chiaramente che l'alibi è falso” ha detto Bowes. “La condanna per falsa testimonianza comminata in Italia prova poi che l'imputato ha la propensione a mentire”, ha concluso il pm.

  • 18 maggio 2011

    Solo un vetro blindato ha diviso Filomena Iemma da Danilo Restivo nell’aula di Winchester (Gran Bretagna) dove è iniziato il processo per l’omicidio di Heather Barnett. Lei lo ha guardato fisso, con calma, con dignità ma anche con rabbia.  Restivo non ha incrociato mai lo sguardo severo e fiero della madre di Elisa, che da 16 anni aspettava di vederlo nuovamente in faccia. L'ultima si erano incontrati a Potenza al processo per falsa testimonianza nel 1995. Per due giorni mamma Filomena, insieme all’ avvocato Scarpetta, Filomena ha ascoltato la requisitoria del Pubblico Ministero inglese che ha spiegato le accuse a Restivo davanti a una giuria popolare composta da 12 persone – tutte molto giovani. Hanno impressionato i paralleli con il caso di Elisa Claps sulle due scene del delitto, nella ricostruzione delle dinamiche dei due omicidi, i capelli tagliati alle vittime, definito “la firma dell’assassino”. Anche il particolare emerso delle scarpe lavate con la candeggina ha riportato alla mente il lavaggio degli abiti indossati da Restivo il 12 settembre 1993.
    Nella terza udienza del processo per l'omicidio di Heater Barnett il medio legale dr. Allen Anscombe ha descritto dettagliatamente lo stato del corpo della vittima e delle ferite. Anthony Merrifield , detective della polizia del Dorset oggi in pensione, ha descritto come, durante le indagini, ha cronometrato i tragitti possibili di Restivo il giorno del delitto, mostrando un video di sorveglianza che riprende la vittima tornare casa alle 8:38 circa a bordo della sua Fiat Punto bianca. Nell'udienza dell'1 giugno sarà chiamato a testimoniare Gildo Claps

  • 31 maggio 2011

    “Mentre tagliava una ciocca di capelli alla mia fidanzata, lui si masturbava”: è una testimonianza resa oggi nel tribunale di Potenza, in videoconferenza con la Gran Bretagna dove è in corso per l’omicidio di Heather Barnett. Danilo Restivo è il protagonista dell'episodio raccontato da due testimoni potentini che oggi sono sposati, e tra il 1992 e il 1993 erano due giovani fidanzati intenzionati a guardare un film in un cinema di Potenza. La donna è stata la prima a essere interrogata, e ha ricordato immediatamente i suoi “lunghissimi capelli neri, fino a metà della schiena”. Sono stati proprio quei capelli ad attirare l'attenzione di Restivo, seduto alle spalle della coppia: “L'ho visto chiaramente - ha raccontato  la donna - la sala era quasi deserta e durante la proiezione ho sentito qualcosa che mi tirava i capelli”. La donna si è però resa conto che si trattava di un gesto intenzionale di Restivo, e allora ha avvisato il fidanzato, il quale si è girato e gli ha intimato di smettere. Restivo, dopo qualche minuto, si è spostato di alcune file, ma la donna ha raccontato del “giubbino di jeans che Restivo aveva sulle gambe, e sotto il quale nascondeva la mano”. Inoltre la testimone ha detto di essersi accorta del taglio “di circa dieci centimetri” solo il giorno dopo. L'accusa ha poi chiesto al testimone di ripercorre l'episodio, e l'uomo ha detto di ricordare, prima con qualche tentennamento e poi “chiaramente” di aver spostato il giubbino sulle gambe di Danilo e di averlo visto “con il pene in mano”. Contro-interrogata dalla difesa di Restivo, la donna ha detto di non aver denunciato l'episodio alla polizia, confermando che alcuni anni dopo il marito fece una segnalzione a "Chi l'ha visto?".

  • 1 giugno 2011

    Gildo Claps, presente di persona nell'aula del tribunale di Winchester in Gran Bretagna, ha riferito che in quei giorni sua sorella era "molto felice". La mattina del 12 settembre del 1993 uscì di casa alle 11:20 e da allora non la vide più. Tra le 12:30 e le 12:45 l'amica Eliana De Cillis, bussò a casa e chiese di Elisa. Gildo si sorprese perché sapeva che erano insieme. Cercò la sorella a Potenza per circa un'ora. Dopo aver messo alle strette Eliana de Cillis, Gildo apprese che non erano andate a messa insieme ma che Elisa avrebbe dovuto incontrare Danilo Restivo.

    Questo dettaglio mise in ansia Gildo che lo chiamò subito. Restivo gli sembrò molto agitato. Disse che si erano incontrati alla chiesa della S.S. Trinità, che erano stati per 10 - 15 minuti dietro l'altare, poi Elisa andò via e lui rimase a pregare. Quello stesso pomeriggio Gildo Claps si precipitò alla chiesa della S.S. Trinità ma il parroco don Mimì Sabia era partito e la chiesa era chiusa. "Oggi ho visto un uomo veramente solo - ha detto Gildo Claps - sa di non avere la protezione della sua famiglia e deve rispondere di due crimini atroci".

    La Corte inglese ha ascoltato in videoconferenza da Potenza, anche Giovanni Motta, ex fidanzato della sorella di Danilo Restivo e due ragazze di Potenza. Motta ha dichiarato che il 12 settembre 1993 era invitato a casa dei Restivo, dove arrivò a mezzogiorno. Uscì insieme all'allora fidanzata e al rientro vide tornare Danilo Restivo, verso l3 - 13,10. "Era parecchio agitato" e "molto sudato", aveva i vestiti "inzuppati" e chiese di essere portato in ospedale perché si era ferito tra il pollice e l'indice di una mano mentre curiosava nel cantiere delle scale mobili. Anche se secondo Motta non sembrava una ferita grave, lui e la fidanzata accompagnarono Restivo in ospedale San Carlo, dove gli fu applicato un punto di sutura. Tornati a casa, Restivo si cambiò gli abiti. "Ricorda come era vestito quel giorno?", ha chiesto il pm a Motta. "Sì, aveva dei pantaloni di jeans, una maglietta o una camicia di jeans, e forse un giubbotto. Gli abiti erano bagnati, ma non so dire se di sudore o altro", è stata la risposta.
    Di un Restivo "agitato" ha parlato anche un'altra testimone, Paola Santarsiere, amica di Elisa, che lo incontrò una settimana dopo la scomparsa e le sembrò nervoso. Santarsiere ha confermato che Restivo affermava di conoscere la chiesa della S.S. Trinità in ogni angolo e di essere capace di commettere cattive azioni se lo facevano arrabbiare. Un'altra amica di Elisa Claps ha raccontato che il giorno della scomparsa fece delle telefonate per cercarla. Anche una a Restivo, nella quale lui confermò di averla incontrata per un breve tempo e disse che non gli era sembrata preoccupata ma piuttosto innervosita da qualcuno che le dava fastidio. Nella conversazione telefonica Restivo disse che aveva voluto incontrare Elisa per chiederle consigli su una sua relazione sentimentale. Di questo appuntamento la testimone aveva già saputo quella mattina da Eliana de Cillis, con cui Elisa quella mattina si era incontrata e con la quale doveva pranzare. De Cillis disse alla testimone che Elisa aveva un appuntamento con Restivo nel retro della chiesa della Trinità e che lui aveva un regalo da darle. La testimone sapeva che Restivo voleva una relazione con Elisa, ma lei le aveva detto che lui non le piaceva. Quella mattina, sebbene fosse andata a messa proprio alla S.S. Trinità, la testimone non vide Elisa.

  • 3 giugno 2011

    La procura di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio per Danilo Restivo, unico indagato per l'omicidio di Elisa Claps. Restivo è accusato di omicidio volontario pluriaggravato. Le numerose perizie effettuate da consulenti e le testimonianze sono stati determinanti elementi di prova. Non è stata ancora fissata la data dell'udienza davanti al gup. La procura di Salerno - i pm Luigi D'Alessio e Rosa Volpe - hanno sentito testimoni, hanno affidato a periti innumerevoli consulenze che hanno ricostruito, nei dettagli, quanto successo quel giorno: 76 faldoni che raccontano la tragica storia di Elisa.
     
    Intanto alla terza giornata di audizioni in videoconferenza dal tribunale di Potenza per il processo inglese, a Winchester, nei confronti di Danilo Restivo, imputato per l'omicidio di Heather Barnett. Il primo ad essere sentito è stato Michele Albano, il medico di turno, quella domenica mattina del '93, al Pronto soccorso dell'ospedale San Carlo di Potenza. Albano ha spiegato ai magistrati inglesi di aver medicato Restivo intorno alle ore 13.30 e di avergli applicato un punto di sutura sul dorso della mano sinistra (tra il pollice e l'indice) per un taglio di circa un centimetro, "che - ha specificato il medico - non sanguinava''. Albano ha aggiunto che si trattava ''di una ferita da taglio, procurata probabilmente da un oggetto tagliente''. Alle domande dei giudici sulla causa del taglio, il medico ha risposto che "può essere stato un coltello, una lamiera, come affermò Restivo, o - ha aggiunto Albano - un qualsiasi altro oggetto tagliente, ma parliamo sempre di probabilità''. Alla video-testimonianza del medico hanno assistito anche il fratello di Elisa, Gildo Claps, e l'avvocato della famiglia, Giuliana Scarpetta. Anche Michele Zaccagnino, che all'epoca dirigeva la sezione di Potenza della Polizia scientifica, che ha testimoniato in videoconferenza dal Palazzo di giustizia di Potenza sugli esami che furono fatti la prima volta nel cantiere della scale mobili il 5 ottobre, 23 giorni dopo la scomparsa di Elisa Claps. "Nei posti indicati da Restivo - ha detto Zaccagnino - non vi erano oggetti taglienti o lamiere, ma il cantiere, secondo quanto ricordo - ha aggiunto - non era sotto sequestro e quindi gli operai circolavano liberamente". Zaccagnino, inoltre, ha ricordato che gli accessi al cantiere delle scale mobili erano sbarrati solo la sera e nei giorni festivi, da assi di legno. Un’altra testimonianza resa ai giudici ingelsi in collegamento da Potenza è stata quella dell'ex ispettore di Polizia, Donato Pace, che il 13 settembre 1993 interrogò Danilo Restivo e ispezionò il cantiere delle scale mobili. Pace ha spiegato ai giudici che Restivo venne convocato in Questura, dove si presentò poco prima delle ore 19 del 13 settembre, poiché la sera del 12 settembre ''il ragazzo partì per Napoli per partecipare all'esame per l'ingresso al corso di Odontoiatria''. Restivo raccontò a Pace di essere inciampato in un'impalcatura del cantiere e di essere "ruzzolato" lungo la gradinata, ferendosi alla mano con un pezzo di lamiera. L'ex ispettore ha poi riferito di aver ispezionato il cantiere con Restivo alle ore 19 del 13 settembre 1993, ma di non aver trovato tracce di sangue né lamiere nei posti indicati dallo stesso Restivo, che all'epoca aveva 21 anni. Pace ha evidenziato ''di aver ispezionato il cantiere con altri agenti tra cui uno della Polizia scientifica ma - ha proseguito l'ex ispettore - le foto scattate quella sera furono inutilizzabili e quindi distrutte perché scattate senza flash''. Inoltre l'ispettore ha detto che ''nel cantiere non vi era acqua e le scale erano perfettamente asciutte e senza fango'', mentre alcuni testimoni hanno riferito che Restivo, tra le ore 12 e le ore 13 del 12 settembre 1993 aveva i pantaloni bagnati. Rispondendo alle domande dei giudici, che gli chiedevano come mai non avessero portato un flash nonostante l'orario del sopralluogo, Pace ha detto che ''si trattava di un servizio urgente improvvisato'', precisando subito che ''lo stato dei luoghi, quella sera, era identico a quello che appare poi nelle foto scattate il 5 ottobre 1993'', giorno del primo sopralluogo della Polizia scientifica, ''anche per il fatto che - ha proseguito - i lavori nel cantiere erano stati sospesi''.

