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Scomparso

Salvatore Pollasto

Edizione:2002/2003
Data pubblicazione:14/04/2003

Il corpo senza vita di Salvatore Pollasto è stato trovato venerdì 4 aprile 2003 alle 7,00 del mattino a Casandrino (Napoli), in una strada senza uscita frequentata soprattutto, di sera, da coppie di amanti e da tossicodipendenti. La vittima era nella sua auto, una Y10, distesa sul sedile anteriore sinistro totalmente reclinato. La vettura era chiusa ma all'interno dell'abitacolo non c'erano le chiavi. Sui polsi del giovane c'erano i segni di un laccio, probabilmente un filo elettrico. Sul tappetino della Y10, dal lato del passeggero è stato trovato uno slip da donna. Sul corpo seminudo di Pollasto c'erano delle ferite di arma da taglio, all'addome, al torace e una più profonda al fianco destro.
La giornalista de "La Repubblica" Conchita Sannino ha riferito: "C'erano questi segni ai polsi, che secondo gli inquirenti erano recenti, dunque risalenti alla stessa sera. Non sappiamo se questi legacci siano relativi ad una violenza inferta dall'omicida oppure faceveno parte di un ipotetico gioco erotico. Secondo le fonti investigative si tratterebbe di un delitto passionale. Dunque inizialmente le prime piste che portavano alla criminalità organizzata sono state abbandonate. La vittima appartiene ad un'ottima famiglia, un papà vigile urbano, un fratello militare. Salvatore Pollasto era un giovane di bella presenza che veniva ormai ogni mese da Trento. Aveva un grande legame con la sua famiglia e la fidanzata Rosa. Rosa somiglia al prototipo di bella intraprendente diciottenne. Bellissima bruna che sognava di diventare come Manuela Arcuri, di fare Tv, e che già faceva l'indossatrice. I due ragazzi si volevano bene ma litigavano spesso. Alcuni hanno riferito che lei avesse distrazioni. Una storia come tante, che però è finita nel sangue".
Il giovane assassinato aveva una vita onesta e frequentazioni trasparenti. Da oltre un anno si era arruolato nell'esercito ed era diventato sottufficiale nel genio guastatori in servizio a Trento. Da due anni era fidanzato con la diciottenne Rosa. La loro relazione doveva confrontarsi con la lontananza, una distanza di oltre ottocento chilometri, disturbata da crescenti gelosie. Malgrado tutto, ogni quindici giorni i due giovani riuscivano ad incontrarsi. La sera di giovedì 3 aprile sono usciti insieme. Dopo aver mangiato una pizza sono andati in discoteca. Infine si sono appartati in auto, in una stradina buia. La giornalista de "La Repubblica" ha spiegato: "Avrebbero avuto una animata discussione, a causa della profonda gelosia di lui. Durante questo ennesimo litigio lei avrebbe abbandonato il fidanzato in macchina. Era vivo, ha detto lei. Avrebbe richiuso la porta della Y10 e si sarebbe incamminata da sola verso casa, malgrado il buio. In quel momento, sempre secondo il suo racconto, avrebbe incontrato un uomo, di cui non sa fornire migliore descrizione, che le ha offerto un passaggio e lei lo ha accettato. Ma di questo non c'è conferma. Ci sono indagini della Polizia scientifica sugli indumenti indossati da Rosa in quelle ultime ore in cui ha visto Salvatore Pollasto, perché è doveroso verificare fino a che punto Rosa abbia detto tutto quello che sapeva. La scena del delitto così come si è presentata quel venerdì agli occhi degli inquirenti è una scena probabilmente truccata. Non dimentichiamo che sono spariti, e tuttora risultano introvabili, il cellulare e il portafogli della vittima. Inoltre il povero Salvatore Pollasto era rinchiuso in quest'auto della quale non si trovano le chiavi. Dunque, la prima ipotesi non smentita ancora dagli investigatori è che l'assassino abbia voluto in qualche modo simulare una rapina. Se è vero quello che Rosa racconta, cioè di aver lasciato il suo fidanzato subito dopo aver avuto un rapporto con lui, se è vero che dopo cinquanta metri dalla sua fuga, seguita al litigio fra loro, lei ha tentato di rientrare e ha trovato Salvatore tenacemente determinato a restare chiuso in auto, e dunque a non volerla più rivedere, ebbene - se tutto questo è vero - Salvatore avrebbe dovuto intanto rivestirsi e mettersi alla guida dell'auto".
Le analisi della Polizia scientifica potranno fornire molte risposte agli interrogativi che circondano questa vicenda. Dalle inclinazioni dei tagli delle ferite si potrà ad esempio sapere se i colpi sono stati sferrati all'interno dell'auto o all'esterno, dal lato del passeggero o dall'altro.

