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Scomparso

Maria Chindamo

Sesso:F
Età:43 (al momento della scomparsa)
Statura:165
Occhi:castani
Capelli:castani
Scomparso da:Limbadi (Vibo Valentia), frazione Montalto
Data della scomparsa:06/05/2016
Data pubblicazione:24/05/2016

Maria Chindamo, 43 anni, è scomparsa il 6 maggio 2016 da Nicotera. Ha svolto per tanti anni la professione di commercialista ma da qualche tempo ha deciso di dedicarsi allo sfruttamento di alcune terre di sua proprietà diventando una imprenditrice agricola. Da Laureana di Borrello (Reggio Calabria), dove vive, giornalmente si sposta a Limbadi (Vibo Valentia) nella contrada Montalto per gestire la sua azienda agricola. Il giorno della scomparsa doveva incontrarsi con un bracciante di origine bulgara. L’uomo intorno alle 7:30 ha trovato l'auto della donna aperta con il motore ancora acceso e ha dato l’allarme. L’elemento che sin da subito ha destato preoccupazione sono state le tracce di sangue trovate a bordo del fuoristrada della donna che è scomparsa nello stesso periodo dell’anniversario della morte del marito, suicidatosi un anno prima quando i due vivevano a Rosarno (Reggio Calabria). Maria è madre di 3 figli e i familiari non sanno darsi una spiegazione per la scomparsa.

  • 25 maggio 2016

    La procura della Repubblica ha disposto una decina di perquisizioni nei territori di Limbadi, nel vibonese, e Laureana di Borrello e Rosarno (Reggio Calabria), nell'ambito dell'inchiesta sulla scomparsa di Maria Chindamo. Sequestrate anche dodici auto e alcuni mezzi agricoli che saranno analizzati dal RIS dei carabinieri di Messina. Le ipotesi di reato dell’inchiesta sarebbero sequestro di persona e omicidio a carico di ignoti.

  • 21 marzo 2018

    Il testamento del suocero di Maria Chindamo può essere utile agli inquirenti per risolvere il mistero della sua scomparsa? I familiari ne hanno consegnato una copia alla procura.

  • 6 maggio 2019

    Questa mattina la famiglia di Maria Chindamo si è riunita per un sit-in insieme a tutte le persone che le volevano bene a Limbadi, davanti al cancello dove la donna è stata fatta sparire tre anni fa. Il 6 maggio 2016 lì fu trovata la sua auto, con tracce di sangue e il motore acceso.  Erano presenti anche Libera Calabria e il presidente della commissione contro la ‘ndrangheta del Consiglio regionale, Arturo Bova.  “Non abbiamo perso l’energia per cercare la verità sulla scomparsa di Maria e chiedere giustizia ", ha detto il fratello Vincenzo, collegato in diretta con "Chi l'ha visto? 11:30". La figlia Federica ha lanciato un nuovo appello: “Voglio dire a chi sa di parlare e di farsi avanti anche in modo anonimo".

  • 11 luglio 2019

    Un uomo è stato arrestato dai Carabinieri con l'accusa di concorso nell'omicidio di Maria Chindamo, scomparsa il 6 maggio 2016. Il provvedimento del gip del Tribunale di Vibo Valentia, su richiesta della procura. Si tratta del proprietario del casolare di fronte all’azienda agricola di Limbadi, di proprietà dell’imprenditrice di Laureana di Borrello, dove è stata trovata la sua auto insanguinata. Con lui risultano indagati a piede libero anche un figlio, all'epoca mnorenne, e un suo operaio. La procura contesta loro il reato di concorso in omicidio con soggetti allo stato ignoti. Secondo gli inquirenti avrebbero contribuito a cagionare la morte di Maria Chindamo manomettendo il sistema di videosorveglianza installato nella proprietà di Ascone, in località Montalto, per impedire la memorizzazione delle immagini riprese dalla telecamera puntata sull’ingresso della proprietà della vittima, dove la donna fu prelevata e portata via.

