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Scomparso

Stefania Puglisi

Età:10 (al momento della scomparsa)
Scomparso da:Catania
Data della scomparsa:06/12/1981

Alle 19 del 6 dicembre 1981 Stefania Puglisi, dieci anni, scomparve misteriosamente da San Giovanni Galermo, un borgo di Catania. La bambina era uscita dalla casa della nonna, dove stava preparando l’albero di Natale, per andare a prendere uno scatola di cartone per metterci gli addobbi. Pensava di trovare la scatola in casa o forse nella discarica adiacente il caseggiato popolare. Percorse il breve tragitto stringendo al petto un piccolo Pinocchio di legno, il suo giocattolo preferito. Sotto il portone incontrò un'amichetta, Enza, con la quale scambiò qualche parola. Alla discarica vicina la piccola Stefania non arrivò mai. Enza ha raccontò di averla vista andare via con tre uomini su una Fiat 500 con un faro rotto. Uno dei tre, vestito con una giacca militare, si sarebbe avvicinato a Stefania, l’avrebbe afferrata costringendola a salire sull’auto. A terra rimase solo il Pinocchio, raccolto da Enza. Da subito i genitori indicarono agli inquirenti chi, secondo poteva essere il rapitore: Riccardo Puglisi, il fratellastro del padre di Stefania. Tra lui e la famiglia di Stefania si era instaurato un clima di odio nutrito da rancori e ripicche. I genitori raccontarono che poche ore prima della scomparsa, questa persona, spalleggiata da alcuni amici, si era recata in casa Puglisi, aveva maltrattato la madre e aveva chiesto dei bambini con tono minaccioso. La madre aggiunse anche alcuni particolari: Riccardo Puglisi stava svolgendo il servizio di leva, indossava una giacca militare ed era arrivato a bordo di una Fiat 500 con un fanale rotto. I genitori indicarono agli inquirenti anche due testimoni. Oltre a Enza anche un ragazzo di 15 anni, Giuseppe Allia, aveva aveva raccontato di aver visto la bambina salire a bordo di una Fiat 500 con un fanale rotto insieme ad un uomo con una giacca militare, da lui riconosciuto come Riccardo Puglisi. Enza descrisse la stessa dinamica, aggiungendo che aveva cercato di aiutare l’amichetta, rischiando di essere portata via insieme a lei, e che l'uomo vestito da soldato indossava un passamontagna. La polizia iniziò le ricerche sette ore dopo la scomparsa. Alle 4 del mattino, i cani delle unità cinofile fiutarono una pista e si misero ad abbaiare e a grattare contro lo sportello di una Fiat 500. Tutti sapevano che l’auto apparteneva a Riccardo Puglisi. Ma furono fatti accertamenti per la mancanza del documento della registrazione del PRA che attestasse la proprietà. Una seconda pista portò i cani verso un appartamento di edilizia popolare ancora ufficialmente vuoto. Nella stessa casa si era diretto, poche ore prima, anche il cane dello zio di Stefania, che a ridosso della scomparsa aveva iniziato personalmente le ricerche. Quando gli agenti seppero che la casa era vuota, non fecero alcuna perquisizione. In realtà quellappartamento era già stato assegnato alla famiglia del sospettato che ne aveva già ottenuto le chiavi. Una vicina di casa di Riccardo Puglisi raccontò ai familiari di Stefania che lui la sera del rapimento era corso in casa e aveva parlato con la madre, che era apparsa turbata. La donna poi era uscita consegnandogli  una coperta. Quando Riccardo Puglisi fu interrogato, presentò un alibi che si dimostrò falso. Il giovane testimone 15enne, Giuseppe Allia, non venne mai ascoltato dagli inquirenti. Pochi giorni dopo la scomparsa di Stefania Puglisi, fece perdere le sue tracce, unendosi a un amico, Mario Marchese, che doveva trasferirsi all'estero e anticipò la sua partenza. I due non tornarono più a San Giovanni Galermo.

  • 2 marzo 2011

    Il 2 febbraio è stata depositata in Procura a Catania la richiesta di riapertura delle indagini per la scomparsa di Stefania Puglisi.  L'avvocato Gino Grassia nell’istanza ha riassunto tutte le carenze delle prime indagini ed ha ripercorso in gran parte la ricostruzione proposta nella puntata del 28 giugno 2010. Alla richiesta l’avvocato ha allegato due verbali di interrogatori compiuti nell’ambito delle indagini difensive. Secondo queste testimonianze, Riccardo Puglisi, il fratellastro del padre di Stefania, avrebbe detto di essere in grado di far ritrovare Stefania e di sapere dove si trova. Durante le riprese dell'ultimo servizio, Riccardo Puglisi si è avvicinato all’inviato di “Chi l’ha visto?”, tenendo una chiave inglese serrata nella mano, ammonendolo che non c’è nulla da scoprire, che è successo il fatto lui quando era con gli amici.  A proposito di Giuseppe Allia ha dichiarato: “Io non l’ho mai visto questo Allia, che mi ha visto e che ha detto questo. Perché non va alla polizia e lo dichiara? Perché non l’hanno cercato?”. Riccardo Puglisi ha confermato che lo zio materno di Stefania lo aveva rapito per  farsi dire da lui dov’era la bambina: "E' vero, ma cosa dovevo dire se non sapevo niente?”. L'uomo si è poi spinto fino ad  ipotizzare che Stefania sia  stata venduta  dalla madre. Quest'ultima,  Antonina Masotta, ha  commentato che la sua risposta è nei 30 anni di appelli e  di ricerche  disperate.  La signora, insieme al suo legale, si è quindi detta certa che questa volta le indagini saranno condotte in modo rigoroso.