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Scomparso

Chi conosce il destino di mio marito, Nuri Aliev?

Edizione:1998/1999

Gina Negrini a 17 anni era entrata nella Resistenza. A Bologna era diventata la staffetta del comandante locale del 'Corpo Volontari della Libertà'. Arrestata il 21 aprile 1945, era riuscita a fuggire qualche ora prima che i suoi compagni, che la credevano morta, entrassero nel capoluogo emiliano con le truppe alleate. Aveva la pleurite, e venne ricoverata in una casa di cura di Bologna, Villa Altura, dove conobbe Nuri Aliev, 23 anni, tre più di lei, proveniente dall'Azerbaijan (allora Unione Sovietica). In Russia Aliev era stato prigioniero dei tedeschi fin quando era riuscito a scappare e si era aggregato alla brigata partigiana 'Stella Rossa'. Era stato ferito in combattimento a Montefiorino, e per questo era stato ricoverato a Bologna.

Gina Negrini sperò subito di sposarlo e di andare a vivere in Russia con lui. Ma al consolato le fu detto che un cittadino sovietico non poteva sposare una straniera e, anzi, invitarono Nuri Aliev a rientrare subito in patria. Il diniego del consolato fu aggirato con un matrimonio celebrato il 12 aprile '46 nella chiesa ortodossa di via Ponchielli a Milano, dopo che Nuri, musulmano, si era fatto battezzare.

Alcuni giorni dopo il matrimonio, un ufficiale sovietico andò a visitare Aliev, proponendogli di tornare in URSS. Dopo alcuni tentennamenti i due giovani sposi partirono insieme all'ufficiale. Arrivati a San Valentino di Linz (Austria), vennero chiusi in un campo di concentramento sovietico. Gina Negrini aveva conservato gelosamente i documenti che attestavano che entrambi avevano combattuto nella resistenza contro i tedeschi. Ma il comandante del campo non diede alcun valore alla documentazione esibita e la strappò. Nel campo rimasero alcuni mesi, fino a quando una mattina di luglio del 1946 al di là dei reticolati si fermò un treno, a bordo del quale viaggiavano alcuni dei pochi reduci dell'Armir, il corpo di spedizione italiano in Russia. Gina Negrini fu costretta a rimpatriare, mentre il marito fu portato in prigione per essere poi trasferito in Russia ed essere giudicato per alto tradimento. La colpa di Nuri Aliev era di non essere morto in combattimento e di essersi lasciato fare prigioniero dai tedeschi.

La signora Negrini da allora non seppe più nulla del marito, il quale riuscì a farle pervenire solo una lettera in cui le diceva di trovarsi in Siberia e che avrebbe fatto di tutto per tornare in Italia. Un anno dopo un uomo si presentò alla frontiera di Tarvisio presentandosi come il marito di Gina Negrini ma venne respinto.

Oggi, dopo tanto tempo, la signora Negrini rivolge un appello a chiunque possa fornirle notizie del marito, qualunque sia stato il suo destino. "Voglio sapere di preciso che fine ha fatto, devono dirlo. Se lo hanno ammazzato, come io penso che abbiano fatto, - ha detto - voglio sentirlo dire forte per televisione. Voglio che ammettano di aver ammazzato un ragazzo che si è rifiutato di spararsi".

Nuri Aliev di Alì (nome di battaglia 'Nerino')
Ha militato nella brigata partigiana 'Bolero' dell'1/12/44 al 24/4/45
nato a: Bakù (Caucaso) il 6/1/1923
occhi: castano scuro (grandi orientali)
capelli: biondi
alto: m. 1,85
corporatura: regolare
carnagione: bruna
note: naso aquilino