  • 6 giugno 2011

    Con l’audizione del medico legale dell'Università di Bari, Francesco Introna, che ha effettuato l'autopsia sul corpo di Elisa Claps, è iniziata al tribunale di Winchester (Gran Bretagna), la quarta settimana del processo per l'omicidio Barnett. Introna ha ricostruito la dinamica dell’uccisione di Elisa Claps come le evidenze scientifiche permettono di ricostruire, sebbene il cadavere mummificato abbia reso più complesso l'esame. Un'importante analogia tra i due omicidi riguarda le ciocche di capelli tagliate, a entrambe tagliate dopo la morte. Nell'autopsia Introna ha rilevato che il taglio è perfettamente regolare perché i capelli si erano già ''incollati'' tra loro per effetto del sangue che li aveva intrisi. Elisa è stata uccisa con almeno 12 colpi, inflitti con un coltello a singola lama della lunghezza di almeno 5,5 centimetri. Nove colpi sono stati inferti alle spalle, altri tre nella parte frontale del corpo ma sempre con l'assassino alle spalle della ragazza. Questo è un altro particolare che assume rilevanza per l'accusa inglese perché anche Heather Barnett fu colpita mortalmente con un martello con l'assassino alle spalle. Secondo la ricostruzione, Elisa Claps si difese e ciò è dimostrato anche da una ferita a taglio. Ecchimosi nella zona pubica, alle cosce ed al petto fanno supporre un assalto di tipo sessuale.

  • 10 giugno 2011

    Al processo in cui Danilo Restivo compare come imputato per la morte di Heater Barnett, ieri ha testimoniato, in videoconferenza dall’Italia, Eliana De Cillis. Quella che all’epoca della scomparsa di Elisa Claps era una sua amica e adolescente, oggi è una donna che si è sempre sottratta ai riflettori: anche ieri ha parlato per pochi minuti, raccontando, come richiesto dai giudici inglesi il giorno della scomparsa di Elisa. Eliana De Cillis ha ribadito di aver visto per l’ultima volta l’amica intorno alle 11:30 e che avrebbe dovuto pranzare con lei in campagna. I giudici le hanno chiesto se stesse dicendo la verità e lei ha confermato la sua versione dei fatti. Ieri sono state ascoltate dalla Corte anche le dichiarazioni che Danilo Restivo rese alla polizia italiana e a “Chi l’ha visto”. In una deposizione alla polizia il 13 settembre 1993, il giorno dopo la scomparsa di Elisa, Restivo disse che la incontrò in una chiesa la mattina del giorno precedente, ma di essersi intrattenuto con lei solo 15 minuti. Dopo, rimase per altri 10 minuti a pregare all’interno della chiesa della Santissima Trinità. In una seconda dichiarazione al pubblico ministero il 21 settembre, Restivo disse: “Prima di andare mi disse che doveva essere nella sua casa di campagna entro le 12”. Parlando alla stampa aggiunse: “Era preoccupata, in realtà lei stessa mi ha invitato ad andare all'interno della chiesa. Mi ha detto che era stata importunata da un ragazzo”. Danilo Restivo disse che Elisa aveva respinto le sue avances all'inizio di quell’anno e che lui le aveva confidato dei problemi che aveva con un’altra ragazza. In tutte le tre dichiarazioni, ha detto di aver lasciato la chiesa a mezzogiorno riferendo che in seguito cadde a terra nei pressi di un cantiere, ferendosi la mano, un braccio, una caviglia e l'anca.

  • 13 giugno 2011

    Sul sito www.ansa.it è stato pubblicato un fotoracconto della 'superperizia' genetico-forense eseguita da due ufficiali del Ris, Giampietro Lago e Andrea Berti, nell'inchiesta sull'omicidio di Elisa Claps, attribuito a Danilo Restivo. I due ufficiali hanno scoperto tracce ematiche di Restivo sulla maglia indossata dalla vittima. Le foto diffuse dall'ANSA, tratte direttamente dalla perizia, descrivono il lavoro svolto dagli esperti: dall'individuazione di una macchia di liquido biologico sulla maglia di Elisa Claps fino all'attribuzione delle tracce ematiche al presunto assassino. Al fotoracconto è associato uno 'speciale', che ripercorre, con ampio corredo fotografico, le tappe principali della vicenda.

  • 16 giugno 2011

    "Le quantità di dna maschile ritrovata sul corpo di Elisa Claps, pur dopo 17 anni, sono tali da far pensare che la contaminazione originale sia stata massiccia''. E' l'opinione del colonnello Gianpietro Lago, responsabile del dipartimento analisi del Ris e 'superperito' nell'inchiesta italiana sull'omicidio della ragazza, oggi a Winchester per testimoniare al processo che vede imputato Danilo Restivo, accusato di aver ucciso Heather Barnett. Lago è stato chiamato come testimone dai pm britannici per spiegare la natura e l'origine dello studio che ha individuato il dna di Restivo sul maglione indossato da Elisa Claps e ritrovato, insieme al suo corpo, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. In particolare, Lago è stato chiamato a spiegare l'origine del Dna individuato. ''I nostri test - ha detto - ci dicono che la sorgente più probabile per quel tipo di valori di Dna sia un fluido corporeo". "Io credo - ha proseguito - sia sangue. Non posso escludere che la traccia genetica che abbiamo rilevato provenga invece da saliva, che pure abbiamo trovato. La mia opinione è che sia improbabile. In quel caso però sarebbe dovuto a un contatto diretto con la bocca del soggetto maschile sul maglione''.

  • 21 giugno 2011

    "Io non mi fido della polizia'', ha ribadito oggi Restivo durante il contro interrogatorio dell'accusa al processo per l'omicidio di Heather Barnett.. "Il giorno in cui mi hanno arrestato il mio nome è finito sui giornali e in TV. Quando hanno arrestato il mio vicino di casa, niente. Le cose che ho detto alla polizia dovevano restare confidenziali, e invece sono finite sui media. Questo vuol dire che gli agenti hanno cercato pubblicita'. Le prove si discutono in tribunale, non sui giornali. I giornalisti di 'Chi l'ha visto?' si sono fatti passare per poliziotti e hanno così avuto accesso a materiale riservato". Quindi, in riferimento alla famiglia Claps: "Non voglio dire niente contro la famiglia Claps perché sono delle vittime", ha detto ancora. ''Ma il modo in cui si sono comportati mi ha portato ad accusarli. Gildo Claps creò una pagina internet, Penelope, per aiutare famiglie di persone scomparse e ha usato questo sito per pubblicare articoli di giornali in cui si diceva che io avevo l' abitudine di tagliare i capelli. E' stato - ha concluso - l'interesse dei giornali a quello che ho fatto o non ho fatto a istigare la famiglia Claps a comportarsi come si sono comportati, in modo giusto o sbagliato". Rispondendo alle domande del pubblico ministero inglese, Restivo ha fatto altre ammissioni sull'abitudine di tagliare i capelli alle donne:  "Ho iniziato a tagliare i capelli nel 1986. Poi, a inizio anni Novanta, ci sono stati degli incidenti al centro Newman. Alcuni ragazzi delle ragazze a cui avevo tagliato i capelli si rivolsero al parroco Don Mimì Sabia per lamentarsi. Lui mi chiese spiegazione. Io mi confessai a don Mimì e lui cercò di aiutarmi". Restivo ha dichiarato di avere smesso nel 2003: "E' stato quando ho comprato un'automobile, così non dovevo più viaggiare in autobus".

  • 22 giugno 2011

    "Signor Restivo, lei qui s'inventa le cose: il suo è un esercizio di fantasia". Micheal Bowes alla fine non ce l'ha fatta a trattenersi e dopo 10 ore di controesame ha perso la pazienza. Il magistrato di Sua Maestà che ha il compito di passare al setaccio la versione dei fatti di Restivo ha iniziato a sottolineare una per una le prove raccolte nel corso degli anni dalla polizia. Come la perizia effettuata dall'esperto Craig Wilson sul pc dove Restivo era solito lavorare mentre si trovava al centro di formazione Nacro: prova che nessuno, la mattina del 12 novembre 2002, mentre Heather Barnett veniva massacrata in casa sua, lo ha usato sino alle 10:10. Ma per Restivo non è corretta. O i video effettuati di nascosto dalla Dorset Police che lo ritraggono mentre si cambia le scarpe, si toglie i sovra-pantaloni impermeabili, si cambia la camicia, dopo aver passeggiato nel parco di Throop Mill e aver osservato con attenzione delle donne. "Amo la natura - ha detto in aula - e mi piace guardare gli uccelli. E la polizia può pensare quel c...o che le pare". "E' un anno che subisco torture psicologiche; 9 anni se si conta tutto quello che gli agenti hanno fatto", ha detto Restivo per giustificare la sua aggressività. Il pm Bowes ha proseguito: "Come spiega il fatto che i poliziotti, quando un giorno l'hanno fermata al parco, le hanno trovato nella borsa un grosso coltello da cucina?". Restivo ha risposto di averlo trovato per caso nei pressi di un gruppo di bambini di circa 10 anni che stavano giocando. Per evitare che si ferissero decise di prelevarlo. Ma lo fece coi guanti, "per evitare di contaminarlo nel caso la polizia volesse controllarlo in cerca di impronte digitali". Quindi lo ripose in una borsa nera. Quella che usava per catturare degli "insetti vivi", ovvero il cibo per i suoi gechi. Nella tracolla la polizia trova solo però il coltello e dei fazzoletti. Niente animali. "Saranno scappati via quando mi sono chinato per raccogliere il coltello e ho aperto la borsa", ha dichiarato allora Restivo, suscitando uno scoppio d'ilarita' nella giuria. Domani il controesame continua.