  • 16 giugno 2003

    Alcuni vestiti insaponati, un paio di jeans e una maglietta azzurra, sono l'indizio che potrebbe legare Rosa alla scena del delitto del fidanzato Salvatore Pollasto. Gli indumenti sono stati sequestrati e congelati per conservare eventuali tracce organiche. Recentemente sono stati inviati presso il laboratorio biologico della Polizia Scientifica di Roma, che dovrà analizzare se sono presenti eventuali tracce di sangue. La giornalista de "La Repubblica", Conchita Sannino a questo proposito ha riferito: "Interrogata su questa circostanza lei ha risposto che era solita, appena tornata a casa, spogliarsi, quindi cambiarsi e mettere nel bucato i suoi abiti. A questa versione la Polizia non crede, non fino in fondo". La Sannino ha poi aggiunto: "L'omicidio volontario fa ritenere che Rosa non lo avesse premeditato, sempre ammesso che sia stata lei, che in questo momento è solo un'indagata. E, dunque, se lei ha voluto sferrare quei colpi è stato in un momento di raptus. Questa almeno è l'ipotesi degli investigatori. Chi ha sferrato le due coltellate al ventre di Salvatore Pollasto, una delle quali mortali, era un assassino o un'assassina che sedeva alla sua destra, dunque sul lato passeggeri. Non solo, l'inclinazione di questi fendenti farebbe ritenere, anche ammesso che l'assassino sedesse a cavalcioni sulla vittima, che chi li ha sferrati era mancino. Anche questa è una coincidenza con le attitudini di Rosa. Pollasto sarebbe stato ucciso tra le ore 23 e l'una del mattino. Rosa sostiene di essere ritornata a casa, di essere già arrivata a casa, intorno all'una e un quarto. Alcuni testimoni di Casandrino sostengono di averla vista in strada fino a poco prima delle tre del mattino".
    Ernesto Niccolini, legale della ragazza indagata ha commentato: "Sembrerebbe incredibile, impossibile, che l'accusa possa essere addossata alla ragazza perché manca un movente. Era possibile che potessero nascere dei piccoli contrasti che venivano superati di volta in volta, ma nulla di sostanziale, di preciso, è successo tra loro".
    Si è ipotizzato che Salvatore Pollasto si fosse fatto legare i polsi da Rosa. Quel gesto probabilmente rappresentava un elemento di intesa, una sorta di gioco erotico. Ma quando sono state sferrate le due coltellate, i polsi del giovane erano ancora legati? Oppure l'omicidio è stato effettuato dopo che la ragazza se ne è andata e i lacci che gli legavano i polsi erano già sciolti? Le prime analisi avrebbero stabilito comunque che le due coltellate sarebbero state assestate all'interno dell'auto.
    Nel corso delle indagini la fidanzata della vittima è stata ascoltata per circa 40 ore e appare difficile pensare che una giovane senza alcun precedente penale, pressata da lunghi interrogatori degli inquirenti, possa essere riuscita a ripetere la sua versione senza cadere mai in contraddizione, dimostrando una coerenza apparentemente inoppugnabile.
    Descrivendo la vita di Rosa la giornalista Sannino ha detto: "Rosa è una ragazza che vuole emergere, che partecipa a tutti i provini della zona, che ama sfilare ogni tanto per piccole case produttrici di abbigliamento. Una bella ragazza, sulla quale erano puntati gli occhi e i pettegolezzi, come in qualunque comunità. Lei aveva una vita molto semplice, quella di mille altri ragazzi".
    La persona che ha dato il passaggio a Rosa la sera del delitto avrebbe riferito di averla incontrata verso le due meno un quarto. Ma a che ora l'avrebbe poi vista incamminarsi verso casa? Questo testimone è un vigilante e probabilmente potrebbe riferire altri elementi molto utili allo sviluppo delle indagini. Il legale della ragazza ha raccontato cosa avrebbe fatto Rosa dopo il litigio con il fidanzato: "Dopo il litigio con il ragazzo, è uscita dalla macchina. Dopo aver fatto alcuni passi era tornata indietro per parlare. Il giovane ha chiuso la portiera e lei, indispettita, è andata via. Uscendo da quella strada dove si erano appartati si è incontrata con questa macchina che l'ha seguita. Lei ha accettato il passaggio però si è accorta che forse il conducente aveva delle intenzioni e quindi gli ha chiesto, di farla scendere ed è tornata a casa".
    L'omicidio ha destato preoccupazione e angoscia nel piccolo comune di Casandrino (Napoli). Il sindaco Antimo Chianese ha riferito: "Tutti gli abitanti di Casandrino sono rimasti allibiti, sgomenti. Nessuno sa darsi una spiegazione logica, perché non c'è movente, non c'è un motivo valido che possa dare una spiegazione a un così efferato delitto. Il ragazzo appartiene a un'ottima famiglia, egli stesso era un ragazzo trasparente, serio".
    Ma nell'ipotesi che Rosa abbia colpito il fidanzato in preda ad un raptus, non si spiegherebbe la meticolosa attenzione nel modificare lo scenario del delitto: avrebbe prima sciolto i polsi di Salvatore Pollasto, poi preso le chiavi e chiuso l'auto dall'esterno, dopo aver prelevato sia il cellulare che il portafogli di lui, dimenticando però di prendere le sue mutandine. Infine si sarebbe incamminata verso casa e invece di pensare a far sparire rapidamente il coltello, i lacci e tutti gli oggetti che la legavano alla scena del delitto sarebbe salita sulla prima prima auto di passaggio.