  • 2 agosto 2019

    Il proprietario del terreno di fronte a quello di Maria Chindamo è stato scarcerato. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto l’istanza dei suoi difensori e annullato l’ordinanza di custodia in carcere emessa dal gip di Vibo Valentia.

  • 4 novembre 2020

    Archiviata la posizione del figlio del proprietario del terreno di fronte a quello di Maria Chindamo. Era indagato con il padre per concorso in omicidio con ignoti manomettendo il proprio sistema di videosorveglianza, che avrebbe potuto riprendere l’aggressione e il rapimento dell’imprenditrice.

  • 6 gennaio 2021

    Maria Chindamo sarebbe stata rapita e uccisa, distruggendone in modo orrendo il corpo per farlo sparire, perché si rifiutava di cedere un terreno al proprietario di quello confinante. Lo ha dichiarato alla Dda di Catanzaro il collaboratore di giustizia Antonio Cossidente, nei verbali di cui IlVibonese.it pubblica alcuni brani. A raccontarglielo, secondo Cossidente, sarebbe stato il compagno di cella Emanuele Mancuso, figlio del boss Pantaleone, anche lui collaboratore di giustizia. L’uomo indicato nei verbali è il proprietario del terreno di fronte a quello dell’imprenditrice a Limbadi, dove la mattina 6 maggio 2016 venne ritrovata la sua auto con tracce di sangue. Indagato e arrestato per concorso in omicidio con ignoti, secondo la procura manomettendo il proprio sistema di videosorveglianza che avrebbe potuto riprendere il rapimento,l'uomo è stato scarcerato dopo un ricorso al Tribunale del Riesame. “Sono dichiarazioni sconvolgenti quelle che leggo”, ha dichiarato a “Chi l’ha visto?” Vincenzo Chindamo, il fratello di Maria. “Forse - ha aggiunto - c'era qualcuno che evidentemente aveva interesse ai terreni di Maria, senza che lei sapesse che questo potesse farle fare una fine del genere. Non ho mai saputo che qualcuno volesse le sue proprietà”. “Resto allo stesso tempo dell'idea – ha continuato Vincenzo - che su Maria ci siano stati anche dei forti risentimenti da parte della famiglia del marito. A questo punto credo che la povera Maria, donna bella e trasparente, sia finita vittima di una convergenza di cause: quelle che arrivavano dal territorio e quelle che arrivavano da chi le stava vicino negli affetti”. “Sono convinto – ha concluso - che la procura antimafia di Catanzaro stia lavorando e che le dichiarazioni dei pentiti siano sempre importanti. Tutto va riscontrato e attendiamo come sempre, come stiamo facendo io, mia mamma, e i tre figli di Maria, da quando mia sorella ci è stata portata via”.

  • 1 marzo 2021

    Barbara Corvi e Maria Chindamo inserite dall'Associazione Libera nell'elenco delle vittime delle mafie. I nomi delle due donne scomparse saranno letti il 21 marzo nel corso delle manifestazioni per la “XXVI Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”.

  • 19 aprile 2021

    "Ogni anno che passa dalla scomparsa di Maria, diventa sempre più forte la domanda di verità e giustizia da parte dell'intera comunità. Scuole, associazioni, enti, istituzioni, i media e tantissima gente comune della Calabria e dell'Italia intera si domanda dov'è Maria". Il 6 maggio sit in di Libera Vibo Valentia a Limbadi, davanti al cancello dell'azienda agricola dove l'imprenditrice di Laureana di Borrello è scomparsa. Partecipano Penelope Italia Odv e associazioni locali.

  • 4 maggio 2022

    Il 6 maggio sit-in in memoria dell’imprenditrice scomparsa nel 2016. “Tutti insieme per ricordare Maria e rilanciare con voce unanime un messaggio di resilienza, che fa nascere dal dolore la forza e dalla rabbia la reazione per costruire insieme una Calabria Migliore”. Appuntamento alle 11 davanti al cancello dell’azienda di Maria, in contrada Montalto, a Limbadi. “L’iniziativa promossa da Libera, Agape, comitato Controlliamo Noi Le Terre Di Maria e Penelope Italia Odv, vede le adesioni di scuole, associazioni, istituzioni e singole cittadine e cittadini che hanno scelto di condividere la richiesta di verità e di giustizia della famiglia”.