  • 23 giugno 2011

    Nell'aula 2 del tribunale di Winchester, dove si celebra il processo Barnett, Danilo Restivo ha ultimato la sua deposizione davanti al magistrato di Sua Maestà Micheal Bowes, confermando la sua versione dei fatti: “Non sapevo che la Chiesa della Santissima Trinità avesse un sottotetto e non avevo le chiavi della chiesa: io non ho mai ucciso nessuno”.  L'accusa ha sostenuto che Restivo doveva conoscere bene sia la chiesa della Santissima Trinità sia gli adiacenti locali del centro Newman. “Tra il 1988 e il 1992 ci andavo 2-3 volte alla settimana”, ha confermato Restivo. Qui s'incontrava spesso con don Mimì Sabia. Vicino al suo ingresso c'è anche il luogo dove Restivo diede appuntamento a Elisa, intorno alle 11.30. I due, per parlare, andarono quindi nel presbiterio. Poi, ha insistito Bowes, è stata la volta dei locali del Newman e quindi il sottotetto: “qui lei ha assalito Elisa con un coltello e nella foga della colluttazione si  è ferito alla mano”. Ma Restivo ha negato. “La vidi uscire dalla chiesa e restai a pregare altri 10 minuti”. A questo punto, nella ricostruzione dell'accusa, avrebbe dovuto però imbattersi nelle amiche di Elisa che già la stavano cercando. Restivo ha raccontato poi di essere uscito, di aver cercato - senza successo un amico nella vicina piazza San Michele e di essersi infine diretto al cantiere delle scale mobili dove sarebbe caduto procurandosi un taglio alla mano. Una ricostruzione che Bowes ha liquidato come “senza senso”. “Ammesso che lei sia davvero scivolato sul fango, e i testimoni che l'hanno vista in seguito la descrivono come sudato e agitato ma non come sporco di fango, una persona non cade dalle scale atterrando con una mano sulla bocca e una sullo stomaco”, ha incalzato Bowes, citando le dichiarazioni rese da Restivo nel 1993. “La verità - ha concluso - è che lei si è dovuto inventare questa versione molto in fretta per spiegare la sua ferita e da allora ne è rimasto prigioniero”. Restivo ha nuovamente negato ma si è rifiutato di aggiungere altri particolari per non “incorrere in falsa testimonianza”, così come non ha voluto dare maggiori informazioni sui tempi impiegati per recarsi in chiesa e quindi a casa propria. Ora mancano solo le requisitorie finali, poi la giuria esprimerà il verdetto.

  • 27 giugno 2011

    Giornata di requisitorie finali all'aula numero 2 della Crown Court di Winchester. "Ad aver ucciso Heather Barnett ed Elisa Claps è stata la stessa persona e quella persona è l'imputato", ha tuonato in apertura il pm Michael Bowes. Il magistrato ha quindi detto alla giuria che in questo caso è opportuno far uso di "buon senso". "Restivo - ha proseguito - aveva dei legami con entrambe le vittime e un'ossessione per i capelli. Il suo DNA è stato ritrovato sul maglione di Elisa e il giorno della sua scomparsa ha riportato un taglio alla mano la cui spiegazione è senza senso. Durante questo processo è stato poi evasivo sino all'estremo. Ha mostrato perdite di memoria selettive: alcune cose non le riusciva a ricordare, altre invece le ricordava benissimo". "Elisa Claps è stata uccisa nella chiesa che Restivo conosceva bene", ha concluso Bowes. "Aveva il reggiseno tagliato, i pantaloni abbassati fino all'inguine e i capelli recisi. Proprio come Heather Barnett. E' probabile che Elisa non sia morta subito ma dopo circa 15 minuti, asfissiata dal suo stesso sangue. L'imputato è una persona pericolosa, non un semplice eccentrico. Checché lui ne dica". "Restivo non è quello che potete pensare, un bugiardo, ma una persona del tutto incapace di rispondere con una semplice risposta a una semplice domanda. E' una persona che non ci arriva. Ma per quanto strano e mentitore, è lui il vero colpevole?", a dettol'avvocato difensore di Danilo Restivo, David Jeremy, nella sua requisitoria di chiusura del processo. Jeremy ha cercato d'insinuare il dubbio nella mente dei giurati prima che si ritirino in camera di consiglio ed emettere il verdetto. "Questo è un caso insolito", ha proseguito, "dove l'imputato è accusato di un omicidio ma la corte esamina le prove di un altro. La polizia sembra che abbia sempre sospettato di lui, e che si trattava solo di ammassare prove a sufficienza. E questo è un comportamento pericoloso". Per quanto riguarda le contraddizioni emerse durante il controesame Jeremy ha dato una spiegazione di tipo 'psicologico'. "Avete riso di lui", ha detto alla giuria, "ed è comprensibile. Ma l'unica persona che non si è resa conto di cosa stava accadendo, che si stava distruggendo con le proprie mani, è proprio lui. Ma il problema non è quanto sia strambo, ma se sia un killer o meno". "La sua personalità - ha concluso - ricalca o meno quella dell'assassino? La tentazione è infatti sempre quella di prendersela con il diverso. Certe persone verranno sempre percepite come più gradevoli di altre, e in questo senso apparire in tribunale è un po' come iscriversi a un concorso di bellezza. E Restivo in questo caso arriverebbe certamente ultimo. Questi crimini non sono stati commessi da un bugiardo, ma da un inumano depravato".

  • 29 giugno 2011

    I giurati inglesi hanno emesso il loro verdetto di colpevolezza in un’aula in cui regnava il più totale silenzio e dove era presente la famiglia della vittima. Heather Barnett era stata ritrovata massacrata il 12 novembre 2002 nella sua casa a Bournemouth. Restivo si era sempre proclamato innocente, sostenendo di non aver “mai ucciso nessuno”. L'accusa aveva insistito molto sulle analogie con l’omicidio di Elisa Claps.

    Durante la trasmissione Filomena Iemma, madre di Elisa Claps ha commentato telefonicamente il verdetto della giuria inglese: “E’ stata una notizia formidabile perché sono stati veloci, ho le lacrime agli occhi perché finalmente si può mettere fine a questa storia. Con la figlia di Heater ci siamo abbracciate in Inghilterra, è stata una cosa commovente: abbracciare quella ragazza è stato come abbracciare Elisa mia. Questa mano omicida è stata fermata e non potrà più far male a nessuno”. Sulla richiesta di costituzione di parte civile da parte della Chiesa nel processo, Filomena ha commentato: “Da parte della Chiesa voglio solo la verità”.

    Il gup di Salerno Elisabetta Boccassini ha accolto la richiesta di rito abbreviato per Danilo Restivo, imputato per l’omicidio di Elisa Claps. Il processo si svolgerà l’8 e il 10 novembre.

  • 30 giugno 2011

    Il tribunale inglese di Winchester ha inflitto l’ergastolo a Danilo Restivo per l’omicidio di Heather Barnett, la sarta inglese assassinata nel 2002. E’ un “assassino freddo, depravato e calcolatore”, che ha “ucciso Heather come ha fatto con Elisa”, ha dichiarato il giudice Michael Bowes nel dare lettura della sentenza. “Non uscirà mai dal carcere”, ha detto a Danilo Restivo il giudice, che ha giudicato “inappropriata” una pena di trenta anni, poiché  “in questo caso non esistono attenuanti. Il punto di partenza è la carcerazione a vita”. L’evidenza della sua colpevolezza è “schiacciante”, ha insistito Bowes, che ha sottolineato le analogie con il caso Claps: “Ha sistemato il corpo di Heather come fece con quello di Elisa. Le ha tagliato i capelli, proprio come Elisa”.

  • 6 luglio 2011

    Dopo che il 2 luglio si sono tenuti i funerali di Elisa Claps non si sciolgono ancoa i dubbi sul ritrovamento del corpo alla chiesa della Santissima Trinità. “Togliete qual macigno che ha tenuta nascosta Elisa per 18 anni e fate uscire tutta la verità” ha detto don Marcello Cozzi nella sua omelia ai funerali. Due giorni prima il giudice della corte inglese  aveva condannato Danilo Restivo all’ergastolo per l’omicidio di Heather Barnett. “Com’è stato possibile distogliere lo sguardo da una vita profanata e come è stato possibile che tutto questo avvenisse in una chiesa?” ha chiesto don Marcello Cozzi davanti al feretro bianco di Elisa, circondato da migliaia di persone in piazza don Bosco, all’aperto, così come mamma Filomena ha voluto.
    La copertura di assi e tegole che copriva i resti di Elisa è stata tolta nella primavera del 2008, pochi mesi dopo la morte di don Mimì Sabia. Secondo la deposizione di don Wagno, viceparroco, il corpo è stato trovato dalle due donne delle pulizie, madre e figlia, nel gennaio 2010, circa due mesi prima del ritrovamento “ufficiale”. Una delle due avrebbe persino confidato a don Wagno il dubbio che quei resti fossero proprio quelli di Elisa Claps. Due giorni dopo il ritrovamento “ufficiale” del 17 marzo 2010, don Wagno e le due donne vennero messi a confronto dalla Procura di Salerno. Le donne confermarono che l’iniziativa di salire sul sottotetto a pulire era stata di don Ambrogio e di che avevano detto a don Wagno dell’esistenza di un cranio. "Chi l'ha visto?" ha rivelato due stralci dell'interrogatorio:
    PM: "E come ha fatto lei a vedere questo cranio?
    "SANTARSIERO (donna delle pulizie): "Questo cranio?"
    PM: "Si"SANTARSIERO: "Non mi ricordo"
    PM: "Non si ricorda? Ma lei lo ha raccontato a Don Wagno, mi sta confermando?"SANTARSIERO: "Eh si, eh si"

    E ancora:

    PM: "Ma lei ha visto questo cranio?"DON WAGNO: "Non si vedeva bene però..."SANTARSIERO: "Non si vedeva bene"DON WAGNO: "Tu mi hai detto che era un cranio..."

    Venti giorni dopo il confronto, le due donne ritrattarono tutto, ma nella deposizione le donne avevano anche confermato l’esistenza di due gradini nel sottotetto, circostanza vera.

  • 13 luglio 2011

    Una donna ha raccontato che il giorno in cui fu ritrovato il corpo ha incontrato fuori dalla chiesa della Trinità una delle donne delle pulizie che le aveva fornito dei particolari sul ritrovamento che sono emersi solo in seguito durante le indagini: “Arrivata vicino alla chiesa avevo trovato un po’ di persone ferme ad osservare quello che stava avvenendo -  ha raccontato la testimone -   Mi ero incuriosita e ho chiesto alla prima signora che incontrai cosa fosse successo. Il giorno dopo ho rivisto questa stessa signora in Tv e ho capito che si trattava di una delle donne delle pulizie. Quando eravamo fuori dalla chiesa la donna mi disse che alcuni operai avevano ritrovato il corpo di Elisa Claps sotto il tetto delle chiesa. Aggiunse anche che non era stata murata bensì il corpo era stato nascosto e si vedevano bene le gambe ed una parte del torace. Allora le chiesi come potevano essere certi che si trattasse proprio di Elisa e, allora, la donna disse che erano stati ritrovati anche gli occhiali, una catenina d’oro e una cosa bianca, che poteva essere una maglietta”.  
    La sorella di Omar Benguit continua a lottare per la libertà del fratello, in carcere per l’omicidio di Jong Ok-Shin, detta Oki. “Tutti sanno che la verità è che Omar non ha ucciso Oki. Lui è innocente. Oki quando è morta ha parlato e ha detto che chi l’ha accoltellata aveva una passamontagna. Prima di condannare mio fratello hanno fermato un italiano che aveva un coltello come quello della descrizione e un passamontagna. Mio fratello è stato condannato a 20 anni e se confessasse potrebbe ottenere la libertà condizionata. Ma conosco mio fratello e so che non confesserà mai. Preferisce uscire dentro una bara piuttosto che confessare qualcosa che non ha fatto”, ha detto la sorella. “Il 29 giugno abbiamo fatto un appello alla commissione per la revisione dei casi per sapere cosa ha fatto la polizia. E adesso stiamo aspettando la risposta”. 

