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Scomparso

Sangue infetto: la strage nascosta

Data messa in onda:05/04/2010

Era il 1994 quando a Padova la Finanza sequestrò una grande quantità di plasma contaminato dai virus dell'HIV e dell'epatite. Dallle indagini si scoprì un grosso traffico di plasma infetto proveniente da zone a rischio (come le carceri dell'Arkansas, le bidonvilles sudamericane, Romania, Polonia e Africa). Il sangue veniva venduto per pochi soldi e non veniva sottoposto a controlli. Secondo gli inquirenti fu l'allora dirigente del ministero della Salute, Duilio Poggiolini, a far passare questa partite di sangue d'accordo con le case farmaceutiche (che per questo gli avrebbero dato delle tangenti). Il plasma serviva per la produzione di farmaci salvavita per emofiliaci e talassemici. Secondo la Procura di Trento i dirigenti di alcune case farmaceutiche erano al corrente della pericolosità di questi prodotti provenienti dall'estero ma hanno continuato ad usarli. Nel frattempo migliaia di italiani scoprirono di aver contratto i virus dell'epatite C e dell' Aids. Alcune per aver avuto bisogno di trasfusioni, altri perché usavano emoderivati (farmaci derivati da sangue). A farne più di tutti le spese talassemici ed emofiliaci che tra gli anni '70 e i '90 avevano fatto uso di farmaci salvavita. Quasi tutti hanno contratto almeno uno dei due virus.Nel 1995, Duilio Poggiolini e ad altri dirigenti di case farmaceutiche ricevettero gli avvisi di garanzia: uno degli imputati era Guelfo Marcucci, titolare della più grossa casa farmaceutica italiana produttrice di emoderivati per emoficiliaci. L'accusa per tutti era di epidemia dolosa (reato per ci è previsto l'ergastolo). Nel 2003 il capo d'imputazione venne cambiato in "epidemia colposa" e il processo spostato per competenza da Trento a Napoli. Nel dicembre del 2008 il giudice dell'udienza preliminare di Napoli - per non rischiare l'archiviazione  - cambiava ancora il capo d'imputazione in "omicidio colposo plurimo aggravato". Gli imputati nel frattempo sono diventati anziani e, forse, nessuno di loro andrà mai in galera. Eppure i numeri di questa che è stata definita "strage degli innocenti" sono sconvolgenti. 2.609 morti e almeno 4.000 malati ma sono solo stime in difetto perché le famiglie colpite sono molte di più. Tutte queste persone chiedono giustizia e aspettano ancora che il processo parta: tutto si è fermato nel 2008 con il nuovo rinvio a giudizio per epidemia colposa e non si capisce perché.

  • 7 giugno 2010

    Dopo la puntata del 5 aprile scorso centinaia di persone hanno chiesto di tornare a parlare delle vittime dimenticate del sangue e degli emoderivati infetti. In un ventennio che va dalla seconda metà degli anni Settanta alla prima degli anni Novanta, sono state contagiate decine di migliaia di persone. Chi a causa di trasfusioni di sangue e chi invece per aver assunto farmaci derivati da plasma umano. Circa settemila di questi contagiati aspettano da anni un risarcimento dallo Stato che, nel 2008, la Cassazione ha riconosciuto responsabile di "omesso controllo". Si tratta di poco meno di 500mila euro per i contagiati e 620mila per gli eredi delle vittime. Poche centinaia prendono un piccolo indennizzo di 500 euro al mese. Qualcuno non ha preso neanche quello ma ha preso i virus dell'epatite C o dell'Aids e non è in grado di lavorare. Nella puntata del 7 giugno abbiamo sentito le voci di chi ha perso un parente e di chi invece è sopravvissuto ma vive di stenti e aspetta giustizia. Intanto è ancora in piedi il procedimento penale per i danni da emoderivati infetti che, secondo l'avvocato Stefano Bertone, intervistato in studio da Federica Sciarelli, venivano prodotti con plasma prelevato da persone a rischio come i detenuti nelle carceri in Arkansas o nelle bidonvilles sudamericane. Sono 12 gli indagati per omicidio colposo plurimo aggravato: tra loroanche l'ex dirigente del ministero della Sanità, Duilio Poggiolini già condannato negli anni Novanta per corruzione.