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Scomparso

Vibo Valentia: Nicola Colloca si è davvero suicidato?

Data pubblicazione:06/03/2013

La moglie e il figlio ventenne di Nicola Colloca, 48 anni, infermiere dipendente del servizio 118 di Vibo Valentia, hanno riferito che il 24 settembre 2010 si è allontanato dopo una violenta lite in famiglia. Secondo quanto hanno raccontato, lui era rientrato da poco dal turno della mattina e stava riposando quando loro lo avrebbero svegliato per avere chiarimenti su una presunta relazione. Nicola Colloca sarebbe poi uscito in auto, una Opel Corsa bianca, lasciando a casa il cellulare. Due giorni dopo, alle 18:30, il suo corpo è stato ritrovato carbonizzato dentro l’auto bruciata a Gutumara in Maierato (Vibo Valentia). L’esame del tracciato dell’antifurto satellitare dell’auto mostra che è partita alle 17:50 del 24 settembre dalla sua abitazione e che il segnale è cessato alle 4:10 di sabato 25 settembre nella zona dove è stata ritrovata. In questo intervallo sono registrati una serie di spostamenti anomali e il motore viene spento e acceso circa 12 - 15 volte. Non c’è certezza su chi fosse alla guida. Una telecamera di sorveglianza, lungo la strada che porta alla pinetina dove è avvenuto il ritrovamento, ha ripreso il passaggio di una Opel bianca alle 18:18 del giorno 24, ma non si riesce a vedere né il volto di chi guidava né la targa. In un primo momento si è parlato di omicidio, ma la perizia medico - legale e quella balistica propendono per un sudicio, ipotesi inaccettabile per il padre di Nicola Colloca.

  • 27 febbraio 2014

    La Procura della Repubblica di Vibo Valentia, per accertarne la causa della morte, ha disposto la riesumazione del cadavere di Nicola Colloca, l'infermiere di 49 anni trovato morto la sera del 26 settembre 2010 all'interno della sua auto carbonizzata. Nelle ultime settimane sarebbero emersi nuovi elementi, anche in relazione agli accertamenti compiuti per conto del sostituto procuratore Michele Sirgiovanni da un perito sui diari che la vittima aveva scritto prima del decesso. Il pm ha incaricato dell'autopsia il medico legale Giuseppe Arcudi di Roma. La riesumazione è prevista per la mattina di sabato 1 marzo nell'obitorio dell'ospedale di Vibo.

  • 8 febbraio 2021

    Per il consulente nominato dal gip, la morte di Nicola Colloca fu un suicidio. Questa la conclusione della sua perizia al processo con rito abbreviato per l’infermiere trovato carbonizzato il 25 settembre 2010 nella sua auto. Lo riporta “Il Vibonese”. “I campioni macro e microscopici esaminati, nonché le risultanze degli esami tossicologici effettuati nel corso dell’autopsia della dott.ssa Bisogni rendono la tesi suicidiaria più compatibile rispetto alle ipotesi omicidiarie”, scrive il prof. Pietro Tarsitano, per il quale l’uomo era vivo al momento dell’incendio e la morte risalirebbe al giorno prima del ritrovamento, per arresto cardiaco dovuto all’esplosione e al calore. A supporto dell’ipotesi, secondo il medico legale, anche la presenza nell’auto di una bottiglietta con benzina e il mancato ritrovamento all’esterno di sistemi di innesco temporizzati o telecomandati. Tra gli imputati, la moglie e il figlio di Colloca, accusati insieme a un uomo di omicidio premeditato e distruzione di cadavere. Altri quattro parenti sono accusati di concorso. Un altro uomo e una donna rispondono di favoreggiamento personale. Il movente sarebbe legato all'eredità dell’infermiere.

  • 29 giugno 2021

    Vibo Valentia, 29/6/2021 – La morte di Nicola Colloca fu un suicidio, non un omicidio. Questa la decisione del gup al processo con rito abbreviato per l’infermiere trovato carbonizzato il 25 settembre 2010 nella sua auto. Assolti perché il fatto non sussiste tutti gli imputati, tra i quali la moglie e il figlio di Colloca, accusati insieme a un uomo di omicidio premeditato e distruzione di cadavere. Altri quattro parenti erano accusati di concorso. Un altro uomo e una donna rispondevano di favoreggiamento personale. Per l'accusa il movente sarebbe stato legato all'eredità dell’infermiere. "Dopo anni di inferno giudiziario, posso gridare a voce alta la mia innocenza e quella dei miei parenti", il commento alla sentenza del figlio Luciano.