  • 12 settembre 2011

    Sono passati 18 anni da quel 12 settembre 1993, quando di Elisa Claps scomparve dopo essere entrata nella chiesa della S.S. Trinià. Da allora la famiglia ha ottenuto la sua sepoltura ma non la verità sulla sua scomparsa e sulle vicende oscure che sono seguite. Un comunicato dell’associazione "Libera" denuncia alcuni dei misteri del caso Claps ancora non chiariti: "Chi aiutò l'assassino? Chi tornò in quel sottotetto per sistemare ogni cosa? Chi ha ritrovato per primo i resti della povera Elisa? Fu un ritrovamento casuale o ‘indotto’?". In questo triste anniversario la redazione e il pubblico di "Chi l’ha visto?" si stringono alla famiglia di Elisa.

  • 26 settembre 2011

    l giudice del Tribunale di Salerno Elisabetta Boccassini, che l'8 novembre giudicherà con rito abbreviato Danilo Restivo, imputato dell'omicidio di Elisa Claps, ha respinto la richiesta di citazione, quali responsabili civili, di monsignor Ennio Appignanesi, vescovo di Potenza dagli anni novanta al 2001, e del suo successore, monsignor Agostino Superbo, tuttora in carica. L'istanza era stata presentata dall'avvocatessa Giuliana Scarpetta, legale della famiglia Claps. Il legale sosteneva, nell'istanza, che i vescovi non avessero vigilato, come imposto dal codice canonico, su quello che accadeva nella chiesa della SS. Trinità di Potenza, nel cui sottotetto, il 17 marzo 2010, fu ritrovato il corpo di Elisa. I  familiari di Elisa Claps ribadiscono: ''Andiamo avanti perché non abbiamo alcuna intenzione di fermarci a Danilo Restivo. Vogliamo far luce sulle coperture, sui silenzi colpevoli"

  • 27 ottobre 2011

    Don Marcello Cozzi, componente dell'ufficio di presidenza nazionale di Libera, in una nota, ha chiesto che l'autorità giudiziaria indaghi sul rapporto del Sisde che, nel 1997, si occupò dell'omicidio di Elisa Claps. Secondo il sacerdote, il fatto che "il Sisde già nel 1997 fosse a conoscenza della verita' sull'omicidio di Elisa Claps, è la dimostrazione di come altre persone sapevano dell'omicidio e hanno agito per occultare il cadavere ma anche la dimostrazione che i servizi segreti si sono mossi per far si' che la notizia arrivasse depistata e conferma che altre persone erano coinvolte, personaggi importanti che andavano coperti. "Chiediamo alla magistratura - ha spiegato don Cozzi - di approfondire questa vicenda in tempi rapidi e di reperire l'informativa originale del Sisde e al contempo di ascoltare l'ex agente dei servizi di Sisde. Ancora una volta dobbiamo registrare come siamo lontani dalla verità e dalla giustizia, quella verità che alla luce degli ultimi avvenimenti è sempre più scomoda e per questo vuole essere nascosta. L'omicidio, l'occultamento ed il ritrovamento del corpo della giovane Elisa Claps in una chiesa, ci pone delle domande e delle riflessioni e auspichiamo che chi si è reso complice di tali delitti - ha concluso il sacerdote - si senta scomunicato dalla Chiesa''.

  • 1 novembre 2011

    Tantissimi potentini hanno lasciato mazzi di fiori davanti alla tomba di Elisa Claps, nel cimitero di Potenza. Si ripete la commozione che si manifestò con la larga partecipazione di persone ai funerali del 2 aprile. Intanto, dopo il ritrovamento del corpo il 17 marzo 2010 nel sottotetto, la chiesa della Santissima Trinità è ancora sotto sequestro. Davanti alla lapide campeggia una grande immagine di Elisa sorridente. Qui tante persone danno un bacio alla fotografia e lasciano fiori tanto da coprirla. E novembre, oltre ad essere il mese del ricordo, sarà anche il momento della giustizia perché il giorno 8 inizia il processo con rito abbreviato a Danilo Restivo, imputato dell'omicidio. Anche domani alla tomba sono attese tante manifestazioni di cordoglio.

  • 2 novembre 2011

    L’8 novembre comincia a Salerno il processo a carico di Danilo Restivo per la morte di Elisa Claps. Il processo si terrà con rito abbreviato: un processo basato dunque sulle carte e senza testimoni. Ci sono ancora tanti punti oscuri che riguardano chi ha aiutato Danilo Restivo dopo il delitto, chi lo ha coperto, chi ha depistato. Ma il mistero avvolge anche il ritrovamento del corpo della ragazza nella Chiesa. I verbali redatti solo ventiquattro ore dopo la scomparsa di Elisa, dimostrano che la polizia era già convinta che il responsabile della sparizione di Elisa Claps fosse Danilo Restivo, del quale chiese invano il sequestro dei vestiti. Perché non fu perquisita la chiesa della Trinità, dove Danilo Restivo aveva appuntamento con Elisa? Perché si permise a Restivo di andare in Gran Bretagna ad uccidere e deturpare orribilmente la sarta Heater Barnett? L’informativa della squadra mobile di Potenza che reca la firma di Luigi Grimadi, inviata al sostituto procuratore Felicia Genovese, parlava chiaro: “Da informazioni assunte oralmente nell’immediatezza, si è appreso dagli amici di Claps Elisa che Restivo Danilo nutriva delle attenzioni per la predetta e che la corteggiava con insopportabile insistenza. La Claps non corrispondeva le attenzioni che questi le rivolgeva tant’è che aveva sempre cercato di trattarlo con distacco. Il Restivo, benché respinto nelle sue proposte di instaurare una relazione sentimentale, aveva insistito per l’ennesima volta di ottenere un incontro trovando una banale scusa di doverle gli auguri per la sua recente promozione scolastica. In sede di approfondimento di accertamenti in ordine della personalità del Restivo, è emerso che il medesimo in passato, benché tredicenne, risulta aver posto in essere un’azione di violenza con un temperino in danno di un coetaneo”. Era tutto già scritto e segnalato all’autorità giudiziaria: “Il menzionato ragazzo, da una descrizione fatta oralmente dagli amici che lo frequentano, per il comportamento assunto in qualche circostanza, sarebbe capace di azioni irrazionali in particolare nei confronti delle ragazze con le quali avrebbe delle difficoltà di relazioni. Questa turbe dei rapporti con le coetanee sarebbe molto accentuata ed evidenziata dalle insistenze quasi persecutorie alle ragazze con le quali intende mettersi insieme”. Nella parte finale dell’informativa la frase che punta il dito contro Restivo è stata cancellata e sostituita con una dicitura più generica scritta a penna: "Alla luce dei fatti su esposti e degli elementi fin qui assunti è ipotizzabile che la minore scomparsa possa essere stata oggetto di sequestro a fine di libidine da parte di Restivo Danilo”, recitava la frase originale, poi cambiata in “alla luce dei fatti su esposti è ipotizzabile che Claps Elisa sia stata oggetto di azione violenta da parte di persone in corso di identificazione”. La sera della scomparsa della sorella, Luciano Claps si era recato alla polizia chiedendo di poter parlare con Restivo, in quel momento assente da Potenza. L’agente Molella si recò a casa Restivo, dove i genitori di Danilo dichiararono che Elisa Claps era stata vista verso le 13:30 nei pressi della sua abitazione in via Mazzini da un vicino, Giuseppe Carlone. Carlone stesso sentì il bisogno di andare in questura a tarda sera per dire che era stato proprio lui a vedere Elisa nei pressi della scalinata IV Novembre verso le 13:45 - 13:50. Filomena Iemma, la madre di Elisa, ha ribatito i suoi dubbi sulle motivazioni di questa solerte testimonianza infondata, sulla quale è stata costruita la credibilità delle dichiarazioni di Restivo alla polizia e al pronto soccorso dove si fece medicare.

  • 8 novembre 2011

    E' stata rigettata dal Gup Elisabetta Boccassini la richiesta della diocesi di Potenza di costituirsi parte civile nel processo, iniziato questa mattina a Salerno, a carico di Danilo Restivo per l'omicidio della studentessa potentina Elisa Claps. Il fatto che il corpo di Elisa Claps sia rimasto per tanto tempo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinita' di Potenza dimostra che la chiesa di Potenza e' stata negligente. C'e' questo, secondo quanto riferito dal legale della diocesi di Potenza, Donatello Cimadomo, alla base della decisione del gup che ha respinto la richiesta.

  • 11 novembre 2011

    Danilo Restivo è stato condannato a 30 anni di reclusione dal gup di Salerno Elisabetta Boccassini per l'omicidio della studentessa potentina Elisa Claps. Il processo si è svolto con rito abbreviato. Sulle modalità del ritrovamento del cadavere e su eventuali complicità di cui avrebbe beneficiato Restivo è tuttora in corso un'inchiesta della Procura di Salerno.  “La verità è venuta fuori, finalmente è stata fatta giustizia”. Queste, dopo la sentenza, le prime parole di Filomena, la madre di Elisa Claps, che ha poi aggiunto “La Chiesa non doveva fare quello che ha fatto, né a me né ad Elisa, ed è la verità sulla Chiesa quella che voglio. La verità sulla Chiesa deve venire fuori, a tutti i costi”. “Cara sorellina, ce l'abbiamo fatta”, è stato il primo pensiero che Gildo Claps ha rivolto alla sorella. “Quel giorno della scomparsa - ha detto - avevo promesso ad Elisa che non avrei trovato pace fino a quando non avrei trovato il suo assassino, e oggi giustizia è fatta”. “E' stata fatta giustizia nei limiti che una sentenza può fare per un fatto così grave. "C'è soddisfazione perché sono state accolte le nostre tesi", ha commentato  il pm Rosa Volpe, che insieme al pm Luigi D'Alessio ha sostenuto l'accusa nel processo.

