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Scomparso

Annalaura Pedron

Edizione:2007/2008
Data pubblicazione:19/05/2008

Annalaura Pedron, 21 anni, è stata assassinata il 2 febbraio 1988, nell'appartamento dove lavorava come baby sitter a Pordenone. Il suo omicidio, rimasto un "cold case" per 20 anni, è forse a una soluzione. Massimo Olivotto, commissario capo della Squadra Mobile di Pordenone, ha infatti deciso di riaprire le indagini. Grazie alle moderne tecniche scientifiche è stato possibile isolare tra i reperti dell'epoca tracce ematiche non appartenenti alla vittima e risalire in questo modo al DNA del presunto assassino.
Secondo una ricostruzione dei fatti del programma "Telefono Giallo", trasmesso qualche mese dopo l'omicidio, Annalaura Pedron il 2 febbraio 1988 stava accudendo il bambino a cui da qualche tempo faceva da baby sitter. La madre del bimbo era tornata intorno alle 12,45, ma non riusciva ad aprire la porta. Poiché il campanello suonava a vuoto, il telefono risultava occupato e il piccolo piangeva, aveva chiamato i vigili del fuoco. Una volta nell'appartamento, la donna aveva notato la ragazza distesa sul tavolino del salotto, la base della lampada rotta, con alcuni cocci vicino al corpo, e il paralume riverso sul tavolino. Vicino al viso della ragazza c'era un cuscino azzurro e il ricevitore del telefono era staccato dall'apparecchio. La donna disse di avere notato poco sangue: qualche macchia sul divano, sui cocci della lampada, sul citofono, nel lavandino in cucina in un bicchiere misto ad acqua e su uno strofinaccio sempre in cucina. Secondo l'ipotesi avanzata da "Telefono Giallo", a seguito forse di una discussione animata c'era stata una colluttazione. Sul collo della vittima c'era il segno di un tentativo di strangolamento con un pezzo di nastro adesivo, trovato poi sul posto, arrotolato fino a formare una sottile corda. Sul collo e sul torace c'erano dei tagli fatti con uno dei cocci della lampada. La ragazza era seminuda, ma sarebbe stata spogliata quando era già morta, forse per simulare un tentativo di violenza sessuale.
Gli investigatori già allora ebbero l'impressione che la scena del delitto fosse stata artefatta, forse dallo stesso assassino o da qualcuno chiamato in aiuto. Forse l'assassino aveva lasciato qualche traccia, si era tagliato con i cocci e parte del sangue era suo, ma con i mezzi di indagine di allora non fu possibile accertarlo.
Le indagini si concentrarono inizialmente sul fidanzato della vittima e si estesero successivamente a 12 membri dell'associazione "Telsen Sao", di cui faceva parte Annalaura Pedron. Era questa una setta guidata dal capo carismatico Renato Minozzi, con forti connotazioni religiose, condannata dalla Chiesa al punto che fu rifiutato un funerale cattolico alla ragazza uccisa. I membri della setta dichiaravano che, sotto la guida del loro maestro, compivano viaggi "astrali", abbandonando il loro corpo terreno. Inoltre, grazie a delle strane antenne poste sul tetto dell'associazione, essi "comunicavano" con esseri "astrali", già incontrati da Minozzi. Ogni adepto aveva un nome. Annalaura si chiamava "Eviana" e faceva parte anche di un gruppo musicale, sempre formato da adepti di "Telsen Sao", tra i quali il suo fidanzato e la figlia di Minozzi.
Dopo 20 anni, la riapertura dell'inchiesta e l'individuazione di un DNA diverso da quello della vittima sui reperti dell'epoca hanno permesso alla Squadra Mobile di Pordenone di risalire al presunto assassino. Si tratterebbe di David Rosset, membro della setta "Telsen Sao", che oggi ha 34 anni e ne aveva solo 14 all'epoca dei fatti. Le indagini, estese anche ad altri esponenti della setta allora ritenuti insospettabili, hanno permesso inoltre di iscrivere nel registro degli indagati anche la madre del giovane, Rosalinda Bizzo, con l'accusa di vilipendio di cadavere. Per gli investigatori sarebbe infatti lei la persona accorsa in aiuto dell'assassino per inscenare un depistaggio. Una testimonianza dell'epoca, peraltro, riferiva di una donna bionda arrivata sul luogo in macchina quella mattina di pioggia.
Secondo Antonio Bacci, responsabile della redazione di Pordenone del "Messaggero Veneto", che ha seguito a lungo la vicenda, David Rosset potrebbe essere stato colpito dalle esperienze vissute nella setta "Telsen Sao", con la quale sarebbe entrato in contatto fin dalla tenera età tramite la sua famiglia, che ne faceva parte. Nella setta c'erano ragazze molto avvenenti, come Annalaura Pedron. E' possibile che egli si fosse forse fatto un'idea sbagliata della ragazza e fosse andato a trovarla sul posto di lavoro. Al suo rifiuto, la situazione potrebbe poi essere precipitata fino alle estreme conseguenze. La ragazza sarebbe morta soffocata da un cuscino tenuto a lungo sul viso.
Rosalinda Bizzo, madre di David Rosset, era la "pilotessa" dei viaggi astrali di "Telsen Sao". All'epoca dei fatti ci fu un tentativo di evocare le modalità dell'omicidio.  E fu proprio Rosalinda Bizzo a fare questa evocazione.