  • 7 novembre 2003

    Lo scorso 24 ottobre la fidanzata Rosa è stata arrestata con l'accusa di aver assassinato con due coltellate Salvatore Pollasto. La giornalista de "La Repubblica" Conchita Sannino ha riferito: "Oltre duecento giorni dopo il ritrovamento del cadavere del povero Salvatore, non sono stati trovati elementi che potessero distogliere da Rosa le attenzioni che sin dal primo momento si erano concentrate su di lei". La madre della ragazza ne ha ribadito l'innocenza, raccontando anche che il guardiano notturno del condominio dove vivono avrebbe visto Rosa fra l'1,30 e l'1,40 della notte del delitto. Secondo la donna Rosa sarebbe rientrata a quell'ora e non sarebbe più uscita.

  • 15 novembre 2004

    Secondo il legale di parte civile, avvocato Mario Ruberto, l'omicidio sarebbe l'epilogo di una lunga giornata di litigi nella quale Rosa Della Corte avrebbe confessato a Salvatore Pollasto i tradimenti che lui le aveva contestato. Secondo l'accusa, le manette avrebbero fatto parte di un gioco amoroso inizialmente condiviso, ma la Della Corte avrebbe tolto le manette al fidanzato solo dopo averlo pugnalato due volte, lei mancina, con la mano sinistra. Per la difesa, mancano prove della responsabilità di Rosa Della Corte: secondo lei Salvatore Pollasto non era legato quando erano insieme, quindi l'assassino sarebbe qualcuno subentrato dopo il suo allontanamento. Il metronotte che avrebbe dato un passaggio alla ragazza, avrebbe dichiarato di averla incontrata verso le 2,45 del 4 aprile 2003. Lei invece avrebbe detto di essere rientrata un'ora prima (l'ora legale era in vigore già da cinque giorni). Il luogo dove è stata trovata l'auto di Salvatore Pollasto dista circa un chilometro dalla casa di Rosa Della Corte. Per gli inquirenti la ragazza potrebbe aver commesso il delitto durante un periodo di tempo scoperto di circa 30-40 minuti che avrebbero riscontrato nel suo racconto. Le analisi degli indumenti che la fidanzata di Pollasto aveva indosso la sera dell'omicidio, trovati in ammollo nella candeggina, non hanno evidenziato la presenza di tracce ematiche.

  • 20 dicembre 2004

    Il 14 dicembre 2004 Rosa Della Corte è stata condannata a 25 anni per l'omicidio di Salvatore Pollasto. La difesa ha annunciato che ricorrerà in appello, ritenendo che il processo, tipicamente indiziario, non ha portato a individuare elementi certi a carico dell'imputata, né sono state trovate l'arma del delitto e le manette che sarebbero servite a legare la vittima. Secondo il difensore di Rosa Della Corte anche il movente della presunta eccessiva gelosia di Pollasto non sarebbe sufficiente. Da parte sua l'accusa ha ricordato che le consulenze tecniche hanno concordato nel far risalire l'omicidio ad un orario antecedente a quello coperto dall'alibi della Della Corte, cioè tra le 23 del 3 aprile e le 2 del 4 aprile 2004. La madre della giovane donna condannata ha motivato il suo silenzio ribadendone l'innocenza, smentendo le voci secondo le quali invece sarebbe stata costretta a coprire il vero autore del delitto.

  • 26 agosto 2014

    Il legale di Rosa Della Corte, avv. Carmine Gervasi, ha reso noto che la sua assistita il 22 agosto non è rientrata in carcere dopo una licenza premio.

  • 5 settembre 2014

    Rosa Della Corte è stata rintracciata dai carabinieri ad Ardea (Roma), in zona Tor San Lorenzo.