  • 16 novembre 2011

    Dopo le due condanne, quella all’ergastolo per l’omicidio di Heater Barnett e quella a 30 anni per aver ucciso Elisa Claps, passano in primo piano rispetto a Danilo Restivo le ombre che hanno costellato il caso. Nuovi elementi rimasti finora sconosciuti stanno emergendo. Come il documento del 13 aprile 2010, con cui la squadra mobile di Potenza e la Dia di Salerno hanno chiesto di poter prorogare le intercettazioni già in corso su alcune persone già intercettate: Eliana de Cillis, l’amica che accompagnò Elisa all’appuntamento con Restivo, don Wagno Olivera E Silva, il sacerdote brasiliano che secondo la versione ufficiale, avrebbe scoperto i resti nel sottotetto, dopo esservi stato condotto dalla donna delle pulizie, Annalisa Lo Vito, che li avrebbe scorti per prima. Tra gli intercettati citati ci sono anche don Ambroise Atakpa, il parroco della S.S. Trinità e il vescovo di Potenza Agostino Superbo, vicepresidente della CEI. In cima alla lista c'è il nome di un sacerdote, don Pierluigi Vignola, che è stato il vice-parroco di don Mimì Sabia. Interrogato dai magistrati, il sacerdote ha dichiarato: “La domenica della scomparsa di Elisa e nei giorni successivi non ho mai saputo nulla della vicenda e neppure con mia sorella ho avuto modo di parlarne, né in quel periodo né successivamente. Pur vivendo assieme, mia sorella non mi ha mai parlato di questa scomparsa”. A Potenza, nelle ore e nei giorni successivi alla scomparsa di Elisa Claps, non si parlava d’altro e via Pretoria era tappezzata delle sue foto. La sorella di don Vignola, inoltre, come lui ha raccontato, in precedenza era stata importunata e seguita da un ragazzo “appiccicoso” che si voleva fidanzare con lei: Danilo Restivo. Un ex agente del Sisde ha parlato di un’informativa del 1997 nella quale si indicava Restivo come l’assassino di Elisa Claps e si faceva intendere che il corpo era nella chiesa della S.S. Trinità. Di questa informativa non è rimasta traccia.

  • 5 dicembre 2011

    Don Pierluigi Vignola, che è stato il vice-parroco di don Mimì Sabia alla S.S.trinità di Potenza, non è più cappellano della Polizia di Stato di Potenza.

    L'ufficio Gip del Tribunale di Perugia ha definitivamente archiviato il procedimento di querela per diffamazione proposto dai coniugi Felicia Genovese, ex pm di Potenza, e Michele Cannizzaro, nei confronti di don Marcello Cozzi, ex responsabile dell'associazione ''Libera'' in Basilicata, per un articolo dal titolo ''Misteri Lucani'' pubblicato sulla rivista Micromega nel 2007 e riguardante il caso di Elisa Claps. A darne notizia è l'ufficio stampa di Libera. Nell'atto di archiviazione, fa sapere Libera, si legge che l'articolo ''non travalica il corretto esercizio del diritto di critica, diritto costituzionalmente protetto''. I coniugi Genovese e Cannizzaro avevano ritenuto invece alcune affermazioni ''direttamente lesive della loro immagine ed onorabilità''.

  • 7 dicembre 2011

    Danilo Restivo, condannato all'ergastolo in Gran Bretagna per l'omicidio della sua vicina di casa Heather Barnett, ha presentato domanda di appello all'Alta Corte di Londra. Lo ha confermato all'Ansa il legale di Restivo, Giovanna Fiorentino. La richiesta di revisione, spiegano all'Alta Corte, è relativa sia al "fatto" che alla "pena". La domanda giace al momento nelle mani del giudice competente che dovrà dare il via libera. Stando ai funzionari dell'Alta Corte i tempi non saranno brevi.

  • 3 gennaio 2012

    La Westminster Magistrates Court di Londra ha aggiornato al 26 giugno l'udienza per l'estradizione di Danilo Restivo, condannato all'ergastolo in Gran Bretagna per aver ucciso la sua vicina di casa, Heather Barnett. Lo ha confermato all'Ansa un funzionario del tribunale, dove si è tenuta l'udienza alla quale Restivo ha partecipato in videoconferenza.

  • 8 febbraio 2012

    "Sono scioccata. Con tutte le prigioni che ci sono nel Regno Unito dovevano mettere Restivo proprio nella stessa prigione di Omar?” ha denunciato a “Chi l’ha visto?” la sorella di Amie Benguit. Nel 2005 Omar Benguit è stato condannato a vita per l'omicidio, tre anni prima a Londra, della studentessa coreana Jong-Ok Shin detta Oki, ma si è sempre proclamato innocente. Una telecamera a circuito chiuso lo riprese in un altro luogo, mentre era nella sua auto in compagnia di una persona, smentendo la prima versione di una testimone che lo voleva contemporaneamente sul luogo del delitto. La prof.ssa Marika Henneberg, studiosa di diritto penale a capo di un team di ricercatori dell’Università di Portsmouth che sta riesaminando il materiale del caso, è convinta che si tratti di uno dei più clamorosi errori giudiziari. Anche Danilo Restivo, che viveva nello stesso quartiere, è stato sospettato dell’omicidio di Oki, uccisa il 12  luglio del 2002, con modalità simili a Heather Barnett e ad Elisa Claps.

  • 10 febbraio 2012

    'avvocato Mario Marinelli ha lasciato la difesa di Danilo Restivo, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per l'omicidio della ragazza. La notizia, trapelata in ambienti giudiziari, e' stata confermata ieri all'ANSA dallo stesso Marinelli. ''Dopo le lunghissime indagini preliminari e il processo di primo grado con rito abbreviato svoltosi a Salerno, nel corso del quale mi sono battuto con tutte le mie forze per la difesa dell'imputato, sempre nel rigoroso rispetto della legge e dei codici - ha detto - ho avvertito il venir meno della fiducia che fino a quel momento Danilo Restivo mi aveva sempre manifestato. Non ho esitato un solo istante a rimettere il mandato, insieme a mia figlia Stefania''. Mario Marinelli è stato difensore di Restivo per circa 18 anni

  • 11 febbraio 2012

    Gli indizi a carico di Danilo Restivo sono “gravi, precisi e concordanti”, e nessuna c’è “ricostruzione alternativa plausibile, capace di ricondurre l'uccisione di Elisa Claps in direzione diversa da Restivo”: Danilo Restivo è colpevole per la morte di Elisa Claps “al di la' di ogni ragionevole dubbio”. è quanto si legge nella sentenza di condanna depositata dal Gup del Tribunale di Salerno, Elisabetta Boccassini. Una conclusione, scrive il Gup, alla quale si è arrivati nonostante le “false piste” risultate “assolutamente infondate”. “Il complesso delle acquisizioni probatorie - scrive il Gup - “depone in modo gravemente indiziario nell'individuare Restivo quale autore dell'atroce assassinio della giovane Claps Elisa: nessun altro ha incontrato la vittima, nessun altro ha avuto contatti con lei dopo l'incontro con l'imputato; nessun fattore o comportamento esterno si è inserito nella conseguenzialità logica e storica degli avvenimenti”. Ma “fortemente e gravemente indizianti” - aggiunge il giudice - risultano anche: “le condotte tenute dal Restivo, sia quando ha voluto, con forza, essere condotto in ospedale, per la cura di un semplice graffio, evidentemente al solo scopo di precostituirsi la prova di una sua 'non presenza' sui luoghi nelle ore della scomparsa di Claps Elisa; la versione assolutamente inverosimile dallo stesso Restivo fornita circa quanto da lui compiuto dopo l'incontro con Claps Elisa e che è stata causa di una condanna per falsa testimonianza; il suo allontanamento continuo negli anni da Potenza e che lo ha portato a risiedere in diverse città d'Italia fino al suo definitivo inserimento nel Regno Unito; il suo tentativo di far credere alla famiglia Claps che Elisa era viva e voleva vivere lontano da loro; le condotte da lui tenute in epoca antecedente e successiva all'omicidio di altre giovani donne”. In definitiva - sostiene il Gup - “appare chiaro che la colpevolezza del Restivo non solo risulta suffragata da una molteplicita' di indizi, tra cui la stessa prova del Dna, ma anche che la ricostruzione proposta costituisce l'unica realistica e necessitata alternativa, atteso che il Restivo è stata l'ultima persona ad incontrare la vittima e a trovarsi in sua compagnia nel luogo in cui la stessa è stata poi trovata assassinata”, considerato che Elisa Claps “non è mai più uscita dalla chiesa in cui si è incontrata con l'imputato: Inoltre - aggiunge ancora il giudice - è stato troppo breve il lasso di tempo intercorso “tra quando Elisa Claps lasciava la sua amica e quello in cui quest'ultima si recava all'appuntamento per incontrarla e, subito dopo, si poneva alla sua ricerca: è impossibile che Elisa Claps abbia incontrato altre persone dopo Restivo in quella chiesa e a quella data ora”.

    Sono numerosissimi gli indizi che il Gup di Salerno Elisabetta Boccassini addebita a Restivo e che pone a fondamento della sentenza di condanna. Ecco i più significativi, cosi' come li descrive il giudice:

    - il giorno 12 settembre 1993 Danilo Restivo incontrava, all'incirca alle ore 11,30/11,35 Elisa Claps presso la chiesa della Trinità di Potenza, avendo preso appuntamento con la medesima la sera precedente (fatto certo) e nessun altro dopo Restivo vedeva o incontrava Elisa, ma soprattutto la stessa non si recava all'appuntamento convenuto con l'amica;

    - Restivo, quel giorno, dopo l'incontro con Elisa (dallo stesso ammesso) veniva rivisto solo alle ore 13,10/13,15: prima di quell'ora nessuno l'ha visto;

    - quando alle ore 13,10/13,15 veniva visto dalla sorella Anna e dal fidanzato di lei, risultava “agitato, si presentava molto sudato ed affaticato, aveva gli abiti in parte bagnati ed impolverati (il sottotetto era luogo molto impolverato) ed aveva una piccola ferita sul dorso della mano sinistra, di minime dimensioni e del tutto irrilevante: ciononostante egli insisteva per essere condotto in ospedale per essere medicato”; nella immediatezza dei fatti si aveva modo di verificare che il racconto reso da Restivo sulla caduta nel cantiere delle scale mobili era assolutamente inattendibile;

    - la sera del 13 settembre 1993 i genitori di Restivo negavano alla polizia la consegna degli abiti che il figlio aveva indossato il giorno precedente;

    - Restivo conosceva molto bene la chiesa della Trinità di Potenza, dove il 17 marzo 2010 è stato trovato il cadavere di Elisa e conosceva perfettamente le modalità di accesso al sottotetto dove era stato occultato. Restivo sapeva, inoltre, che a quell'ora i locali e gli spazi della chiesa da percorrere per giungere al sottotetto non erano frequentati;

    - già prima della scomparsa di Elisa, Danilo aveva, in più occasioni, cercato di appartarsi con altre ragazze nei locali della canonica ed aveva usato il pretesto di “un regalo”, come fece con Elisa;