  • 20 novembre 2009

    Si è aperta al Tribunale dei minorenni di Trieste l'udienza preliminare a carico di Davide Rosset, di 36 anni, imputato dell'omicidio di Annalaura Pedron, avvenuto 21 anni fa a Pordenone. Nei riguardi dell'uomo, individuato solo due anni fa in base alle analisi del Dna, il Procuratore per i minorenni di Trieste, Dario Grohmann, nei giorni scorsi ha espresso l'intenzione di chiedere il proscioglimento per la prescrizione del reato in base alle attenuanti generiche e di quelle legate alla minore età al momento del delitto. Rosset, accompagnato dall'avvocato Filomena Acierno, è presente nell'aula. Presente anche l'avvocato della famiglia Pedron, Roberto Pascolato, il quale ha precisato, entrando in aula, che tutto si giocherà appunto sulla valutazione da parte del giudice delle attenuanti. Annalaura Pedron fu trovata strangolata in un appartamento di Pordenone il 2 febbraio 1988. David Rosset all'epoca dei fatti aveva appena 15 anni. Dopo anni di indagini senza esito, l'uomo è stato iscritto nel registro degli indagati nel marzo 2008. Il suo Dna, infatti, ricavato da un controllo stradale con l'etilometro, è risultato corrispondere in pieno con quello del sangue trovato sul luogo del delitto, frammisto al sangue di Annalaura.

  • 22 febbraio 2010

    Sarà sottoposto a perizia psichiatrica David Rosset, 36 anni, di Pordenone, accusato di aver ucciso, il 2 febbraio 1988, la baby-sitter Annalaura Pedron, nella casa di Pordenone dove stava accudendo un bimbo di pochi mesi. Lo ha stabilito il Tribunale dei Minori di Trieste - all'epoca dei fatti contestati, l'imputato aveva 15 anni – che ha anche confermato la composizione del collegio giudicante, rigettando la richiesta della difesa, che contestava l'incompatibilità di un giudice, il quale, 16 anni fa, si era espresso in una causa per diffamazione, per un'indagine collaterale all'inchiesta principale. La prossima udienza è stata fissata per il 26 aprile: in quella data sarà affidato l'incarico per la perizia psichiatrica e saranno sentite le prime delle 55 testimonianze richieste da accusa e difesa. Annalaura Pedron fu trovata strangolata in un appartamento di Pordenone. David Rosset all'epoca aveva appena 15 anni. Dopo anni di indagini senza esito, l'uomo è stato iscritto nel registro degli indagati nel marzo 2008. Il suo Dna, infatti, ricavato da un controllo stradale con l'etilometro, è risultato corrispondere in pieno con quello del sangue trovato sul luogo del delitto, frammisto al sangue di Annalaura.

  • 29 novembre 2010

    Era "immaturo e inconsapevole di quello che stava facendo" David Rosset, imputato per l'omicidio di Annalaura Pedron, avvenuto nel 1988 quando aveva 15 anni. Lo hanno stabilito i periti del Tribunale dei Minori di Trieste, incaricati di svolgere un esame di carattere psichiatrico su Rosset, oggi trentasettenne e accusato di aver ucciso la ragazza, che lavorava come baby sitter. I periti, in maniera univoca, dopo una serie di colloqui con l'imputato e con i suoi congiunti, hanno stabilito che quel giorno di quasi 23 anni fa il ragazzo era immaturo, condizione che per gli adolescenti corrisponde  all'incapacità temporanea di intendere e volere per un adulto. Una volta depositato l'esito della perizia, i difensori di Rosset hanno chiesto alla Corte l'immediato proscioglimento del proprio assistito, ma i giudici hanno respinto l'istanza, proseguendo nell'escussione dei testi, tra cui i genitori e una delle sorelle della vittima. Nella prossima udienza, prevista il 18 dicembre, sarà depositato l'esito sull'esame del Dna sui reperti rinvenuti nell'appartamento, che secondo gli investigatori corrisponderebbero con quello dell'imputato.