  • 7 maggio 2022

    “Sei anni fa le sue urla da questo posto”. Il fratello Vincenzo al sit-in davanti all’azienda dove l’imprenditrice è stata rapita. “Per noi familiari ogni giorno è il 6 maggio, con la mancanza di verità, di giustizia e di Maria. Siamo stanchi ma non ci arrendiamo. Questa è la risposta della comunità al silenzio che la criminalità organizzata voleva imporre a lei al territorio. Occorre un impegno straordinario di noi tutti in prima persona”.

  • 24 dicembre 2022

    è spenta Pina De Francia, la mamma di Maria Chindamo. Dal 6 maggio 2016, giorno del rapimento della figlia, si batteva per avere giustizia e per sostenere la sua famiglia. Federica Sciarelli e la redazione di “Chi l’ha visto?” si stringono ai figli di Maria e al fratello Vincenzo. Continueremo insieme la ricerca della verità.

  • 30 aprile 2023

    "Siamo soddisfatti... Vediamo nella loro proposta un'anima imprenditoriale, antimafia, etica, giusta ed efficace... Apprezziamo il dono della gratuità della curatela nella ripartenza della nuova gestione, segno di affetto e vicinanza ai suoi figli", il fratello Vincenzo dopo l'affidamento dell'azienda dell'imprenditrice scomparsa nel 2016 alla cooperativa agricola Goel Bio. "Dalle terre di Maria i colori della rinascita", sit-in il 6 maggio alle 10:30 in contrada Montalto a Limbadi per ricordarla.

  • 6 maggio 2023

    Un abbraccio al fratello e ai figli di Maria Chindamo, scomparsa il 6m aggio 2016. "Dalle terre di Maria i colori della Rinascita", oggi alle ore 10:30 in contrada Montalto a Limbadi si terrà un sit-in per ricordarla.

  • 10 maggio 2023

    Anche Salvatore Ascone, indagato per la sua scomparsa e proprietario dei terreni di fronte a quello dell’imprenditrice, tra le 61 persone fermate oggi dai Carabinieri nell’operazione operazione antimafia “Maestrale – Carthago” della DDA di Catanzaro. L’uomo era stato scarcerato dopo un ricorso al Tribunale del Riesame. Fermato anche il figlio, la cui posizione era stata archiviata.

