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Scomparso

Stefano Campagna cerca la sorella

Data messa in onda:19/10/2009

Stefano Campagna, è un giornalista televisivo. Conduce l’edizione del mattino del primo telegiornale d’Italia, il tg1. Sei milioni di italiani lo conoscono così, da mezzobusto televisivo. A “Chi l’ha visto?” invece ha deciso di raccontare ciò che di più intimo ha nel cuore: il ricordo di sua madre, ma soprattutto un grande segreto di famiglia, di cui ha appreso solo lo scorso Ferragosto.

Il suo primo pensiero? Forse c’è una donna che la mattina guarda il tg1, lo vede, e non sa che è mia sorella.

“Mia madre non sapeva che io fossi gay, io non sapevo che lei avesse avuto una figlia”. La cugina di Stefano gli ha rivelato questo segreto di famiglia, appreso a sua volta dalla madre. Augusta, la madre di Stefano, prima di sposarsi è rimasta incinta, in seguito a un avvenimento tremendo, una violenza. Ha partorito il 27 febbraio 1953, in una clinica del quartiere San Giovanni, a Roma, nei pressi di via Statilia. La bambina è stata consegnata a un medico che l’ha poi data a delle persone arrivate con una macchina di lusso. Il medico, che ha seguito tutta la gravidanza di Augusta, avrebbe avuto la piccola col patto di non mandarla in un istituto, ma affidarla a una famiglia benestante e senza figli. Maria, la sorella che prima di morire ha confidato alla figlia, cugina di Stefano, della nascita di questa bambina, ha conservato un documento molto importante, una cartolina, o meglio un talloncino. Si tratta, in gergo, di un ‘bassotto’, un documento anagrafico da cui si può risalire all’estratto di nascita di una persona. Il talloncino riporta una data di nascita e un nome, Gabriella, e un cognome, probabilmente fittizi, precedenti all’adozione. Qualcuno si riconosce in quella data, il 27 febbraio 1953?

Augusta era nata nel 1924 e, per una donna di quasi trent’anni, avere un figlio fuori dal matrimonio rappresentava una grave onta. “Sarebbe stata una poco di buono e la bambina la figlia di una poco di buono”. Augusta era tutt’altro che una poco di buono. Figlia di un ferroviere ex partigiano, aveva quattro sorelle e due fratelli. Nel 1955 si sposa e due anni più  tardi nasce il primo figlio. Nel 1962 nasce Stefano. Il padre lavorava per il ministero degli esteri e tutta la famiglia parte presto per un’avventura per il mondo durata vent’anni e iniziata con l’Iraq, tutti quattro insieme su un vecchio 1.100 Fiat, all’epoca una macchina di gran lusso.

“Sapere che la propria madre ha subito una violenza è devastante – dice Stefano Campagna – ma vedere in quella cartolina una vita… Era una bambina che oggi è una donna di 56 anni, io la vorrei conoscere, la vorrei veramente conoscere. Da una cosa brutta potrebbe nascere una cosa bellissima e se c’è da chiedere scusa, vorrei farlo io. Qui ci sono due braccia per abbracciarti”.

  • 26 ottobre 2009

    Dopo l'appello a "Chi l'ha visto?" molti telespettatori hanno contrubuito a sciogliere
    interrogativi e soprattutto mostrarci che avevamo tra le mani una vera mappa
    del tesoro, la cartolina che Stefano Campagna ha avuto in consegna dalla cugina, insieme
    al grande segreto di famiglia.
    Oltre all'ondata di solidarietà per il giornalista, conduttore del tg1, i telespettatori ci
    hanno dato una miriade di informazioni, utili a ricostruire un possibile perscorso.
    Ci hanno segnalato quello che era all'epoca un istituto per ragazze madri. Sapevamo che Augusta aveva partorito
    in una clinica di via Statilia, a Roma. L'opera assistenza materna, di cui oggi resta un insegna del tempo,
    accoglieva le ragazze madri che non potevano permettersi una clinica. Le suore le ospitavano
    e loro in cambio dell'asistenza medica lavoravano, spesso anche fino al momento del parto.
    Ma Augusta non ha partorito lì. La zia ancora in vita di Stefano, dopo la trasmissione,
    ha ricordato infatti il nome della clinica, che si trovava proprio di fronte all'opera
    assistenza materna. Si tratta della clinica Fioretti, oggi è un istituto
    di preti indiani, il san giovanni damaceno. La clinica Fioretti aveva un reparto separato per ragazze madri
    ed era diretto all'epoca da uno dei più noti ginecologi di Roma, il professor Donadio.
    Abbiamo saputo anche che il timbro riportato sulla cartolina indicava l'Ipai, l'istituto provinciale
    assistenza all'infanzia, che accoglieva i neonati abbandonati al brefotrofio di via Nicola Fabrizi,
     una traversa di via Dandolo, oggi un liceo. Il brefotrofio si trasferì nel 1956
    a via di Villa Panfili.
    La cartolina veniva consegnata alle ragazze madri e attestava la registrazione all'anagrafe.
    Al neonato veniva assegnato un cognome fittizio, il nome poteva, se voleva, darlo la madre,
    ed era l'unica cosa che spesso restava al figlio di lei anche dopo l'adozione.
    I piccoli venivano allattati dalle poche ragazze madri che non abbandonavano
    subito i figli. Ognuna allattava anche un "da piedino", così si chiamavano
    i piccoli rimasti soli che dividevano, dalla parte dei piedi, la stessa culla di un piccolo
    allattato dalla madre.
    Ma il latte non bastava, per questo i bambini venivano affidati alle balie ciociare, pagate
    dalla Provincia. Tra uno e due anni i piccoli tornavano al brefotrofio. I più
    fortunati uscivano in braccio a genitori adottivi.
    La cartolina è una mappa del tesoro che si trova all'archivio dell'anagrafe.
    Ma non è possibile aprire aprire questo scrigno che contiene il segreto di una possibile adozione
    e potrebbe svelare quale futuro ha avuto questa bambina.
    Il nostro lavoro di ricerca si ferma qui, perchè la vita di questa donna appartiene solo a lei,
    che forse vuole riallacciare quel filo che si è spezzato 56 anni fa. Ma che potrebbe anche non sapere di
    essere adottata. Stefano Campagna si augura che anche lei voglia conoscerlo e desidera in
    questo caso rassicurla riguardo la riservatezza di un suo possibile contatto.