  • 5 febbraio 2011

    E' stato sentito per oltre due ore, dai giudici del Tribunale dei Minori di Trieste, Renato Minozzi, fondatore della setta ''Telsen Sao'' di Pordenone, cui aderì Annalaura Pedron. L'audizione di Minozzi è avvenuta nell'ambito del processo a porte chiuse per l'omicidio, che vede imputato David Rosset, 37 anni, di Pordenone, all'epoca poco più che quattordicenne. Oltre a Minozzi - che all'uscita dall'aula non ha rilasciato dichiarazioni - nell'udienza è stato sentito, sempre per circa due ore, l'allora fidanzato di Annalaura, Pietro Pagnes. I testimoni d'accusa citati erano 13, di cui 10 si sono presentati. La prossima udienza è già stata fissata il 18 febbraio, quando sarà la volta dei testimoni della difesa.

  • 18 aprile 2011

    Slitta al 28 maggio l'udienza in cui verrà pronunciata la sentenza nel processo contro David  Rosset, il 37enne pordenonese accusato dell'omicidio di Annalaura Pedron, la baby-sitter di 21 anni uccisa il 2 febbraio  1988. All'epoca dei fatti l'imputato aveva poco più di 14 anni e per questo il processo si svolge davanti al Tribunale dei  Minori di Trieste. L'udienza di oggi è servita soltanto per acquisire i  documenti di valutazione scolastica di Rosset, cioé le pagelle  di elementari e medie, frequentate a Cordenons (Pordenone), e  quelle dell'Istituto Tecnico Superiore 'Kennedy' di Pordenone. Il rinvio del dibattimento, che avrebbe dovuto prevedere le conclusioni di accusa e difesa, si è reso necessario per la mancanza di un allegato alla prova del Dna che ha permesso, a  distanza di 20 anni da delitto, di ricostruire il crimine. In  assenza del documento, la Corte ha riconvocato le parti per il 7  maggio, fissando al 28 maggio l'udienza finale, con le repliche  e la Camera di Consiglio.

  • 25 giugno 2011

    La giuria del Tribunale dei Minori di Trieste - composta da due giudici togati e due esperti psicologi - ha stabilito il non luogo a procedere, per avvenuta prescrizione del reato, a carico di David Rosset. La Procura dei Minori aveva chiesto trent'anni di reclusione, il massimo previsto dal rito minorile del Codice penale. Al reato di omicidio volontario erano state aggiunte tre aggravanti: la violenza, i motivi abietti e futili e il mezzo insidioso utilizzato per commettere il delitto. Nelle repliche di oggi, il pm Chiara Degrassi, nel caso fossero state riconosciute le attenuanti, aveva chiesto che la pena finale per Rosset non fosse comunque inferiore a 15 anni. La difesa aveva invece sollecitato l'assoluzione dell'imputato per non avere commesso il fatto, evidenziando carenze istruttorie e la totale assenza di prove, a parte il Dna, appunto, sulla scena del crimine, codice genetico rinvenuto comunque assieme ad altri tre di individui rimasti ancora oggi anonimi. I giudici, considerata l' attenuante della minore età equivalente all'unica aggravante riconosciuta - il mezzo insidioso utilizzato per commettere il delitto - hanno sancito, dopo piu' di sette ore di Camera di consiglio, l'avvenuta prescrizione. "Una soluzione che scontenta tutti - ha commentato uno dei legali della difesa, l'avvocato Esmeralda Di Risio - in quanto noi puntavamo all'assoluzione, mentre la Procura aveva pensato solo alla condanna piena. In realtà, quanto stabilito oggi avrebbe dovuto essere sentenziato già all'udienza preliminare, perché i termini per la prescrizione erano gia' stati superati perfino quando, nel maggio 2008, l'assistito era stato iscritto nel registro degli indagati. Ora valuteremo se appellarci per vedere riconosciuta la piena estraneità ai fatti di Rosset".