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Scomparso

Alessandra Vanni

Edizione:1997/1998
Data pubblicazione:11/11/1997

La mattina del 9 agosto 1997 in un piazzale sterrato dietro al cimitero di Castellina in Chianti è stato trovato il cadavere di Alessandra Vanni, una giovane tassista senese. L'autopsia dirà che è stata strangolata con una corda: la stessa usata per legarle le mani dietro al sedile di guida del taxi "Siena 22", di proprietà dello zio. Alessandra Vanni, 30 anni, lavorava al centralino della cooperativa dei taxi di Siena. Quando lo zio non era in servizio saliva sul suo mezzo per arrotondare lo stipendio. Come la sera dell'8 agosto. Alle 21 circa ha chiuso il centralino e inserito un meccanismo che invia le chiamate direttamente alle vetture in servizio. Poi è messa alla guida del taxi. Alle 23:07, dopo aver accompagnato alcuni militari in caserma, ha ricevuto una chiamata. Dai tabulati della Telecom si saprà che la corsa è stata richiesta da due giovani che sono scesi a piazza Gramsci alle 23:18. Qui avrebbero notato due stranieri chiedere alla donna il costo per una corsa fuori città e avrebbero sentito Alessandra Vanni parlare di 50.000 lire. Ma la tassista, hanno testimoniato due colleghi, alle 23:25 era ferma alla piazzola di piazza Matteotti. Da quel momento non ci sono più certezze. Diversi testimoni hanno notato il "Siena 22" sulla "Chiantigiana", prima a Quercegrossa, poi a Fonterutoli e a Castellina in Chianti. Le testimonianze, però, non combaciano. C'è chi ha visto la donna da sola, chi con una, due o, tre persone a bordo. Quello che è certo è che prima di iniziare quell'ultima corsa Alessandra Vanni ha inserito la tariffa extraurbana al tassametro. Ed è proprio il tassametro ad offrire qualche indizio in più. La "scatola nera" si ferma alle 24:09 dopo una corsa di 44 minuti, fatta alla media di 60 Km/h, per la quale è segnato l'importo di 55.200 lire. L'incasso totale fino ad allora era stato di circa 100.000 lire. Gli investigatori cercano la chiave del mistero a Fonterutoli, dove il taxi è stato visto rallentare e cambiare direzione, come se Alessandra cercasse una strada o una persona.

  • 30 maggio 2012

    Potrebbe essere un nodo a sciogliere il mistero che da 15 anni avvolge la morte di Alessandra Vanni. Il suo corpo fu scoperto la mattina del 9 agosto da un pensionato che andava a buttare un materasso nella discarica comunale del paese. La giovane tassista era arrivata alla guida del suo taxi davanti alla discarica e lì suoi assassini (due gli uomini a bordo secondo alcune testimonianze), dopo averla strangolata, le avevano legato le mani dietro il sedile con lo stesso spago da pacchi usato per ucciderla. Lo spago era stato annodato intorno ai polsi della tassista e poi passato diverse volte su se stesso. Un nodo che già dalla scoperta del delitto aveva attirato l'attenzione degli inquirenti, mostrato al pubblico nel corso della trasmissione nella speranza che gli spettatori possano fornire qualche indicazione utile. Non si è ancora scoperto perché quella sera Alessandra Vanni è arrivata fino a Castellina e, nemmeno l'identità dei due clienti che sarebbero saliti sul taxi all'altezza di Quercegrossa, un piccolo paese tagliato dalla Statale 222, che in venti chilometri collega Siena a Castellina in Chianti. Una zona distante poco più di 50 chilometri dalle campagne di Montalcino, che per mesi furono la prigione di Giuseppe Soffiantini, non lontana dalle case di alcuni dei latitanti sardi che parteciparono al sequestro dell'imprenditore bresciano. L’assenza di moventi legati alla vita o al passato della vittima, che la notte dell’omicidio non subì violenza sessuale, lascia aperte altre ipotesi. Come quella che la notte dell’8 agosto 1997, nel cimitero di Castellina in Chianti, fosse in corso un sopralluogo di uomini della banda che rapì Soffiantini, per verificare se dai tetti della cappelle fosse possibile controllare la strada senza essere visti. Uno scenario concretizzatosi due mesi dopo, il 17 ottobre, a Riofreddo, al confine tra Lazio e Abruzzo, quando in un conflitto a fuoco morì l’ispettore del Nocs Samuele Donatoni. Oltre gli inquirenti che hanno lavorato al caso, a “Chi l'ha visto?” hanno parlato per la prima volta anche la madre e lo zio di Alessandra Vanni.