     

  • 17 novembre 2009

    Una spettatrice anonima ha inviato, da Roma, una lettera al programma:
    “Sono nata il 27 febbraio 1950 e ho abitato fino al 1962 in via Artale. Nella stessa palazzina abitava una bimba di nome Gabriella, figlia di Ruggero e Giannina, nata anche lei il 27 febbraio ma del 1953. Ricordo che le nostre mamme scherzavano su questa coincidenza ma ricordo anche di aver sentito che la bimba era stata adottata. Avevo forse 10 anni quando il signor Ruggero morì e la mamma si rammaricava per la sorte avversa di Gabriella che dopo essere stata lasciata dalla mamma naturale aveva perso precocemente anche il papà adottivo. Abbiamo cambiato casa - prosegue la lettera - ma mia madre rimase in contatto con via Artale e purtroppo, nell’anno 1977, venimmo a sapere che anche Gabriella ci aveva lasciato, nel mese di giugno, per una brutta malattia del sangue. “Spero che la sorella si Stefano Campagna non sia la Gabriella che io ho conosciuto, ma un’altra e che sia viva”.

    Stefano Campagna ha letto la lettera e le impressionanti coincidenze che conteneva: l’adozione, il nome, la data e il luogo di nascita. Si è commosso, ma ha voluto andare comunque fino in fondo. Alla palazzina indicata nella lettera ha incontrato Nadia, un'amica di Gabriella. Da lei ha potuto avere le primissime notizie della sorella, le foto di lei e, purtroppo, la conferma che Gabriella è morta nel 1977, per una leucemia fulminante. Ha potuto anche trovare la sua tomba. Vorrebbe occuparsene, ma per farlo adesso è urgente ritrovare qualche parente di Gabriella. La concessione del loculo, infatti, è in scadenza, e Stefano non vuole in nessun modo che i resti della sorella possano finire in un ossario.

    Presente in studio durante la trasmissione, Stefano Campagna ha rivolto in diretta un ultimo appello a quanti lo aiutato finora, sommergendolo anche di messaggi di solidarietà e di affetto: a chi ha conosciuto Gabriella, come la donna della lettera, ed è in possesso di qualche suo ricordo.

  • 19 novembre 2009

    Grazie a Nadia Moretti, amica della sorella di Stefano, è stato possibile rintraccaire una cugina di Gabriella. Amalia, cosi' si chiama la nipote di Giannina, la mamma adottiva di Gabriella, ha preso contatti con Stefano Campagna per raccontargli della vita della sorella, morta di leucemia fulminante nel giugno del 1977.

  • 23 novembre 2009

    Dopo aver scoperto che la sorella che cercava è venuta a mancare a soli 24 anni, Stefano Campagna sta tentando di ricostruire la sua vita con l'aiuto degli spettatori. Una cugina di Gabriella, Amalia, gli ha permesso di prendersi cura della tomba. Agata, un'amica d'infanzia, ha condiviso con il giornalista i suoi ricordi. Lei e Gabriella vivevano nella stessa palazzina di via Artale, a Roma, e da ragazzine andavano insieme ogni mattina alla scuola vicino casa. Gabriella ha frequentato negli anni sessanta le scuole medie dalle Suore Battistine di viale Giulio Cesare e le magistrali al Sacro Cuore di Gesù, nel quartiere Monte Mario. Le suore hanno promesso che faranno ricerche nei loro archivi per ritrovare gli elaborati e i diplomi della giovane morta nel giugno 1977.