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Scomparso

Vincenzo Cimmino

Sesso:M
Età:29 (al momento della scomparsa)
Statura:170
Occhi:castani
Capelli:castani
Segni particolari:un grande tatuaggio sulla coscia sinistra raffigurante una geisha
Scomparso da:Tecalitlán (Messico)
Data della scomparsa:31/01/2018
Data pubblicazione:17/02/2018

VIncenzo Cimmino, 29 anni, commerciante ambulante, viaggia spesso insieme ad altri familiari tra Napoli e il Messico, dove si trovava per lavoro il 31 gennaio. Poiché dalle 15:30 ora locale di quel giorno il cellulare dello zio Raffaele Russo risultava spento, insieme al figlio di questi Antonio ha provato a raggiungerlo a Tecalitlán, l'ultima località indicata dal GPS del suv che lui aveva preso a noleggio, un Honda CRV bianco (targato E03APK). Giunti sul posto hanno inviato alcuni messaggi vocali Whatsapp ai familiari, in cui dicevano di essere stati fermati a un distributore di benzina da agenti della polizia, arrivati su due moto e un’auto. Da quel momento non si sa più nulla di loro. La polizia locale ha smentito che siano stati arrestati. Avevano noleggiato un suv uguale a quello di Raffaele Russo, targato M89AJV. "Chiediamo alle autorità italiane di intervenire perché in Messico nessuno ci dà informazioni, nessuno ci aiuta a conoscere la verità sui nostri familiari", hanno scritto i parenti in un appello su Facebook. La procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine, al momento senza ipotesi di reato.

Raffaele Russo Antonio Russo

  • 19 febbraio 2018

    Gino, il nipote di Raffaele Russo e cugino di Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, scomparsi da 20 giorni da Tecalitlàn (Messico), in collegamento nel corso della puntata quotidiana di "Chi l'ha visto?", ha raccontato alcuni particolari importanti sull'accaduto: il 31 gennaio l'operatrice della municipalità di Tecalitlàn, contattata da lui, ha inconsapevolmente riferito di aver sentito alla radiomobile che la polizia aveva fermato due italiani a bordo di un auto simile a quella con cui era scomparso Raffaele. L'uomo quindi le ha detto che era probabile che fossero gli altri due suoi congiunti. Venti minuti dopo, la stessa operatrice avrebbe negato di averlo detto. Sul posto inoltre c'è un altro familiare, Francesco, figlio di Raffaele e fratello di Antonio, che non può comunicare dove si trova: ha paura che gli possa succedere qualcosa.

  • 25 febbraio 2018

    Nuovi e importanti dettagli dall’inviato di “Chi l’ha visto?”, che ha assistito all’udienza di convalida dell’arresto dei quattro agenti della polizia municipale di Tecalitlan, che hanno di fronte un anno di carcerazione preventiva, ma rischiano una pena dai 40 ai 60 anni dopo il rinvio a giudizio. Tre di loro durante gli interrogatori hanno ammesso le loro responsabilità nella sparizione forzata di Antonio Russo e Vincenzo Cimmino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti messicani, nel tardo pomeriggio del 31 Gennaio, tre agenti della polizia locale avrebbero ricevuto dalla radio l’ordine di fermare due italiani a bordo di una Honda bianca alla stazione di servizio di Tecalitlan. A impartire l’ordine il vice capo Hilario Farias Mejia (ancora irreperibile, come il comandante Hugo Enrique Martinez Muniz), che avrebbe anche disposto di condurre Antonio Russo e Vincenzo Cimmino in una strada di montagna che porta alla località di Jilotlan De Los Dolores. Ad attenderli ci sarebbe stata una Mazda rossa con due membri Cartello Jalisco Nueva Jeneracion, ai quali i due italiani sarebbero stati consegnati. In cambio il poliziotto Salomon Adrian Ramos Silva ha ricevuto la promessa di ricevere 1000 pesos, circa 44 euro. Il luogo è lo stesso dove si perde il segnale GPS dell’auto noleggiata da Raffaele Russo, che il figlio e il nipote stavano cercando quando sono stati fermati. La poliziotta arrestata, Lidia Guadalupe Lopez Arroyo, è la centralinista che avrebbe risposto alla chiamata di Francesco Russo, che chiedeva notizie dei familiari dopo aver ricevuto i messaggi vocali di Antonio e Vincenzo fermati dagli agenti. In un primo tempo avrebbe confermato il fermo, ma poi su ordine del vice comandante avrebbe negato e messo tutto a tacere d’accordo con i colleghi coinvolti. Ancora ignota la dinamica della sparizione di Raffaele Russo, così come le ragioni della consegna degli italiani al gruppo criminale, il luogo in cui sono stati portati e il loro destino, che gli arrestati hanno detto di non conoscere.

  • 27 gennaio 2021

    Inizierà il 22 febbraio il processo ai poliziotti accusati di aver consegnato ai narcos Raffaele e Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, spariti tre anni fa a Tecalitlán.

  • 22 febbraio 2021

    Rinviato al 22 marzo il processo a tre agenti di polizia locale accusati di avere consegnato Raffaele e Antonio Russo e Vincenzo Cimmino a un boss del Cartello “Jalisco Nueva Generación”. “Finora nessuna corrispondenza tra il loro Dna e resti scoperti” nella zona dove sono scomparsi, dice all’Ansa il legale dei familiari, avvocato Claudio Falleti.

  • 24 marzo 2021

    Scomparsi in Messico: "Spero e sono sicuro che i miei familiari sono vivi e che stanno in un campo a lavorare... ma se non sono in vita, noi vogliamo saperlo". Francesco Russo depone commosso in videoconferenza al processo a tre agenti che prelevarono Antonio Russo e Vincenzo Cimmino. Ascoltato anche l'ultimo vocale che i due inviarono prima di sparire come Raffaele, “stiamo facendo benzina e ci ha fermato la polizia…”. “Ha fornito così tanti elementi da far desistere la difesa nel porre altre domande. Siamo certi che verrà fatta giustizia su questo caso che da tre anni ci tiene appesi a una speranza", l’avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie con Luigi Ferrandino.

  • 3 aprile 2021

    Il Tribunale dello Stato di Jalisco ha condannato Salomon Adrian Ramos Silva ed Emilio Martines Garcia, due poliziotti del comando della città di Tecalitlan, per la "sparizione forzata" di Antonio Russo e Vincenzo Cimmino, due dei tre italiani scomparsi in Messico il 31 gennaio 2018. Per la condanna di Linda Guadalupe Arroyo, che si è data alla fuga ieri durante una pausa, si dovrà attendere la cattura. Il quarto agente arrestato era deceduto in carcere. Le pene saranno rese note nel corso di una prossima udienza fissata per il 9 aprile e come prevede la legge sulle sparizioni forzate potrebbero oscillare tra i 40 e i 60 anni di carcere. “Assieme al collega Claudio Falleti non abbiamo perso un solo momento del processo, abbiamo lavorato senza sosta”, ha dichiarato l’Avv. Luigi Ferrandino. Nella mia arringa difensiva ho evidenziato che gli imputati erano poliziotti e che con la loro condotta hanno tradito il loro paese e il loro ruolo sociale, e la fuga della poliziotta ieri dal tribunale costituisce riconoscimento di colpa”.