    - Restivo aveva dimestichezza con i coltelli ed amava tagliare ciocche di capelli alle donne;

    - le condizioni oggettive del cadavere di Claps Elisa, con particolare riguardo alle condizioni degli indumenti indossati, hanno consentito di ritenere con certezza che chi ha ucciso la vittima aveva cercato di avere un approccio sessuale, compatibile con il corteggiamento da parte di Restivo;

    - Elisa veniva uccisa con un attrezzo monotagliente con lama di modeste dimensioni: attrezzo questo del tutto simile ad altro già utilizzato dal Restivo in precedenti occasioni;

    - le indagini scientifiche eseguite dopo il rinvenimento del cadavere di Elisa hanno consentito di accertare che la giovane veniva uccisa lo stesso giorno della scomparsa e si è potuto dimostrare che il progressivo disfacimento del cadavere è avvenuto nel sito ove il corpo era stato occultato;

    - il giubbotto di jeans che Restivo portava arrotolato attorno alla ferita alla mano nel momento in cui giungeva sotto casa, alle ore 13.10/13.15 del 12 settembre risulta del tutto eccessivo ed incompatibile con le dimensioni e la portata della ferita alla mano;

    - i capelli di Elisa presentavano ciocche interessate da tagli netti;

    - l'esame del Dna ha evidenziato macchie di sangue di Restivo sulla maglia indossata da Elisa, sangue conseguenza, verosimilmente, di un taglio accidentale procuratosi in occasione dei colpi inferti alla vittima e della reazione difensiva;

    - Restivo ha tentato di inquinare le indagini attraverso falsi messaggi di Elisa Claps alla famiglia;

    - Restivo deteneva una tale quantità di articoli ed interviste sulla vicenda relativa alla scomparsa di Elisa da apparire decisamente sospetta e soprattutto indicativa della necessità di essere aggiornato costantemente sulle indagini per attuare possibili manovre di tutela personale;

    - Restivo, sin dalla pubertà, ha dato prova di un carattere incline alla violenza e incapace di gestire i rapporti con le giovani di cui si innamorava (assillante e molesto), oltre che manifestato chiari profili di devianza sessuale.

    Anche i rapporti tra Danilo Restivo e don Mimì Sabia, lo storico parroco (morto nel 2008) della chiesa della Trinità di Potenza, sono descritti, attraverso numerose testimonianze, dal Gup: “Perplessità - scrive la Boccassini - desta la dichiarazione resa da Don Mimì Sabia in data 18.06.1994, laddove lo stesso riferiva di conoscere poco il Restivo Danilo. Si tratta di circostanza smentita da tutti i giovani sentiti in corso di indagini e frequentatori del Centro Newman, i quali, invece, affermavano che il Restivo era molto presente in chiesa e sempre disponibile con don Mimì Sabia, tant'è che quest'ultimo li sollecitava ad essere benevoli ed ospitali nei confronti dello stesso Restivo”.

    A proposito del cadavere di Elisa Claps scoperto dopo 17 anni, per il Gup “appare assolutamente impossibile che chi ebbe ad eseguire i suddetti lavori non si sia reso conto della presenza di un cadavere”. Ed ancora è “assolutamente impossibile credere che per tutti questi anni, nessuno si sia accorto della presenza di un cadavere nel sottotetto della chiesa SS Trinita”'. “Ciò che attira l'attenzione è la presenza sul posto ed in prossimità del cadavere di una tavola di legno, di un lungo pennello con manico in legno, tegole e frammenti di tegole e un chiodo passante in una delle perline a cui erano ancorate le tegole dell'apertura praticata sulla falda del tetto in corrispondenza del detto cadavere; chiodo quest'ultimo tipicamente utilizzato dagli operari per appendere loro indumenti personali in occasione di lavori edili - scrive il Gup - Si tratta, in sostanza, di elementi attestanti la presenza di lavori edili all'interno del sottotetto, vuoi anche solo per effettuare la indicata apertura”. “Va detto, ancora - sottolinea - che le anomale circostanze di rinvenimento del cadavere di Claps Elisa, tanto tempo dopo i fatti e nonostante pregressi lavori di ristrutturazione, sono divenute oggetto di specifica indagine anche da parte del P.M., il cui esito, per quanto rilevabile in atti, non ha fatto emergere elementi di prova significativi”. “Tuttavia - aggiunge - risulta acquisita una circostanza di sicuro valore indiziante e idonea a confermare il sospetto di condotte omertose di cui innanzi; la stessa attiene alla possibile scoperta del cadavere di Claps Elisa già prima del 17.03.2010”.

    C'è inoltre un ruolo, centrale, che la famiglia di Danilo Restivo ha avuto. Il Gup parla di “condotte di inquinamento probatorio imputabili a famigliari e terzi”. Tantissimi gli esempi riportati nella sentenza. “Nella immediatezza dei fatti i genitori, ed in particolare il padre, del Restivo, su consiglio del loro legale di fiducia, si rifiutavano di consegnare gli abiti indossati dal Restivo il giorno in cui era scomparsa Claps Elisa e gli stessi, peraltro, venivano immediatamente lavati dalla madre del Restivo, non appena il predetto faceva ritorno dall'ospedale”. In occasione della perquisizione condotta presso l'abitazione della famiglia Restivo, dopo la scomparsa di Elisa, “l'imputato, su consiglio della madre ed incurante di tutto quanto stava avvenendo, si recava in cucina e pranzava; nei giorni seguenti, poi, i predetti genitori imponevano al figlio di uscire di casa solo per andare a lavoro e dopo due mesi lo facevano trasferire, come detto, in Gran Bretagna”. La famiglia “lo faceva trasferire a Torino, a Rimini, a Trapani, poi di nuovo a Potenza per un breve periodo, ed, infine, in Gran Bretagna”. Ed ancora, “nel periodo in cui Restivo era detenuto in carcere nella stessa cella di Gega Eris, all'epoca pure sospettato di intralciare le indagini, i famigliari gli consigliavano di non parlare con il predetto compagno di cella poiché era possibile che le loro conversazioni venissero intercettate dagli inquirenti (intercettazioni effettivamente in corso)”. “Allo stesso modo i predetti famigliari - scrive il Gup - nel periodo in cui le loro utenze telefoniche venivano sottoposte a controllo, mantenevano sempre il massimo riserbo nelle loro 100 conversazioni, risultate tutte estremamente concise; oltre ad aver fatto ricorso, per diverso tempo, abuso di cabine telefoniche”. “Particolarmente significativa nei sensi indicati risulta la conversazione intercorsa tra Restivo Danilo ed il padre il giorno 15.09.1993, ovvero due giorni dopo l'audizione dello stesso Restivo Danilo e dei suoi famigliari presso la Questura di Potenza e tre giorni dopo la scomparsa di Claps Elisa”, sottolinea il Gup. “In detta conversazione Restivo Danilo contattava il padre che si trovava a lavoro presso la biblioteca nazionale - si legge nella sentenza - per chiedergli se poteva indossare la camicia di jeans (si ricorda che il giorno della scomparsa di Elisa Restivo indossava una camicia di jeans) ed Il padre gli chiedeva a “quale” camicia si riferisse; l'imputato rispondeva dicendo testualmente “quella la”; il genitore insisteva ancora dicendo “quale quella là?”. Solo a quel punto il Restivo Danilo, insospettito dalle risposte del padre, chiedeva se poteva parlare ed il Restivo Maurizio rispondeva di no, poi lo invitava ad indossare la camicia che trovava; indi, la conversazione veniva portata su altri argomenti”. “Analoga condotta del Restivo Maurizio, emerge nel corso della conversazione da lui tenuta con la figlia Anna prima che la stessa si recasse in Questura per rendere dichiarazioni testimoniali in data 11.10.1993 - scrive ancora la Boccassini - In tale circostanza, infatti, il Restivo Maurizio, invitava la figlia a riflettere bene prima di rispondere (“conta fino a dieci”), a non agitarsi ad essere precisa e puntuale, a non arrabbiarsi e a dare risposte concise (“si e no”), senza andare al di là di quanto richiestole”.

    Il legale della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, anche in risposta a quanto detto dal nuovo legale di Danilo Restivo, Alfredo Bargi, secondo il quale la vicenda “non è ancora chiusa”, ha dichiarato: “Certo che la vicenda di Elisa Claps, nonostante la condanna di Danilo Restivo, non è affatto chiusa. Non lo è perché ancora non sono noti i nomi di chi ha aiutato Danilo e chi gli ha concesso di rimanere impunito per 17 anni. Noi ai sodali di Restivo ci stiamo arrivando e ci stiamo arrivando da soli - ha aggiunto l’avv. Scarpetta - sarebbe il caso che Restivo confessasse su chi sono e sono stati i suoi sodali".

  • 16 marzo 2012

    Secondo indiscrezioni riportate ieri dal Bournemouth Echo, sarebbe stata accolta la richiesta della difesa britannica di Danilo Restivo di presentare appello alla condanna all'ergastolo per il caso Barnett, ma l'iniziativa legale potrà riguardare non la sua colpevolezza ma solo l'entità della condanna. Potrà, cioè, soltanto cercare di spuntare uno sconto di pena.

  • 23 marzo 2012

    L'avvocato Alfredo Bargi ha presentato l'atto di appello contro la condanna a 30 anni di reclusione per Danilo Restivo, in primo grado giudicato colpevole per l'omicidio di Elisa Claps. La notizia è stata data dal Tgr Rai Basilicata. Al processo italiano di primo grado, Restivo non apparve in videoconferenza, mentre per l'appello - secondo quanto reso noto nelle scorse settimane dall'avvocato Bargi - dovrebbe partecipare, in videoconferenza o dal vivo, secondo quanto stabilirà la Westminster Magistrates Court di Londra che il 26 giugno si riunirà in udienza per decidere sulla sua estradizione, richiesta dall'Italia.

  • 20 aprile 2012

    Replicando ad alcune dichiarazioni fatte durante l’ultima puntata di ''Chi l'ha visto?'' da Filomena Iemma, madre di Elisa Claps, l’ Ufficio Diocesano per le Comunicazioni sociali dell’ Arcidiocesi di Potenza, Muro Lucano, Marsico Nuovo ha emesso questo comunicato: “La Chiesa Cattolica e la Chiesa di Potenza condannano senza mezzi termini ogni forma di violenza ed abuso nei confronti di bambini e invita chiunque sia a conoscenza di simili episodi a darne immediata comunicazione alle autorità competenti. L'Arcivescovo non esiterebbe affatto a denunciare episodi di violenza, soprattutto se coinvolgono minori. Si evidenzia che allo stato attuale non risulta alla Curia potentina alcuna denuncia per pedofilia che riguardi sacerdoti della diocesi. L’Arcivescovo della Diocesi di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo, monsignor Agostino Superbo, fatto oggetto di pesanti accuse nel corso della trasmissione di Raitre ‘Chi l’ha visto’ andata in onda mercoledì 18 aprile 2012, ritiene che quanto affermato durante il programma televisivo sia destituito di ogni fondamento e profondamente lesivo della dignità della propria persona e dell’intera Diocesi e sta valutando la possibilità di adire le vie legali. L’Arcivescovo vuole altresì chiarire che, nei diversi colloqui intercorsi con i componenti della famiglia Claps, o da loro incaricati, non è stata mai e in alcun modo taciuta la verità, così come in quelli avuti con gli Organi inquirenti e con la Magistratura a cui spetta fare luce sull’intera vicenda. Il provvedimento di sequestro e quello di dissequestro della Trinità sono di competenza della Magistratura e la richiesta di restituzione della chiesa ai fedeli - si ribadisce - è stata sollecitata dai fedeli attraverso una raccolta di firme. E’ importante sottolineare che la linea del silenzio fin qui adottata da monsignor Superbo lungo l’intero periodo delle indagini ha come obiettivo di far sì che la Magistratura possa lavorare con serenità. La Chiesa potentina continua ad essere vicina nella preghiera a quanti hanno sofferto e soffrono per la drammatica vicenda di Elisa, così come chiede che piena luce venga fatta e tutta la verità possa essere conosciuta”.