  • 7 settembre 2023

    “Maria Chindamo uccisa e corpo in pasto a maiali”: Salvatore Ascone tra gli altri 81 arrestati dai Carabinieri di Vibo Valentia su ordine della DDA di Catanzaro, nell’ambito dell’inchiesta "Maestrale-Carthago". E’ accusato di concorso nell’omicidio dell'imprenditrice scomparsa a Limbadi il 6 maggio 2016, con altre due persone, una all'epoca minorenne, l'altra intanto deceduta. In particolare, spiega la DDA con un comunicato, avrebbe dato “un contributo causale significativo”, “attraverso la manomissione del sistema di videosorveglianza della propria abitazione di campagna limitrofa al luogo del delitto, di fatto agevolando gli autori materiali del sequestro e dell’omicidio”, “nonché per avere distrutto il cadavere della donna, il cui corpo, sulla scorta della ricostruzione fornita dai collaboratori di giustizia, veniva dato in pasto ai maiali e i cui resti ossei venivano triturati con la fresa di un trattore”. Il delitto commesso “per punire la donna per la recente relazione sentimentale dalla stessa istaurata”, dopo il suicidio del marito, “venuta alla luce con la prima uscita pubblica della coppia appena due giorni prima dell'omicidio, oltre che per l’interesse all’accaparramento del terreno su cui insiste l’azienda agricola divenuta nel frattempo di proprietà esclusiva della Chindamo e dei figli minori”. "Oggi l'aria ha il profumo della giustizia", il primo commento del fratello Vincenzo Chindamo. "Aspettiamo di leggere attentamente gli atti di questo segmento di indagine, ma un dato mi preme subito rilevare: avere perseguito per tutti questi anni la ricerca della verità sull'uccisione di mia sorella alla fine ha dato risultati. Non ho mai smesso di credere nell'operato della magistratura, anche quando ci poteva essere qualche momento di sconforto. E quanto è emerso oggi premia quella perseveranza. Attendiamo adesso che anche l'ultima responsabilità a carico delle persone coinvolte nell'omicidio venga cristallizzata. E sono certo che alla fine anche questo avverrà, anche se ci vorrà del tempo. La 'ndrangheta e la subcultura di 'ndrangheta, se ancora fosse necessario ribadirlo, sono retrograde e perdenti, mentre la bellezza e il sorriso di Maria, pur tra le nuvole, splendono ancora". “Ci ha dato una mano anche la trasmissione “Chi l’ha visto?”, proprio durante le immagini del racconto sulla Chindamo ci sono dei commenti degli attori protagonisti di questa morte”. Lo ha detto il Procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri incontrando i giornalisti con il colonnello Paolo Vincenzoni, della sezione Crimini violenti del Ros, e il colonnello Luca Toti, comandante provinciale di Vibo Valentia. “A Maria Chindamo - ha proseguito - non è stata perdonata la sua libertà, la gestione dei terreni avuti in eredità e su cui c'erano gli appetiti di una famiglia di 'ndrangheta e il suo nuovo amore". Dopo il suicidio del marito “ha pensato di diventare imprenditrice di curare gli interessi della terra e dei suoi figli e si è pure iscritta all'università. Questa sua libertà, questa sua voglia di essere indipendente, di essere donna non gli è stata perdonata e tre giorni dopo che aveva postato sui social la foto con il suo nuovo compagno è sparita. La sua uccisione è stata straziante. Oltre ad essere stata data in pasto ai maiali i suoi resti sono stati triturati con un trattore cingolato. Questo dà il senso e la misura della rabbia e del risentimento che chi ha ordinato l'omicidio aveva nei suoi confronti. Lei non si poteva permettere il lusso di rifarsi una vita, di gestire in modo imprenditoriale quel terreno e di poter curare e fare crescere i figli in modo libero e uscendo dalla mentalità mafiosa". "La famiglia di Maria Chindamo - ha detto Gratteri - è stata sempre dalla parte della legalità senza se e senza ma, non ha mai tentennato sulla voglia di capire e di avere giustizia. E noi abbiamo apprezzato questo nel corso degli anni. Dal 2016 abbiamo avuto al nostro fianco gli specialisti del Ros crimini violenti che hanno sviscerato ogni aspetto della vicenda attraverso riscontri con strumenti tecnologici e con i riscontri dei collaboratori di giustizia. In questa indagine, oltre alle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali ci sono le testimonianze di 18 collaboratori di giustizia che, anche sull'omicidio Chindamo, hanno fatto dichiarazioni univoche e concordanti e che ci hanno detto cose inedite che loro non potevano sapere ma che già il Ros crimini violenti aveva già incamerato come indizi e come elementi di prova".

  • 13 ottobre 2023

    Resta in carcere Salvatore Ascone, proprietario dei terreni di fronte ai suoi, arrestato con l’accusa di concorso nell’omicidio dell'imprenditrice scomparsa a Limbadi il 6 maggio 2016. Lo ha deciso il tribunale del riesame di Catanzaro, che ha rigettato il ricorso dei legali dell’indagato.

  • 23 gennaio 2024

    Rinviato a giudizio Salvatore Ascone, proprietario dei terreni di fronte ai suoi, arrestato con l’accusa di concorso nell’omicidio dell'imprenditrice scomparsa a Limbadi il 6 maggio 2016. Lo ha deciso il gup di Catanzaro, che ha fissato la prima udienza al 14 marzo