  • 23 aprile 2012

    Dopo l’Arcidiocesi anche il presbiterio diocesano di Potenza, Muro Lucano e Marsico nuovo replica con una nota stampa ad alcune dichiarazioni fatte durante l’ultima puntata di “Chi l'ha visto?” da Filomena Iemma, madre di Elisa Claps: "Il presbiterio diocesano di Potenza-Muro Lucano - Marsiconuovo, a seguito di quanto riferito dalla signora Filomena Iemma durante la Trasmissione di Raitre “Chi l’ha visto”  andata in onda mercoledì 18 aprile 2012, precisa di non essere a conoscenza di episodi di pedofilia che riguardino i sacerdoti di questa diocesi, e che qualora ci fossero stati  indizi a tal proposito non avrebbe atteso un solo istante per darne notizia  alla magistratura.  

    Ferma e unanime è altresì la condanna dell’intero presbiterio verso ogni forma di violenza e abuso nei confronti dei minori e ricorda a tutti che denunciare episodi riconducibili alla pedofilia non è solo un obbligo di legge, ma è soprattutto un dovere irrinunciabile per ogni cristiano. Il  presbiterio di Potenza inoltre si domanda, e lo chiede alla direzione dell’Azienda RAI  e a tutti gli ascoltatori, se la conduzione della trasmissione in questione abbia rispettato, sotto il profilo deontologico proprio dell’informazione pubblica, lo stile e gli obblighi a essa dovuti. Pertanto dissociandosi da quanto espresso nella trasmissione esprime piena e indiscussa solidarietà all’Arcivescovo della Diocesi di Potenza – Muro Lucano – Marsiconuovo, monsignor Agostino Superbo, fatto oggetto di accuse tanto infamanti quanto destituite di ogni fondamento. Egli è pastore e persona di grande magnanimità e trasparenza, da anni è a capo della comunità diocesana che in lui ripone totale fiducia e che non può che ringraziarlo per il servizio pastorale espresso  in questi anni. Il presbiterio infine ritiene che la linea del silenzio fin qui adottata da monsignor Superbo nei confronti dei media lungo l’intero periodo delle indagini sia stata la migliore possibile nel rispetto dell’operato degli Organi inquirenti, a cui spetta fare luce sui fatti. Monsignor Superbo, come è a tutti noto, ha sempre manifestato pieno rispetto e sincera partecipazione verso il gande dolore che ha colpito la famiglia Claps e non ha mai ritenuto che il contradditorio di fronte a tante parole  dette per mezzo dei mass-media fosse la via da seguire. Su questa linea del proprio Arcivescovo il presbiterio della diocesi di Potenza con la preghiera  sincera e solidale assicura intensa partecipazione a quanti hanno sofferto e soffrono per la drammatica vicenda di Elisa, in modo particolare alla famiglia Claps e auspica  che  la verità possa essere presto  conosciuta completamente restituendo a tutti la dovuta serenità.”

  • 19 luglio 2012

    L'udienza preliminare sulla richiesta di appello intentata da Danilo Restivo, condannato all'ergastolo in Gran Bretagna per l'omicidio della vicina Heather Barnett, si è per adesso conclusa con un nulla di fatto. Il processo è stato infatti aggiornato. Restivo aveva già presentato istanza di appello ma il giudice monocratico aveva bocciato la sua richiesta. Il sistema legale britannico prevede la possibilità di fare ricorso davanti a un collegio composto da tre giudici. L'udienza di oggi, ha confermato all'Ansa un funzionario dell'Alta Corte del Regno Unito, è stata però aggiornata a data da destinarsi.

  • 17 ottobre 2012

    Dovrebbe concludersi entro un mese l'inchiesta sull'omicidio di Elisa Claps, in particolare per ciò che riguarda lo stralcio relativo all'occultamento e al rinvenimento del corpo. La Procura di Salerno sembra orientata a chiedere il rinvio a giudizio per alcuni indagati: il prof. Vincenzo Pascali, per falso in perizia, e le due addette alle pulizie, Margherita Santarsiero e Annalisa Lo Vito, per false dichiarazioni al PM. Ci sono altri indagati, tra i quali alcuni uomini di Chiesa, la cui posizione sarà definita entro un mese, alla chiusura dell’indagini. Soddisfazione hanno espresso i familiari di Elisa Claps, la madre Filomena e il fratello Gildo, che oggi hanno incontrato il pm Rosa Volpe, accompagnati dal loro legale Giuliana Scarpetta: "Avevamo chiesto questo incontro proprio per fare il punto della situazione - ha spiegato Gildo Claps - abbiamo avuto rassicurazioni in merito ad una rapida chiusura della inchiesta bis. Siamo assolutamente soddisfatti. Dopo 19 anni ci aspettiamo che si chiuda anche questa triste fase".

    Il 29 gennaio 2013 inizierà il processo di appello a carico di Danilo Restivo, unico imputato per l'omicidio, il cui legale, Alfredo Bargi, ha dichiarato all’Ansa: ''Questa volta Restivo ha la ferma intenzione di rispondere a tutte le domande. Stiamo cercando di ottenere l'estradizione se non ci riusciamo sicuramente sarà collegato in videoconferenza''.

  • 21 novembre 2012

    Pena ridotta per Danilo Restivo, condannato in Gran Bretagna per l'omicidio della sarta Heather Barnett e in Italia per quello di Elisa Claps. La corte di Appello di Londra ha infatti deciso di commutare il verdetto di "carcere a vita" del processo di primo grado in "almeno 40 anni di prigione".

  • 2 gennaio 2013

    Secondo quanto rende noto l’agenzia Ansa, la Procura di Salerno ha chiuso una parte dell'inchiesta sul ritrovamento del cadavere di Elisa Claps. Avvisi di chiusura indagini per false dichiarazioni al pm sono stati notificati da parte della Polizia di Potenza ad Annalisa Lo Vito e a sua madre Margherita Santarsiero, le due donne addette alle pulizie della chiesa. Avviso di conclusione delle indagini anche al perito Vincenzo Pascali, incaricato della prima perizia che non riscontrò la presenza di Dna di Danilo Restivo. Le posizioni di altre persone coinvolte sarebbero al centro di un ulteriore stralcio dell'inchiesta che è ancora in corso.

  • 29 gennaio 2013

    E’ stata rinviata al 20 marzo l'udienza del processo d'appello a carico di Danilo Restivo, unico imputato per l'omicidio di Elisa Claps. La decisione è stata presa in camera di consiglio della Corte d'Assise d'Appello presieduta da Federico Cassano. In aula non c'era Restivo per legittimo impedimento, non è ancora arrivata infatti la risposta dei giudici inglesi alla richiesta di consegna temporanea avanzata dallo stesso Restivo per essere presente al processo in Italia.

  • 11 marzo 2013

    "Poiché ha detto che vuole parlare, probabilmente chi lo ha coperto starà tremando", ha dichiarato a "Chi l'ha visto?" Gildo Claps, alla notizia dell'arrivo dell'uomo condannato a trenta anni in primo grado per l'omicidio della sorella Elisa. Per partecipare al processo d’appello che inizierà nei prossimi giorni a Salerno, Danilo Restivo è stato trasferito oggi a Roma, proveniente da Londra, con un volo di linea giunto all'aeroporto di Fiumicino intorno alle 16:25.

  • 13 marzo 2013

    [Video - Guarda il caso nella puntata del 13 marzo]

  • 18 marzo 2013

    "Se veramente una sola volta, nella vita misera che ad oggi ha condotto, Danilo Restivo vorrà dire la verità e allora vale la pena sopportare l'ennesimo strazio di incontrarlo e di ascoltarlo". Il giorno prima del processo di appello per lomicidio della sorella Elisa, Gildo Claps comunica il rinnovato dolore che la famiglia sta provando. Domani insieme a mamma Filomena  sarà nell'aula della Corte di Assise di appello di Salerno. "Come sta mia madre? No, non ha piacere di rivedere Restivo - ha aggiunto Gildo - sentire quello che dice tramite il suo avvocato in questi giorni, che Elisa era un'amica per lui, non è sopportabile, la misura è colma. Noi siamo andati fino in Gran Bretagna per sentirlo, spero che la sua non sia la solita versione delirante. Il giorno in cui Elisa fu uccisa Restivo si chiuse in una stanza con suo padre. È stato allora che il padre ha saputo cosa era successo. Vogliamo sapere la verità e così sperare di dare alle nostre vite un pò di pace".

  • 20 marzo 2013

    [Guarda il caso nella puntata del 20 marzo 2013]

  • 9 aprile 2013

    Al termine della sua lunga requisitoria all'udienza del processo di appello sull'omicidio di Elisa Claps, il pm Rosa Volpe ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni per Danilo Restivo, unico imputato. Restivo, in primo grado, processato con rito abbreviato, fu condannato dal gup Elisabetta Boccassini. Il pm ha anche espresso parere contrario in merito alla richiesta di rinnovare il dibattimento avanzata dai legali di Restivo, Alfredo Bargi e Marzia Scarpelli. La requisitoria del pm, divisa in due udienze, è durata oltre dodici ore.
    Nel corso di una pausa, Filomena Iemma ha dichiarato: “”Quello che dirà Restivo in aula non mi interessa. Gli ho chiesto diverse volte di voler parlare da sola con lui. Sa cosa voglio sapere''.

  • 11 aprile 2013

    Danilo Restivo desidera che, quando rilascerà le sue dichiarazioni spontanee, l'udienza sia pubblica e non a porte chiuse come previsto dal rito abbreviato con il quale si sta svolgendo il processo di appello per l'omicidio di Elisa Claps. Negativo il parere del pm e delle parti civili, in merito alla richiesta i giudici della Corte di Assise di Appello di Salerno decideranno nel corso prossima udienza, il 16 aprile. “Questa richiesta andava fatta all'inizio del processo. Quella fatta dai legali di Restivo è una mossa proceduralmente scorretta, che mi lascia perplessa. Un conto sarebbe stato chiederlo all'inizio del procedimento, come ritualmente doveva essere richiesto, ma francamente aspettare che la pubblica accusa e le parti civili abbiano terminato di parlare e poi fare la richiesta di continuare il processo a porte aperte non ci pare giusto”, ha commentato l'avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta. “Perché non abbiamo presentato questa istanza all'inizio del processo? Se l'avessimo fatto, saremmo stati accusati di volere la ribalta. Invece non è così. Restivo non vuole più che la stampa racconti cose non vere in merito al suo comportamento, del passato e di quello adottato in questi giorni in aula, ecco perché vuole che sia la stampa ad ascoltare le sue dichiarazioni spontanee e a tirare le conclusioni'', ha spiegato Alfredo Bargi, difensore di Restivo.

  • 17 aprile 2013

    Filomena Iemma risponde attraverso “Chi l’ha visto a Restivo che aveva scritto di volere un giorno portare un fiore sulla tomba di Elisa Claps,?”: “Non si permettesse! Non si deve permettere per nessunissima ragione di avvicinarsi alla tomba di Elisa. Perché già l’ha lasciata per 17 anni su quel sottotetto”. La madre di Elisa ha commenta anche il memoriale letto da Restivo in aula: “Sono uscita quando ha cominciato a leggere la pappardella di vent’anni fa che gli è stata preparata. Hanno cercato di infangare ancora una volta, dopo venti anni, il nome di Elisa e questo non mi sta bene, Non l’accetto e non lo potrò mai accettare. Si devono guardare bene dal parlare di Elisa. Si devono lavare la bocca prima di fare il nome di Elisa e della sua famiglia”.

    [Documento - La lettera di Danilo Restivo alla madre di Elisa Claps]


  • 23 aprile 2013

    Non è vero che c'erano tracce di sangue”, ha affermato oggi nell'aula della Corte di Assise di Appello di Salerno il legale di Danilo Restivo, l’avv. Alfredo Bargi, riferendosi agli abiti che il suo assistito indossava il giorno della scomparsa di Elisa Claps. “Se ci fossero state tracce di sangue - ha aggiunto Bargi - possibile che nessuno le ha viste?”. Eppure fu lo stesso Restivo a dire di averle viste, in un video girato durante il processo per falsa testimonianza, rispondendo al pm Felicia Genovese, che “Chi l’ha visto?” è in grado di mostrare.

    Al termine del suo intervento l’avv. Bargi ha chiesto per Restivo “L'assoluzione perché il fatto non sussiste o in via subordinata il rinnovo del dibattimento”. Quest’ultima richiesta “per confrontare i periti che hanno esaminato il Dna di Restivo sulla maglia ritrovata sui resti di Elisa”, al fine ”di chiarire non solo la presenza del Dna di Restivo e le diverse metodologie utilizzate per individuarlo ma soprattutto per far luce sulle altre tracce di Dna trovate sulla maglia di Elisa e che non sono state ritenute utili”. Un rinnovo, secondo Bargi, nel corso del quale “Restivo finalmente possa essere interrogato visto che nessuno ha ritenuto di farlo nemmeno chiedendo, come doveva essere fatto, con rogatoria internazionale”.

    Nella sua controreplica il pm Rosa Volpe ha citato tra l’altro il verbale nel quale “è stato lo stesso Restivo a dire che i suoi abiti quel giorno erano macchiati di sangue” e, dopo aver ribattuto punto su punto, ha ribadito che secondo lei Restivo è un “bugiardo omicida”.

    Al termine del confronto tra accusa e difesa, è stata Filomena Iemma, a rivolgersi ai giudici della corte di Assise di Appello: “Ascoltate la mamma di Elisa, sono io quella che sa la verità - ha detto in aula davanti a Restivo - il mio cuore sanguina, se lo colpite non esce più una goccia di sangue. Ascoltate la mia verità".

  • 24 aprile 2013

    I giudici della Corte di Assise di Appello di Salerno hanno respinto le tesi della difesa di Danilo Restivo e hanno confermato la condanna a 30 anni di reclusione comminata in primo grado con rito abbreviato. Danilo Restivo è rimasto impassibile durante la lettura della sentenza. Filomena Iemma, invece è scoppiata in lacrime. "Mi aspettavo un piccolo gesto passando davanti alla sua immagine - ha detto a "Chi l'ha visto?" - che chiedesse perdono ad Elisa, ma niente. Lei non è ancora serena, chiede ancora la verità". Uno dei legali di Restivo, l'avv. Marzia Scarpelli, ha annunciato la presentazione del ricorso in Cassazione dopo la lettura delle motivazioni.

  • 12 febbraio 2015

    "Straordinaria gravità del reato nelle sue componenti soggettive" (elevata intensità del dolo) ed oggettive (violenta aggressione con plurime coltellate inferte); "piena capacità di intendere e volere dell'imputato, evincibile anche dalla lucida strategia difensiva posta in essere e dall'autocontrollo mostrato in giudizio". Così la Corte di Cassazione si è espressa sull'omicidio di Elisa Claps nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza di condanna definitiva di Danilo Restivo a 30 anni di reclusione emessa il 23 ottobre scorso. I supremi giudici hanno respinto tutte le censure della difesa alla sentenza di secondo grado, esclusa soltanto l'aggravante della crudeltà. Il riconoscimento di questa aggravante in primo e secondo grado era stato fondato sul fatto che il medico legale incaricato dell'esame necroscopico, oltre ai segni di 13 coltellate, aveva ipotizzato "ulteriori colpi alle parti non molli non riscontrabili al momento dell'autopsia". La Cassazione, in ragione dei limiti dell'autopsia, fatta 17 anni dopo il delitto limitatamente alle sole parti scheletriche, ha invece sostenuto che non è possibile stabilirlo. L'esclusione di questa aggravante non ha però determinato una riduzione della pena per Restivo, dal momento che altre aggravanti hanno determinato comunque l'ergastolo, pena ridotta a 30 anni di reclusione per effetto della definizione del processo con rito abbreviato. Inoltre, prestando il consenso a questo rito, le parti "hanno definitivamente rinunciato al diritto alla prova". Per questo è staton respinto il reclamo sulla mancata riapertura in appello dell'istruttoria dibattimentale.

    Le critiche della difesa alla perizia medico legale, che aveva fatto risalire la data della morte di Elisa Claps "al giorno della scomparsa", non sono state accolte dalla Cassazione perché la relazione del prof. Francesco Introna dà conto "della coincidenza del giorno della morte di Elisa Claps con 'l'epoca' della sua scomparsa, ovvero con un'approssimazione stimata di 'settimane-qualche mese'" rispetto al 12 settembre 1993. Immotivate per i giudici anche le critiche difensive per la mancata ripetizione dell'esame del Dna, dal momento che la traccia biologica è “esaurita". Infondati i rilievi sul mancato esame dell'imputato durante il processo d'appello poiché Restivo, "nelle precedenti occasioni in cui era stato sentito nella fase delle indagini, aveva sistematicamente reiterato sempre la stessa versione dei fatti". L’ipotesi della difesa circa “un misterioso aggressore che avrebbe avvicinato la Claps dopo il suo incontro con Restivo e l'avrebbe uccisa” è stata fatta, scrive la Cassazione, "in modo assolutamente congetturale" e "disancorato dalle emergenze processuali", ribaltando in senso favorevole all'imputato le valutazioni di attendibilità e inattendibilità fatte dai giudici. Esclusa dai giudici di secondo grado.

    In conclusione, per i supremi giudici, la Corte di secondo grado, esclusa ogni responsabilità di altre persone e individuato il movente del delitto nel rifiuto ad un approccio di natura sessuale, "ha correttamente apprezzato, in una visione unitaria e globale, il materiale indiziario emerso dal processo", pervenendo "alla conclusiva, ineccepibile decisione di attribuire il reato di omicidio volontario (aggravato) all'imputato Restivo 'al di là di ogni ragionevole dubbio' e, cioè, con un alto grado di credibilità razionale”.

  • 18 maggio 2015

    Nuova udienza del processo per falsa testimonianza alle due donne che si occupavano delle pulizie nella chiesa della S.S. Trinità di Potenza dove il 17 marzo 2010 fu ritrovato il cadavere di Elisa Claps. Margherita Santarsiero, che è imputata con la figlia, ha spiegato di aver iniziato a lavorare nella chiesa cinque mesi prima del ritrovamento e ha ribadito di non essere mai salita sul sottotetto: “Facevo le pulizie fino al secondo piano, non avevo le chiavi della porticina che permette l'accesso al sottotetto e non ho mai visto quello che c'era dentro”. In merito ai particolari da lei riferiti in questura e davanti ai pm di Salerno, la donna ha risposto al pm Laura Triassi: “Ho detto quelle cose perché ero scioccata, stressata: ci hanno portato in questura come due assassine, davanti a tutti, senza poter avvisare i nostri familiari”. Per l’accusa i resoconti delle due donne erano troppo dettagliati per essere fatti da chi non era mai salito nel sottotetto, le immagini televisive sono state trasmesse dopo gli interrogatori delle due donne e le foto sono state mostrate loro solo dopo le descrizioni fatte.

  • 15 settembre 2015

    “Restiamo amareggiati rispetto a una sentenza che condanna solo l'ultimo anello di una catena lunghissima di omissioni e di menzogne che parte da lontano, e non solo dal ritrovamento. La stessa pubblica accusa ha evidenziato la prova logica che il 17 marzo non coincide con il ritrovamento ufficiale ma che la scoperta del corpo va datata molto prima”. Questo il commento rilasciato dalla famiglia Claps a “Chi l’ha visto?” dopo la sentenza emessa ieri sera al termine del primo processo contro le due donne delle pulizie della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Margherita Santarsiero e la figlia Anna Lovito sono state condannate a otto mesi di reclusione (pena sospesa) dal giudice Marina Rizzo per false dichiarazioni al pubblico ministero. Avrebbero visto il cadavere di Elisa Claps prima del suo ritrovamento “ufficiale” del 17 marzo 2010. Il pm Laura Triassi aveva chiesto sei mesi di reclusione. Le due donne sono state condannate anche a un risarcimento e al pagamento delle spese processuali. Al termine dell'udienza il fratello di Elisa Claps, Gildo, ha annunciato l’intenzione di presentare la richiesta di trasmissione alla procura della Repubblica degli atti sui testimoni sentiti nel processo perché “chi ha assistito al dibattimento capisce che si sono consumate decine di false testimonianze”.

  • 7 marzo 2016

    La Quinta sezione penale della Cassazione ha dichiarato "inammissibile" il ricorso straordinario presentato dalla difesa di Danilo Restivo contro la condanna a trenta anni di reclusione inflittagli in via definitiva dalla Suprema Corte il 23 ottobre 2014 per l'omicidio di Elisa Claps. La decisione della Cassazione aveva sostanzialmente confermato la sentenza della Corte di Assise di Appello di Salerno del 24 aprile 2013, eliminando l'aggravante della crudeltà per mancanza di prove.